mercoledì 1 giugno 2022

Andrea Conti

 




«Ho il Cagliari tatuato sulla spalla e nel cuore e anche se volessi non potrei mai levarmi di dosso questi colori. E vedere i miei figli indossare quella maglia nelle giovanili rossoblù mi rende felice, un bambino come loro. Ho dato tutto me stesso per il Cagliari e il Cagliari ha trasformato la mia vita in un sogno. Per questo oggi mi sento un uomo triste ma fortunato».


Finisce così la lettera che Daniele Conti scrisse dopo la sua ultima partita col Cagliari, la squadra della sua vita e la sua «seconda pelle», vinta 4-3 contro l’Udinese il 31 maggio del 2015. Proprio come in questa stagione, anche sette anni fa finì con un verdetto amaro visto che quel successo non servì affatto a evitare la retrocessione in Serie B.


«Purtroppo - scrive proprio Conti nella sua lettera da capitano e uomo vero - vado via con un rimpianto che mi stritola ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo. Non essere riuscito ad aiutare la squadra a evitare la retrocessione è un peccato che non mi perdonerò mai e rende questo momento ancora più amaro. Tifo e spero con tutto il cuore affinché il presidente Giulini riporti al più presto il Cagliari dove merita di stare».


Arrivato a 19 anni, lascia la Sardegna dopo 16 stagioni, 464 presenze - nessuno come lui - e 51 gol. «Ho deciso di terminare qui la mia avventura con il Cagliari perché, pur sentendomi ancora un calciatore fisicamente integro, ho avuto il dubbio di non essere più in grado di garantire, come ho fatto sinora, quella dedizione mentale, nel senso più ampio del termine, che questa maglia merita a prescindere dall'importanza di una partita e dalla categoria. Una scelta sofferta, la più sofferta». Daniele Conti👏🏻

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Non firmate le cazzate!

 

"50 domande alle istituzioni"

Importantissimo firmare (sia da sanitari che non) e far girare questo documento elaborato dal dott. Massimo Citro e dal Comitato Scientifico di SIM dove si ricostruisce la narrazione pandemica con abbondanza di fonti ufficiali e letteratura scientifica. 

È importante firmare per chiedere conto di quello che è stato fatto, detto e scritto dalle istituzioni italiane!

https://societaitalianamedicina.it/

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La speranza non muore mai

 


La speranza 


Sai cos’è?


Quando un bambino in Siria raccoglie cartone tutto il giorno per venderlo.


Poi trova un libro e prima di riciclarlo in mezzo a tutto il resto della carta e del cartone.


Si ferma, e lo legge.


                                                    Youssef El Hirnou

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Matteo Vinci



Per quattro anni Matteo Vinci e la sua famiglia vissero di tutto. Vennero pestati a sangue, minacciati, intimiditi. Al padre infilarono persino un’ascia in bocca, spaccandogli tutti i denti e la mandibola. 


Per quattro anni, l’inferno. Il motivo era che non volevano cedere all’ennesima richiesta della famiglia ndranghetista Mancuso, loro vicina di casa: cedere un fazzoletto di terra di 50mq. I Mancuso avevano infatti sottratto loro altra terra, negli anni. E quei 50 mq erano un punto d’onore, il coronamento di una rapina totale. 

 

Dal 2014 si opposero strenuamente. E pagarono quei no in ogni modo possibile. Denunciarono tutto, sempre e comunque. Ma lo Stato non diede mai protezione o vero aiuto. 


Il risultato arrivò nel 2018, quando i Mancuso misero una bomba sotto la macchina di Matteo Vinci, biologo. Morì sul colpo, mentre il padre rimase ustionato. Fu l’apice di una violenza perpetrata per anni. Fu il risultato di uno Stato assente. 


E oggi, oggi che nasceva Matteo, voglio ricordare proprio questo: le colpe dello Stato. Che nel 2018 hanno portato alla morte Matteo, mentre in tante, troppe altre occasioni altre vittime. Lo Stato che latita, che ignora, che non agisce tempestivamente nonostante abbia il tempo per farlo.

Leonardo Cecchi 

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E sti cazzi!

 


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Ha detto veramente questa stronzata o è un fake?

 


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Alberto De Rossi



Scusate se ha vinto 3 Scudetti, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane

Scusate se soltanto quest'anno ha spedito in prima squadra: Zalewski, Missori, Felix Afena-Gyan, Bove e Volpato .

“Il bello del mio lavoro è che ogni due anni mi cambia la squadra . Ho tutti i ragazzi nuovi. E mi piace scoprirli. Infatti non chiedo mai informazioni agli allenatori precedenti”. Era questa la diciannovesima stagione con la Primavera della Roma e potrebbe essere l'ultima. Ma sono 28 contabilizzando le annate dai Pulcini (della Roma, of course) in poi.

Lui non vuole avere rapporti coi procuratori e giura che non ne avrà mai. E ricorda che sono i ragazzi a dare molto a lui. Suo figlio Daniele ? Non ha mai voluto allenarlo. Il paragone più gettonato ? Sir Alex Ferguson , ma lo conosce tutto il mondo e lui non potrà mai dire lo stesso. E se ne frega


Se siamo campioni d'Europa, lo dobbiamo ad allenatori come lui.

Allenatori che sono maestri.

Lui è Alberto De Rossi

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