Stamattina ho pubblicato un post che raccontava il possibile passato “movimentato” di Agostino Ghiglia. Sempre stamani il Fatto Quotidiano dedica al personaggio un articolo imperdibile, a firma Marco Grasso e Thomas Mackinson.
Leggetelo bene.
“Torino, sabato 1º marzo 1986. Davanti al liceo scientifico Volta scoppia una violenta rissa politica. Un gruppo di giovani di destra, militanti del Fronte della Gioventù (l’organizzazione giovanile del MSI), affronta alcuni studenti di sinistra. Un ragazzo viene accerchiato, atterrato e colpito a calci e pugni. Viene ricoverato con contusioni e ferite al volto. Gli aggressori arrestati, sono tre militanti missini, poi identificati e processati.
Uno di loro è Agostino Ghiglia, ventenne, figura emergente della destra torinese. Proprio lo stesso Ghiglia che oggi siede come componente del Garante per la Privacy in quota Fratelli d’Italia: quello che, prima di colpire Report con una sanzione da 150 mila euro, è passato in via della Scrofa a fare visita ad Arianna Meloni – come mostrano le immagini di Report e anticipato dal Fatto. Un episodio che getta un’ombra sull’imparzialità dell’Autorità chiamata a giudicare un caso che tocca da vicino il partito di governo.
Ma torniamo al 1986. L’accusa parla di “violenza aggravata a sfondo politico”. La Stampa definì i protagonisti “tre giovani picchiatori”, Stampa Sera parla di aggressione “di chiaro segno politico”. Questa storia è confluita in un procedimento penale del quale non conosciamo l’esisto definitivo perché qui si fermano le notizie dell’epoca. Nei gradi successivi di giudizio potrebbe anche essere stato assolto e per saperlo lo abbiamo chiamato. Gli abbiamo anche inviato un messaggio Wathsapp, che ha visualizzato, ma non ha risposto.
La Torino di quegli anni è un campo minato. Tra collettivi e militanti missini, le scuole diventano trincee. Il Fronte della Gioventù si muove come un piccolo esercito urbano, con scontri, ronde, spedizioni punitive. Ghiglia è già uno di quelli che contano, un organizzatore, un volto conosciuto nei circoli dell’estrema destra. Al netto degli errori giovanili, resta un paradosso: che un uomo accusato di reati di violenza aggravata sieda oggi tra i garanti dei diritti fondamentali dei cittadini.
Il nome di Agostino Ghiglia compare anche nelle carte dell’inchiesta che ha travolto il presidente ligure Giovanni Toti, pur non essendo mai stato indagato. Spunta in un’intercettazione della Guardia di Finanza registrata nell’ufficio di Matteo Cozzani, ex capo di gabinetto di Toti, oggi sotto inchiesta per voto di scambio e corruzione. Cozzani parla con Carlo Sacchetti, funzionario regionale e segretario dell’assessore alle politiche abitative Marco Scajola, nipote dell’ex ministro Claudio. Sacchetti propone di “dare una mano” a Mario Conio, sindaco di Taggia, “aprendo un varco in qualche amministrazione” per la società Gi One, che si occupa di infrastrutture e gestione cimiteriale. Secondo lui, la società avrebbe come “capocchia” proprio Ghiglia, disposto — dice — a incontrare Cozzani. Se l’operazione andasse in porto, spiega Sacchetti, “l’amico Mario” ne trarrebbe beneficio, “si becca… percentuali”.
Cita anche i Comuni di Spezia, Sanremo e Sarzana, “tre bei piattoni”. È il 26 marzo 2021. Nello stesso dialogo, Cozzani chiede un favore: il trasferimento di Biagio Zambitto, poi indagato nel filone sul voto di scambio con soggetti vicini ai clan, grazie ai contatti di Sacchetti con Arte, l’ente regionale delle case popolari. La GdF annota che la Gi One Spa — poi Sofein Spa — avrebbe “ampie entrature in Arte”, ottenendo appalti, e che Sacchetti, anche lui non indagato, avrebbe incassato 90 mila euro da Sofein e altri 99 mila da due società collegate. Ghiglia, al Secolo XIX: “Ho avuto un contratto di consulenza con loro, mi pare nel 2019. Non è certo mia l’azienda. Come tutti i consulenti, avevo colloqui ad ampio raggio per trovare lavori alla società. Ma non ho mai chiesto né promesso nulla, né saputo delle dinamiche di cui si parla”.
Quando nel 2020 il partito lo ha chiamato a ricoprire il ruolo di difensore di diritti importanti dei cittadini, Ghiglia ha messo in rete un sito personale con citazione di Lucrezio: “Non saranno la luce e il chiarore del sole a farci uscire dalle tenebre, ma la conoscenza delle cose”. In quella bio mancano sia il passato remoto da picchiatore, che il più recente sfiorato dall’inchiesta su Toti. In nessuno dei due casi si tratta di notizie coperte dalla privacy”.
Come siamo messi male.
Andrea Scanzi

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