Raramente abbiamo assistito a un’umiliazione politica di queste proporzioni. Una lezione di dignità, di storia e di vita che Flavio Bolsonaro ricorderà a lungo.
È successo durante il dibattito finale di questa notte, in Brasile.
A un certo punto, Bolsonaro ha pensato bene di chiamare Lula “nove dita”, prendendosi gioco del dito che l’attuale presidente brasiliano perse a soli 17 anni in un incidente sul lavoro.
Lula ha chiesto la parola. E in poco più di un minuto ha trasformato quell’insulto in un discorso sulla dignità di milioni di lavoratori, ricordando al suo avversario cosa significhi conoscere la fame, lavorare da minorenne e rischiare la propria vita per portare a casa uno stipendio.
Vale la pena riportare integralmente le sue parole:
“Non avevo intenzione di utilizzare il mio tempo, ma adesso lo farò, perché lui ha detto una cosa molto grave e io questa cosa non me la porto a casa.
Mi ha chiamato “nove dita”. E voglio che sappia una cosa: se c’è qualcuno qui, tra tutte le persone presenti, che sa cosa significa il mondo del lavoro, quello sono io.
Se c’è qualcuno che ha perso un dito a 17 anni, quello sono io. L’ho perso lavorando di notte, quando ero ancora minorenne e nemmeno avrei potuto lavorare.
E io non permetterò a un miliziano di chiamarmi “nove dita”. Non glielo permetterò. Non glielo permetterò!
Lui non ha mai lavorato in vita sua. Non sa nemmeno cosa sia un libretto di lavoro. Il suo primo impiego è stato un lavoro fittizio procuratogli da suo padre. Risultava che lavorasse con il padre, mentre in realtà se ne stava a Brasília.
E adesso viene qui a chiamare me “nove dita”?
Tu dovrai chiedermi scusa. Dovrai chiedermi scusa, perché il popolo dei lavoratori ti sta guardando.
Milioni di lavoratori subiscono incidenti sul lavoro a causa dell’irresponsabilità dei datori di lavoro, che ci costringono a turni e condizioni di lavoro insostenibili.
Io ero minorenne e lavoravo di notte, perché o lavoravo o non mangiavo.
E non posso accettare che un ragazzino viziato, con una condotta politica molto discutibile, venga qui a chiamarmi nove dita”.
Applausi, Presidente Lula. Una lezione immensa.

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