lunedì 30 gennaio 2012

L'agricoltura naturale di Masanobu Fukuoka




Ecco come migliorare il pianeta, l'agricoltura ed il mondo. I consigli di Fukuoka
Nessuna lavorazione...Nessun concime chimico o compost, nessun impiego di prodotti chimici.
Le tecniche agricole moderne sembrano necessarie perchè l'equilibrio naturale dell'ecosistema è stato così profondamente alterato che la terra oggi non può più farne a meno.
Questa logica non vale solo per l'agricoltura ma anche per altri aspetti della società. Allo stesso modo, i medici e la medicina diventano necessari quando la gente si costruisce un ambiente malato.
Prima della fine della guerra, quando andai su all’agrumeto a mettere in pratica quella che allora credevo fosse agricoltura naturale, non feci alcuna potatura e lasciai il frutteto a sé stesso. I rami si aggrovigliarono fra loro, le piante furono attaccate dai parassiti e quasi un ettaro di mandarineto seccò e morì.
Da allora ebbi sempre in mente un interrogativo?: “Qual è la forma naturale?”. Per arrivare alla risposta fui costretto a sacrificare altre 400 piante e finalmente oggi posso dire: “Il metodo naturale è questo”. Devo ammettere di aver avuto la mia parte di insuccessi durante i quarant’anni che ho dedicato alla ricerca, ma adesso riesco a ottenere raccolti uguali o anche migliori, sotto ogni aspetto, rispetto a quelli coltivati in maniera convenzionale.

E cosa più importante: il mio metodo ha successo con una minimo apporto di lavoro e con costi decisamente ridotti, inoltre in nessun momento del processo di coltivazione c’è il più piccolo impiego di prodotti inquinanti, il tutto senza depauperare la fertilità del terreno.

Il metodo della “non-azione” è basato su quattro principi fondamentali:

1. Nessuna lavorazione, cioè niente aratura, né capovolgimento del terreno. Per secoli, i contadini hanno creduto che l’aratro fosse indispensabile per incrementare i raccolti. Eppure non lavorare la terra è di fondamentale importanza per l’agricoltura naturale. La terra si lavora da sé grazie all’azione di penetrazione delle radici e all’attività dei microrganismi e della microfauna del suolo.

2. Nessun concime chimico o compost. Ottuse pratiche agricole impoveriscono il suolo delle sue sostanze nutritive essenziali causando un progressivo esaurimento della fertilità naturale. Lasciato a se stesso, il suolo conserva naturalmente la propria fertilità, in accordo con il ciclo naturale della vita vegetale e animale.

3. Né diserbanti, né erpici. Le piante spontanee hanno un ruolo specifico nella fertilità del suolo e nell’equilibrio dell’ecosistema. Come norma fondamentale dovrebbero essere controllate (per esempio con una pacciamatura di paglia o la copertura con trifoglio bianco), non eliminate del tutto.
4. Nessun impiego di prodotti chimici. Dall’epoca in cui si svilupparono piante deboli per effetto di pratiche innaturali come l’aratura e la concimazione, le malattie e gli squilibri fra insetti divennero un grande problema in agricoltura. La natura, lascia fare, è in equilibrio perfetto. Insetti nocivi e agenti patogeni sono sempre presenti, ma non prendono mai il sopravvento fino al punto da rendere necessario l’uso di prodotti chimici. L’atteggiamento più sensato per il controllo delle malattie e degli insetti è avere delle colture vigorose in un ambiente sano.

 Masanobu Fukuoka è un microbiologo giapponese che sviluppò, già a partire dagli anni '40, un metodo definito "agricoltura naturale" o anche "agricoltura del non fare".
Istruitosi come microbiologo in Giappone, ha iniziato la sua carriera come scienziato del suolo, specializzandosi nelle patologie delle piante.
A 25 anni cominciò a mettere in dubbio i preconcetti della scienza dell'agricoltura. Quindi, lasciò il suo posto come ricercatore scientifico, tornò nella fattoria della sua famiglia nella isola di Shikoku nel Giappone del sud per coltivare mandarini, iniziando a dedicarsi allo sviluppo di un sistema di agricoltura biologica ed ecocompatibile. L'obiettivo della sua ricerca è stato minimizzare il più possibile gli interventi dell'uomo, che si limita ad accompagnare un processo largamente gestito dalla natura, entrando in competizione con le tecniche agricole tradizionali e moderne.
Da un punto di vista filosofico, il metodo di Fukuoka si ispira al principio della non azione, alla filosofia del "non fare", nel senso indicato in particolare dalla filosofia taoista. Il Taoismo infatti esalta la spontaneità fino a farne un ideale, e sostiene che tutto avviene spontaneamente senza un perché. Per questo, ritiene che il miglior modo di agire sia la "non azione, ovvero il lasciare libero il campo a quel "meccanismo di autoregolazione che può manifestarsi soltanto se non gli si fa violenza", come si può ben notare in particolare nell'agricoltura, la quale obbedisce a orologi interni ed esterni, atmosferici, e il cui vero motore è la natura.
Per M. Fukuoka infatti lo scopo vero dell'agricoltura non è far crescere i raccolti, ma la coltivazione e il perfezionamento degli esseri umani: una via di ricerca interiore.
Per Fukuoka bastano 1000mq a persona per arrivare all'autosufficienza alimentare, ma la cosa più importante è che la cura del proprio campo, armonizzandosi con i cicli della natura, nutre non solo il corpo, ma anche l'anima.
Fukuoka stava dicendo a quei contadini che, col suo metodo, potevano smettere di "faticare" e trovare il tempo per fare anche arte, poesia, crescere spiritualmente. Questa era per lui la cosa più importante da comunicare.
I principi rivoluzionari del metodo Fukuoka sono:  non arare,  non diserbare,  non concimare e  non potare.
In tal modo egli riesce a coltivare sullo stesso appezzamento una grande varietà di piante e la fertilità del terreno aumenta stagione dopo stagione, ottenendo anche due raccolti nello stesso anno.
Con questo approccio, in 50 anni di effettivi e straordinari risultati, ha messo in serio dubbio tutte le certezze sia dell'agricoltura tradizionale che di quella scientifica.
Ad esempio egli ha dimostrato che l'effetto provocato dall'aratura è controproducente perché compatta il terreno e ne diminuisce la porosità rendendolo progressivamente sempre più duro.



I suoni misteriosi.




In questi giorni nella rete Internet sta destando molta attenzione un misterioso fenomeno che ha cominciato a verificarsi in maniera consistente nella seconda metà del 2011 in varie località del pianeta, sino a dilagare letteralmente in queste ultime settimane. Malgrado stiano circolando testimonianze e registrazioni palesemente false, detto fenomeno è assolutamente reale. Due le possibili opzioni da valutare: un’intensa e anomala attività solare, che interagisce con la cosiddetta “Cavità di Schumann” innescando delle risonanze che si manifestano sotto forma di rombi, colpi e suoni, spesso simili a quelli di corni o strumenti a fiato (non a caso qualcuno ha evocato le “trombe dell’apocalisse”).








Uno spregiudicato utilizzo di tecnologie elettromagnetiche, in primis HAARP, per scopi di natura psicologica in operazioni volte a instaurare una volta per tutte un Nuovo Ordine Mondiale (in altre parole, si tratta delle fasi preparatorie del tanto vociferato Progetto Blue Beam).
 L'ultimo caso arriva dalla Costa Rica dove sono stati ascoltati dei misteriosi suoni in tutta la regione. Molti credono che queste insolite manifestazioni siano dei suoni dell'Apocalisse... L'ultima volta e' avvenuto dopo la mezzanotte e, i sismologi, hanno riferito di non aver registrato alcuna anomala attivita' sismica nella zona, testimoni riferiscono invece di aver ascoltato come un rombo che riverberava sulla citta'.



I giorni della Merla: i più freddi dell'anno




Tradizione vuole che le ultime tre giornate del mese di gennaio (29, 30 e 31) vengano riconosciute come "Giorni della Merla", ossia il periodo più freddo dell'inverno.
Secondo la leggenda una merla e i suoi piccoli (originariamente di colore bianco), per ripararsi dal freddo, trovarono dimora in un comignolo. Quando arrivò febbraio, uscirono fuori, tutti colorati di nero per la fuliggine. E' per questo che ora i merli sono neri.
 
 
Altri invece raccontano di una merla perseguitata dal mese di gennaio, che allora aveva 28 giorni. 
Gennaio trovava divertente aspettare che la merla uscisse dal nido per cercare cibo, e ricoprire la terra di freddo e gelo. La merla, stanca di questo vile comportamento, decise di fare provviste per tutto il mese, ritirandosi poi nel suo nido. Il 28 la merla, credendo di aver ingannato Gennaio, uscì e iniziò a cinguettare per prenderlo in giro. L'offesa arrecata fu tale che il primo mese dell'anno chiese tre giorni in prestito a Febbraio e li utilizzò per scatenare bufere di neve, vento gelido e pioggia. 
 
 
La povera merla dovette trovare riparo in un camino, dove rimase fino a febbraio. Quando uscì dal suo nascondiglio si ritrovò con le piume tutte rovinate e annerite dal fumo e da allora tutti i merli nascono neri.
Storie e leggende certo ma anche "fredda" realtà. In questi tre giorni le temperature scendono di molti gradi e la neve scende copiosa sui monti e su molte città. 
 
 

domenica 29 gennaio 2012

Cacciabombardieri F35: Il governo pronto ad acquistarli

 
Quello delle spese militari continua ad essere un tasto dolente, soprattutto in questo periodo di crisi, nel pieno di una manovra lacrime e sangue dall'ammontare complessivo di 24 miliardi. Stavolta a guadagnarsi la ribalta è un acquisto che lo Stato ha pianificato da tempo e che ai contribuenti costerà una cifra compresa tra i 15 e i 20 miliardi di euro. 


Si tratta di 131 caccia bombardieri  F35 Lockheed che entreranno in produzione alla fine del 2012 e che verranno consegnati a metà del 2013. A sfornare i costosissimi esemplari, ciascuno dei quali ha un costo superiore ai 130 milioni di dollari, sarà il cantiere di Cameri, in provincia di Novara. La storia dei 131 caccia comincia quando il Ministro dell’Interno La Russa depositò in Parlamento un “Atto di Governo” con il quale chiedeva il parere per comprare dalla Lockheed Martin Aeronautics 131  cacciabombardieri  F-35 . Gli F-35 sono aerei progettati  per colpire “fulmineamente” gli obbiettivi avversari sfuggendo alle intercettazioni dei radar nemici. E possono essere impiegati “a supporto ravvicinato alle forze di terra in teatri  altamente sensibili come quelli urbani”.
 
Gli F 35 sono apparecchi realizzati su progetti e ricerche – esclusivamente – angloamericane.  L’Italia, pertanto, con questa operazione non entra affatto nel ristretto club delle superpotenze che dispongono delle più moderne tecnologie e dei più avanzati livelli di ricerca. Gli F-35 vengono costruiti -  unicamente – negli Stati Uniti. In Italia, a  Cameri, non verrebbe costruito neppure un cacciabombardiere F 35: ma verrebbero “assemblati” – solamente  -  quelli acquistati da Italia ed Olanda.  Cameri, l’Ovest Ticino, la provincia di Novara, quindi,  non ne trarrebbero particolari vantaggi occupazionali: poche, infatti, le persone necessarie per gli assemblaggi.  Tanto meno ne recherebbe all’Italia la cosiddetta “spinta occupazionale” che dovrebbe  derivarne. Il documento, infatti, non dice in quali Comuni creerebbe nuovi posti di lavoro, nè quali sarebbero le produzioni e  quale la loro relazione con gli assemblaggi di Cameri.





L’acquisto di 131 F-35 costerebbe allo Stato italiano (va ribadito), dai venticinquemila ai trentamila miliardi delle vecchie lire. Molte le petizioni su internet per fermare tale spesa.
Una questione sgorga spontanea: perchè il governo dovrebbe reputare utile questa spesa ed inutile e superflua quella concernente la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina (vicenda della quale via abbiamo narrato in un nostro precedente articolo). Trattasi di incongruenze e misteri tutti italiani. (R.D.) 


Cern: quando visitarlo e come sapere tutto sul centro





Molte persone sono a conoscenza del fatto che il laboratorio del CERN (Consiglio europeo per la ricerca nucleare) situato al confine tra Svizzera e Francia è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle e vi lavorano moltissimi scienziati -tra i migliori al mondo- provenienti da ogni dove. Non tutti però sanno che è anche possibile visitarlo.  Il CERN organizza delle visite guidate che è possibile effettuare nei suoi laboratori, offrendo così la possibilità alla gente di poter vedere dal vivo il luogo dove si svolgono i più importanti esperimenti della fisica moderna. Le visite sono organizzate in quattro lingue (Inglese, Italiano, Francese e Tedesco) ma a causa dell'alto numero di richieste e delle molte precauzioni che occorre prendere per poter visitare i laboratori, è necessario prenotarle con un anticipo di almeno 2-3 mesi. E' possibile effettuare una visita singolarmente, ma è preferibile essere in comitiva.   Le visite guidate si svolgono dal lunedì al sabato e durano all'incirca una mezza giornata, con la possibilità di scegliere tra due sessioni al giorno: una alle 9,00 di mattina e una alle 14,00. L'esperienza consiste in una iniziale presentazione da parte della guida con l'ausilio di fonti multimediali, e successivamente sarete impegnati in un itinerario tra i meandri del laboratorio.  La prenotazione della visita avviene online: è sufficente collefarvi al sito del CERN. Vi verranno richiesti oltre ai vostri dati anagrafici anche l'età e il numero dei partecipanti, la lingua in cui preferite effettuare la visita e la data in cui vi piacerebbe visitare il complesso. Ricevete una risposta scritta con la conferma da parte del CERN. Ovviamente il raggiungimento del luogo sarà a carico vostro, mentre la visita è gratuita, ma è presente un sistema di navette che vi potrà portare da Ginevra. 


Alla scoperta del CERN.
L'Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare (in inglese European Organization for Nuclear Research, in francese Organisation Européenne pour la Recherche Nucléaire), comunemente conosciuta con l'acronimo CERN, è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle. Si trova al confine tra Svizzera e Francia alla periferia ovest della città di Ginevra. La convenzione che istituiva il CERN fu firmata il 29 settembre 1954 da 12 stati membri. Oggi ne fanno parte 20 stati membri più alcuni osservatori, compresi stati extraeuropei. Lo scopo principale del CERN è quello di fornire ai ricercatori gli strumenti necessari per la ricerca in fisica delle alte energie. Questi sono principalmente gli acceleratori di particelle, che portano nuclei atomici e particelle subnucleari ad energie molto elevate, e i rivelatori che permettono di osservare i prodotti delle collisioni tra fasci di queste particelle. Ad energie sufficientemente elevate, i prodotti di queste reazioni possono essere radicalmente differenti dai costituenti originali dei fasci, e a più riprese sono state prodotte e scoperte in questa maniera particelle fino a quel momento ignote. L'acronimo CERN ha un'origine storica. Dopo la seconda guerra mondiale si sentì il bisogno di fondare un centro europeo all'avanguardia per la ricerca al fine di ridare all'Europa il primato nella fisica dato che in quegli anni i principali centri di ricerca si trovavano tutti negli Stati Uniti. A tale scopo nel 1952 undici Paesi europei riuniscono un consiglio di scienziati con il compito di tradurre in realtà il desiderio dei loro Paesi. Il consiglio viene denominato Consiglio Europeo per la Ricerca Nucleare (in francese Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire) da cui l'acronimo CERN. Quando nel 1954 prende vita il progetto del centro di ricerca europeo vagliato dal Consiglio Europeo per la Ricerca Nucleare e nasce l'Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare, essa ne eredita l'acronimo. Il fatto che l'acronimo CERN non derivi dal nome del centro di ricerca crea a volte confusione, tanto che tale nome viene informalmente modificato in Centro Europeo per la Ricerca Nucleare (in francese Centre Européen pour la Recherche Nucléaire) in modo da ristabilire corrispondenza tra l'acronimo e il nome del centro di ricerca.  



Gran parte del lavoro che viene svolto attualmente al CERN è incentrato sul Large Hadron Collider (LHC) (grande collisore di adroni) e agli esperimenti collegati. L'LHC è stato messo in funzione il 10 settembre 2008,[1] ma la parte sperimentale è stata interrotta pochi giorni dopo a causa di un guasto tecnico. L'acceleratore è situato all'interno dello stesso tunnel circolare di 27 km di lunghezza in precedenza utilizzato dal LEP (Large Electron Positron collider), che non è più operativo dal novembre 2000. Il complesso di acceleratori PS/SPS viene utilizzato per pre-accelerare i protoni che in seguito vengono immessi nell'LHC. Il tunnel si trova a 100 m di profondità in media, in una regione compresa tra l'aeroporto di Ginevra e i monti del Giura. Cinque diversi esperimenti (CMS, ATLAS, ALICE, LHCb e TOTEM) sono in fase di costruzione, ognuno di essi studierà le collisioni tra particelle con metodi diversi e facendo uso di tecnologie differenti. Al momento della collisione, l'energia all'interno dell'LHC potrà raggiungere valori che saranno gradualmente innalzati fino a 14 TeV. L'acceleratore necessita di un fortissimo campo magnetico per mantenere il fascio nella traiettoria dei 27 km e a tal fine viene utilizzata la tecnologia dei superconduttori. La progettazione dell'LHC ha richiesto una precisione straordinaria, basti pensare ad esempio che è necessario tenere conto dell'influenza della forza di attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna sulla crosta terrestre e dei disturbi elettrici provocati dal passaggio dei treni in superficie ad un chilometro di distanza. (R.D.)


Cern: scienza e fede

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Scienza e  fede si "sfidano a pochi chilometri da Ginevra nel Centro Europeo Ricerca Nucleare. 
Peter Higgs, che ha "scoperto" l’inafferrabile bosone, non sopporta che lo chiamino "la particella di Dio", eppure all’interno del Lhc, il grande acceleratore del Cern che sta dando la caccia alla particella più sfuggente dell’universo, molto parla del Creatore. A maggior ragione da quando il centro europeo di ricerca nucleare è diventato la méta di uomini di chiesa. Una visita privata, quella organizzata ieri dal fisico italiano Ugo Amaldi, destinata ad aprire un dialogo tra due mondi che, a centinaia di anni dal processo a Galileo e malgrado gli sforzi di revisione storica, ancora si guardano con scetticismo e sospetto.
«Per lunghi anni, la Chiesa è stata alma mater della scienza – ha raccontato il cardinale Camillo Ruini uscendo dal tunnel sotterraneo del Large Hadron Collider –; da Galileo in poi si è registrato un grave ritardo, ma nel contrapporre scienza e fede c’è stata una forzatura, sottolineando le distanze e non le sinergie». Se si considera che il sincrotrone di 27 chilometri realizzato da venti Paesi per scoprire l’origine della materia e confermare o smentire il Modello Standard su cui si regge la fisica delle particelle, costituisce l’opera scientifica più grande del mondo, la visita del Comitato per il progetto culturale della Cei, accompagnato dal rappresentante della Santa Sede presso l’Onu, monsignor Silvano Tomasi, rappresenta un passo "esplorativo" di estrema rilevanza. 
 
 

E suggestivo: «In questi grandi laboratori – ha commentato monsignor Ignazio Sanna, teologo e arcivescovo di Oristano – si sente la ricerca di un contatto primordiale con il Creatore che portò alla costruzione delle grandi cattedrali cattoliche. L’esperienza di tanti giovani di tante nazionalità che lavorano insieme è un grande esempio di pace». E commovente: «Vedere di cosa sia capace l’uomo – ha ammesso il cardinale Angelo Scola – è un clamoroso segno di speranza».
 Una giornata a cento metri di profondità, tra macchine costruite per riprodurre il vuoto lunare e il freddo cosmico, apparecchi che creano il "fluido perfetto" e rilevatori in grado di scattare ad ogni secondo milioni di fotografie alle particelle elementari per personaggi con visioni diverse ma pronti a confrontarsi con la culla del naturalismo, interrogandone la struttura ancipite.
«Uno scienziato – ha spiegato – il noto fisico italiano Amaldi può interpretare la realtà esclusivamente attraverso il dato naturale, relegando l’uomo in un ruolo marginale, oppure può credere che esista un Creatore che mantiene nell’essere la natura com’è, creata e libera di evolversi, affinché vi si sviluppino forme di intelligenza sempre più complesse, fino alla condizione umana che è abitata dal libero arbitrio e dall’anima.
Questa visione non è in contrasto con il metodo scientifico: purtroppo la nostra società è imbevuta di questo naturalismo che afferma che tutto è solo natura, mentre il naturalismo aperto al trascendente ha un minore appeal». «Noi cristiani abbiamo sempre parlato di liber naturae e di liber scripturae – ha replicato Scola – e San Paolo sosteneva che i Romani non potessero essere giustificati perché avrebbero dovuto riconoscere la presenza di Dio dal creato». Il porporato ha parlato anche di un "ripensamento" teologico sulla base della «trama meravigliosa dei risultati che queste scienze ci danno; diversamente, il tentativo di relegare Cristo al di fuori del creato risulta facile», giungendo ad auspicare «una teologia meno separata». Per Ruini «nulla implica che lo studio della natura precluda una dimensione diversa. Tommaso d’Aquino introdusse il concetto di media via per risolvere la grande questione del rapporto tra il cristianesimo e il pensiero aristotelico. Tommaso è ancora attuale. Aggiungo che le scienze aiutano gli epistemologi e i filosofi a studiare il funzionamento dell’intelligenza umana, come mi insegnava Bernard Lonergan».
Dulcis in f undo  il direttore della ricerca del Cern Sergio Bertolucci: «Scienza e fede sono mosse dallo stesso desiderio di ricerca e poi al Cern non produciamo atei». Anche perchè, aggiungiamo noi, per essere atei deve esserci "Qualcuno in cui non credere"! (R. D.)

 
 

Il mestiere del giornalista e la "pravda"-verità






Essere giornalista non è un mestiere semplice, essere un buon giornalista non è possibile a tutti, essere un giornalista “libero”  è una fortuna per pochi. Il nostro è un mestiere entusiasmante ma anche difficile ed impegnativo. Bisogna offrire ai lettori la notizia  la cui base si fondi sulla “pravda” la verità.  Questo è quello che desideriamo fare nel nostro impegno quotidiano su “Grognards”  Noi ci crediamo ed a voi il compito di seguirci.
Proprio sull’argomento informazione è intervenuto  il  Papa Benedetto con il messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che si celebrerà il prossimo 20 maggio. Il tema scelto quest’anno dal pontefice è “Silenzio e parola: cammino di evangelizzazione”. Silenzio e parola, ha scritto il papa, sono due aspetti essenziali di ogni comunicazione – senza l’uno, l’altro viene privato di senso: “Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto”.
 Per papa Benedetto XVI, il silenzio “apre… uno spazio di ascolto reciproco” che rende “possibile una relazione umana più piena”. È nel silenzio, infatti, che “ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi”, che il pensiero si “approfondisce” e che “comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro”.
 Allo stesso modo, “tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee”.
 Non a caso, ha proseguito il pontefice, “nelle diverse tradizioni religiose”, la solitudine e il silenzio sono “spazi privilegiati per aiutare le persone a ritrovare se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose”.  Anche nel mondo contemporaneo, in cui l’uomo “è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte”, il silenzio “è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti”. “Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti – aggiunge papa Ratzinger -, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio”
Fare informazione senza nascondere nulla, raccontando i fatti nella loro semplicità è anche il proclama lanciato dall’ l'Unione cattolica della stampa italiana.
Il messaggio è stato lanciato  nella Cappella palatina della Reggia di Caserta, durante il confronto pubblico promosso all'interno del 18esimo congresso nazionale dell'Ucsi. Il confronto è stato aperto  dal vescovo di Caserta, monsignor Pietro Farina, che ha evidenziato come la “credibilità del’informazione” passi attraverso “la credibilità del giornalista”, chiamato ad aver sempre presente “la vita delle persone cui si riferisce”.
E alla credibilità si è rifatto anche monsignor
Mariano Crociata, segretario generale della Cei. “L'autorevolezza del giornalista è una dimensione essenziale della professione giornalistica - ha rimarcato il segretario generale della Cei - necessaria per essere un servizio pubblico, orientato al bene comune dell’intero nostro Paese”.
Dal direttore di “Avvenire”,
Marco Tarquinio, è arrivata la richiesta del rispetto di un’etica poiché “impastiamo i nostri racconti con la vita della gente”. “L’informazione che noi facciamo – si è chiesto – è un servizio pubblico o privato? Questo è il grande quesito”.
Il dir
ettore del Giornale radio Rai, Antonio Preziosi è intervenuto specificando che , “bisogna capire, nel bombardamento informativo cui siamo sottoposti, quale sia l’informazione buona”. Sulle esigenze di riforma dell’ordinamento professionale è intervenuto Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa, chiedendo “un organismo in grado di agire con efficacia immediata rispetto ai colleghi che sbagliano”.  Il presidente della Federazione dei settimanali cattolici, Francesco Zanotti, ha evidenziato che “per recuperare autorevolezza bisogna fare leva sulla credibilità e sulla competenza”, ricordando che si è “giornalisti per i lettori, e non per servire qualcuno o qualcosa. (R.D.)