martedì 21 aprile 2026

Elvira Amata

 


Sicilia, rinviata a giudizio l’assessora regionale siciliana al Turismo e allo Sport, Elvira Amata (FdI): è accusata di corruzione.


Quante vittorie e quanti vanti per Fratelli di Italia. Che partito nuovo, intonso, illibato e al di sopra di ogni sospetto!

Andrea Scanzi 

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Nicolette Shea . 🤗🫶💫💖

 


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lunedì 20 aprile 2026

Palazzo Marino condanna il “Remigration Summit”: centrodestra diviso in Aula, FI si astiene

 La spaccatura / Duomo / Piazza della Scala

17 aprile 2026 09:52

La Lega, promotrice dell'evento, ha votato contro il provvedimento di condanna. Gli esponenti di Fratelli d’Italia sono usciti durante la votazione

Elena Buscemi, presidente del consiglio comunale (foto LaPresse)

Ferma condanna di Palazzo Marino nei confronti dei contenuti della manifestazione "Remigration Summit", dichiarati “incompatibili” con l’identità civile e democratica di Milano. Lo ha stabilito un ordine del giorno a firma della presidente del consiglio comunale Elena Buscemi. Il provvedimento ha ricevuto 23 voti a favore e cinque contrari. Il centrodestra, in generale, si è spaccato: la Lega (promotrice dell'evento) ha votato contro, Forza Italia (con tre voti) si è astenuta e Fratelli d’Italia è uscita dall’Aula durante la votazione.

“Il centrodestra diviso da profonde fratture”

“Il mio ordine del giorno ha ottenuto inoltre due risultati: ha costretto il centrodestra a mostrare, forse per la prima volta in modo così evidente, la profonda frattura che lo divide. Forza Italia si è dissociata ufficialmente dalla manifestazione e Fratelli d'Italia si è chiusa in un timido silenzio ed è uscita dall'Aula”, ha commentato Buscemi in seguito alla votazione. “Pure i bossiani sono andati contro la Lega, che è rimasta isolata con l'estrema destra europea”.

Il 18 aprile

Il Remigration Summit si svolgerà in piazza Duomo sabato 18 aprile, ed è organizzato dalla Lega e dai Patrioti europei. Per la stessa giornata sono previste manifestazioni contrarie, in segno di protesta. “La data del 18 aprile pare essere una provocazione in quanto cade esattamente a una settimana dal 25 aprile, giorno che per questa città in particolare, ma per tutta l’Italia, è Festa Nazionale della Liberazione dal nazi-fascismo, che proprio su idee come la remigrazione fondava la mostruosa ideologia che ha portato, tra le altre cose, alle leggi razziali”, si legge nell'ordine del giorno.

“Tentativi di camuffare la parola remigrazione”

“È stata annunciata per sabato prossimo una manifestazione promossa da gruppi e rappresentanti vari dell'estrema destra. Poi ovunque, anche in quest’aula, si è parlato di “remigrazione” nei modi più curiosi”, sono state le parole di Buscemi. “Addirittura nelle ultime ore vedo che vi vengono accostate altre parole, fra cui Pace, termine che suggerisco di trattare con maggiore cura e rispetto, quote latte, famiglia, crisi energetica, trattori, Europa cattiva. Si tenta insomma di camuffare la parola remigrazione, come fosse stato un abbaglio collettivo”.

“Progetto radicale basato su criteri etnico-razziali”

“La ‘remigrazione’ invece è un concetto molto chiaro, radicato nelle ideologie identitarie, riutilizzato ultimamente dall’attivista Martin Sellner, che nei suoi testi parla anche esplicitamente di sostituzione etnica. È dunque un progetto radicale basato su criteri etnico-razziali, capace di minacciare i principi della civiltà giuridica. L’uscita del libro di Sellner ha funzionato per i leader e partiti di estrema destra come un ‘liberi tutti’. Il richiamo alla “deportazione” tra l’altro non si ferma all’assonanza dei due termini, ma si fa pericolosamente concreto nella descrizione del piano ‘risolutivo’ alla questione migratoria, attraverso piani di rimpatrio forzati. Piani di rimpatrio, aggiungo io, che poi Trump metterà in azione con l’Ice a Minneapolis e non solo”, ha proseguito Buscemi.

“Matteo Salvini rivendica”

“Possiamo quindi noi, Consiglio Comunale, non dire niente di fronte a una manifestazione con queste caratteristiche, solo parzialmente smentite in un crescendo di dichiarazioni imbarazzate e imbarazzanti? Dichiarazioni fra cui troviamo quella di Matteo Salvini che rivendica il fatto che remigrazione è una parola che a lui non fa paura”.



https://www.milanotoday.it/politica/milano-remigration-summit-palazzo-marino-condanna-centrodestra-diviso.html

Accordo Pd Forza Italia in vista?


(Google)


 


Dalle stanze della politica ci fanno trapelare una notiziona, a giugno, sede ancora da definire ci sarà un incontro segreto (?) tra la Marina Berlusconi e la Elly Schlein per sondare un ipotetica alleanza. La berluschina si sarebbe stufata sia della Meloni che di Salvini come dall'altra parte i dem mal digeriscono i loro alleati però l'unico benvenuto sarebbe Renzi. Posso consigliare alle due donzelle di pensarci 100 mila volte prima di far salire sulla scialuppa il peggior politico epocale? L'dea di base della Berluscona sarebbe a giugno annunciare la sua candidatura e azzerare i quadri del suo partito e infarcirlo di fedelissimi. Mi ricorda il 1994, la vittoria del No e i cali d'ascolto delle reti Merdaset c'entrano qualcosa? Quando il bene della nostra Repubblica viene prima di tutto....Per rimanere ai canali del biscione si sussurra di un repulisti dei loro assi dell'informazione (non ridete, please), Del Debbbio, Giordano e, soprattutto, Porro, reo di essere troppo meloniano. A tal proposito già ci sarebbero indicazioni di andarci leggeri col Pd, soprattutto su certe tematiche care alla Schlein, dirittigender in testa. 


Un indizio lo abbiamo già: il 17 aprile a Milano, a Palazzi Marino, i dem di Sala hanno votato, insieme a Forza Italia, contro il Remigrtation Summit di sabato organizzato di Salvini, oramai, quasi, teorico alleato di governo.


Penso che l'alleanza Forza Italia Pd sia quasi naturale, essi rappresentano il vero centro destrra liberale. Una, Marina Berlusconi, è capitano d'industria l'altra, la Schlein, rappresenta un partito che ha fatto sempre gli interessi dei padroni. 


Fossi nella Melona e Conte comincerei a camminare con le spalle al muro, Salvini e Calenda, in quanto casi umani non ho nulla da consigliargli.


Ad maiora.


Fenix

FERMI TUTTI: ASSOLTO IN APPELLO GIANNI 'JOHNNY' MICALUSI DI "ASSUNTA MADRE"

 FERMI TUTTI: ASSOLTO IN APPELLO GIANNI 'JOHNNY' MICALUSI DI "ASSUNTA MADRE" – L’IMPRENDITORE DI TERRACINA, TITOLARE DEL NOTO RISTORANTE ROMANO FREQUENTATO DA POLITICI, VIP E CALCIATORI FU ARRESTATO NEL 2017 CON  L’ACCUSA DI 'INTESTAZIONE FITTIZIA DI BENI' E AUTORICICLAGGIO NELL'AMBITO DI UN'INCHIESTA DELLA DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI ROMA – ASSOLTI ANCHE I FIGLI – IL LEGALE DI JOHNNY: “LA FAMIGLIA MICALUSI E' STATA PRIVATA DI TUTTO: LIBERTA', CASE, RISTORANTI E SOPRATTUTTO DELLA DIGNITA'”


(AGI) - I giudici della Corte di Appello di Roma hanno assolto Gianni Micalusi, conosciuto da tutti come 'Johnny', imprenditore di Terracina di 62 anni, titolare del noto ristorante romano Assunta Madre - locale frequentato da politici, vip e calciatori -, accusato di 'intestazione fittizia di beni' e autoriciclaggio e arrestato, nel 2017, nell'ambito di un'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

 

Insieme a lui erano coinvolti anche i figli e il commercialista difeso dall'avvocato Gianluca Tognozzi.

 

Johnny Micalusi e Sabina Began

Tutti sono stati assolti. A Micalusi, si ricorda, erano state sequestrate, oltre ai locali, anche appartamenti e conti correnti. Si tratta di "una delle piu' grandi soddisfazioni della mia vita professionale. La famiglia Micalusi e' stata privata di tutto: liberta', case, ristoranti e soprattutto della dignita'", ha commentato, dopo la sentenza, l'avvocato Fabio Lattanzi, legale di uno dei figli dell'imprenditore. 

johnny micalusi francesco tottijohnny micalusi diletta leottajohnny micalusi ultimojohnny micalusi lamelajohnny micalusi mihajlovic e mogliePapa Francesco e Johnny MicalusiJohnny MicalusiJohnny MicalusiJohnny MicalusiJohnny MicalusiJohnny MicalusiJohnny Micalusi e Albertina Carrarojohnny micalusi assunta madre

 








































































































































https://www.dagospia.com/cronache/fermi-tutti-assolto-in-appello-gianni-johnny-micalusi-assunta-madre-471565



Microplastiche ovunque: nel latte in polvere, nei cosmetici e nelle protesi

  - Aprile 15, 2026








Un rapporto shock della Plastic Soup Foundation (organizzazione olandese pioniera nella lotta all’inquinamento da plastica) svela fonti insospettabili di esposizione: latte in polvere, cosmetici, protesi e ambienti clinici. I bambini sono i più vulnerabili.

Basato su oltre 350 studi scientifici, il rapporto mappa l’esposizione umana alle microplastiche attraverso cinque categorie, ovvero ambienti esterni, spazi indoor, prodotti per l’infanzia, settore sanitario e cura personale, alimenti e bevande. Le microplastiche sono inquinanti pervasivi, abbondanti, invisibili e trasportatori di cocktail chimici, in agguato in ogni angolo della nostra vita, fin prima della nascita.

Uno degli aspetti più inquietanti riguarda il latte in polvere per neonati: fino a 16 milioni di microplastiche e trilioni di nanoplastiche per litro di latte in polvere preparato. L’esposizione varia da meno di 1 a 17 microplastiche per grammo di formula, a seconda del packaging e del metodo di preparazione. La sterilizzazione e l’uso di acqua calda a 95 gradi Celsius possono far aumentare il rilascio da 0,6 a 55 milioni di particelle per litro. Questo fenomeno avviene perché le bottiglie per l’infanzia in plastica, quando esposte ad alte temperature durante la sterilizzazione o la preparazione della formula, rilasciano particelle microscopiche di polipropilene e altri polimeri. Anche il packaging stesso, come scatole di cartone rivestite internamente di plastica, contribuisce alla contaminazione. I neonati sono particolarmente a rischio perché respirano più aria per chilogrammo di peso corporeo e passano più tempo a contatto con la polvere domestica, dove le microplastiche si accumulano. La loro esposizione proporzionale è quindi significativamente più alta di quella degli adulti. Inoltre, i sistemi immunitari e metabolici dei neonati sono ancora in sviluppo, rendendoli più vulnerabili agli effetti potenziali delle microplastiche e degli additivi chimici che trasportano. 

Un altro ambito preoccupante è quello degli ambienti clinici. Secondo il rapporto, le sale operatorie registrano concentrazioni di microplastiche fino a 9.258 particelle per metro quadrato durante un singolo turno di lavoro. Le fonti includono attrezzature mediche essenziali come cateteri cardiaci, impianti ortopedici, protesi al silicone incluse quelle mammarie, e sacche per fluidi endovenosi in plastica. Particolarmente drammatico è il caso delle terapie intensive neonatali: i neonati prematuri che ricevono nutrizione endovenosa possono ingerire fino a 115 particelle di microplastica in sole 72 ore, esclusivamente dai circuiti di infusione in plastica. Un’esposizione che inizia letteralmente con i primi istanti di vita. Le protesi e gli impianti, come le protesi mammarie in silicone e molti dispositivi medici impiantabili, possono rilasciare particelle polimeriche nel corpo nel corso del tempo.

Anche il mondo dei cosmetici e della cura personale nasconde insidie. Il rapporto distingue tra microplastiche primarie, aggiunte intenzionalmente in prodotti cosmetici come microsfere esfolianti, glitter e pigmenti, e microplastiche secondarie, generate dal degrado di packaging plastico o dall’usura di prodotti solidi come stick labbra e deodoranti.

La nostra casa, che dovremmo considerare un rifugio sicuro, si rivela invece un ambiente ricco di microplastiche. Le vernici domestiche rappresentano una fonte sottovalutata: una singola mano di vernice applicata su 100 metri quadrati può contenere tra 17 e 68 quadrilioni di particelle polimeriche. Con il tempo, l’usura naturale o i lavori di ristrutturazione rilasciano queste particelle nell’aria e nella polvere domestica. Giocattoli e prodotti per l’infanzia, come mattoncini da costruzione, tappetini gioco e altri oggetti comuni in PET, PVC o polipropilene, rilasciano continuamente microplastiche nell’ambiente indoor. I bambini, giocando a terra e portando oggetti alla bocca, sono esposti in modo sproporzionato. Anche i tessuti sintetici contribuiscono al problema: ogni lavaggio di capi in poliestere o nylon rilascia migliaia di fibre microscopiche che si accumulano nella polvere di casa. I neonati e i bambini piccoli, strisciando e toccando superfici, inalano e ingeriscono queste particelle con maggiore frequenza.

Il rapporto segnala con preoccupazione anche fonti emergenti di microplastiche, come la geoingegneria e gli aerosol stratosferici. Alcune proposte di intervento climatico prevedono l’iniezione di aerosol nella stratosfera per riflettere la luce solare. Sebbene la ricerca si concentri su composti come il biossido di zolfo, alcuni studi esplorano l’uso di polimeri plastici, che potrebbero creare una fonte “terascala”, ovvero miliardi di miliardi, di microplastiche intenzionalmente disperse nell’atmosfera. Anche senza geoingegneria, le precipitazioni trasportano già microplastiche provenienti da pneumatici, tessuti sintetici e rifiuti urbani, trasformando la pioggia in un vettore di esposizione.

Per quanto riguarda i rischi per la salute, le evidenze scientifiche attuali indicano che le microplastiche sono state rilevate in sangue umano, placenta, latte materno, feci infantili e organi. Studi su animali suggeriscono potenziali effetti infiammatori, disturbi metabolici e alterazioni del microbiota intestinale. Le nanoplastiche, ovvero quelle inferiori a un micron, possono attraversare barriere biologiche, raggiungendo tessuti profondi. Tuttavia, gli effetti a lungo termine dell’esposizione alle microplastiche sono ancora poco chiari, ma i rischi sono scientificamente plausibili, potenzialmente gravi e iniqui per le generazioni presenti e future.

Come afferma Maria Westerbos, fondatrice della Plastic Soup Foundation, molte persone pensano ancora che l’inquinamento da plastica riguardi oceani e spiagge, non la propria salute, ma i nostri ambienti di vita sono generatori di microplastiche, e l’esposizione avviene continuamente, in modi che la maggior parte delle persone non ha mai considerato.

https://beppegrillo.it/microplastiche-ovunque-nel-latte-in-polvere-nei-cosmetici-e-nelle-protesi/

Una persona su sette soffre di disturbi mentali. E a rispondere ora è un algoritmo

  - Aprile 17, 2026






Nel mondo, circa una persona su sette vive con un disturbo mentale. Le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di 1,1 miliardi di persone, con ansia e depressione come quadri più comuni. Allo stesso tempo il divario tra bisogno e cure resta enorme. La spesa pubblica per la salute mentale è ferma intorno al 2% dei budget sanitari nazionali e la dotazione del personale è in media 13 operatori ogni 100.000 abitanti, con carenze drammatiche nei Paesi a reddito medio-basso. Questo è il primo fattore di pressione che spinge molti a cercare alternative veloci.

Ogni anno muoiono per suicidio più di 720.000 persone. Ogni decesso ne sottintende decine di tentativi e milioni di pensieri intrusivi, con un peso sanitario e sociale che ricade su famiglie, scuole e luoghi di lavoro. A livello OCSE il tasso medio è circa 11 decessi ogni 100.000 abitanti. La prevenzione è possibile ma richiede accesso capillare a servizi e reti di prossimità che oggi sono disomogenee.

In Italia i suicidi restano attorno ai 4.000 l’anno, pari a 6,5 ogni 100.000 abitanti, con una netta prevalenza maschile. Il fenomeno è meno esteso che nel Nord Europa ma comunque rilevante, e riflette la difficoltà di accedere tempestivamente alle cure. Il sistema italiano ha puntato sulla psichiatria di comunità, diventando un modello in città come Trieste, ma purtroppo la carenza di fondi e personale, unita alla crescita della domanda, ha ridotto l’efficacia del modello. L’Italia si colloca oggi tra i Paesi OCSE con meno posti letto psichiatrici, segnale di una forte pressione sui servizi territoriali.

E il terzo tassello è l’attesa: nel 2024 è stata varata una piattaforma nazionale per monitorare le liste d’attesa perché le prestazioni pubbliche spesso richiedono settimane o mesi. La conseguenza è che chi può si rivolge al privato, chi non può rimanda, mentre una parte crescente sperimenta strumenti digitali facilmente accessibili, ovvero i chatbot, l’intelligenza artificial.e

OpenAI ha reso pubblici i numeri su ChatGPT: ogni settimana stima oltre un milione di conversazioni con indicatori espliciti di possibile pianificazione o intento suicidario e circa lo 0,07% degli utenti settimanali con potenziali segnali di emergenze legate a psicosi o mania. L’azienda sostiene di avere migliorato la gestione dei casi sensibili con GPT-5 e di avere coinvolto più di 170 clinici per valutazioni e riscrittura delle risposte, mentre le autorità americane hanno aperto un’inchiesta sul rischio per minori e adolescenti nei chatbot-companion. Questi dati non dimostrano un nesso causale con l’insorgenza dei disturbi, ma quantificano la scala del fenomeno e la quota di persone che si rivolge all’IA in momenti di vulnerabilità.

L’IA non genera da sola un disturbo però può amplificare fragilità quando sostituisce legami umani o risponde in modo inadeguato. La letteratura segnala due nodi: tendenza a compiacere l’utente che può convalidare pensieri distorti e scarsa validazione clinica degli strumenti basati su LLM (Large Language Model). I meccanismi critici sono dipendenza sostitutiva, rinforzo dei pensieri negativi, isolamento prolungato, scambio della fluidità linguistica per competenza clinica ed escalation del malessere senza reindirizzare verso azioni di sicurezza. Molti scelgono l’IA per accesso immediato, costi bassi o nulli, anonimato e disponibilità multilingue che riduce lo stigma e colma i deserti di offerta, soprattutto per giovani, studenti, migranti e aree rurali. Sondaggi in Nord America ed Europa indicano una quota crescente di persone che cerca supporto emotivo tramite chatbot, con maggiore propensione tra i giovani. Il quadro regolatorio si muove lentamente. La Federal Trade Commission degli Stati Uniti ha avviato un’indagine sui chatbot-companion e avanzano proposte per limitare l’uso ai minori e introdurre verifiche di età. Cresce la richiesta di standard, audit e trasparenza nell’uso dell’IA per la salute mentale.

Tornando all’Italia, il Paese combina un buon impianto di comunità con la fatica di renderlo uniforme. La riforma basata sulla chiusura dei manicomi ha prodotto esperienze d’eccellenza ma oggi fronteggia tagli, pensionamenti e carichi crescenti. La scarsità di posti letto ospedalieri rende ancora più cruciale l’intervento precoce territoriale. Le nuove norme sulle liste d’attesa sono un passo verso la trasparenza, ma la percezione diffusa è che per una consulenza psicologica pubblica si possa attendere a lungo, mentre nel privato i costi sono di certo una barriera. Nel nostro Paese, la spesa per la salute mentale rappresenta appena il 3,5% della spesa sanitaria complessiva, contro una media europea che supera il 6%. Ogni anno oltre 2 milioni di persone entrano in contatto con i servizi psichiatrici pubblici, ma meno della metà riceve un percorso continuativo di cura. Gli psicologi del Servizio Sanitario Nazionale sono circa 5.000, uno ogni 12.000 abitanti, mentre nel Regno Unito e in Germania il rapporto è cinque volte più favorevole. I centri di salute mentale sono 1.400 ma con forti squilibri territoriali e orari ridotti in molte regioni.

Questa carenza ha aperto spazio a nuove forme di supporto digitale. Nel vuoto lasciato dai servizi pubblici si è infilata così l’intelligenza artificiale, che offre ascolto immediato, accesso gratuito e soprattutto anonimato. Chatbot, app terapeutiche e assistenti virtuali hanno riempito un bisogno reale, ma purtroppo in assenza di regole rischiano di diventare la risposta sbagliata a una domanda  che sta sempre di più aumentando e che farà sempre più danni, soprattutto tra i giovani..

https://beppegrillo.it/una-persona-su-sette-soffre-di-disturbi-mentali-e-a-rispondere-ora-e-un-algoritmo/

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Una persona su sette soffre di disturbi mentali. E a rispondere ora è un algoritmo

  - Aprile 17, 2026






Nel mondo, circa una persona su sette vive con un disturbo mentale. Le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di 1,1 miliardi di persone, con ansia e depressione come quadri più comuni. Allo stesso tempo il divario tra bisogno e cure resta enorme. La spesa pubblica per la salute mentale è ferma intorno al 2% dei budget sanitari nazionali e la dotazione del personale è in media 13 operatori ogni 100.000 abitanti, con carenze drammatiche nei Paesi a reddito medio-basso. Questo è il primo fattore di pressione che spinge molti a cercare alternative veloci.

Ogni anno muoiono per suicidio più di 720.000 persone. Ogni decesso ne sottintende decine di tentativi e milioni di pensieri intrusivi, con un peso sanitario e sociale che ricade su famiglie, scuole e luoghi di lavoro. A livello OCSE il tasso medio è circa 11 decessi ogni 100.000 abitanti. La prevenzione è possibile ma richiede accesso capillare a servizi e reti di prossimità che oggi sono disomogenee.

In Italia i suicidi restano attorno ai 4.000 l’anno, pari a 6,5 ogni 100.000 abitanti, con una netta prevalenza maschile. Il fenomeno è meno esteso che nel Nord Europa ma comunque rilevante, e riflette la difficoltà di accedere tempestivamente alle cure. Il sistema italiano ha puntato sulla psichiatria di comunità, diventando un modello in città come Trieste, ma purtroppo la carenza di fondi e personale, unita alla crescita della domanda, ha ridotto l’efficacia del modello. L’Italia si colloca oggi tra i Paesi OCSE con meno posti letto psichiatrici, segnale di una forte pressione sui servizi territoriali.

E il terzo tassello è l’attesa: nel 2024 è stata varata una piattaforma nazionale per monitorare le liste d’attesa perché le prestazioni pubbliche spesso richiedono settimane o mesi. La conseguenza è che chi può si rivolge al privato, chi non può rimanda, mentre una parte crescente sperimenta strumenti digitali facilmente accessibili, ovvero i chatbot, l’intelligenza artificial.e

OpenAI ha reso pubblici i numeri su ChatGPT: ogni settimana stima oltre un milione di conversazioni con indicatori espliciti di possibile pianificazione o intento suicidario e circa lo 0,07% degli utenti settimanali con potenziali segnali di emergenze legate a psicosi o mania. L’azienda sostiene di avere migliorato la gestione dei casi sensibili con GPT-5 e di avere coinvolto più di 170 clinici per valutazioni e riscrittura delle risposte, mentre le autorità americane hanno aperto un’inchiesta sul rischio per minori e adolescenti nei chatbot-companion. Questi dati non dimostrano un nesso causale con l’insorgenza dei disturbi, ma quantificano la scala del fenomeno e la quota di persone che si rivolge all’IA in momenti di vulnerabilità.

L’IA non genera da sola un disturbo però può amplificare fragilità quando sostituisce legami umani o risponde in modo inadeguato. La letteratura segnala due nodi: tendenza a compiacere l’utente che può convalidare pensieri distorti e scarsa validazione clinica degli strumenti basati su LLM (Large Language Model). I meccanismi critici sono dipendenza sostitutiva, rinforzo dei pensieri negativi, isolamento prolungato, scambio della fluidità linguistica per competenza clinica ed escalation del malessere senza reindirizzare verso azioni di sicurezza. Molti scelgono l’IA per accesso immediato, costi bassi o nulli, anonimato e disponibilità multilingue che riduce lo stigma e colma i deserti di offerta, soprattutto per giovani, studenti, migranti e aree rurali. Sondaggi in Nord America ed Europa indicano una quota crescente di persone che cerca supporto emotivo tramite chatbot, con maggiore propensione tra i giovani. Il quadro regolatorio si muove lentamente. La Federal Trade Commission degli Stati Uniti ha avviato un’indagine sui chatbot-companion e avanzano proposte per limitare l’uso ai minori e introdurre verifiche di età. Cresce la richiesta di standard, audit e trasparenza nell’uso dell’IA per la salute mentale.

Tornando all’Italia, il Paese combina un buon impianto di comunità con la fatica di renderlo uniforme. La riforma basata sulla chiusura dei manicomi ha prodotto esperienze d’eccellenza ma oggi fronteggia tagli, pensionamenti e carichi crescenti. La scarsità di posti letto ospedalieri rende ancora più cruciale l’intervento precoce territoriale. Le nuove norme sulle liste d’attesa sono un passo verso la trasparenza, ma la percezione diffusa è che per una consulenza psicologica pubblica si possa attendere a lungo, mentre nel privato i costi sono di certo una barriera. Nel nostro Paese, la spesa per la salute mentale rappresenta appena il 3,5% della spesa sanitaria complessiva, contro una media europea che supera il 6%. Ogni anno oltre 2 milioni di persone entrano in contatto con i servizi psichiatrici pubblici, ma meno della metà riceve un percorso continuativo di cura. Gli psicologi del Servizio Sanitario Nazionale sono circa 5.000, uno ogni 12.000 abitanti, mentre nel Regno Unito e in Germania il rapporto è cinque volte più favorevole. I centri di salute mentale sono 1.400 ma con forti squilibri territoriali e orari ridotti in molte regioni.

Questa carenza ha aperto spazio a nuove forme di supporto digitale. Nel vuoto lasciato dai servizi pubblici si è infilata così l’intelligenza artificiale, che offre ascolto immediato, accesso gratuito e soprattutto anonimato. Chatbot, app terapeutiche e assistenti virtuali hanno riempito un bisogno reale, ma purtroppo in assenza di regole rischiano di diventare la risposta sbagliata a una domanda  che sta sempre di più aumentando e che farà sempre più danni, soprattutto tra i giovani.

https://beppegrillo.it/una-persona-su-sette-soffre-di-disturbi-mentali-e-a-rispondere-ora-e-un-algoritmo/