«Ai fascisti piace pensarsi come anime belle minoritarie e indomite, tipo indiani contro i cowboy. La verità è che questi vili hanno trescato e ucciso per riprendersi o non mollare l’Italia e la libertà. Non cincischiate che la mafia e lo stragismo non è la “pista nera”, ma la vostra storia».
Sono le parole pubblicate su Facebook da Enrico Bellavia, vicedirettore del settimanale L’Espresso, nel dibattito sulle stragi mafiose e sulla cosiddetta “pista nera”. Le dichiarazioni arrivano a pochi giorni dall’archiviazione dell’inchiesta sulla pista mafia-appalti come possibile movente delle stragi del 1992.
Il 3 ottobre, il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha disposto l’archiviazione del procedimento contro ignoti, rilevando l’assenza di elementi probatori sufficienti a individuare specifiche responsabilità penali.
Bellavia è uno dei 33 giornalisti siciliani che, lo scorso 10 maggio, hanno sottoscritto un appello indirizzato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo. Tra i firmatari figurano anche Attilio Bolzoni, Riccardo Orioles, Giuseppe Lo Bianco, Giuseppe Pipitone, Sandra Rizza, Franco Viviano, Giulio Francese, Claudio Fava, Alessandra Ziniti e Giacomo Di Girolamo.
Nella lettera, i giornalisti contestano il rischio di circoscrivere la ricerca della verità sulle stragi di Capaci e via D’Amelio alla sola pista mafia-appalti, trascurando altre ipotesi investigative, compresi i possibili collegamenti con ambienti dell’eversione neofascista, dei servizi segreti e della massoneria.
I firmatari chiedono alla Commissione Antimafia di ampliare il campo delle indagini e alle opposizioni parlamentari di presentare una relazione di minoranza.
L’iniziativa ha successivamente raccolto nuove adesioni da parte di giornalisti di tutta Italia ed è stata rilanciata il 30 settembre scorso a Roma, durante il convegno “Stragi. Diritto alla verità”.
Tommaso Ricciardelli

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