"DONALD TRUMP MI STRAPPÒ IL COLLANT, MI INFILÒ UN DITO NELLE MIE PARTI INTIME E POI CON GRANDISSIMA RAPIDITÀ IL SUO MEMBRO"
- LA GIORNALISTA E. JEAN CARROLL RACCONTA LA VIOLENZA SESSUALE SUBITA,
NEL 1995, DAL PRESIDENTE AMERICANO, CHE È STATO CONDANNATO A RISARCIRLA
CON 5 MILIONI DI DOLLARI - LO STUPRO È AVVENUTO IN UN CAMERINO DEL GRANDE MAGAZZINO "BERGDORF AND GOODMAN", A NEW YORK:
"MI CHIESE: 'DEVO COMPRARE UN REGALO PER UNA SIGNORA. FORSE MI PUOI
AIUTARE'. ANDAMMO NEL REPARTO INTIMO, DOVE MI CHIESE DI INDOSSARE DEGLI
INDUMENTI. STETTI AL GIOCO PENSANDO FOSSE UNA COSA DIVERTENTE.
LUI SPINSE BRUSCAMENTE CONTRO IL MURO, IO SBATTEI LA TESTA" - "LA COSA DURA POCHISSIMO, FORSE DUE MINUTI. IO SONO SCONVOLTA, CON DOLORI.
MA NON REAGISCO. POI SCRIVERÒ A DELLE MIE AMICHE RACCONTANDO COSA È
SUCCESSO. MI DICONO CHE DEVO DENUNCIARLO. MA NON LO FACCIO" - OLTRE AI 5
MILIONI, TRUMP DOVRÀ DARE 83 MILIONI DI DOLLARI A E. JEAN CARROLL PER
AVERLA DIFFAMATA NEGLI ANNI...
Estratto dell'articolo di Mario Platero per www.corriere.it
e jean carroll
La sua è una grande storia americana. Dalle «colline e
dai boschi dell’Indiana rurale» come mi descrive la terra dove è
cresciuta, E. Jean Carroll, figlia di un venditore di mobili e di una
attivista politica repubblicana, è arrivata ad essere una protagonista
della capitale del mondo, una star mediatica a New York negli anni
Ottanta e Novanta e molto più in là, fino al 2020 quando a 77 anni è
stata pensionata a forza dal periodico francese Elle, pubblicato in
America dal gruppo Hearst.
jean carroll
Da ieri è anche la prima donna ad aver
definitivamente vinto contro Donald Trump per uno stupro subito quando
aveva 52 anni nel camerino del grande magazzino Bergdorf and Goodman. Il
giudizio finale è della Corte Suprema che ha rifiutato di ascoltare il
caso confermando automaticamente il giudizio di appello del 25 settembre
scorso.
L’umiliazione per il Presidente è grande, perché
credeva che quella fosse la «sua corte» visto che aveva nominato i
giudici che hanno formato una solida maggioranza repubblicana. E questo
giudizio conferma che, nonostante gli abusi, le prevaricazioni, le
intimidazioni, la separazione dei poteri negli Stati Uniti funziona
ancora: Trump aveva perso il primo grado nel 2023, poi l’appello, e
doveva risarcire alla Carroll 5 milioni di dollari.
donald trump in tribunale
Nel frattempo, siccome a partire dal 2019 Trump aveva
continuato ad attaccare con violenze verbali Carroll, è partita una
seconda causa per diffamazione nel 2022 che si è chiusa nel 2024 con una
condanna a risarcire danni per 83,3 milioni di dollari. Il 26 gennaio
di quest’anno Carroll ha vinto anche quella causa in appello,
costringendo Trump a fare un secondo ricorso alla Corte Suprema. Ma dopo
la sentenza di ieri è difficile che la Corte cambi parere per il
secondo giudizio.
donald trump
L’intera vicenda assume contorni epici perché, come
ha detto lei stessa, «una vecchia ha vinto contro Trump… e ha vinto in
nome di tutte le donne del mondo». La vicenda appare come un reality
show trasposto dalla rubrica di grande successo che Carroll ha
pubblicato su Elle per 27 anni, «Ask E.Jean» (chiedilo a E. Jean), una
delle più longeve rubriche della storia dell’editoria americana.
In questa rubrica esprimeva opinioni molto dirette ed
esplicite, divertenti e ironiche sulla sessualità, raccomandando alle
donne di non rendersi dipendenti dagli uomini, di affermare la loro
indipendenza, attaccando il maschilismo e schierandosi sempre con grande
comprensione al fianco di donne che raccontavano storie di abusi.
jean carroll
[...] Del resto lo stesso Trump aveva confessato in
un video - uscito durante sua prima campagna elettorale e rimasto
celebre - come la sua tecnica fosse quella di prendere con la sua mano
le donne nelle loro parti intime per costringerle a un rapporto
sessuale. Quelli erano gli anni in cui Trump sembrava invulnerabile a
tutto, e nessuno con l’eccezione di Carroll è riuscito poi a denunciarlo
con successo.
[...] Su di lei è uscito l’anno scorso un
documentario, Ask E. Jean, diretto da Ivy Meeropol, prodotto dalla
stessa regista e da Laura Bickford, già produttrice del filmTraffic che
vinse quattro Oscar nel 2001 (miglior regista, Steve Soderbergh,
miglior attore non protagonista, Benicio del Toro, miglior adattamento
di un copione e miglior montaggio).
la testimonianza di e jean carroll
[...] Ho incontrato la Carroll in varie occasioni: a
un party a Easthampton dopo una delle anteprime del documentario al
Hampton Festival dove ci raccontava delle sue esperienze,
successivamente in un’intervista via zoom mesi fa dopo che aveva vinto
l’appello della prima causa contro il Presidente. Ancora non aveva vinto
la partita in Corte Suprema, ma mi servì per capire il personaggio.
Sempre elegante, bella, energica, volitiva,
spiritosa, allegra e con una personalità esuberante e spumeggiante. Oggi
82enne, è stata sposata prima con Steve Byers con cui andò a vivere nel
Montana, poi con John Johnson, una star del giornalismo americano, il
primo afroamericano ad avere un ruolo chiave nella rete ABC come
conduttore e produttore. Non ha avuto figli.
donald trump
Nell'intervista di qualche mese fa mi aveva detto che
avrebbe dedicato i fondi che riceverà da Trump (circa 88 milioni di
dollari) per aiutare «donne in difficoltà: è diventata la mia missione».
Che sensazione che si prova a vincere contro il Presidente, le avevo
chiesto? «Il verificarsi dell'impossibile» mi aveva risposto. «Un grande
senso di giustizia e di liberazione».
Mi racconti della sua vita, come si passa dall’Indiana rurale e dal Montana a celebrità newyorchese?
«Da giovane ho fatto molte cose e nonostante la
provincia c'era molto attivismo. I miei genitori conoscevano Ronald
Reagan ben prima che diventasse Presidente. Lo sapeva che ho vinto un
concorso nazionale per cheerleader?».
jean carroll esce dal tribunale
No, mi racconti...
«Adoravo quegli anni nella provincia americana. Prima
nel 1963 vinsi il concorso Miss Indiana University, l’anno dopo un
titolo nazionale che potrebbe sembrare frivolo, ma che era molto
importante: Miss Cheerleader Usa, un titolo nazionale che mi diede una
certa pubblicità. Poi partecipai a un programma televisivo, ma volevo
scrivere, volevo fare cose importanti, invece mi sposai col mio primo
marito e finimmo in Montana».
Poi?
«Cercavo di scrivere, presentavo idee e proposte a
molti magazine. Poi ebbi un’idea, vidi una foto della scrittrice Fran
Liebowitz su Vogue, riuscii a trovare un suo numero di telefono e le
proposi di venire a fare un articolo, lei personaggio urbano sugli spazi
aperti del Montana. Venne! Feci un lungo articolo su di lei pubblicato
nel 1983 da Outside Magazine.
e jean carroll 1995
Quello è l’anno che arrivo a New York, la città mi
travolge. Lascio mio marito in Montana, sapevo che sarebbe stato il
divorzio, ma per me cominciava una nuova vita. Trovo un appartamento
sulla 26esima, nel West Side che allora era molto difficile come
quartiere, arrivo con niente se non una giacchetta con le frangie, due
camicie, ma sapendo di dover tenere duro perché il lavoro, per quanto
difficile, avrebbe alla fine pagato».
Cosa scriveva?
«Facevo parte del movimento del nuovo giornalismo, il
cosiddetto “Gonzo Journalism”, un stile lanciato negli anni Settanta
che metteva il giornalista nella storia che raccontava, adatto alla mia
personalità. Poi ho cominciato a scrivere per varie testate anche
importanti, ho scritto per Esquire che allora andava per la maggiore,
per vari periodici...
E. JEAN CARROLL
Pensi che fui la prima donna a scrivere un lungo
articolo per Playboy, poi il mio matrimonio con John Johnson che era un
personaggio notissimo a New York, poi la mia rubrica su Elle, Ask E Jean
Carroll, che mi ha lanciato definitivamente. Dico questo per spiegare
che avevo avuto un buon successo, e quando capitò il mio incidente con
Trump tra la fine del '95 e l’inizio del '96 ero certamente più
conosciuta di lui al grande pubblico».
Ci racconti che cosa è successo.
«Stavo uscendo dal grande magazzino Bergdorf and
Goodman mentre Donald Trump stava entrando. Ci eravamo conosciuti
superficialmente a New York ma lui sapeva benissimo chi ero anche perché
ci eravamo visti anni prima con il mio ex marito e sua moglie di
allora, Ivana Trump. Mi saluta e mi dice cortesemente: "Potresti darmi
un consiglio? Devo comprare un regalo per una signora e forse mi puoi
aiutare…"».
E lei?
DONALD TRUMP E JEAN CARROLL
«Certo, gli dissi, con piacere. Lui era comunque il
grande immobiliarista newyorchese e la cosa mi divertiva. Prima abbiamo
visto alcune cose al piano terra poi mi dice, andiamo al settore
abbigliamento intimo. Arriviamo e prende alcuni indumenti e mi dice,
perché non li provi per me. Io sto al gioco, mi sembra una cosa
divertente, provocatoria, penso che gli avrei chiesto di provarli lui
gli indumenti intimi. Mi sembrava una cosa che poteva diventare un
anedotto divertente, una storia da raccontare.
Mi dice andiamo nel camerino per vedere meglio,
entriamo e improvvisamente chiude le porte dietro di sé. Il piano era
deserto. Mi spinge bruscamente contro il muro, sbatto la testa, mi
strappa il collant, mi infila un dito nelle mie parti intime e poi con
grandissima rapidità il suo membro, io sono allibita, muta, presa dal
panico, la cosa dura pochissimo, forse due minuti. Io sono sconvolta,
con dolori. Ma non reagisco. Poi scriverò a delle mie amiche raccontando
cosa è successo. Mi dicono che devo denunciarlo. Ma non lo
faccio». [...]
https://www.dagospia.com/cronache/donald-trump-mi-strappo-collant-mi-infilo-dito-nelle-mie-parti-intime-poi-479070