giovedì 2 febbraio 2012

Francia: politica. Farina sul candidato.

Tutto il mondo e' paese. La Francia e la sua grandeur non fa eccezione.       Infarinato da capo a piedi: così si è trovato il candidato socialista alle presidenziali francesi, Francois Hollande, mentre interveniva dal palco del Parc des expositions della Porte de Versailles a Parigi. Mentre  Hollande parlava, una donna presente in sala si è alzata, lo ha avvicinato e gli ha lanciato addosso un sacchetto pieno di farina. Immediatamente il servizio d'ordine l'ha immobilizzata. Hollande ha continuato con il suo intervento, ma poi ha preferito fermarsi e si è ritirato dietro le quinte per ripulirsi dalla farina.                                  Questa e' la società  in cui viviamo, un mondo nel quale sembra proprio non esserci spazio per il rispetto dell'avversario.

Politica: italiani sbeffeggiati

La decisione serve a "sterilizzare" l'effetto del passaggio dal vitalizio al contributivo.

Un taglio agli stipendi dei parlamentari? Macché. Bastano pochi calcoli per capire la portata (praticamente nulla) della decisione adottata dalla Camera. Nel tardo pomeriggio, è il vicepresidente Rocco Buttiglione ad annunciare la riduzione dello stipendio dei deputati «di 1.300 euro lordi", circa 700 euro netti. «Bene, finalmente» sono le prime immediate reazioni. E invece? Il provvedimento, in realtà, va collegato alla formalizzazione del «passaggio al sistema contributivo per i vitalizi dei deputati e le pensioni dei dipendenti».

Un passaggio che si sarebbe tradotto in 1300 euro al mese in più, a causa dei differenti criteri di tassazione: i versamenti previdenziali non sono tassati, mentre lo erano le trattenute per i vitalizi. Il nuovo sistema avrebbe dunque comportato un aumento in busta paga di 1300 euro. E, in tempi di sacrifici chiesti a tutti, i deputati hanno deciso di evitarlo: per l'opinione pubblica, sarebbe stato davvero troppo. Tra le altre misure decise alla Camera, quello sul rimborso per i cosiddetti 'portaborse' che sarà al 50% forfettario (ora lo è al 100%) e al 50% dovrà essere documentato, o con l'assunzione del collaboratore o con la documentazione delle spese sostenute.

(Fonte: Vanity Fair)

Fabrizio

La vita senza allegria è una lampada senza olio.
(Walter Scott)

Iran e questione nucleare

 C'è tanta falsità e pregiudizio sulla questione nucleare iraniana, sulla AIEA, sulla ventilata minaccia nucleare. Prima di tutto, è importante il ruolo e l'influenza di alcuni paesi (Russia e Cina, soprattutto), la propaganda lagnosa di Israele, l'ostilità dell'Arabia Saudita (la culla di ogni forma di fondamentalismo islamico, di matrice sunnita e quindi avverso alla confessione sciita). C'è anche un aspetto economico alla base della controversia con l'Iran: il paese ha una sua Banca centrale e sta minacciando di non usare più il dollaro come moneta di scambio. La Cina continuerà a comprare petrolio e gas dall'Iran e la Cina tiene l'America per le palle, ha in mano i suoi debiti. La Russia è un altro partner dell'Iran e spesso non condivide le posizioni europee e americane. Le operazioni "false flag" per ora le fanno gli agenti americani e israeliani infiltrati in Iran, uccidendo con attentati gli scienziati iraniani che lavorano al progetto atomico. Non esistono prove dell'atomica in costruzione, l'AIEA non le ha mai trovate e gli ispettori dell'Ente controllano le loro centrali. Gli USA hanno commesso un grave errore strategico eliminando Saddam Hussein. Ora l'Iraq è in mano ad un governo sciita, è uno stato fantoccio che guarda con amicizia e rispetto all'Iran. L'Iran è rimasto l'unica grande potenza in Medio Oriente. Questo non piace ad Israele, che vuole un Medio Oriente lacerato, diviso o assoggettato. Israele, è tentato dall'attaccare l'Iran, ma vorrebbe l'appoggio USA. Ma l'America si sta leccando le ferite. Come quadro politico interno, in Iran è in corso dal 2009 un confronto acceso tra il potere religioso dei mullah (che segue il leader supremo Khamenei) e il partito laico conservatore del presidente Ahmadinejad, una alleanza tra pasdaran, esercito e ceti conservatori. Ma, di fronte alla minaccia esterna, gli iraniani si ricompattano(la storia della guerra Iran-Iraq insegna). In Iran ci sono anche delle forze riformiste, ma è sintomatico che quando il paese è sotto minaccia, le forze più conservatrici hanno la meglio. L'embargo economico nuocerà più all'Occidente che all'Iran. Ma, se guardi bene, come ha scritto lo stesso New York Times, la vera questione è quella economica, la minaccia atomica è uno spauracchio. L'Occidente è in piena crisi economica e finanziaria. Ha bisogno di aprire nuovi mercati e territori alla sua finanza mortale e malata. E qual'è la razza che, tradizionalmente, ha un certo debole per i soldi e i mercanteggiamenti? L'Occidente ha anche fame di fonti energetiche, e il Medio Oriente è un Eldorado. Anche i fatti in Siria hanno la loro importanza strategica. Il Medio Oriente è un'area storicamente martoriata da violenze e ingiustizie, ma la ferita più grande è stata commessa permettendo che la creazione dello stato d'Israele si basasse su violenze inaudite, massacri di popolazioni arabe, espropriazioni, esodi e campi di profughi. Le violenze e le ingiustizie proseguono tutt'oggi. Ma questa è un'altra storia, tuttavia è chiaro che su questo l'Iran fa leva. Pur essendo sciita, cerca di ergersi a difensore dell'Islam tutto, che è prevalentemente sunnita. Un po' è quello che sta facendo anche Erdogan, e anche il ruolo della Turchia è tutto da calcolare. (Ste.Mar.)

Iran: Usa temono attacchi terroristici

' Iran sta per lanciare attacchi terroristici negli Usa" secondo le notizie che giungono dai servizi segreti statunitensi. Frattanto in Iran Ahmadinejad ha fondato il primo canale TV in lingua spagnola del Medio Oriente, per stringere legami sempre piu' organici con Cuba e Venezuela. Alla cerimonia di lancio,  si e' persino prodotto in un "Viva la Paz! Viva el Pueblo! Viva América Latina!" che simboleggia la nascita di una alleanza anche mediatica dei campioni del terrorismo e dell'autoritarismo anti Occidente.
La fame di influenza dell'Iran, non solo regionale ma anche intercontinentale, va di pari passo con la sua ambizione nucleare.  Per prendere atto che l'Iran va preso sul serio ci sono volute le informazioni emerse sull' arricchimento dell'uranio necessario alla bomba, che procede malgrado le sanzioni, e la scoperta che sicari collegati al regime erano giunti ad un passo dal  far saltare in aria un ristorante di Washington dove stava pranzando l' ambasciatore negli Usa dell' Arabia Saudita.  Il rapporto preparato dalle agenzie governative americane dei servizi segreti e' giunto alla conclusione che l'Iran e' preparato a sferrare attacchi terroristici sul suolo degli Stati Uniti, anche se non ci sono al momento prove documentate di altre operazioni gia' in atto. A tal proposito l'intelligence Usa avrebbe indicato che la repubblica islamica ha superato una soglia decisiva nella sua relazione bellicosa nei confronti dell'America, passando dalla retorica degli attacchi verbali alla organizzazione concreta di un complotto come quello che mirava a uccidere un diplomatico estero a due passi dalla Casa Bianca.  Il Direttore della Intelligence Nazionale James R. Clapper ha spiegato che il piano sventato “mostra che alcuni responsabili ufficiali iraniani – compreso probabilmente il Leader Supremo Ali Khamenei – hanno cambiato i loro calcoli e ora sono dell'idea di voler condurre un attacco negli Stati Uniti in risposta alle azioni americane, reali o percepite, che minacciano il regime”.
Il Pentagono ha chiesto altri fondi al Congresso per potenziare l'arsenale di bombe anti-bunker in grado di distruggere gli impianti atomici iraniani, se e quando Obama decidesse che e' arrivata l'ora X, ossia che l'Iran e' tanto vicino alla realizzazione del suo primo ordigno nucleare che solo la forza puo' fermarlo.
Tutto questo secondo le fonti americane, ma molti paesi islamici minimizzano.

mercoledì 1 febbraio 2012

In aiuto dello spettacolo

RICEVO ED INOLTRO CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE TRA I COLLEGHI.
Cari soci e amici dell'ApTI-Associazione per il Teatro Italiano,
vi alleghiamo un contributo in tema di Nuova Imaie e liberalizzazione del
diritto connesso (il diritto cioè che riguarda noi artisti interpreti ed
esecutori).
E' un contributo essenziale per poter informarsi e partecipare all'incontro
dell'8 febbraio presso la Casa del Cinema (ore 14).








Posizione di Nuovo IMAIE in merito all’art. 39. del decreto legge n. 1/2012 concernente la liberalizzazione in ambito di gestione collettiva dei diritti connessi degli artisti
Con il presente documento, intendiamo dimostrare l’impraticabilità ed anti economicità di un pluralismo competitivo in relazione alla gestione dei diritti connessi degli artisti, interpreti ed esecutori. Intendiamo, cioè, dimostrare che l’art. 39 del decreto legge sulle liberalizzazioni, nella parte concernente i diritti connessi degli artisti, si rileva, in realtà, un ossimoro, in quanto lungi dal condurre a “maggiori economicità di gestione” delle società di collecting, realizza, paradossalmente, il risultato di inevitabilmente “aumentare i costi di gestione”.
Peraltro, la liberalizzazione dei detti diritti – ove attuata - costituirebbe un unicum in tutta Europa (non esiste infatti un solo paese in cui vi siano più collecting di artisti, in competizione tra di loro, per la gestione di un medesimo diritto) ed al contempo una decisione particolarmente intempestiva ed inopportuna, posto che è oramai prossima (primo semestre 2012) la emanazione di una Direttiva Comunitaria proprio in tema di collecting, che potrebbe vanificare ogni eventuale odierna decisione, con grave spreco di energie e di investimenti per chiunque intenda entrare, medio tempore, nel mercato.
Ma procediamo con ordine.
Come noto, l’attività di gestione collettiva dei diritti degli artisti, interpreti ed esecutori ha per oggetto l’amministrazione e ripartizione del cosiddetto “equo compenso”, dovuto agli artisti in conseguenza della pubblica diffusione, comunicazione, trasmissione e riutilizzazione delle registrazioni fonografiche da essi eseguite e delle opere cinematografiche o assimilate da essi interpretate (artt. 73, 80 e 84 legge sul diritto di autore). Ciò significa, ad esempio, che quando un brano musicale viene diffuso in un locale o un film trasmesso in televisione, agli artisti, interpreti ed esecutori di dette opere è riconosciuto il diritto di ricevere un equo compenso che è a carico degli enti cosiddetti “utilizzatori” (es. radiotelevisioni, discoteche, ecc..).
L’equo compenso spettante agli artisti nasce, quindi, in relazione, all’utilizzo dell’opera registrata, sulla base del quale viene determinata l’entità del compenso dovuto a prescindere dal numero degli artisti che vi abbiano preso parte e a prescindere dai ruoli da essi interpretati nell’opera stessa.
Spetta, quindi, alla società di gestione collettiva stabilire, in relazione a ciascuna opera, i criteri di ripartizione del compenso tra tutti i titolari dei diritti, ovvero tra gli artisti primari e comprimari che vi abbiano preso parte, individuando, in relazione ai ruoli sostenuti, condizioni univoche di ripartizione valevoli per tutta la categoria e garantendo anche, come previsto da Nuovo IMAIE, l’attivazione di procedure di revisione laddove siano riscontrati degli errori nell’individuazione di un artista all’interno di un’opera (ruolo omesso o errata attribuzione di ruolo).
La società di gestione, perciò, deve:
a) determinare con l’utilizzatore la misura dell’equo compenso in relazione allo sfruttamento dell’opera.
b) individuare chi, nell’ambito di coloro che hanno svolto prestazioni artistiche in un’opera, abbia rivestito il ruolo di “artista”, nel senso indicato dalla legge (art. 82 legge sul diritto di autore);
c) suddistinguere gli artisti individuati tra “artisti primari” ed “artisti comprimari”;
d) stabilire dei criteri di ripartizione tra gli artisti primari e quelli secondari, delle somme incassate ed attribuite ad ogni singolo fonogramma od opera cinematografica (o di fiction).
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L’adozione di criteri di ripartizione chiari e univoci per l’intera categoria così come la previsione di procedure di revisione in relazione alla presenza o ai ruoli degli aventi diritto, sono elementi imprescindibili dell’attività di gestione dei diritti connessi degli artisti. E ciò tenuto conto che all’interno di una medesima opera vi sono più artisti aventi diritto, ovvero più artisti primari e comprimari; che un’opera musicale può essere oggetto di più incisioni effettuate da artisti diversi; che l’artista classificato come comprimario in una determinata opera può aver svolto o svolgere il ruolo di primario in un'altra opera e via di seguito.
Inoltre, la complessità di tale scenario impone che l’ente di gestione collettiva dei diritti degli artisti, conformemente a quanto fa Nuovo IMAIE, sia impegnato nello sviluppo, nel mantenimento e nell’aggiornamento costante di un database esaustivo delle registrazioni fonografiche e delle opere cinematografiche o di fiction pubblicate che includa i dati identificativi degli artisti, interpreti ed esecutori aventi diritto, inclusi i dati sugli artisti stranieri che maturano diritti in Italia, secondo parametri standard condivisi con le società omologhe straniere al fine di consentire la massima e piena attuazione degli accordi di reciprocità.
* * * * * *
Sulla scorta di quanto premesso, la liberalizzazione dell’attività di gestione collettiva dei diritti connessi, oltre a non incidere minimamente sul consumatore finale, esulando quindi, a nostro avviso, dalla ratio del provvedimento, determina, come anticipato, una serie di conseguenze devastanti (dannose economicamente) per la categoria artistica. Ed infatti:
a)
anzitutto, la creazione ed il mantenimento di un database aggiornato (e costituito da circa 6-7 milioni di fonogrammi e da 700-800 mila opere cinematografica e di fiction: tante ne sono in circolazione l’anno, in Italia) ha costi ingentissimi, che, se sostenuti da una collecting che agisce nell’interesse della intera categoria (come accade in tutta Europa) sono sopportabili quali normali costi di gestione, ma che diventano davvero insostenibili (e fanno conseguentemente lievitare i costi, a danno dei compensi degli artisti) se sostenuti da più imprese concorrenti tra di loro: salvo che il lavoro di queste ultima sia qualitativamente scadente;
b)
la frammentazione dei soggetti con cui un utilizzatore dovrà determinare e negoziare i compensi si tradurrà, nella ipotesi più plausibile, in una paralisi totale dell’azione di riscossione dell’equo compensi (l’utilizzatore, infatti, adducendo di non sapere quanto e a chi deve pagare il compenso, semplicemente si rifiuterà di pagare) e, comunque, nella migliore delle ipotesi, ad un ribasso del costo che versa l’utilizzatore, che sarà, ovviamente, indotto a chiudere le trattative con quelle società di collecting disposte ad accettare un “compenso” più basso e con ovvia ricaduto al ribasso del compenso generale;
c)
la presenza, nel mercato, di diverse società di collecting, porterà ad una diversa valutazione, da collecting a collecting, di chi siano gli artisti aventi diritto e di quale qualifica attribuire a quelli individuati (primari o comprimari), con conseguente conflittualità tra le collecting che, ovviamente, vorranno attribuire ai propri iscritti la qualifica “migliore”;
d)
posto che è inevitabile che ciascuna collecting adotti un sistema di ripartizione diverso (cioè, una diversa imputazione di compensi tra artisti aventi diritto, nell’ambito di una medesima opera o fonogramma) è altrettanto inevitabile che si crei conflitto tra collecting e collecting, le quali, a tutela dei propri iscritti, intenderanno dar prevalenza al proprio sistema di ripartizione, in danno delle imprese concorrenti, con paralisi delle attività di pagamento agli artisti: essendo evidente che in presenza di diverse chiavi di ripartizione il compenso maturato in relazione all’utilizzo dell’opera non è ripartibile tra gli artisti aventi diritto;
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e)
tali effetti negativi andrebbero a ripercuotersi anche in relazione agli accordi di reciprocità con le società di collecting omologhe estere, ovvero a quegli accordi oggi gestiti da Nuovo IMAIE che permettono agli artisti italiani di ricevere i compensi da essi maturati all’estero e agli artisti stranieri di vedersi versare i compensi da essi maturati in Italia.
Già quanto sopra esposto appare ben sufficiente a dimostrare la incongruenza del richiamato art. 39 del decreto legge, che si prefigge, come detto, di condurre a “maggiori economicità di gestione” delle società di collecting: è vero, come abbiamo visto, l’esatto contrario. Ma non basta.
Va infatti evidenziato che un intervento in materia di gestione collettiva dei diritti degli artisti, risulterebbe, attualmente, quanto mai inopportuno se si considera che, come annunciato dalla Commissione Europea nella Digital Agenda del 2010 e confermato nella IPR Strategy di maggio 2011, entro il primo semestre del 2012 è attesa una proposta di Direttiva quadro in materia di gestione collettiva dei diritti che andrà a disciplinare la governance delle società di gestione collettiva dei diritti, stabilendo principi e regole comuni in relazione alla trasparenza, allo status giuridico, alla supervisione delle attività di gestione e alle modalità di ripartizione dei compensi. Dunque, il nostro paese andrebbe a “liberalizzare” senza alcun criterio, un settore sul quale, a brevissimo, interverrà la Comunità Europea, con una decisione che potrebbe vanificare il tutto.
Non appare secondario, a tal riguardo, evidenziare che l’auspicio Comunitario alla concorrenza in tema di collecting non è affatto in contrasto con quanto sopra detto. Non si è di certo auspicato – a livello Comunitario - che ci possa essere una concorrenza tra collecting di artisti che operano e gestiscano un medesimo diritto in uno stesso territorio, poiché questo sarebbe stato illogico ed antieconomico, proprio sulla scorta di quanto sopra argomentato.
L’intento della Comunità Europea, infatti, è rivolto esclusivamente a forme di concorrenza sovra nazionale tra le diverse società degli autori presenti nei singoli paesi (quindi concorrenza tra collecting di diversi paesi), soprattutto in relazione alle licenze necessarie per utilizzare il repertorio musicale in ambito web e non, quindi, si torna a dire, a forme di concorrenza tra collecting esistenti nell’ambito dello stesso territorio. In tale contesto, il Parlamento Europeo ha, peraltro, sottolineato che ogni forma di competizione tra le collecting degli autori europee deve riguardare esclusivamente l’efficienza e la qualità dei servizi offerti e non il livello di remunerazione garantito ai right-holder, deve preservare i sistemi di reciprocità esistenti tra le collecting (vedasi Risoluzione del Parlamento Europeo 13 marzo 2007 sulla raccomandazione della Commissione del 18 maggio 2005 sulla gestione transfrontaliera collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi nel campo dei servizi musicali online autorizzati) e deve garantire l'introduzione di un sistema competitivo equo e trasparente che eviti la pressione al ribasso sui redditi degli autori (Risoluzione del Parlamento Europeo del 25 settembre 2008 in relazione alla gestione transfrontaliera collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi nel campo dei servizi musicali online autorizzati).
Inoltre, si segnala la palese incoerenza di un sistema normativo che invece di provvedere, a tutela degli artisti, alla emanazione del decreto di riordino del diritto connesso in attuazione del disposto di cui all’art. 7 della legge 100 del 2010 (ad oggi ancora non emesso), introduce, con evidente superficialità, una libera concorrenza nella gestione del diritto connesso degli artisti di un medesimo settore, in netto contrasto con l’intero assetto normativo in materia.
Infine, in uno scenario in cui la pirateria audiovisiva sta raggiungendo dimensioni allarmanti, invece di promuovere una convergenza di interessi e favorire la coesione di tutte le categorie penalizzate, l’intervento governativo andrebbe a spaccare e dividere i titolari dei diritti connessi (produttori, artisti musica, artisti audiovisivo), in totale controtendenza da quanto avviene in altri paesi.

Neve.... in immagini



Il maltempo proveniente dalla Siberia sta colpendo gran parte dell'Europa. Pioggia e neve ad est ed ad ovest del vecchio continente ma il gran freddo deve ancora giungere ed è atteso per la fine settimana.
Tra temperature basse e venti si rischia di toccare i meno 6 gradi anche nella capitale dove  sono alte le probabilità che nevichi nella giornata di venerdì. Neve a go go sui monti e nel nord Italia. Attesi fenomeni nevosi sino in Spagna. Eccovi una carrellata di immagini....
Buona visione a tutti e mi raccomando copritevi!


Zeman e la filosofia del pallone

 

Zeman non finisce mai di stupire! 
Il Pescara si impone per 2-1 in casa del Crotone e si porta al comando della classifica di serie B.
Da evidenziare che quasi nessuno ( tranne chi vi scrive e pochi altri) alla prima di campionato, inseriva gli abruzzesi fra i favoriti. E la stampa sportiva è costretta a riparlare di 'Zemanlandia' e 'miracolo Zeman'.
I numeri parlano chiaro. Il Pescara non è primo per caso. Nella colonnina dei goal realizzati scintilla un eloquente 55, quasi il doppio di quelli del Torino di Ventura (29). Sul web fioccano paragoni con il Foggia di Signori-Rambaudi-Baiano: stessa spregiudicatezza nel gioco offensivo, stessa efficacia nella media goal.
"Il Pescara è l'unica squadra in Europa, insieme al Barcellona, ad avere una identità di gioco precisa", ha dichiarati l'ex Ct dell'Italia Arrigo Sacchi a Coverciano confessando di aver suggerito mister Zeman al Real Madrid.
Sì, ma non ha mai vinto niente, ribattono i critici, che attendono il Pescara al varco: la rosa non è lunghissima, il gioco di Zeman è dispendioso, la difesa esposta a troppi pericoli (36 le reti incassate, il doppio del Sassuolo di Mourinho-Pea...) . E poi: Zeman riesce a ottenere il massimo da giocatori sconosciuti, affamati, giovani. Con campioni affermati dico stenterebbe noi aggiungiamo che  alcuni campioni affermati non amano i suoi faticosi allenamenti e le sue fermezze sugli schemi.
Resta il dato della classifica che ora sorride, la valorizzazione di giocatori come Immobile che altri allenatori avrebbero lasciato in qualche panchina "perché deve maturare con calma" e l'aumento di spettatori, non solo a Pescara ma ovunque arrivano a giocare fuori casa gli abruzzesi. Per ora osserviamo il suo Pescara, continuiamo a vederlo passeggiare per Roma con la sua immancabile sigarette e ad ascoltare le sue verità  con la speranza che magari un giorno possa allenare una squadra di gran blasone ed ottenere i successi che merita. (R.D.)