Vi ricordate Marco Liccione?
Quello del movimento No Vax e No Green Pass di Torino, venuto a contestarmi a Sauze d’Oulx quando mi conferirono la cittadinanza onoraria?
Eccolo di nuovo! Oggi «fieramente iscritto a Futuro Nazionale», tra gli organizzatori della manifestazione di Torino degenerata in scontri. E lui che fa?
Dice che quei ragazzini andrebbero mandati in un istituto militare e che lui era lì soltanto per protestare contro il carovita.
Meraviglioso. Predicare disciplina agli altri è sempre più facile che fare i conti con le proprie contraddizioni!
Ma la vera domanda è un’altra: Vannacci, ma chi ti stai portando in casa?
Prima i complotti, poi i No Vax, poi i No Green Pass e adesso la nuova avventura con l’ex generale.
Un curriculum di opposizione permanente, con un dettaglio che salta agli occhi: dire sempre NO non significa avere un pensiero. A volte significa semplicemente non averne uno da esprimere.
E Liccione sembra incarnare perfettamente il concetto: quell’espressione da pesce lesso, mentre la storia gli passa davanti.
Sia chiaro: protestare contro il carovita è sacrosanto. Ma se vuoi cambiare il Paese, devi avere idee, proposte e argomenti. Non basta collezionare slogan, complotti e nemici immaginari.
Il dissenso è una cosa. L’imbecillità elevata a identità politica è un’altra.
Caro generale, attenzione: a forza di raccogliere tutti quelli che dicono NO, rischi di costruire un movimento che non sa dove andare, perché non ha mai imparato a ragionare su dove andare.
E poi succede il miracolo: quelli che pretendono di dare lezioni di ordine e disciplina finiscono loro stessi al centro delle polemiche.
Da No Vax a uomo di Vannacci: cambia la bandiera, ma il vuoto di idee rischia di restare lo stesso.
E Liccione? Lui continua a guardare il treno.
Chissà se prima o poi capirà almeno da che parte sta andando.
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