IL MONDO DEL TEATRO PIANGE IL GENIALE REGISTA E ARTISTA VISIVO ROBERT “BOB” WILSON, MORTO OGGI ALL’ETÀ DI 83 ANNI –
CONSIDEAATO UN “POETA DELLA LUCE” WILSON HA MESSO IN SCENA DI TUTTO:
SHAKESPEARE, MA ANCHE TESTI CONTEMPORANEI E OPERE LIRICHE – L’OPERA
“EINSTEIN ON THE BEACH” CREATA CON PHILIP GLASS, LA DISCUSSA SCENOGRAFIA
PER LA PIETÀ RONDANINI, I RITRATTI VIDEO DI LADY GAGA, ESPOSTI AL
LOUVRE – “CERCARE A TUTTI I COSTI IL SENSO È RIDUTTIVO. QUELLO CHE IMPORTA È L’ESPERIENZA, DIVERSA PER CIASCUNO, PERCHÉ SPERIMENTARE LA GRANDEZZA DELL’ARTE È UN’ATTIVITÀ PERSONALE…”
https://youtu.be/hHIF0ybG1sA
TEATRO: ADDIO A BOB WILSON, REGISTA VISIONARIO DELLA SCENA CONTEMPORANEA
robert wilson
(Adnkronos) - Bob Wilson, regista e
artista visivo statunitense considerato tra i più visionari creatori
della scena contemporanea, è morto all'età di 83 anni.
Con lui scompare non solo un regista, ma un
architetto del tempo, un poeta della luce, un artista capace di
trasformare il teatro in un'esperienza radicalmente sensoriale.
La notizia della scomparsa in Italia è stata diffusa
dal Teatro alla Scala. Proprio quest'anno al Salone del Mobile di
Milano aveva presentato l'installazione "Mother", un omaggio alla Pietà
Rondanini di Michelangelo, e diretto alla Scala la serata "The Night
Before. Object Chairs Opera", con Marina Rebeka e l'Orchestra del Teatro
alla Scala diretta da Michele Spotti.
"Artista completo, regista e scenografo di prosa e
d'opera, Wilson ha inteso sempre il teatro come opera d'arte totale,
curando ogni dettaglio degli spettacoli che firmava; ma l'impatto del
suo lavoro si estende alle altre arti e a tutti i campi della
creatività", scrive il Teatro alla Scala in un messaggio di cordoglio
del sovrintendente Fortunato Ortombina e del direttore musicale Riccardo
Chailly.
La Pieta Rondanini di Michelangelo illuminata da Robert Wilson - salone del mobile di milano
Nato a Waco, in Texas, il 4 ottobre 1941, Robert
Wilson si era formato come architetto, ma ben presto aveva trovato nella
scena teatrale una tela più adatta alla sua ricerca estetica. Fondatore
nel 1968 della Byrd Hoffman School of Byrds - compagnia sperimentale
dedicata al recupero di giovani con disabilità - fu proprio da questa
esperienza umana e artistica che nacque "Deafman Glance" (1970), l'opera
che lo rese celebre in tutto il mondo.
I suoi spettacoli non si raccontavano: si
attraversavano. Lenti, silenziosi, ipnotici. In opere come "Einstein on
the Beach" (1976), creata con il compositore Philip Glass e la
coreografa Lucinda Childs, Wilson costruiva cattedrali visive dove il
tempo perdeva consistenza e si faceva percezione.
https://youtu.be/8i-3dUv_Xwc
Con luci scolpite, spazi vuoti e una gestualità
rarefatta, ha imposto un nuovo modo di fare teatro, dove il senso non si
cercava nel testo ma nella composizione visiva. Dopo l'esperienza con i
''Byrds'', Wilson cominciò a collaborare con attori professionisti,
portando la sua estetica nei grandi teatri del mondo.
Mise in scena classici come "King Lear" e "Hamlet",
ma anche testi contemporanei come "Hamletmachine" di Heiner Müller,
oltre a opere liriche come "Madama Butterfly" o "Parsifal", tutte
reinterpretate con una coerenza stilistica unica: essenzialità scenica,
rigore cromatico, potenza iconografica. Wilson non fu mai solo un uomo
di teatro.
https://youtu.be/b26E0D2pm1c
I suoi storyboard furono esposti nelle gallerie già
dagli anni '70, e nel 1993 vinse il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia
per l'installazione "Memory/Loss". Le sue Voom Portraits, realizzate in
collaborazione con il canale televisivo Lab HD, hanno ritratto
personaggi celebri e sconosciuti con la stessa attenzione quasi rituale.
Memorabili i ritratti video di Lady Gaga, esposti al
Louvre nel 2013. Collaborò con icone della cultura pop e underground, da
Tom Waits a William S. Burroughs, da Lou Reed a Marina Abramovic, con
cui creò "The Life and Death of Marina Abramovic". Ogni lavoro era un
viaggio in un mondo altro, dove il visibile diventava spirituale, il
banale diventava sublime.
IL REGISTA, SCULTORE E PITTORE ROBERT WILSON PARLA DELL’ARTE
Estratto dell’articolo di Annachiara Sacchi per “la Lettura - Corriere della Sera” – 23 febbraio 2025, pubblicato da www.cinquantamila.it – la storia raccontata da Giorgio Dell’Art
robert wilson
Infinita, perché causa ed effetto si rincorrono senza
sosta. Incompiuta, perché «i miei lavori continuano a cambiare nella
mia testa, per me non c’è fine». In questi due aggettivi Robert Wilson
[…] racchiude la sua poetica: infinita e incompiuta.
Come la Pietà Rondanini, che Wilson metterà «in
scena» durante il Salone del Mobile. Glielo ha chiesto la fiera del
design: un dialogo di luci e musica con il capolavoro di Michelangelo.
Un’installazione inedita. […]
La Pieta Rondanini di Michelangelo illuminata da Robert Wilson - salone del mobile di milano
Proiezioni, effetti luminosi, musica. All’Ospedale
Spagnolo del Castello Sforzesco di Milano, dal 6 aprile al 18 maggio
andrà in scena Robert Wilson. Mother, e cioè una «visione» del
capolavoro incompiuto di Michelangelo commissionata a Wilson dal Salone
come evento culturale per celebrare con l’arte la settimana del design.
La Pietà sarà «rappresentata» grazie a una serie di
immagini (volti, corpi, nuvole, abbracci fluttueranno sulle pareti, sul
pavimento, sul marmo), in dialogo con lo Stabat Mater di Arvo Pärt in
una sequenza di luci e note della durata di mezz’ora (il pubblico potrà
assistere con ingresso su prenotazione; l’esecuzione dello Stabat Mater,
dal vivo dal 6 al 13 aprile, è affidata all’ensemble Vox Clamantis
diretto da Jaan-Eick Tulve, e a La Risonanza, diretta Fabio Bonizzoni;
ingresso gratuito il 6 aprile; lunedì 7 chiuso come tutti i lunedì; gli
altri giorni euro 5).
robert wilson 6
Il significato di tutto questo? La risposta è in
queste pagine e diventa una sorta di manifesto «wilsoniano»: «Mother è
qualcosa che vedi e ascolti.
Cercare a tutti i costi il senso è riduttivo.
Prendiamo Shakespeare: è assurdo volerlo interpretare. Quello che
importa è l’esperienza, diversa per ciascuno, perché sperimentare la
grandezza dell’arte è un’attività personale. Non voglio dare riposte.
Per me Mother, il mio teatro, la mia arte sono un processo non
intellettuale, ma esperienziale».
[…] «Il capolavoro del Buonarroti – rivela Wilson –
muove in me molte cose. Ha a che fare con mia madre, con tutte le madri.
È un mito universale con cui gli artisti si sono sempre confrontati, in
musica, su tela, su pietra. Quando l’ho vista per la prima volta sono
rimasto lì davanti per più di un’ora. Poi ho iniziato a camminarle
intorno. Ho percepito un’energia, una presenza quasi mistica. È come una
finestra sospesa tra il visibile e l’invisibile. Mi ha regalato un
tempo diverso.
robert wilson tales
L’idea di metterla in scena mi ha colpito
profondamente, anche se alla Pietà non serve una scenografia. Ha solo
bisogno di uno spazio, di un respiro, perché chi la osserva possa
perdersi nei propri pensieri. E allora ho pensato ad Arvo Pärt.
C’è qualcosa in comune tra la sua musica e questa
scultura: un senso del tempo che si dilata. Insieme, arte e musica non
spiegano: semplicemente, ci permettono di provare emozioni».
È inutile insistere sulle intenzioni. I riferimenti
di Wilson sono tanti, il denominatore è unico. «Quando ero uno studente
ho avuto l’occasione di incontrare il pittore Mark Rothko, noi ragazzi
gli chiedemmo il significato dei suoi quadri, a cosa pensava mentre
dipingeva. Lui disse: “Penso a tutto, all’amore, alla morte, a molte
cose...”».
robert wilson
Balzo indietro, riecco Shakespeare: «Puoi leggere
Amleto in una notte e la notte dopo trovarlo completamente diverso. Non
scriveva per essere capito, ma per offrire qualcosa su cui riflettere».
[…] Mozart: «Mi piace come suonano le sue note. Il
mio non è un ascolto intellettuale, quello che importa è la mia
esperienza». E di nuovo avanti: «Un critico chiese a Gertrude Stein che
cosa pensasse dell’arte moderna.
Lei rispose: “Mi piacerebbe guardarla”. Poi: miss
Stein, cosa pensa di fare dopo? “Penso che prenderò un bicchiere
d’acqua”». Wilson sorride compiaciuto. Il messaggio è molto chiaro […]».
[…] Che poi infinito e incompiuto si toccano, spesso
si equivalgono. «Balanchine continuava a lavorare sui suoi spettacoli.
Come me. Tutti i grandi lavori non sono mai finiti, continuano a
cambiare, sono incompiuti. Anche il mio Amleto di trent’anni fa...
Continuo a pensarci, nella mia testa non è finito».
robert wilson time and space
E in questo ciclico, perenne movimento (artistico),
Wilson avverte: «La magia sta nella superficie, che deve essere
accessibile. Cos’è Re Lear? È un re che divide il suo regno, impazzisce e
muore. È una storia molto semplice. Come semplice, anzi stupida, è
quella di Madama Butterfly: un ragazzo corteggia una ragazza, lei si
innamora, lui la lascia, lei si dispera e muore. Facile no? La storia
deve essere accessibile all’uomo della strada, deve porre domande senza
pretendere di dare risposte. È il motivo per cui facciamo gli artisti».
robert wilson endgame
robert wilson 2
robert wilson tales 1
robert wilson oedipus 1
robert wilson 2
the hat makes the man robert wilson
[…]
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