L'ennesima discussione con un novax, che ripete a pappagallo le scemenze che legge su Telegram o sul social di qualche guru ciarlatano ubriaco, riapre sempre una vecchia ferita.
Le parole sono assolutamente importanti, e non sono solo termini buttati la a casaccio.
La definizione di "siero" e di "vaccino", usati con una leggerezza e disinvoltura anche da una certa stampa a caccia di sinonimi che tali non sono, è un qualcosa di importante e da non sottovalutare mai.
L'abbiamo sentita mille volte: "I vaccini covid sono sieri genici sperimentali".
Chiamare i vaccini contro il COVID-19 "sieri genici sperimentali" mette insieme termini che, in medicina, hanno significati diversi. È un'espressione usata spesso in ambienti complottisti, ma non descrive correttamente cosa sono questi prodotti.
Ecco le differenze principali:
Cos'è un siero?
Un siero è una preparazione che contiene anticorpi già pronti. Serve a fornire una protezione immediata ma temporanea, perché gli anticorpi vengono dall'esterno e non sono prodotti dal sistema immunitario della persona.
Esempi:
siero antitetanico;
siero antiofidico (contro il veleno dei serpenti);
alcuni trattamenti con anticorpi monoclonali.
Il siero non insegna al sistema immunitario a difendersi: gli fornisce direttamente gli anticorpi.
E' una risposta immediata a un problema immediato che si può risolvere in sicurezza solo così.
Cos'è , invece, un vaccino?
Un vaccino stimola il sistema immunitario a produrre autonomamente anticorpi e cellule della memoria immunitaria. In questo modo l'organismo è preparato a reagire se incontra il patogeno in futuro.
Quindi stai al momento bene, ma se un giorno incontrassi "il nemico" avresti le armi e l'esercito per affrontarlo. E' la prevenzione pura.
Uno dei motivi per cui l'aspettativa di vita è paurosamente aumentata negli ultimi 50 anni.
I vaccini possono essere:
a virus inattivato;
a proteine;
a vettore virale;
a mRNA.
Perché "genico" è fuorviante?
I vaccini a mRNA non modificano il DNA e non fanno terapia genica. L'mRNA entra nel citoplasma delle cellule, viene utilizzato per produrre temporaneamente una proteina del virus (la proteina Spike) e poi viene rapidamente degradato.
Per questo motivo le principali autorità regolatorie e scientifiche non li classificano come terapie geniche.
E "sperimentale"? E qui torniamo alla solita demenziale storia che abbiamo sentito da sei anni a questa parte.
I vaccini contro il COVID-19 hanno attraversato le consuete fasi di sperimentazione clinica (fase 1, 2 e 3) prima dell'autorizzazione. Successivamente sono stati sottoposti a una sorveglianza continua, come avviene per tutti i farmaci e i vaccini, con dati raccolti su miliardi di dosi somministrate nel mondo.
Un numero mai avvenuto prima.
E guardando i numeri non esiste alcuna strage di nessun genere.
Dire "siero genico sperimentale" significa combinare tre parole che, in questo contesto, non descrivono correttamente il prodotto:
il siero contiene anticorpi già pronti. Non è un vaccino COVID.
Il vaccino stimola il sistema immunitario a produrre una risposta.
Quando si parla di Genico suggerisce una terapia genica, ma i vaccini a mRNA non sono classificati come tali.
Sperimentale, poi, dopo il completamento delle sperimentazioni e l'autorizzazione, non è una definizione corretta per indicare i vaccini impiegati nella campagna vaccinale.
In pratica, "siero genico sperimentale" è un'espressione retorica, non una definizione scientifica.
Insomma una vera cazzata ripetuta da imbecilli.
Ecco se vogliamo parlare di qualcosa che era un siero era il metodo De Donno (che ovviamente aveva i problemi di reperibilità di plasma iperimmune), il vaccino COVID era un vaccino invece !
Questa è una distinzione importante.
Il trattamento proposto da Giuseppe De Donno, basato sul plasma iperimmune, era assimilabile a una sieroterapia passiva.
Plasma iperimmune (metodo De Donno): contiene anticorpi già prodotti da persone guarite dal COVID-19. Questi anticorpi vengono trasferiti al paziente per aiutarlo a combattere l'infezione. È una forma di immunizzazione passiva: la protezione è immediata ma temporanea e il sistema immunitario del paziente non sviluppa una memoria immunologica.
Vaccino contro il COVID-19: non contiene anticorpi. Fornisce al sistema immunitario le istruzioni o gli antigeni necessari per indurre l'organismo a produrre da sé anticorpi e cellule della memoria.
È una forma di immunizzazione attiva, che mira a prevenire la malattia prima dell'esposizione al virus.
Quindi, se si volesse usare i termini in modo corretto:
Plasma iperimmune = sieroterapia/immunizzazione passiva.
Vaccino anti-COVID = vaccino/immunizzazione attiva.
È proprio per questo che definire il vaccino anti-COVID un "siero" è improprio dal punto di vista medico: il vaccino non trasferisce anticorpi già pronti, ma induce l'organismo a costruire una risposta immunitaria propria. Al contrario, il trattamento con plasma iperimmune rientra nella categoria delle sieroterapie, perché fornisce anticorpi provenienti da un'altra persona.
Il paradosso è che un siero durante la pandemia c'è stato davvero: il plasma iperimmune, promosso anche dal medico Giuseppe De Donno. Quello sì che rientrava nella logica della sieroterapia, perché conteneva anticorpi già formati, trasferiti da persone guarite ai pazienti. Immunizzazione passiva: ricevi gli anticorpi, ma il tuo organismo non li produce.
IL SIERO ERA QUELLO DI DE DONNO. IL VACCINO ERA UN VACCINO!!!
Ovviamente nel mondo ignorante del complottista succede spesso.
C'è una curiosa regola nel mondo della disinformazione: più un termine è scientificamente sbagliato, più viene ripetuto con convinzione.
Da anni sentiamo parlare di "siero genico sperimentale". Una formula che suona inquietante, ma che in medicina non descrive correttamente i vaccini contro il COVID-19.
Il vaccino, invece, è un'altra cosa. Non contiene anticorpi, non "ti inietta immunità". Allena il sistema immunitario affinché sia il tuo corpo a costruire una risposta e una memoria immunologica. È questo che, da oltre due secoli, distingue un vaccino da un siero.
Eppure, nel teatro del complottismo, le definizioni vengono capovolte. Il vaccino diventa un "siero", il siero sparisce dal vocabolario e compare il misterioso "siero genico", un'espressione che mescola termini diversi per evocare paura, non per spiegare la realtà.
Le parole hanno un significato. In medicina non sono dettagli, sono strumenti di precisione.
Se chiami una bicicletta "sottomarino", non hai scoperto una nuova teoria dei trasporti: hai semplicemente sbagliato nome.
E prima di discutere di biologia molecolare, immunologia o farmacologia, bisognerebbe almeno partire da una base condivisa: chiamare le cose con il loro nome.
Perché senza quello, non si sta facendo divulgazione. Si sta facendo propaganda.
E qui andiamo a quello che vi dicevo all'inizio.
Premettiamo che parlare a un idiota è totalmente inutile.
Non ti risponderà mai nel merito, divagherà, dirà idiozie e le ripeterà all'infinito.
Il signore delle schermate che allego è davvero l'esempio più ridicolo di questa narrazione.
Se lo incontrare (lui o gente come lui) è inutile spiegare.
Lui o chi per lui farà sempre la stessa cosa.
Non risponderà mai alla domanda "qual è la differenza tra siero e vaccino?". Invece cambia continuamente piano del discorso.
In particolare:
All'inizio parla di "siero sperimentale".
Quando gli chiedi di definire un siero, evita la definizione.
Poi sposta la discussione sui tre anni di sperimentazione, che è un tema diverso.
Successivamente sostiene che "rientrava di fatto nella classe dei sieri sperimentali", ma senza fornire alcuna definizione medica o normativa di "siero".
Questa è una tipica evasione dell'onere della prova: invece di dimostrare l'affermazione iniziale, introduce un'altra discussione.
Anche l'affermazione secondo cui "un vaccino deve superare tre anni canonici di sperimentazione" non è una definizione scientifica condivisa. La durata dello sviluppo di un vaccino non è fissata da una regola dei tre anni: ciò che conta è il completamento degli studi richiesti e la valutazione delle autorità regolatorie.
La velocità può variare in base alle circostanze e alle risorse disponibili.
La risposta più efficace, a mio avviso, resta molto semplice:
«Lei continua a parlare di sperimentazione, ma io le ho fatto un'altra domanda. Cos'è un siero e cos'è un vaccino? Un siero contiene anticorpi già pronti (immunizzazione passiva). Un vaccino induce il sistema immunitario a produrli (immunizzazione attiva). Se sostiene che il vaccino COVID fosse un siero, dovrebbe spiegare quale caratteristica di un siero possedeva. Finora non lo ha fatto.»
In questo modo riporti la discussione sul punto centrale, senza deviare su altri argomenti.
Ma ricordati che hai a che fare con un idiota, senza speranza, che è come parlare a un muro. Ed è l'emblema di un analfabetismo funzionale ormai diffuso.





Nessun commento:
Posta un commento