Mi viene da ridere amaramente nel doverlo scrivere, ma non continuerò a leggere senza reagire i commenti di persone adulte, anche colte, che mi stanno insultando a valanga da stamattina solo perché sto difendendo un'intera generazione di giovani ai quali non abbiamo dato nulla se non una complicità pelosa (da genitori, perché dire qualche NO rende i nostri figli ostili a noi stessi) o una parvenza d'interesse per il loro studio e il loro impegno (da formatori ed educatori, perché l'autorevolezza costa), non importa se a scuola, all'università o in qualunque altro luogo d'apprendimento, nutrendoli di quegli stessi disvalori che avvelenano anche noi: apparire anziché essere; stare a guardare anziché farsi carico di una qualunque buona causa; spingerli a inseguire il successo ora e subito (con la partecipazione ai talent di Maria De Filippi, magari, portatori malati di danni incalcolabili), anziché fargli capire l'importanza del lavoro, della fatica, dell'impegno necessario per raggiungere uno scopo. Non parlo dei singoli, naturalmente (perché non mancano certo i buoni genitori o i buoni insegnanti), ma di una comunità (virtual-)sociale ormai corrosa al suo interno.
Questa mattina ho scritto, e lo ribadisco parola per parola, sillaba per sillaba, carattere per carattere:
"La violenza non porta da nessuna parte, va condannata e finisce solo per esacerbare gli animi, e per fornire un formidabile alibi alla repressione del dissenso, ma se resteremo sordi, se, come comunità civile, non faremo un passo indietro per cercare di capire cosa davvero sta avvenendo, per comprendere a fondo le ragioni di un disagio toccato in sorte a un'intera generazione, abbiamo perso tutti e non ce ne sarà più per nessuno".
Non ho nessuna intenzione di rovesciare sui giovani responsabilità che sono innanzitutto nostre. Quando poi leggo commenti come "Sparategli a vista", "Brutti figli di cammelli i coglioni vi taglierei", "Le forze dell'ordine devono usare i mitra" o "Fornire le forze dell'ordine di ak47 e sventagliare a go go" (e non sono neanche i peggiori) anche il minimo dubbio sulla parte dalla quale stare evapora di botto.
Continuate a manifestare, ragazzi. Fatelo per voi, e un po' anche per noi, ma fatelo pacificamente. Non avete bisogno di altro, almeno per ritagliarvi un posto in cui stare, anche di nicchia, se non della vostra determinazione a rivendicare il diritto ad avere un futuro con gli strumenti della legalità e della democrazia. Solo così vincerete.
Massimo Arcangeli
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