martedì 30 giugno 2026

“DALLA RAI NON MI ASPETTO PIÙ NULLA”

 

“DALLA RAI NON MI ASPETTO PIÙ NULLA” – SIGFRIDO RANUCCI, DOPO L’ARRESTO DEI QUATTRO ESECUTORI MATERIALI DELL’ATTENTATO DAVANTI AL CANCELLO DI CASA, RINGRAZIA LE FORZE DELL’ORDINE E TIRA FUORI GLI ARTIGLI: “LA MIA FAMIGLIA È TOSTA E SA CHE È IL PREZZO DA PAGARE PER LA LIBERTÀ DI STAMPA. MI RIFERISCO AI TENTATIVI DI DELEGITTIMAZIONE, AL RISCHIO DI AFFRONTARE LITI TEMERARIE. IL 3 LUGLIO HO UNA MEDIAZIONE MILIONARIA DI RISARCIMENTO DANNI SENZA TUTELA LEGALE DELLA RAI: È TUTTO NEL PACCHETTO DA PAGARE” – “GLI ARRESTATI SONO PERSONE PERICOLOSE, HANNO CONTINUATO A METTERE BOMBE ANCHE DOPO AVERLA MESSA A ME…”

sigfrido ranucci giampaolo rossi paolo corsini report 

Estratto dell’articolo di Irene Famà per www.lastampa.it

 

SIGFRIDO RANUCCI E SEMPRE CARTABIANCA

«Oggi ci siamo svegliati con una bella notizia». […] Sigfrido Ranucci ringrazia la procura e i carabinieri che stamattina hanno arrestato quattro uomini accusati di aver piazzato una bomba sotto la sua auto parcheggiata davanti alla sua abitazione a Pomezia il 16 ottobre 2025.

 

Come ha vissuto questi mesi?

«Sono sotto scorta dal 2021, quindi in realtà dal punto di vista logistico non è cambiato molto. Certo però che un attentato davanti a casa ti cambia».

 

È stato costretto a modificare le sue abitudini?

bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 5

«È inevitabile. Vivi con la sensazione che possa sempre succedere qualcosa […]. Devo dire che la mia famiglia è tosta e sa che è il prezzo da pagare per la libertà di stampa. Che non è solo questo».

 

A cosa si riferisce?

«Ai tentativi di delegittimazione, al rischio di affrontare liti temerarie. Il 3 luglio, ad esempio, ho una mediazione milionaria di risarcimento danni senza tutela legale della Rai: è tutto nel pacchetto da pagare».

 

La Rai l’ha lasciata solo?

«Dalla Rai non mi aspetto più nulla. Ma c’è tanta parte della Rai che mi è vicina in maniera silenziosa».

 

Torniamo all’attentato. Si contesta il metodo mafioso, si cercano i mandanti. Lei si è fatto un’idea?

«Ci sono coincidenze temporali con la storia del cantiere navale e io sono certo che i carabinieri e la procura stiano lavorando su varie piste. Si tratta di gente molto pericolosa che ha continuato a mettere bombe anche dopo averla messa a me. Il pubblico ministero Carlo Villani mi aveva promesso che li avrebbe presi e l’ha fatto».

https://www.dagospia.com/media-tv/sigfrido-ranucci-dalla-rai-non-mi-aspetto-piu-nulla-3-luglio-479031 

 

Consegna l'ultima pizza della serata e si schianta con lo scooter, morto Andrea Salvati: lavorava per pagarsi il viaggio dei 18 anni

 


Voleva essere indipendente e non chiedere altro ai genitori. Voleva guadagnarseli con le consegne

Andrea Salvati
Andrea Salvati


Lavorava per realizzare un sogno. Quello di andare in Spagna quest'estate con i suoi amici. Un modo per festeggiare i diciott'anni, compiuti lo scorso febbraio. Ma Andrea Salvati è morto mentre consegnava l'ultima pizza della serata, domenica quando, probabilmente a causa della forte pioggia, si è schiantato contro una rotatoria a Poirino, nel Torinese.

Il viaggio dei 18 anni

Andrea lavorava come fattorino in una pizzeria per mettere da parte i soldi necessari al viaggio. La nonna gli aveva già regalato una parte della somma per il compleanno, ma lui voleva essere indipendente e non chiedere altro ai genitori. Voleva guadagnarseli con le consegne. Proprio come quell'ultima di domenica sera. Dopo averla fatta, si era rimesso in sella al suo scooter per rientrare in pizzeria e concludere il turno.

La dinamica

Intorno alle 22.30, sotto una pioggia battente, il giovane ha perso il controllo del mezzo ed è andato a sbattere contro lo spartitraffico all'incrocio tra via Torino, strada vicinale Savona e la variante di Poirino. I sanitari del 118 di Azienda Zero sono arrivati immediatamente sul posto e lo hanno trasportato d'urgenza al Cto di Torino. Secondo i primi accertamenti il diciottenne, rimasto schiacciato dal proprio ciclomotore nell'impatto, aveva riportato un grave trauma toracico. 

Le sue condizioni, inizialmente non apparse critiche, sono poi precipitate e, nonostante i tentativi dei medici di salvargli la vita, Andrea è morto poche ore dopo il ricovero.

Le cause

Sulle cause dell'incidente indagano i carabinieri della compagnia di Chieri. Secondo una prima ricostruzione, si è trattato di un incidente autonomo, senza il coinvolgimento di altri veicoli. Un'ipotesi che rafforzerebbe quella secondo cui lo schianto sarebbe stato provocato dalla pioggia.

Chi era Andrea

Andrea Salvati amava la musica trap e la scorsa settimana era andato con la cugina al concerto di uno dei suoi artisti preferiti, Sfera Ebbasta, all'Allianz Stadium di Torino. Tra i numerosi messaggi di cordoglio pubblicati sui social per la sua morte c'è anche quello del Comune di Trofarello, dove abitava. «Andrea Salvati aveva solo diciotto anni. Un futuro intero davanti a sé, tragicamente spezzato da un incidente che lo ha portato via alla sua famiglia, ai suoi amici e a tutti coloro che lo conoscevano - si legge nel post -. In questo momento così doloroso per l'intera comunità, il sindaco Stefano Napoletano e tutta l'amministrazione comunale desiderano porgere le più sentite condoglianze alla famiglia di Andrea per la grave perdita subita»

https://www.leggo.it/italia/cronache/30_giugno_2026_andrea_salvati_morto_consegne_viaggio_18_anni-9623992.html?refresh_cens 

 

 

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!"

 

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

fertitta meloni 

Fonti Chigi, 'Meloni non è stata sullo yacht di Fertitta'

tilman fertitta e il tour estivo in yacht coastal diplomacy 5

(ANSA) - ROMA, 30 GIU - 'Giorgia Meloni non ha mai visto Fertitta all'Argentario e non è mai salita a bordo dello yacht dell'ambasciatore degli Stati Uniti. Si tratta di una notizia completamente inventata'.

 

Lo affermano fonti di Palazzo Chigi interpellate dall'ANSA in riferimento a quanto riportato da Dagospia, che scrive di un incontro tra la premier e l'ambasciatore all'Argentario.

 

Le stesse fonti aggiungono che il governo valuta anche la possibilità di adire alle vie legali contro chiunque diffonda notizie false che riguardano l'attività della presidente del Consiglio.

https://www.dagospia.com/politica/flash-benvenuta-bordo-cosi-stata-accolta-premier-garbatella-479071 

 

TRUMP E I PASDARAN GIOCANO A TIRA E MOLLA – OGNI GIORNO UNO SI LANCIA IN AVANTI SUI NEGOZIATI E GLI ALTRI RINCULANO: COSÌ TROVARE UN ACCORDO DIVENTA IMPOSSIBILE.

 

TRUMP E I PASDARAN GIOCANO A TIRA E MOLLA – OGNI GIORNO UNO SI LANCIA IN AVANTI SUI NEGOZIATI E GLI ALTRI RINCULANO: COSÌ TROVARE UN ACCORDO DIVENTA IMPOSSIBILE. L’ULTIMO EPISODIO? GLI USA HANNO ANNUNCIATO CHE DA TEHERAN HANNO CHIESTO UN INCONTRO E CHE I COLLOQUI SI SAREBBERO TENUTI OGGI A DOHA. GLI AYATOLLAH HANNO NEGATO, MA HANNO SPEDITO COMUNQUE UNA DELEGAZIONE – SILENZIO DA WASHINGTON SUL PRESUNTO SBLOCCO DI SEI MILIARDI DI DOLLARI DI BENI IRANIANI DA PARTE DEL QATAR – MACRON E IL SULTANO DELL’OMAN APRONO ALLO SMINAMENTO DELLO STRETTO DI HORMUZ, MA IL REGIME ISLAMISTA FRENA: “UNA PROVOCAZIONE, LO SMINAMENTO SARÀ EFFETTUATO DA NOI” (ALLORA SIAMO A POSTO)

trump pasdaran iran 

Estratto dell’articolo di Massimo Basile per “la Repubblica”

 

DONALD TRUMP COME ATLANTE

La diplomazia nell'America di Donald Trump è spesso una questione di immagini, in cui anche un annuncio diventa la prova di una vittoria.

 

Ma il confronto con l'Iran ha mostrato ancora una volta il limite di questa strategia, perché Teheran continua a non fare da sponda all'enfasi del presidente americano.

 

[…] Trump continua a descrivere la controparte come disperata, e in ginocchio a supplicargli ogni giorno di fare un accordo. Ieri il presidente ha annunciato sul social Truth che gli iraniani hanno chiesto un incontro e che i nuovi colloqui si sarebbero tenuti oggi a Doha, in Qatar.

 

Poche ore dopo, però, uno dei principali negoziatori iraniani ha negato che ci fossero appuntamenti già fissati, anche se una delegazione era comunque partita.

 

Non è un dettaglio: rivela la fragilità di un cessate il fuoco che Stati Uniti e Iran hanno entrambi interesse a presentare come una vittoria, ma che nessuno dei due sembra ancora pronto a trasformare in accordo duraturo.

 

donald trump - guerra in iran

Intanto l'inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e Jared Kushner, genero del presidente, sono andati a Doha, secondo quanto dichiarato dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.

 

Per fare cosa? Il segretario di Stato americano Marco Rubio e Witkoff ieri erano attesi da una telefonata con i membri del Congresso per aggiornarli sui negoziati, che però sono di nuovo in fase di stallo. E oggi dovrebbero incontrarsi con i quatarini. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha spiegato che la missione iraniana a Dubai è esclusivamente legata al monitoraggio dell'attuazione del memorandum d'intesa.

 

[…]

 

video dell attacco americano al sito nucleare di fordow 4

La domanda che molti si fanno non è se Usa e Iran otterranno qualche giorno di calma, ma se questa pausa, seguita alle tensioni riesplose la settimana scorsa, rappresenti una nuova fase o solo l'intervallo tra due escalation. Nel Golfo la storia recente suggerisce prudenza: gli accordi più fragili spesso sono quelli annunciati con maggiore enfasi. E Trump usa da mesi la sua retorica per annunciare, ogni giorno, la vittoria americana e la resa iraniana.

 

Nel frattempo le diplomazie si muovono cercando di proporre atti concreti. Il Qatar, secondo Teheran, avrebbe sbloccato sei miliardi di dollari di dollari di beni iraniani. La decisione è stata presentata dalla Repubblica islamica come un successo, soprattutto mentre il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz viene messo ogni giorno alla prova.

 

Haitham bin Tariq - Emmanuel Macron

Il presidente Pezeshkian ha confermato la notizia su cui invece ha taciuto Trump, preoccupato dalla reazione della base Maga, che vede nello sblocco degli asset una resa.

Al centro delle discussioni resta comunque Hormuz. Dopo gli ultimi scontri tra americani e iraniani, il traffico lungo il canale nel fine settimana è diminuito: domenica sono transitate 22 navi, rispetto alle 48 di venerdì. E la domanda cruciale è se in futuro verranno introdotti pedaggi.

 

L'Oman ha detto che assieme all'Iran sta valutando la possibilità di applicare tariffe per servizi alle navi commerciali, ma ha escluso l'introduzione di tasse di transito, su cui invece Teheran resta più vaga.

 

STRETTO DI HORMUZ - INGORGO DI IMBARCAZIONI - 23 GIUGNO 2026

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito che l'Iran è l'unico responsabile della gestione dello Stretto e ha avvertito che l'utilizzo di una rotta alternativa vicino all'Oman provocherebbe ritardi nella sua completa riapertura. Ma proprio il sultano dell'Oman Haitham bin Tariq, e il presidente francese Emmanuel Macron, stanno collaborando per lo sminamento del canale e garantire la sicurezza delle rotte marittime. […]

 

Teheran ha subito protestato: «Secondo il memorandum d'intesa, lo sminamento sarà effettuato esclusivamente dall'Iran e da nessun altro Paese, e in linea di principio non lo permetteremo», ha detto il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi. «La situazione è delicata e complessa - ha aggiunto - Consigliamo vivamente alla Francia di non complicarla con le sue provocazioni».

https://www.dagospia.com/politica/trump-i-pasdaran-giocano-tira-molla-ogni-giorno-si-lancia-in-avanti-sui-478984 

 

«Bambini venduti su Vinted con annunci di vecchi giocattoli, descrizioni sospette e prezzi esorbitanti»: la Francia apre un'indagine

 


La Procura di Nanterre ha aperto un'indagine preliminare per traffico di minori, affidata all'Ufficio per i Minori

Foto a destra: Reddit
Foto a destra: Reddit


«Tre anni. Femmina. 91 cm. 13 kg. Piccola, bionda, occhi azzurri, obbediente». È l'annuncio corredato a un peluche a forma di coniglietto, dal costo di 1000 euro, sulla piattaforma di vendita online Vinted, utilizzata per liberarsi di vecchi vestiti oppure oggetti che non servono più. E che adesso è al centro di una controversia, nata da diversi video su TikTok, secondo cui questi annunci sarebbero una copertura: a essere in vendita, secondo molti utenti, sarebbero bambini.

Il caso ha suscitato molto clamore: come scrive Le Parisien, in Francia la Procura di Nanterre ha aperto un'indagine preliminare per traffico di minori, affidata all'Ufficio per i Minori (Ofmin).

Il traffico di minori

Gli indizi che indicherebbero un presunto traffico di minori, sottolineano diversi content creator, sarebbero molteplici: a partire dai prezzi altissimi per peluche di poco valore, fino agli strani dettagli che indicano il peso, la taglia e le caratteristiche fisiche. Molti utenti si sono improvvisati detective, contattando i venditori degli annunci per scoprirne di più, anche se con scarsi risultati.

L'apertura dell'indagine

E per quanto la storia possa sembrare piuttosto surreale, probabilmente frutto di scherzi o di bot, in molti hanno sottolineato che, falsa o meno, valeva la pena indagare. 

E così è stato: le accuse sono uscite fuori dai social, catturando l'attenzione delle autorità. La Procura di Nanterre ha aperto le indagini preliminari, e l'Alto Commissario per l'Infanzia francese, Sarah El Haïry, ha annunciato di aver segnalato «l'esistenza di account sospettati di essere coinvolti nel traffico di minori su Vinted».

La risposta dell'azienda

L'azienda ha risposto alle accuse dichiarando di aver «preso atto degli annunci pubblicitari attualmente in circolazione online». In seguito a un'indagine interna, sottolinea, «non abbiamo trovato alcuna prova che li colleghi ad attività di traffico di minori». Sempre Vinted chiarisce inolre che «l'età indicata in queste pubblicità si riferisce alla fascia d'età a cui il giocattolo è destinato», e che i prezzi elevati sono giustificati da «un autentico valore collezionistico, da tentativi di provocazione o da tattiche di negoziazione». Infine, la piattaforma ha dichiarato di «non tollerare alcun contenuto inappropriato», assicurando un intervento «ogniqualvolta venga individuata "una pubblicità sospetta", in modo tale da poter collaborare con le forze dell'ordine se necessario».

https://www.leggo.it/esteri/news/30_giugno_2026_vinted_annunci_giochi_traffico_minori_vendita_bambini_indagini_francia-9623913.html?refresh_cens 

 

 

 

FARE SCIACALLAGGIO POLITICO NON È MAI UNA BUONA IDEA - LA FIGURA DI PALTA FATTA DA TOMMASO FIAZZA, CAPOGRUPPO DELLA LEGA IN REGIONE EMILIA ROMAGNA, IN MERITO AL PIZZAIOLO UCCISO A REGGIO

 

FARE SCIACALLAGGIO POLITICO NON È MAI UNA BUONA IDEA - LA FIGURA DI PALTA FATTA DA TOMMASO FIAZZA, CAPOGRUPPO DELLA LEGA IN REGIONE EMILIA ROMAGNA, IN MERITO AL PIZZAIOLO UCCISO A REGGIO - PENSANDO CHE IL KILLER FOSSE UNO STRANIERO, FIAZZA INVOCA LA "REMIGRAZIONE". IL LEGHISTA, POCO DOPO, È STATO COSTRETTO A RITIRARE IL COMUNICATO STAMPA PERCHÉ...L'OMICIDA È UN 40ENNE ITALIANO CON PRECEDENTI PER DROGA - MORALE DELLA FAVA: PRIMA DI PARLARE A SPROPOSITO, PER ACCHIAPPARE QUALCHE VOTO, È BENE ASPETTARE...

tommaso fiazza - raffaele stipa 

REGGIO EMILIA: PIZZAIOLO UCCISO, ARRESTATO E' 40ENNE ITALIANO CON PRECEDENTI PER DROGA

TOMMASO FIAZZA - 1

(Adnkronos) - E' italiano, 40 anni, l'uomo arrestato per aver ucciso a coltellate il titolare di una pizzeria a Reggio Emilia e aver ferito la sorella dopo che era intervenuta nel tentativo di difendere il fratello.

 

L'uomo, con precedenti per droga, sarebbe entrato verso le 21,30 e avrebbe chiesto per l'ennesima volta una pizza gratis e al rifiuto di Raffaele Stipa, titolare del locale, si sarebbe scagliato contro l'uomo uccidendolo.

 

L'assassino è stato arrestato per il reato di omicidio e lesioni personali aggravate. Accertamenti per ricostruire l'esatta dinamica dell'accaduto sono ancora in corso.

 

OMICIDIO REGGIO EMILIA, FIAZZA (LEGA): CHI UCCIDE PER UNA PIZZA NON PUO' AVERE POSTO NELLA NOSTRA COMUNITÀ

Raffaele Stipa, pizzaiolo ucciso a Reggio Emilia

 

(9Colonne) - "Raffaele Stipa è morto perché ha fatto ciò che ogni commerciante fa ogni giorno: ha difeso il frutto del proprio lavoro. Il mio pensiero va alla sua famiglia e alla sorella, ferita mentre cercava di proteggerlo".

 

"Questa è una tragedia che colpisce tutta l'Emilia-Romagna e che impone una riflessione seria, senza ipocrisie: un uomo è stato accoltellato e ucciso per essersi rifiutato di regalare l'ennesima pizza ad uno straniero.

 

Non siamo davanti a un episodio di ordinaria criminalità, ma all'ennesima dimostrazione di una violenza incompatibile con il nostro modo di vivere. Chi arriva in Italia deve comprendere che qui il lavoro si rispetta, le regole si rispettano e un "no" non si risponde con un coltello".

 

TOMMASO FIAZZA - 3

"Per troppo tempo la sinistra ha minimizzato il problema sicurezza, bollando come allarmismo chi denunciava un degrado ormai sotto gli occhi di tutti. Mi viene in mente il caso di Modena di pochi mesi fa, dove qualcuno si è limitato a dire che si trattava di un pazzo.

 

Anche qui avverrà lo stesso? Ancora una volta il prezzo di questa cecità lo pagano cittadini e commercianti, che hanno il diritto di lavorare senza temere per la propria vita".

 

"Chi sceglie di vivere in Italia deve rispettarne le leggi, le tradizioni e i valori. Chi delinque, deve perdere subito il diritto di restare nel nostro Paese. Per questo la remigrazione deve diventare uno strumento concreto di tutela della sicurezza:

 

chi non vuole integrarsi, vive di prepotenza e porta violenza nelle nostre comunità deve essere allontanato. La sicurezza dei cittadini perbene viene prima di tutto". Così Tommaso Fiazza, capogruppo della Lega in Regione Emilia Romagna.

TOMMASO FIAZZA - 2

 

IL FORTINO DEL “PARTITO DI DIO” - L’ESERCITO ISRAELIANO NON RIESCE A DISTRUGGERE LA LINEA MAGINOT DEI TUNNEL COSTRUITI DA HEZBOLLAH NEL SUD DEL LIBANO

 

IL FORTINO DEL “PARTITO DI DIO” - L’ESERCITO ISRAELIANO NON RIESCE A DISTRUGGERE LA LINEA MAGINOT DEI TUNNEL COSTRUITI DA HEZBOLLAH NEL SUD DEL LIBANO - LE AMPIE GALLERIE MESSE SU DAI MILIZIANI SCIITI E RIVESTITE DI CEMENTO SONO DIVERSE RISPETTO AI CUNICOLI DI HAMAS A GAZA, BUTTATI GIU' CON MAGGIORE FACILITA' - DAL 2 MARZO IN LIBANO SONO MORTE 4.257 PERSONE E SI STIMA CHE SOLTANTO TRA IL 10 E IL 20% FOSSERO DEI COMBATTENTI DI HEZBOLLAH...

soldato israeliano in un cunicolo costruito da hezbollah 

Estratto dall’articolo di Gianluca Di Feo per “la Repubblica” 

 

I cunicoli di Hamas a Gaza sono spesso claustrofobici e artigianali: una catacomba per nascondersi e resistere a oltranza. I tunnel di Hezbollah nel Libano meridionale invece sono un'altra cosa: ampie gallerie scavate nella roccia e rivestite di cemento, come una vera Maginot per combattere e colpire a distanza il nemico. 

 

Lo dimostra il bunker costruito ventinove metri sotto la collina di Majdal Zoun, a soli sei chilometri dal confine israeliano. Una postazione realizzata con grande competenza, che tradisce l'origine dei suoi costruttori: tecnici venuti dall'Iran.  Questa base sotterranea lunga più di duecento metri è illuminante. 

 

Soldati israeliani in un cunicolo costruito da Hezbollah2

Permette non solo di comprendere le capacità belliche del movimento sciita libanese ma anche di capire perché l'arsenale della Repubblica islamica è sopravvissuto a quindicimila raid statunitensi. Ogni cosa è stata studiata con cura. Ci sono porte d'acciaio che chiudono gli accessi, come nei rifugi anti-atomici della Guerra Fredda. I locali sono alti e larghi: possono essere percorsi da un'automobile. La coltre di roccia e cemento li rende impenetrabili persino alle bombe spacca-bunker più potenti. 

 

Quella di Majdal Zoun è una base molto speciale. Serviva per assemblare i droni forniti da Teheran: all'interno i soldati israeliani ne hanno trovati cinquanta, in diverse fasi di completamento. 

 

Sono simili ai Qasef utilizzati dagli Houthi yemeniti: ordigni micidiali, con mezzo quintale di esplosivo e un raggio d'azione di trecento chilometri. Dall'officina si raggiungono quattro piazzole di lancio, separate da chiusure blindate su rotaie. Da lì potevano volare direttamente su Israele oppure puntare verso la costa a soli otto chilometri e raggiungere i centri abitati attraverso il mare. Così Hezbollah nell'ottobre 2024 è riuscita a sorprendere il campo d'addestramento della brigata d'élite Golani, uccidendo quattro soldati e ferendone sessanta: i droni sono piombati sulla mensa senza venire avvistati. 

 

L'aviazione dello Stato ebraico è intervenuta contro la maginot di Majdal Zoun una settimana dopo. Ha distrutto gli ingressi, l'unico punto debole, impedendo così l'impiego degli ordigni: i velivoli teleguidati sono rimasti intatti all'interno.

 

Soldati israeliani in un cunicolo costruito da Hezbollah1

È la stessa tattica usata dagli americani contro i bunker iraniani. Durante la tregua i pasdaran sono poi riusciti a liberare le porte dalle macerie, recuperando missili e droni. Anche Hezbollah ci ha provato, più volte, ma la frontiera è troppo vicina: la ricognizione li ha scoperti e sono stati fermati. 

 

A marzo, quando nel Sud del Libano sono ripresi i combattimenti, l'esercito israeliano ha marciato subito sul villaggio. I miliziani sciiti hanno tentato di difenderlo e hanno perso almeno quattro uomini. Dopo, avrebbero cercato di mandare pattuglie per liberare la base, venendo sempre respinti. Il tunnel è stato bonificato dai genieri d'assalto dell'unità Yahalom, nel timore che ci fossero mine, poi è stato studiato dall'intelligence.

Soldati israeliani in un cunicolo costruito da Hezbollah3

 

È la prima volta che una struttura del genere cade nelle mani delle Israeli Defense Forces: una miniera di materiali sul rapporto tra Hezbollah e l'Iran. La scorsa settimana un gruppo di giornalisti è stato accompagnato dai militari a visitare i sotterranei, poi domenica notte tutto è stato fatto saltare in aria: colonne di fuoco e detriti hanno mostrato il percorso del bunker. 

 

Non è l'unica fortificazione di questo tipo. Più a nord, nella zona del castello crociato di Beaufort, ne sono state individuate molte: hanno dimensioni diverse, quasi sempre più piccole, ma allestite con la stessa perizia. Alcune servono per muoversi attraverso le vallate: hanno permesso di mettere a segno imboscate contro le truppe israeliane [...]

 

Sotto le alture di Ali Taher c'è un labirinto, dove trenta miliziani si sono asserragliati cercando di cogliere alle spalle le avanguardie. Questa rete fa scudo alla città di Nabatieh, spesso definita il cuore della comunità sciita libanese, che è stata devastata da bombardamenti massicci: gran parte della popolazione è fuggita.  [...]

https://www.dagospia.com/cronache/fortino-partito-dio-l-esercito-israeliano-non-riesce-distruggere-479005 

 

IN PROVINCIA DI PAVIA, È STATO CATTURATO IL 35ENNE JOAO GUILHERME CORREA, ESPONENTE BRASILIANO DEL GRUPPO NEO-NAZISTA "HAMMERSKIN"

 

CORREA CORREA, MA ALLA FINE E' STATO PRESO - IN PROVINCIA DI PAVIA, È STATO CATTURATO IL 35ENNE JOAO GUILHERME CORREA, ESPONENTE BRASILIANO DEL GRUPPO NEO-NAZISTA "HAMMERSKIN": SI NASCONDEVA IN UNA CASCINA SEMIABBANDONATA - QUANDO GLI AGENTI SI SONO PRESENTATI ALLA PORTA, IL FUGGIASCO HA MOSTRATO UN PASSAPORTO FALSO, CHE NON HA INGANNATO I POLIZIOTTI - CORREA E' STATO PORTATO IN CARCERE E NEI PROSSIMI GIORNI VERRA' ESTRADATO - LA SUA FUGA È INIZIATA TRE GIORNI PRIMA DI ESSERE CONDANNATO A 35 ANNI E DUE MESI, QUANDO RIUSCI' A SCAPPARE DAL BRASILE...

joao guilherme correa hitler 

Estratto dell'articolo di Carmine R. Guarino per "la Repubblica" - 27 giugno 2026

 

JOAO GUILHERME CORREA

A marzo, tre giorni prima di essere condannato a trentacinque anni e due mesi di carcere per un duplice omicidio, era riuscito a scappare dal Brasile. Lui e la compagna si erano trasformati in fantasmi ed erano riapparsi in Europa, in Italia. Dove però la sua fuga è terminata. Perché questa mattina João Guilherme Correa, brasiliano, esponente di rilievo del network neonazista Hammerskin, è stato arrestato dalla Digos di Milano in una cascina nel Pavese.

 

Quando gli investigatori della sezione Antiterrorismo, guidati da Marino Graziano e Beniamino Manganaro, si sono presentati alla sua porta, Correa ha mostrato loro un passaporto falso, ma è stato inutile. [...]

 

Il brasiliano trentacinquenne è stato arrestato in esecuzione di un mandato emesso dalle autorità del suo paese per promozione e partecipazione ad associazione con finalità di discriminazione razziale ed istigazione all’odio razziale, dovendo scontare una pena di sei anni e mezzo di reclusione.

ADOLF HITLER JOAO GUILHERME CORREA

 

Portato in carcere a Milano, nei prossimi giorni dovrebbero iniziare le pratiche per l'estradizione. Tatuaggi a tema nazista su tutto il corpo, Correa è ritenuto uno dei vertici degli Hammerskin, tanto da aver creato in Brasile un gruppo che non avrebbe fatto mistero di essere pronto ad azioni violente "giustificate" dalla razza.

 

Nella "red notice" dell'Interpol, l'estremista veniva descritto come "pericoloso e violento", come confermato anche dal suo precedente più pesante. Nel 2009 a Curitiba, il trentacinquenne aveva ammazzato Bernardo Pedroso e Renata Pereira, la cui unica colpa era stata essere membri di un'organizzazione rivale. [...]


https://www.dagospia.com/cronache/correa-correa-e-preso-in-provincia-pavia-e-catturato-35enne-479024

 

“GLI ANTIFASCISTI CE LI SIAMO TOLTI DALLE PALLE”

 

“GLI ANTIFASCISTI CE LI SIAMO TOLTI DALLE PALLE” - IL PORTAVOCE DI CASAPOUND LUCA MARSELLA E I SUOI CAMERATA FANNO UNA COMPARSATA A MONTECITORIO PER DEPOSITARE LA PROPOSTA DI LEGGE SU “REMIGRAZIONE E RICONQUISTA”, CIOE’ SULLA DEPORTAZIONE DI MASSA DEGLI IMMIGRATI CHE AVREBBERO “INVASO” L’EUROPA - MARSELLA SI ERGE A TRIBUNO DEL POPOLO: “I PARLAMENTARI DEL PD NON CI SONO, NON POSSONO FERMARE LA VOLONTA’ DEL POPOLO ITALIANO” - IL 30 GENNAIO LA CONFERENZA DEI NEOFASCISTI SULLA REMIGRAZIONE NON SI SVOLSE PERCHE' GLI ESPONENTI DEL "CAMPO LARGO" OCCUPARONO LA SALA PRENOTATA DA FURGIUELE, LEGHISTA PASSATO CON VANNACCI... 

casapound consegna le firme alla camera su proposta di legge relativa a remigrazione 

MIGRANTI: MONTECITORIO BLINDATA, CASAPOUND DEPOSITA PDL POPOLARE SU REMIGRAZIONE

 

CasaPound consegna alla Camera le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione2

(Adnkronos) - In una Montecitorio blindata con i reparti della Polizia schierati, i rappresentanti di Casapound hanno presentato le firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione. Dapprima i rappresentanti del movimento si sono diretti verso l'ingresso principale della Camera, ma sono stati bloccati in via Uffici del Vicario. Quindi si sono diretti verso piazza del Parlamento e a Palazzo Theodoli hanno depositato i faldoni con le sottoscrizioni. 

 

Tutto si è svolto in modo pacifico, senza scontri e tensioni. "I parlamentari del Pd non ci sono, mi auguro -ha sottolineato Luca Marsella, portavoce di Casapound- che hanno capito che non possono fermare la volontà del popolo italiano: non so se ieri era festa e stanno ancora a casa o perché fa troppo caldo. 

 

Non ci interessa, l'importante è che non ci stanno, hanno rinunciato a questa battaglia in nome di questo stantio antifascismo. Oggi entriamo in Parlamento, ci entriamo con le nostre facce, con 150mila firme. 

 

Nessuno ce lo poteva impedire, lo avevamo detto e oggi entriamo in Parlamento. Questa è la rivincita verso quelli che ci hanno impedito di farci fare la conferenza stampa il 30 gennaio. Oggi entriamo in nome del popolo italiano che sta rialzando la testa, almeno in parte. Continueremo a dare battaglia finché la proposta di legge sulla remigrazione sarà discussa e approvata". 

 

CasaPound consegna alla Camera le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione1

CASAPOUND, FIRME PER NOSTRA PDL DEPOSITATE, ANTIFASCISTI CE LI SIAMO TOLTI DALLE PALLE

 

(Ansa) - "Non c'erano neanche quelli del Pd, non c'era Fratoianni, non c'era Orfini, non c'era il Movimento 5 Stelle, si sono arresi. Oggi decretiamo la sconfitta dell'antifascismo. Siamo entrati in Parlamento, abbiamo portato le leggi, la nostra proposta di legge e l'antifascismo oggi muore, finalmente!

 

Ci siamo tolti dalle palle, dai coglioni l'antifascismo". Lo ha detto l'esponente di Casapound Luca Marsella dopo il deposito delle firme del comitato Remigrazione e riconquista, in un palazzo della Camera. A fine gennaio le opposizioni hanno impedito una conferenza stampa alla Camera del Comitato. 

 

 

COMITATO REMIGRAZIONE, “VANACCI PASSI AI FATTI, CON ALEMANNO NESSUNA INTERLOCUZIONE”

 

roma manifestazione ‘remigrazione subito!’ foto lapresse 34

(Ansa) - Che al deposito delle firme sulla pdl sulla remigrazione non ci fossero i vannacciani "non ha importanza. Il primo step è stato raggiunto, la consegna delle firme. Mi aspetto che appena sarà confermato che le firme sono buone Vannacci faccia seguire alle parole i fatti. Prenda la nostra proposta, la discuta e la faccia approvare".

 

Lo ha detto Salvatore Ferrara, del Comitato remigrazione e riconquista, in un punto stampa dopo la consegna delle firme per la pdl sulla remigrazione. "Non è importante che vengano a fare da balia - ha aggiunto Ivan Sogari, altro esponente del Comitato remigrazione e riconquista - ma che la discutono da dentro.

 

ROBERTO VANNACCI GIANNI ALEMANNO - FOTO LAPRESSE

Questo è il vero segnale che dato al popolo italiano". Alemanno? "Non ci abbiamo interloquito e al momento non è in programma, non abbiamo premura di incontrare nessuno", ha risposto Sogari. Presenterete una vostra lista? "Per il momento non è in previsione". "Le 150 mila firme sono state depositate in Parlamento - ha concluso Luca Marsella, di Casapound - ora vediamo la politica che risposte ci darà. Ora tocca alla politica, quelli che parlano di remigrazione, che dicono che vogliono fermare l'immigrazione incontrollata hanno sul tavolo una proposta di legge seria, che viene da movimenti radicali, vedremo se la metteranno in atto".

https://www.dagospia.com/politica/gli-antifascisti-ce-li-tolti-dalle-palle-portavoce-casapound-luca-479025 

 

IN GERMANIA LA DEMOCRAZIA E’ SOTTO ATTACCO! PER I SERVIZI SEGRETI TEDESCHI LE SVASTICHELLE DI AFD CONTINUANO A RADICALIZZARSI

 

IN GERMANIA LA DEMOCRAZIA E’ SOTTO ATTACCO! PER I SERVIZI SEGRETI TEDESCHI LE SVASTICHELLE DI AFD CONTINUANO A RADICALIZZARSI - IL PARTITO DI ALICE WEIDEL AVREBBE UNA "CONCEZIONE DEL POPOLO IMPRONTATA ALL'ETNIA E ALLA DISCENDENZA" CHE SAREBBE IN CONTRASTO CON LA COSTITUZIONE TEDESCA -  L'UFFICIO PER LA TUTELA DELLA COSTITUZIONE VALUTA IN MODO CRITICO LE DICHIARAZIONI CHE UTILIZZANO TERMINI COME "GRANDE SOSTITUZIONE". INOLTRE, L'AFD INTRATTERREBBE "LEGAMI CONSOLIDATI" CON ESPONENTI DELLA “NUOVA DESTRA”…

alice weidel afd  

(ANSA) - Nel suo nuovo rapporto, l'Ufficio federale per la protezione della Costituzione tedesca (BfV) segnala che l'AfD continua a radicalizzarsi. Lo riporta oggi la Bild.

 

Il partito avrebbe una "concezione del popolo improntata all'etnia e alla discendenza" che sarebbe in contrasto con la Legge fondamentale tedesca. Di conseguenza, le "posizioni liberal-conservatrici" sarebbero ormai quasi impercettibili all'interno del partito.   

 

L'Ufficio per la tutela della Costituzione valuta in modo particolarmente critico le dichiarazioni degli esponenti dell'AfD che utilizzano termini come "Grande Sostituzione". Per quanto riguarda la "remigrazione di milioni di persone" richiesta dai politici dell'AfD, l'Ufficio per la protezione della Costituzione giunge alla conclusione che tali richieste vanno oltre le espulsioni.

 

Queste potrebbero essere dirette contro persone che, dal punto di vista del partito, non sono considerate "etnicamente tedesche". Inoltre, l'AfD intratterrebbe "legami consolidati" con esponenti della cosiddetta Nuova Destra.



https://www.dagospia.com/politica/in-germania-democrazia-e-attacco-per-i-servizi-segreti-tedeschi-479041

 

"NON SO COME SHAHADAT HOSSAIN ABBIA FATTO A OTTENERE ASILO IN ITALIA. IN BANGLADESH HA SEI ACCUSE A SUO CARICO PER VIOLENZA SESSUALE ED ESTORSIONE"

 

"NON SO COME SHAHADAT HOSSAIN ABBIA FATTO A OTTENERE ASILO IN ITALIA. IN BANGLADESH HA SEI ACCUSE A SUO CARICO PER VIOLENZA SESSUALE ED ESTORSIONE" - LO SOSTIENE UN PARENTE DELLE TRE PERSONE UCCISE A ROMA A COLPA DI MANNAIA DAL 43ENNE - HOSSAIN È DISOCCUPATO E RICHIEDENTE ASILO IN ATTESA DI RICEVERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO: IN ITALIA, FINO A VENERDÌ SERA, NON AVEVA MAI COMMESSO REATI - LE VITTIME SONO KAMAL UDDIN, SUA MOGLIE 38ENNE MOMOTAJ HOSNE JAHAN E LA LORO FIGLIA ISLAM AROWA, 8 ANNI - I DUE MOVENTI IPOTIZZATI...

hossain famiglia massacrata 

Estratto dell'articolo di Andrea Ossino, Luca Monaco per "la Repubblica"

 

Shahadat Hossain

Da un villaggio del sottodistretto di Companiganj, nel nord-est del Bangladesh, fino a un appartamento della periferia romana di Casalotti. La distanza è di oltre settemila chilometri. Ma oggi c'è un filo che chi indaga sulla famiglia uccisa a colpi di mannaia prova a seguire. È scritto su un foglio arrivato un anno fa nelle mani di SirajMia, padre di Kamal Uddin. Riletto adesso, dopo il massacro di venerdì sera, quel foglio non assomiglia più a una semplice intimidazione. È l'annuncio di ciò che sarebbe accaduto.

 

[...] La lettera invece combacia con quanto raccontato a Repubblica da un parente delle vittime. Si chiama Sajjad Mahmud, e sostiene che l'assassino «chiedeva sempre soldi a Kamal, cifre alte. Lo torturava, sia fisicamente che psicologicamente». 

kamal uddin

 

Ancora: «Ha provato a rapire per tre volte il figlio maggiore di Kamal», assicura. «Non so come abbia fatto a ottenere asilo in Italia — continua — perché ha sei accuse a suo carico in Bangladesh per violenza sessuale ed estorsione». Tutte circostanze da appurare. In Italia Shahadat Hossain, fino a venerdì sera, non aveva mai commesso reati. La priorità adesso è rintracciarlo.

 

Se è ancora vivo potrebbe essersi allontanato da Roma. Per questo sono state acquisite le telecamere delle stazioni degli autobus, dei treni e degli aeroporti. Sono stati anche sentiti i suoi familiari. Perché, come dice un parente delle vittime: «Lui ha un fratello che era arrivato in Italia prima di lui. Forse lo sta aiutando».

Kamal Uddin con la moglie Arzu e la figlia Alicia  https://www.dagospia.com/cronache/parente-delle-uccise-roma-non-so-come-shahadat-hossain-abbia-fatto-479039 

 

"DONALD TRUMP MI STRAPPÒ IL COLLANT, MI INFILÒ UN DITO NELLE MIE PARTI INTIME E POI CON GRANDISSIMA RAPIDITÀ IL SUO MEMBRO"

 

"DONALD TRUMP MI STRAPPÒ IL COLLANT, MI INFILÒ UN DITO NELLE MIE PARTI INTIME E POI CON GRANDISSIMA RAPIDITÀ IL SUO MEMBRO" - LA GIORNALISTA E. JEAN CARROLL RACCONTA LA VIOLENZA SESSUALE SUBITA, NEL 1995, DAL PRESIDENTE AMERICANO, CHE È STATO CONDANNATO A RISARCIRLA CON 5 MILIONI DI DOLLARI - LO STUPRO È AVVENUTO IN UN CAMERINO DEL GRANDE MAGAZZINO "BERGDORF AND GOODMAN", A NEW YORK: "MI CHIESE: 'DEVO COMPRARE UN REGALO PER UNA SIGNORA. FORSE MI PUOI AIUTARE'. ANDAMMO NEL REPARTO INTIMO, DOVE MI CHIESE DI INDOSSARE DEGLI INDUMENTI. STETTI AL GIOCO PENSANDO FOSSE UNA COSA DIVERTENTE. LUI SPINSE BRUSCAMENTE CONTRO IL MURO, IO SBATTEI LA TESTA" - "LA COSA DURA POCHISSIMO, FORSE DUE MINUTI. IO SONO SCONVOLTA, CON DOLORI. MA NON REAGISCO. POI SCRIVERÒ A DELLE MIE AMICHE RACCONTANDO COSA È SUCCESSO. MI DICONO CHE DEVO DENUNCIARLO. MA NON LO FACCIO" - OLTRE AI 5 MILIONI, TRUMP DOVRÀ DARE 83 MILIONI DI DOLLARI A E. JEAN CARROLL PER AVERLA DIFFAMATA NEGLI ANNI...

e jean carroll donald trump  

Estratto dell'articolo di Mario Platero per www.corriere.it

 

e jean carroll

La sua è una grande storia americana. Dalle «colline e dai boschi dell’Indiana rurale» come mi descrive la terra dove è cresciuta, E. Jean Carroll, figlia di un venditore di mobili e di una attivista politica repubblicana, è arrivata ad essere una protagonista della capitale del mondo, una star mediatica a New York negli anni Ottanta e Novanta e molto più in là, fino al 2020 quando a 77 anni è stata pensionata a forza dal periodico francese Elle, pubblicato in America dal gruppo Hearst. 

jean carroll

 

Da ieri è anche la prima donna ad aver definitivamente vinto contro Donald Trump per uno stupro subito quando aveva 52 anni nel camerino del grande magazzino Bergdorf and Goodman. Il giudizio finale è della Corte Suprema che ha rifiutato di ascoltare il caso confermando automaticamente il giudizio di appello del 25 settembre scorso.

 

L’umiliazione per il Presidente è grande, perché credeva che quella fosse la «sua corte» visto che aveva nominato i giudici che hanno formato una solida maggioranza repubblicana. E questo giudizio conferma che, nonostante gli abusi, le prevaricazioni, le intimidazioni, la separazione dei poteri negli Stati Uniti funziona ancora: Trump aveva perso il primo grado nel 2023, poi l’appello, e doveva risarcire alla Carroll 5 milioni di dollari.

donald trump in tribunale

 

Nel frattempo, siccome a partire dal 2019 Trump aveva continuato ad attaccare con violenze verbali Carroll, è partita una seconda causa per diffamazione nel 2022 che si è chiusa nel 2024 con una condanna a risarcire danni per 83,3 milioni di dollari. Il 26 gennaio di quest’anno Carroll ha vinto anche quella causa in appello, costringendo Trump a fare un secondo ricorso alla Corte Suprema. Ma dopo la sentenza di ieri è difficile che la Corte cambi parere per il secondo giudizio. 

donald trump

 

L’intera vicenda assume contorni epici perché, come ha detto lei stessa, «una vecchia ha vinto contro Trump… e ha vinto in nome di tutte le donne del mondo». La vicenda appare come un reality show trasposto dalla rubrica di grande successo che Carroll ha pubblicato su Elle per 27 anni, «Ask E.Jean» (chiedilo a E. Jean), una delle più longeve rubriche della storia dell’editoria americana. 

 

In questa rubrica esprimeva opinioni molto dirette ed esplicite, divertenti e ironiche sulla sessualità, raccomandando alle donne di non rendersi dipendenti dagli uomini, di affermare la loro indipendenza, attaccando il maschilismo e schierandosi sempre con grande comprensione al fianco di donne che raccontavano storie di abusi. 

 

jean carroll

[...] Del resto lo stesso Trump aveva confessato in un video - uscito durante sua prima campagna elettorale e rimasto celebre - come la sua tecnica fosse quella di prendere con la sua mano le donne nelle loro parti intime per costringerle a un rapporto sessuale. Quelli erano gli anni in cui Trump sembrava invulnerabile a tutto, e nessuno con l’eccezione di Carroll è riuscito poi a denunciarlo con successo. 

 

[...] Su di lei è uscito l’anno scorso un documentario, Ask E. Jean, diretto da Ivy Meeropol, prodotto dalla stessa regista e da Laura Bickford, già produttrice  del filmTraffic che vinse quattro Oscar nel 2001 (miglior regista, Steve Soderbergh, miglior attore non protagonista, Benicio del Toro, miglior adattamento di un copione e miglior montaggio). 

 

la testimonianza di e jean carroll

[...] Ho incontrato la Carroll in varie occasioni: a un party a Easthampton dopo una delle anteprime del documentario al Hampton Festival dove ci raccontava delle sue esperienze, successivamente in un’intervista via zoom mesi fa dopo che aveva vinto l’appello della prima causa contro il Presidente. Ancora non aveva vinto la partita in Corte Suprema, ma mi servì per capire il personaggio. 

 

Sempre elegante, bella, energica, volitiva, spiritosa, allegra e con una personalità esuberante e spumeggiante. Oggi 82enne, è stata sposata prima con Steve Byers con cui andò a vivere nel Montana, poi con John Johnson, una star del giornalismo americano, il primo afroamericano ad avere un ruolo chiave nella rete ABC come conduttore e produttore. Non ha avuto figli. 

 

donald trump

Nell'intervista di qualche mese fa mi aveva detto che avrebbe dedicato i fondi che riceverà da Trump (circa 88 milioni di dollari) per aiutare «donne in difficoltà: è diventata la mia missione». Che sensazione che si prova a vincere contro il Presidente, le avevo chiesto? «Il verificarsi dell'impossibile» mi aveva risposto. «Un grande senso di giustizia e di liberazione».

 

Mi racconti della sua vita, come si passa dall’Indiana rurale e dal Montana a celebrità newyorchese? 

«Da giovane ho fatto molte cose e nonostante la provincia c'era molto attivismo. I miei genitori conoscevano Ronald Reagan ben prima che diventasse Presidente. Lo sapeva che ho vinto un concorso nazionale per cheerleader?».

jean carroll esce dal tribunale

 

No, mi racconti... 

«Adoravo quegli anni nella provincia americana. Prima nel 1963 vinsi il concorso Miss Indiana University, l’anno dopo un titolo nazionale che potrebbe sembrare frivolo, ma che era molto importante: Miss Cheerleader Usa, un titolo nazionale che mi diede una certa pubblicità. Poi partecipai a un programma televisivo, ma volevo scrivere, volevo fare cose importanti, invece mi sposai col mio primo marito e finimmo in Montana». 

 

Poi? 

«Cercavo di scrivere, presentavo idee e proposte a molti magazine. Poi ebbi un’idea, vidi una foto della scrittrice Fran Liebowitz su Vogue, riuscii a trovare un suo numero di telefono e le proposi di venire a fare un articolo, lei personaggio urbano sugli spazi aperti del Montana. Venne! Feci un lungo articolo su di lei pubblicato nel 1983 da Outside Magazine.

 

e jean carroll 1995

Quello è l’anno che arrivo a New York, la città mi travolge. Lascio mio marito in Montana, sapevo che sarebbe stato il divorzio, ma per me cominciava una nuova vita. Trovo un appartamento sulla 26esima, nel West Side che allora era molto difficile come quartiere, arrivo con niente se non una giacchetta con le frangie, due camicie, ma sapendo di dover tenere duro perché il lavoro, per quanto difficile, avrebbe alla fine pagato». 

 

Cosa scriveva?

«Facevo parte del movimento del nuovo giornalismo, il cosiddetto “Gonzo Journalism”, un stile lanciato negli anni Settanta che metteva il giornalista nella storia che raccontava, adatto alla mia personalità. Poi ho cominciato a scrivere per varie testate anche importanti, ho scritto per Esquire che allora andava per la maggiore, per vari periodici...

E. JEAN CARROLL

 

Pensi che fui la prima donna a scrivere un lungo articolo per Playboy, poi il mio matrimonio con John Johnson che era un personaggio notissimo a New York, poi la mia rubrica su Elle, Ask E Jean Carroll, che mi ha lanciato definitivamente. Dico questo per spiegare che avevo avuto un buon successo, e quando capitò il mio incidente con Trump tra la fine del '95 e l’inizio del '96 ero certamente più conosciuta di lui al grande pubblico».

 

Ci racconti che cosa è successo. 

«Stavo uscendo dal grande magazzino Bergdorf and Goodman mentre Donald Trump stava entrando. Ci eravamo conosciuti superficialmente a New York ma lui sapeva benissimo chi ero anche perché ci eravamo visti anni prima con il mio ex marito e sua moglie di allora, Ivana Trump. Mi saluta e mi dice cortesemente: "Potresti darmi un consiglio? Devo comprare un regalo per una signora e forse mi puoi aiutare…"». 

 

E lei?

DONALD TRUMP E JEAN CARROLL

«Certo, gli dissi, con piacere. Lui era comunque il grande immobiliarista newyorchese e la cosa mi divertiva. Prima abbiamo visto alcune cose al piano terra poi mi dice, andiamo al settore abbigliamento intimo. Arriviamo e prende alcuni indumenti e mi dice, perché non li provi per me. Io sto al gioco, mi sembra una cosa divertente, provocatoria, penso che gli avrei chiesto di provarli lui gli indumenti intimi. Mi sembrava una cosa che poteva diventare un anedotto divertente, una storia da raccontare.

 

Mi dice andiamo nel camerino per vedere meglio, entriamo e improvvisamente chiude le porte dietro di sé. Il piano era deserto. Mi spinge bruscamente contro il muro, sbatto la testa, mi strappa il collant, mi infila un dito nelle mie parti intime e poi con grandissima rapidità il suo membro, io sono allibita, muta, presa dal panico, la cosa dura pochissimo, forse due minuti. Io sono sconvolta, con dolori. Ma non reagisco. Poi scriverò a delle mie amiche raccontando cosa è successo. Mi dicono che devo denunciarlo. Ma non lo faccio». [...]

https://www.dagospia.com/cronache/donald-trump-mi-strappo-collant-mi-infilo-dito-nelle-mie-parti-intime-poi-479070

 

"IL GENOCIDIO VA IN SPIAGGIA"

 

"IL GENOCIDIO VA IN SPIAGGIA" - IL MONDO AL CONTRARIO DI ANTONINO MONTELEONE, SECONDO CUI LE SPIAGGE DI GAZA SONO QUASI MEGLIO DI QUELLE DI MIAMI: "RISTORANTI SUL LUNGOMARE, BAR, LOCALI PIENI E FAMIGLIE IN SPIAGGIA A PRENDERE IL SOLE" - IL CONDUTTORE POSTA UNA FOTO DI UN GRUPPO DI PALESTINESI AL MARE, COME PROVA CHE DA QUELLE PARTI SIA TUTTO ROSE E FIORI, E DEFINISCE "PAPPAGALLI BEN ADDESTRATI" CHI SOSTIENE CHE NELLA STRISCIA CI SIA STATO UN GENOCIDIO - IL MEMBRO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA RAI, ROBERTO NATALE: "MONTELEONE, CHE COSTA ALL'AZIENDA 300 MILA EURO L'ANNO, PREFERISCE PRATICARE IL SUO VECCHIO STILE DA 'IENA' E SI DÀ A RIPETUTE PROVOCAZIONI. L'UTILIZZO DEI SOCIAL È CONCESSO A TUTTE LE GIORNALISTE E GIORNALISTI RAI O SOLO A QUELLI CHE FANNO CERTA PROPAGANDA?"

monteleone gaza 

(ANSA) - ROMA, 30 GIU - Il Cdr Approfondimento Rai chiede all'amministratore delegato, Giampaolo Rossi, "di chiarire una volta per tutte se l'utilizzo dei social è concesso a tutte le giornaliste e giornalisti Rai o solo a quelli che fanno certa propaganda".

 

"Il conduttore del programma Rai 'Filorosso' Antonino Monteleone sui social si scandalizza perché le famiglie superstiti di Gaza cercherebbero refrigerio in spiaggia. Segno inequivocabile - secondo lui - che quanto raccontato fino ad oggi sulle sofferenze della popolazione palestinese sia una colossale montatura e che quel popolo, in realtà, se la stia godendo a mare - si legge in una nota -.

 

Come se chi ha sofferto e non ha accesso al necessario, non avesse diritto a un momento di ristoro dall'afa, pena la perdita dello status di vittima. Il conduttore esterno che, come ha ricordato il membro del Cda Roberto Natale, costa all'azienda 300mila euro l'anno, ridicolizza l'uso della definizione di genocidio".

 

roberto natale

"Nel post, inoltre, immagina che quel 'lusso di refrigerio' sia confinato ai soli uomini (basta un piccolo zoom per smentirlo) - prosegue ancora la nota -. Non ci pronunciamo sul ghigno osceno del titolo 'Il genocidio va in spiaggia', non siamo qui a fare lezioni di buon gusto al conduttore o alla Rai, che lo ha voluto per rappresentare la propria immagine.

 

Vorremmo tuttavia capire se è questa l'operazione culturale che aveva in mente l'amministratore delegato quando si è vantato della conversione di Rai 3 operata negli anni della sua direzione".


https://www.dagospia.com/cronache/il-genocidio-in-spiaggia-mondo-contrario-antonino-monteleone-le-479052

 

ANTONINO MONTELEONE SCRIVE A DAGOSPIA IN SEGUITO AL PUTIFERIO SCATENATO DAL SUO POST INSTAGRAM SUI GAZAWI AL MARE

 

ANTONINO MONTELEONE SCRIVE A DAGOSPIA IN SEGUITO AL PUTIFERIO SCATENATO DAL SUO POST INSTAGRAM SUI GAZAWI AL MARE: "È NORMALE CHE SI INVOCHI LA VIOLAZIONE DI SUPPOSTE REGOLE NELL'UTILIZZO DEI SOCIAL PER I COLLABORATORI DELLA RAI SOLO E SOLTANTO PERCHÉ RIGETTO UNA CHIAMATA AL CONFORMISMO CHE PUZZA LONTANO UN MIGLIO DI UN MALDESTRO TENTATIVO DI INTIMIDAZIONE?" - "È QUESTA L'IDEA DI DEMOCRAZIA CHE HANNO IN MENTE QUESTI PALADINI DEI DIRITTI A CORRENTE ALTERNATA?" - IL RIFERIMENTO È AL MEMBRO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA RAI, ROBERTO NATALE CHE HA DICHIARATO: "MONTELEONE, CHE COSTA ALL'AZIENDA 300 MILA EURO L'ANNO, PREFERISCE PRATICARE IL SUO VECCHIO STILE DA 'IENA' E SI DÀ A RIPETUTE PROVOCAZIONI. L'UTILIZZO DEI SOCIAL È CONCESSO A TUTTE LE GIORNALISTE E GIORNALISTI RAI O SOLO A QUELLI CHE FANNO CERTA PROPAGANDA?"

antonino monteleone 

"IL GENOCIDIO VA IN SPIAGGIA" - IL MONDO AL CONTRARIO DI ANTONINO MONTELEONE, SECONDO CUI LE SPIAGGE DI GAZA SONO QUASI MEGLIO DI QUELLE DI MIAMI: "RISTORANTI SUL LUNGOMARE, BAR, LOCALI PIENI E FAMIGLIE IN SPIAGGIA A PRENDERE IL SOLE" - IL CONDUTTORE POSTA UNA FOTO DI UN GRUPPO DI PALESTINESI AL MARE, COME PROVA CHE DA QUELLE PARTI SIA TUTTO ROSE E FIORI, E DEFINISCE "PAPPAGALLI BEN ADDESTRATI" CHI SOSTIENE CHE NELLA STRISCIA CI SIA STATO UN GENOCIDIO - IL MEMBRO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA RAI, ROBERTO NATALE: "MONTELEONE, CHE COSTA ALL'AZIENDA 300 MILA EURO L'ANNO, PREFERISCE PRATICARE IL SUO VECCHIO STILE DA 'IENA' E SI DÀ A RIPETUTE PROVOCAZIONI. L'UTILIZZO DEI SOCIAL È CONCESSO A TUTTE LE GIORNALISTE E GIORNALISTI RAI O SOLO A QUELLI CHE FANNO CERTA PROPAGANDA?"

 

https://www.dagospia.com/cronache/il-genocidio-in-spiaggia-mondo-contrario-antonino-monteleone-le-479052

 

Riceviamo da Antonino Monteleone e pubblichiamo:

 

Caro Dago,

 

ANTONINO MONTELEONE - IL GENOCIDIO VA IN SPIAGGIA

scusami se ti disturbo, ma voglio sottoporre alla tua attenzione una questione che sono certo tu abbia a cuore quanto me.

 

Ho letto stupido delle osservazioni in merito al contenuto di alcuni post sui miei canali social (evidentemente molto seguiti) e non posso fare a meno di notare come il tratto che accomuna questi scomposti interventi - di carattere politico - sia il fatto che io mi rifiuterei di chiamare "genocidio" ciò che genocidio non è.

 

L'unica autorità internazionale idonea a stabilire se a Gaza l'esercito israeliano ha commesso oppure no un genocidio è la Corte Internazionale di Giustizia, che dopo tre anni, è riuscita soltanto a stabilire che "è plausibile che i diritti del popolo palestinese rientrino nel campo di applicazione" della convenzione per la prevenzione del genocidio. 

roberto natale

 

La corte Penale Internazionale, invece, sta indagando se l'esercito israeliano abbia, oppure no, commesso crimini di guerra. I mandati di arresto contro il Primo Ministro Israeliano e l'ex Ministro della Difesa sono misure cautelari i cui indizi a supporto non sono mai stati resi pubblici.

 

Non è la prima volta che ti chiedo di replicare in merito alle accuse, evidentemente false, di non avere alcuna empatia o di mortificare le sofferenze di centinaia di migliaia di civili che vivono in condizioni disumane a causa di una guerra innescata dall'organizzazione terroristica al cui giogo i Gazawi sono sottoposti, e dalla risposta spesso brutale delle forze di difesa israeliane.

 

E non ho mai fatto alcuna fatica a biasimare il vergognoso comportamento di certi esponenti della destra estrema che fa parte del governo dello Stato di Israele. Aggiungo che non esiterò a chiamare genocidio l'orrore prodotto dalla guerra a Gaza, sulla pelle del martoriato popolo palestinese, qualora un Tribunale internazionale dovesse accertarlo all'esito di un processo.

 

linea di confine antonino monteleone 3

Non riconosco il diritto di stabilire se di genocidio si tratta a nessuna altra autorità al di fuori di quelle riconosciute dal diritto internazionale.  Per cui ti domando: è normale che si invochi la violazione di supposte regole nell'utilizzo dei social per i collaboratori della Rai solo e soltanto perché rigetto una chiamata al conformismo che puzza lontano un miglio di un maldestro tentativo di intimidazione?

 

È questa l'idea di democrazia che hanno in mente questi paladini dei diritti a corrente alternata? Vogliono davvero mettere a tacere una delle poche, aggiungo trascurabili, voci dissonanti rispetto al coro dei buoni e giusti?

antonino monteleone

 

Un magistrato ha invocato per me e Marco Occhipinti otto mesi di carcere per un'inchiesta sulla morte di David Rossi. Questi signori, che si stracciano le vesti, li hai sentiti dire una parola? Dov'erano?

 

Un caro saluto

 https://www.dagospia.com/media-tv/antonino-monteleone-scrive-dagospia-in-seguito-putiferio-scatenato-dal-suo-479079