Diiritti autoriali Maurizio Faretta
In collaborazione con Jack Dawson Cockettons
Jack camminava perso tra le strade di Milano.
Attraversava un brutto periodo, l'epidemia di Covid aveva praticamente annullato tutti i suoi lavori, perchè i locali stavano chiudendo e cosa poteva servire un deejay in un locale dove non c'era più un pubblico che lo applaudisse.
Era depresso e sotto l'influenza di "narcotici ricreativi "(lol!), barcollò fino a giungere nei pressi di una panchina del parco, in una piazza Vetra abitata solo dai piccioni e dalle cornacchie. Il suo corpo ci precipitò sopra, come un sacco vuoto. Si tenne con le mani per non cadere in terra e si addormentò, mentre i primi tram arancioni cominciavano a sferragliare tra le vie nebbiose.
Il ragazzo cadde in un sonno pesante e disturbato, dove stava camminando in una Milano distopica, fatta da vie vuote, dove i locali erano abbandonati e fatiscenti. Il cielo era perennemente grigio e una pioggia nera sporcava i tetti e le strade.
Jack stava scendendo le scale, in un quartiere colmo di macerie, quando in lontananza udì un suono.
Era quello di un telefono, ma la sua suoneria era sorpassata, addirittura desueta.
Lo sentiva squillare, mentre giungeva in un corridoio sporco e illuminato da poche lampade consumate dall'incuria del tempo. Il ragazzo seguì quel suono lontano.
I suoi passi erano diventati appesantiti e quel rumore sempre più sbiadito.
Jack cercò di raggiungerlo, combatteva una stanchezza che rendeva i suoi movimenti lenti, il suono diventò un eco lontano e poi si svegliò,
La durezza della panchina aveva intorpidito il suo corpo, nel suo cervello annebbiato era però rimasto impresso quel suono, che lo disturbava come un chiodo ricurvo e arrugginito, che era piantato nel suo orecchio.
Lottò per destarsi, ma quel suono ritornò a battere sempre più forte.
Ritornò così in quel mondo ferito, in quel corridoio poco illuminato, dove si sentiva unicamente il suono di quel telefono, lo sentiva dentro, era un eco antichissimo e poi vide quel telefono, che apparteneva a tempi lontanissimi.
Allungò la mano per rispondere, voleva che quel suono che batteva nel suo cervello terminasse.
Sussultò, un brivido si insinuò nella sua schiena.
Tremò di paura e un pensiero si palesò nella sua mente:
"Non rispondere al telefono.
Potresti aprire un ponte con l'aldilà".
Il suo braccio però sembrava che non volesse rispondere ai comandi del cervello e si avvicinò sempre di più a quella cornetta, la sua mano poi la prese.
Quel suono disturbante era finalmente terminato.
Avvicinò la cornetta e udì solo un silenzio terribile e irreale
Nessuna conversazione, solo un tetro rumore di fondo.
Finchè non udi quella voce terribile, che gli diceva:
"Benvenuto all'inferno"!

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