"Dopo la promozione in A con il Cesena nel 1981 sembrava tutto fatto con la Sampdoria. Un giorno, però, mi telefona il nostro diesse, Pierluigi Cera: 'Se ti chiamano quelli della Samp, tu digli che non ci vuoi andare. Stai tranquillo, c’è qualcosa di più grosso sotto'. Poco tempo dopo ci fu una seconda chiamata di Cera: 'Ti aspettano a Torino per la firma del contratto'. Stavo per diventare un giocatore della Juventus. Ventidue anni, mai fatto il settore giovanile, e adesso mi ritrovavo in mezzo a gente che fino a un minuto prima avevo in visto in TV: Zoff, Scirea, Tardelli, Furino, Cabrini. Dall’altra parte c’era però una grande determinazione e un entusiasmo a prova di bomba...
Una delle cose che mi ha reso più orgoglioso è stata la definizione del presidente Boniperti: 'Bonini è il nostro terzo straniero'. Quelle parole mi facevano gonfiare il petto, erano un bel riconoscimento per il mio apporto alla causa. Eravamo ai primi anni di riapertura delle frontiere, il calciatore straniero era visto come un qualcosa in più. Non necessariamente un fenomeno tecnico, ma un giocatore capace di alzare comunque l’asticella della qualità e della personalità della squadra. E, con Platini e Boniek, il presidente metteva anche me."
Maratoneta infaticabile, il biondo sammarinese dopo aver ereditato la maglia numero 4 di Beppe Furino, diventa elemento imprescindibile della Juve del Trap. Mediano e cursore, 'guardaspalle' ideale di Le Roi Michel che poteva essere libero di inventare e disegnare calcio, grazie proprio alle corse perpetue ed ai quattro polmoni di Massimo Bonini, sempre presente in ogni parte del campo, pronto a recuperar palloni e a fare ripartire la manovra bianconera.
Il 13 ottobre compie gli anni Massimo Bonini.

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