venerdì 19 giugno 2026

Patrizia Scifo

 


La picchiava di continuo, la seviziava. Una volta la costrinse a subire anche la roulette russa con una pistola carica. Patrizia Scifo si era innamorata di quell’uomo da ragazzina, quando aveva 17 anni. Ma quando si rese conto chi fosse realmente quella persona, era già troppo tardi.


Quell’uomo era Giuseppe Spatola, mafioso. Più grande di lei di 11 anni, dopo i primi mesi in cui era riuscito a manipolarla convincendola ad andare contro la famiglia, si rivelò per ciò che era: una bestia, senza offesa per le bestie. Che creò un inferno da cui Patrizia non riusciva ad uscire.


Tutto però cambiò quando nacque la loro bambina, Angelica Monica. L’amore che Patrizia provava per quella bimba le fece trovare la forza di denunciare le sevizie, le torture, le botte. Di denunciare e di lasciarlo.


Era il 18 giugno 1983 quando la portò da sua madre, a Niscemi. Le disse che sarebbe venuta a prenderla il giorno dopo, forse voleva andare via.


Non tornò mai più perché quella notte venne strangolata a morte da Spatola e poi seppellita in un terreno.


Non si seppe subito e lei venne data per dispersa. Il padre, Vittorio, non smise mai di cercarla. E il 18 luglio la mafia uccise anche lui perché faceva troppe domande e stava creando problemi ai clan.

Anche quest'anno nel ricordo di Patrizia e di Vittorio, non dimentichiamo cos’è la mafia e chi si sono i mafiosi. Sono la dannazione di questo Paese e uno dei mali peggiori che potessero mai capitare. Non scordiamolo mai.

Leonardo Cecchi 

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Sarà vero?

 


PADRE SOSPESO DALLA RESPONSABILITÀ GENITORIALE: IL CASO CHE FA DISCUTERE


Un biologo romano di 57 anni racconta a Il Messaggero di essersi opposto alla somministrazione di due vaccini alle figlie minorenni: quello anti-Covid e quello contro il papilloma virus.


Le figlie, secondo quanto riportato, erano già state sottoposte alle vaccinazioni obbligatorie previste dal piano vaccinale. Il dissenso del padre riguardava due somministrazioni specifiche, sulle quali aveva espresso perplessità.


Risultato?


Il Tribunale di Velletri avrebbe ritenuto la sua condotta incompatibile con la tutela della salute delle figlie, arrivando alla sospensione della responsabilità genitoriale.


Qui non siamo davanti a un genitore accusato di abbandono.

Non siamo davanti a un padre sparito.

Non siamo davanti a chi rifiuta ogni cura.


Siamo davanti a un padre che, secondo la sua versione, ha espresso un dissenso su due vaccinazioni e oggi si ritrova colpito da un provvedimento pesantissimo.


E allora la domanda è inevitabile:


da quando il dubbio di un genitore diventa una colpa?

Da quando chiedere prudenza diventa “inidoneità”?

Da quando la responsabilità genitoriale coincide con l’obbedienza sanitaria?


Naturalmente saranno i giudici e le sedi competenti a valutare ogni aspetto della vicenda. Il padre, tramite i suoi legali, ha annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.


Ma il punto politico, sociale e umano resta enorme.


Perché una società davvero libera non dovrebbe punire il dissenso.

Dovrebbe ascoltarlo, discuterlo, verificarlo.

Soprattutto quando riguarda scelte sanitarie, figli minori e responsabilità familiari.


Negli anni della pandemia abbiamo visto troppe persone trattate come nemici solo per aver posto domande.

Ora certe storie tornano, una dopo l’altra, e il conto umano di quella stagione sembra non essere ancora finito.


Scrivi nei commenti cosa ne pensi.


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#IlGrandeInganno #Covid #Vaccini #Diritti #Libertà

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È lui che è?

 


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Il leone ucraino sbranera' Putin

 


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La Russia 🇷🇺 gli fischia...

 


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*"DALLA RESISTENZA ALLA COSTITUZIONE: IL PROTAGONISMO DELLE DONNE" - VENERDI' 19 GIUGNO ORE 17.30 - UDI SEDE NAZIONALE, VIA PENITENZA 37*

               


                                                                                               

                                                                                                                                                        *"Dalla Resistenza alla Costituzione: il protagonismo delle donne"*

  

Il 2 giugno di quest'anno si sono celebrati gli 80 anni dal referendum che ha sancito la nascita della Repubblica italiana. Ma importante è ricordare che quel 2 giugno votarono alle elezioni politiche per la prima volta anche le donne. E vi parteciparono in numero superiore a quello degli uomini perché dalla Resistenza si erano formate donne che ben sapevano cosa volevano: volevano una repubblica democratica per dire addio definitivamente alla monarchia e soprattutto al fascismo. Si parla spesso del contributo dato dalle donne alla Resistenza, in realtà le donne hanno vissuto la Resistenza in prima persona e ne hanno fatto parte fosse questa Resistenza armata o non armata. Da quel voto fu eletta l'assemblea Costituente della quale 21 donne ne fecero parte. Donne di provenienza diversa, di estrazione sociale e politica diverse, ma che insieme combatterono per i diritti delle donne. E insieme hanno scritto quel meraviglioso testo che è la nostra Costituzione antifascista. La lotta di uomini e donne che, rischiando la loro vita,  hanno cacciato la dittatura fascista ci  aiuti a trovare forza, impegno e strategia per combattere l'avanzata delle destre, ma soprattutto per difendere la Costituzione perennemente sotto attacco.


Introduce *Rita Scapinelli* responsabile nazionale antifascismo Rifondazione Comunista. 


Interventi di: 


*Davide Conti* storico


*Rosangela Pesenti* segreteria nazionale UDI 


 *Laura Ronchetti*, docente di Diritto Costituzionale


*Barbara Tibaldi* segretaria nazionale FIOM 


*Luciana Castellina* in collegamento. 

                                                                                                                                                   Iniziativa di Rifondazione Comunista in collaborazione con ASSUR

*Venerdì 19 giugno h. 17.30*

*Udi sede nazionale*

*via Penitenza 37 – ROMA*

Giovanni Barbera

Mosca in fiamme

 


Ucraina: maxi-attacco con droni contro Mosca


L’Ucraina ha lanciato un ampio attacco con droni contro Mosca. L’agenzia di stampa governativa russa TASS descrive l’attacco come «il più ampio degli ultimi due anni», e afferma che avrebbe coinvolto centinaia di droni nell’arco di otto ore, di cui almeno 180 intercettati. Secondo le autorità moscovite, i droni avrebbero impattato in diverse località di Lubertsy, nella periferia di Mosca, danneggiando una palestra e un impianto industriale. I detriti avrebbero anche danneggiato il tetto di un centro commerciale e di una abitazione privata. Secondo l’Ucraina sarebbe stata colpita una raffineria di petrolio di Mosca, e l’attacco avrebbe costretto le autorità russe a interrompere temporaneamente i voli commerciali.



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Il décolleté fantastico di Lady Cris solo per i lettori del Grognardo

 



Lady Cris come fai a essere così bella?

 

















giovedì 18 giugno 2026

Gemma brinda al padrone del Grognardo

 


Il fantoccio della FIFA

 


Premesso, Leo #Messi è un fuoriclasse assoluto, il numero 1 negli ultimi 20’anni, senza discussione e a mani basse. 


Adesso, scriviamo di storia, che è un’altra vita. 

Leo Messi non è Diego Armando Maradona e non lo sarà MAI, nemmeno in un’altra vita, così come non sarà MAI Pelè. Troppo distanti mentalmente, non è un leader e non lo è mai stato.


È inconfutabile e inopinabile, e non lo scrivo solo io mai giornali di mezzo Mondo (tranne quelli di carta igienica italici) che sia il giocatore più protetto dagli arbitri nella storia del calcio. Gli basta uno sputo agli arbitri per fischiargli fallo, poi quando i falli li fa lui e ne ha fatte di porcate, non viene nemmeno ammonito.


A Maradona non gli perdonavano niente, dentro e soprattutto fuori dal campo, lo massacravano di botte e niente giallo o rosso.


Il mondiale 2022 è stato un autentico furto dell’Argentina. Lo sanno anche i bambini.


Leo Messi è protetto dalla #FIFA e quindi dagli Stati Uniti d’America, più che un calciatore una multinazionale e gli viene permesso tutto, sta con le lobbie nere massoniche, con i potenti della terra. Per lui prima gli affari e poi il calcio.


L’esatto contrario di D10S!

Ecco perché non sarà Mai Mai e poi Mai

#Maradona


E adesso potete anche consegnargli il secondo mondiale di CARTONE! 


Rob

#illlatooscurodelcalcio

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Sulle pagine leghiste di Facebook è cominciato l'attacco al traditore...

 









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Ci mentono su tutto...

 


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Detto da Putin...

 


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Dedicato agli elettori di destra che lavorano nelle fabbriche

 


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Cosa vota la ndrangheta?

 


La notte del 1° settembre 1977 a Rosarno, in Calabria, una donna, un uomo e un bambino vengono sorpresi nel sonno e massacrati a colpi di arma da fuoco e di coltello. Si salverà solo il secondogenito poco più che neonato, trovato il mattino seguente accanto al corpo della madre. Dormivano insieme sull'unico letto di una casupola d'una sola stanza. 

Lui, Mario Conte, bracciante a giornata, era arrivato a Rosarno per cercare lavoro. Si innamora di Maria Rosa e si sposano. Lei invece di cognome fa Bellocco. Cugina di Bellocco Umberto, il capo dell’omonima ‘ndrina. 

I maschi della famiglia le rimproverano una relazione adulterina. In quegli anni, a Rosarno, può voler dire uno sguardo di troppo o una chiacchiera di paese. Mario è il marito, la gente sparla, "deve" ucciderla al più presto. É la legge del patriarcato. 

Ma Mario si rifiuta. I congiunti insistono, minacciano, ma lui non si piega. 

Sarà il primo a cadere quella sera, colpito da una "tremenda coltellata al ventre" e finito a colpi di pistola. Al figlio Francesco, di nove anni, sparano al collo ed al cuore. A nove anni si è già abbastanza grandi per testimoniare. Li troveranno l'uno accanto all'altro sul divano, al mattino.

Lei sarà uccisa per ultima, di fronte al piccolino con cui dormiva sul lettone. Si difende disperatamente Maria Rosa, imbraccia il fucile da caccia poggiato su un ripiano, ma è scarico. Fulminata da due colpi di pistola, all'esame autoptico risulteranno tuttavia "numerose ferite (di coltello), rinvenute in varie parti del corpo".

I tagli del coltello localizzati precisamente sui genitali.

Il padre di lei sarà poi indagato insieme agli altri uomini della famiglia. Gli inquirenti indicheranno nei fratelli di Maria Rosa, Bernardo e Antonino, gli esecutori materiali della strage. Tra i numerosi tatuaggi sul corpo di Antonino ce n'era uno che costituiva un autentico programma: "La donna che tradisce non merita perdono". Solo quest'ultimo sarà condannato con sentenza definitiva.

Questa è una delle storie che riportiamo nel libro “Disonorate Società - Introduzione alle mafie e storie di antimafia”. Lo trovate seguendo il link nel primo commento.

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La nana capricciosa...

 


La cafonaggine di questa scena (presa dal Grande Flagello) è davvero monumentale.


La Meloni che si mette al banco, con fare teatrale e coatto, aspettando piccata il suo idolo Trump che (ovviamente) neanche se la fila. Poi la considera, col solito tono da dominus a suddito/a, e lei si illumina neanche fosse Fiorello che ha appena ricevuto l’autografo di La Russa.


Mamma mia che livelli.

Andrea Scanzi

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Putin dovrai farci l'abitudine

 


🇷🇺🇧🇾🇺🇦💥 Russia, nuovo attacco ucraino ad un autobus a bordo del quale viaggiava una squadra giovanile di calcio bielorussa: sei feriti e un morto 


Oggi nei pressi della città russa di Bryansk un drone kamikaze ucraino ha colpito l’autobus partito da Gomel, in Bielorussia, diretto a Gelendzhik, a bordo del quale viaggiavano 44 passeggeri, tra cui 28 giovani calciatori bielorussi. Uno degli accompagnatori degli atleti è rimasto ucciso, altre sei persone, tra cui quattro ragazzi, hanno riportato ferite e si trovano ricoverati in ospedale. 


Poche settimane fa un drone ucraino aveva colpito un altro autobus a Enakievo, nella regione di Donetsk, uccidendo otto civili. 


https://t.me/vn_rangeloni

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Tavi Castro & Yanita Yancheva


 

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Tavi Castro

 


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Angelo Sbardellotto

 


Siamo a Roma, il 4 giugno 1932. Un giovane di ventiquattro anni attraversa piazza Venezia quando viene fermato da due agenti di polizia in borghese. Il ragazzo esibisce un passaporto, dice di chiamarsi Angelo Galvini e di essere un commerciante svizzero di Bellinzona, arrivato nella capitale per affari. Ma gli agenti si insospettiscono, non possiede un visto di soggiorno e sembra avere un'aria preoccupata. Così intimano al giovane di seguirli a Palazzo Buonaparte, dove lo perquisiscono e addosso gli trovano una pistola francese Mab calibro 6.35, due bombe artigianali, una fiaschetta con 80 grammi di cheddite e miccia ed un tubo con 400 grammi di dinamite e miccia.

La storia del commerciante di Bellinzona è ormai insostenibile.

Il giovane, poi accompagnato in questura e sottoposto ad un durissimo interrogatorio, confessa la sua vera identità e il motivo per cui si trova a Roma. Si chiama Angelo Pellegrino Sbardellotto e vuole uccidere Benito Mussolini.

Il ragazzo aveva pensato di freddare il duce nel corso del tragitto che la sua auto doveva compiere quel 4 giugno, quando il capo del Governo aveva partecipato all’inaugurazione del monumento e alla traslazione delle ceneri di Anita Garibaldi. Ma un cambio di percorso del veicolo aveva reso impossibile l’azione. Sbardellotto confessò anche di essere già stato a Roma in altre occasioni per lo stesso motivo, e di aver provato a realizzare un attentato anche il 28 ottobre 1931 per l’anniversario della marcia su Roma: si era fermato per non colpire degli innocenti.

Nella stessa giornata fu perquisita l’abitazione dei genitori di Sbardellotto e fu ritrovata una lettera nella quale egli spiegando il gesto che avrebbe compiuto scriveva: “La maggioranza ha la forza ma non la ragione. L’uomo virtuoso non comanda, non obbedisce”. Nei giorni seguenti poi la polizia fascista falsificò un memoriale in cui si attribuiva a Sbardellotto una confessione nella quale avrebbe fatto i nomi di alcuni complici. Tutto falso. Angelo, quinto di dieci figli, aveva lavorato come stalliere e a diciassette anni era emigrato in Belgio; qui, lavorando nelle miniere, si era avvicinato alle idee anarchiche, fino a maturare l’idea di uccidere Mussolini. Prima di uno dei suoi viaggi clandestini in Italia aveva scritto: "(il duce) deve rispondere delle lacrime delle madri, dell’abbandono dei figli, del sangue dei caduti, dell’agonia dei reclusi, del silenzio e della miseria di tutti”.

Il 17 giugno, dopo la condanna del Tribunale speciale, Sbardellotto viene ucciso mediante fucilazione alla schiena per aver attentato alla vita di Mussolini. Angelo si era rifiutato di presentare la grazia e al suo legale d’ufficio aveva detto: “ma che pentito e pentito, io rimpiango solo di non averlo ammazzato!”

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Alexander Mikhailovich

 


È morto a soli 56 anni il cosmonauta Alexander Mikhailovich #Samokutyaev.

Durante i suoi due voli spaziali, ha trascorso 331 nello spazio eseguendo due #EVA per un totale di oltre 10 ore. Il suo primo volo 2011 verso la #ISS come comandante della navicella #SoyuzTMA-21. Nel 2014, è tornato in orbita come comandante della #SoyuzTMA-14M

Dopo aver concluso la sua carriera nello spazio è stato deputato della Duma di Stato.

Gloria ai conquistatori del Cosmo! 🚀

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Il grido d'allarme di Bersani

 


"In questi anni quando abbiamo sentito delle enormità al bar non abbiamo reagito. E prima dei fatti vengono le idee, le parole. Perché non ci sarebbe Trump se non ci fosse l’ideologia maga. E non ci sarebbe stato neanche Mussolini se dieci anni prima Marinetti non avesse detto che la guerra era l’igiene dei popoli. 


Attenzione alle idee…ci vuole la battaglia delle idee. E c’è Vannacci che ce le rende chiare: occorre combatterle. Come la gerarchia tra gli esseri umani: uno sopra e l’altro sotto. Noi dobbiamo reagire a queste cose qui".


Sempre molto lucido Bersani. Ogni volta ti fa vedere le cose da un'inquadratura diversa. E anche stavolta direi che ha proprio ragione.

Leonardo Cecchi 

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Vittorio Tassi

 


Forse gli credettero perché videro che, dopo tutte le torture, continuava a mantenere la stessa, identica versione: quella in cui il responsabile era solo lui, brigadiere Vittorio Tassi. Non solo di quella sparatoria, ma di tutte le azioni partigiane in quella zona del Senese.


Lo avevano catturato, armi in pugno, insieme a cinque compagni che con lui erano rimasti indietro per coprire la ritirata di una squadra partigiana di cui faceva parte da quando si era rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. Portati al comando e torturati, nessuno parlò, tranne Tassi, che continuò a dire di essere il solo responsabile di tutto, portando infine i tedeschi a credergli, almeno in larga parte. Così facendo ne salvò infatti quattro su cinque, ma non riuscì a scagionare il più giovane, Renato Magi, muratore e partigiano che non aveva neppure 19 anni e fu condannato a morte con lui.


“Mia cara Olga, avrei tante cose da dirti, ma non posso più scrivere perché ho il cuore secco. Se Iddio vuole ci rivedremo in cielo e di lì non ci separeremo più. Dirai a Remo che moriamo, io e Renato, con il nostro segreto”, furono le parole della sua ultima lettera indirizzata alla moglie.


Li fucilarono il 17 giugno 1944 e oggi riposano l’uno accanto all’altro.


Alla memoria di servitori dello Stato, partigiani e uomini come Vittorio e Renato.


(Foto restaurata, perché meritava che le fosse restituito un volto dopo tanti anni.)

Leonardo Cecchi 

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mercoledì 17 giugno 2026

King Arnold tra i giganti

 


Nel 1982 Dino De Laurentiis diede vita in carne ed ossa all'eroe cimmero Conan il Barbaro, raccontando la nascita dell'eroe e scegliendo per l'interprete principale un ragazzone austriaco dai muscoli esagerati che aveva fatto furore nel circuito del body building negli Usa e che si era presentato a lui, mentre Dino era seduto nel suo ufficio, con questa frase "cosa ci fa un uomo così piccolo dietro un tavolo enorme?".


Il suo carisma e la sua personalità lo convinsero e da quel giorno Arnold Schwarzenegger iniziò la sua scalata nel mondo del cinema d'azione e d'avventura.


Due anni dopo il travolgente successo di Conan the Barbarian De Laurentiis mise in cantiere il sequel, Conan the Destroyer con toni più fantasy e fanciulleschi e con una enorme creatura come nemico finale, Dagoth, modellato grazie agli artifici del mago italiano degli effetti speciali Carlo Rambaldi.


Si, ok, ma il buon Rambaldi doveva costruire l'immensa corazza del mostro su di un essere umano, ma chi poteva mai interpretare un ruolo così assurdo?


Un uomo alto 225 cm per quasi 300 kg di peso: Andre the Giant.


Il buon Arnie e la leggenda di Grenoble entrarono subito in sintonia ed a loro si unì presto Wilt Chamberlain, cestita dei Los Angeles Lakers che interpretava con i suoi altrettanti 220 cm il grande Bombaata nel film.


L'amicizia tra i tre divenne materia di leggenda, ogni volta era un'occasione per la fiera del "chi era più potente", ma se Wilt era altissimo e Schwarzenegger una montagna di bicipiti, André... beh, era André.


La storia che segue fu raccontata dallo stesso Arnold e ve la riporto qui di seguito:


"André the Giant - che era un mio buon amico - e Wilt Chamberlain sono venuti molte volte con me a cena mentre ero a Mexico City per girare il secondo Conan.


Ogni volta era la stessa storia, loro due scherzavano su chi poteva alzarmi con la sola forza delle braccia per farmi apparire un moscerino.


Stavo facendo un bel po' di soldi - con il primo film avevo raggiunto il mio primo milione di dollari e mi sentivo una stella.


Quindi pensai "stasera porto i ragazzi fuori..."


André era sempre molto generoso, Wilt invece era molto taccagno, sempre attento a ciò che spendeva... ma comunque André ha sempre voluto pagare per tutti noi.


Quella volta, invece, mentre eravamo a tavola mi congedai con un "torno tra un minuto..." e di nascosto diedi la mia carta di credito al cameriere.


"Non lasciare che André o qualsiasi altro paghi stasera, non importa quanto cercheranno di convincerti. Pago io per tutti!"


Tornai a tavola, continuammo la cena finché il cameriere non mi portò il conto e la ricevuta della carta da firmare.


"NOOOO... MI STAI FACENDO ARRABBIARE TANTISSIMO!!" - tuonò la voce del gigante.


Quindi André mi prese per aria e mi sollevò come un fuscello. A quel punto si unì Wilt, che disse "beh, si, volevo pagare io..."


Feci una risata e gli dissi "si, certo, questa è buona!"


A quel punto mi presero tutti e due e mi sollevarono al livello delle loro teste, mentre le persone nel ristorante erano letteralmente terrrorizzate!


Sapete cosa fecero? Mi misero a sedere... sul tetto della mia auto! Fu una scena molto divertente..."


#ArnoldSchwarzenegger #AndreTheGiant #Conan #anni80 #wrestling #maestrozamo

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Marty Jannetty

 


A volte i nemici più acerrimi, quelli che veramente ti colpiscono alle spalle e che ti buttano giù al conto di tre non sono quelli che si incontrano sul quadrato... ma quelli che vediamo ogni giorno riflessioni nello specchio in cui guardiamo.


L'esempio più lampante, senza ombra di dubbio, è questo incredibile talento nella foto: Marty Jannetty.


In un'epoca in cui apprezziamo personalità acrobatiche come Will Ospreay o Ricochet o i talenti della scena messicana, Jannetty rappresenta per tutti loro una sorta di "antenato". In un periodo storico in cui i giganti pieni di muscoli ed aggressività irrompevano nei salotti delle case dallo schermo della Tv, i Rockers erano veramente qualcosa di spettacolare da vedere.


Un mix di azione, movimenti aerei e soprattutto tantissima coordinazione da lasciare a bocca aperta. Eppure, nel 1991, solo il suo tag team partner storico, Shawn Michaels, riuscì ad emergere dalla categoria per diventare, nel tempo, lo "Showstopper", uno dei wrestler più iconici degli anni 90 e 2000.


E Marty? Scomparso, finito o nel mid carding più puro o nel dimenticatoio di qualche promotion indipendente.


Chi fu a tagliare le gambe ad un atleta così fenomenale, capace di incantare coi suoi movimenti tra le corde?


Solo se' stesso.


E se pensate che fu la World Wrestling Federation, con il suo rutilante mondo di star e tv, ad influenzare la vita dell'ex campione intercontinentale, siete lontani dalla verità: Marty è sempre stato maledettamente così.


La breve storia narrata qui di seguito vi darà un'idea di cosa stiamo parlando, ed è ambientata alla metà degli anni 80 nella AWA (American Wrestling Association) di Verne Gagne, all'epoca insieme alla WWF ed alla JCP/NWA una delle "big 3" del mondo del wrestling statunitense.


All'epoca, Jannetty era un giovane di belle speranze, forse un po' piccolo di statura ma già in grado di far vedere le sue abilità in una promotion ricca di talenti.


Tra questi talenti c'era anche un ragazzone, dall'aspetto vagamente simile a Tom Selleck di Magnum PI (all'epoca sex symbol americano) e dal fisico impressionante: Scott Hall, il futuro Razor Ramon.


Mentre Hall si trovava a casa ricevette una chiamata dalla dirigenza, un pò sbalordita, in quanto l'albergo dove avevano alloggiato i wrestler la sera precedente aveva mandato loro una richiesta di risarcimento poichè la stanza di uno dei lottatori era in condizioni veramente pessime: mobili fracassati, lampade e luci rotte, vomito ed ogni genere di sporcizia.


Quando fu chiesto il nome a cui la stanza era prenotata, la risposta fu chiara: "Scott Hall".


Peccato che Hall non fosse alloggiato in quell'albergo e dalle descrizioni ed altre fonti, Hall riuscì a capire chi era stato: Marty Jannetty.


Hall, ancora relativamente nuovo nel business, non voleva assolutamente macchiare il suo nome in quel modo (all'epoca non era ancora vittima dei suoi demoni personali) e la rabbia per essere accusato di qualcosa che non aveva commesso lo assalì di impeto. 


Per la dirigenza era chiusa lì, i wrestler - si sa - non sono la categoria di persone più tranquille con cui avere a che fare, ma per Hall era una questione personale.


La sera dopo, nel corridoio dall'arena, vide Marty riposarsi su una panchina e non ci vide più: lo sorprese con una scarica di pugni e colpi che lasciò dolorante per giorni il futuro membro dei Rockers.


Nel corridoio, Hall incontrò Harley Race, all'epoca uno dei boss, che lo rimproverò per cosa aveva fatto... ma solo perché lo aveva fatto PRIMA dello show, dopo... beh, Jannetty a suo parere aveva avuto quel che si meritava.


Anni dopo, Marty raccontò che era stato il suo compagno DJ Peterson, un giovane atleta che somigliava molto vagamente ad Hall, a dargli il nome del "Bad Guy", per strappare la camera ad una cifra scontata, come accadeva spesso quando a prenotare erano lottatori più affermati.


Per quanto riguarda l'aspetto della camera dopo il loro passaggio, sorridendo Marty ha affermato che quella fu una sera selvaggia, tra donne, alcool e pillole, e che effettivamente ci fu più di qualche danno al mobilio.


Ma era una serata alla Marty, una di quelle sere a cui il Rocker era abituato e che saranno un punto cruciale della sua carriera.


Questo continuo vivere la vita a 100.000 km/h ha nel tempo, però, avuto un prezzo salatissimo: inviso alla WWF, che per più volte ha tentato di riportarlo a casa e che ogni volto vedeva Jannetty cadere negli stessi, vecchi vizi ed abitudini malsane, ad un certo punto Jannetty non ha potuto più fare affidamento alle sue capacità fisiche ed alla sua straordinaria bravura sul ring.


Il tempo, inclemente compagno di viaggio di ciascuno di noi, torna sempre alla fine con il conto in mano, che per Marty è stato salatissimo, anche troppo.


Attualmente, dopo anni di problemi ad una caviglia, nel Maggio di quest'anno Jannetty ha dovuto ricorrere all'amputazione di uno dei piedi.


Personalità come Buff Bagwell e Lex Luger hanno imparato a convivere, superare e ricostruire la propria vita a fronte di problemi personali apparentemente insormontabili.


Ci auguriamo sia lo stesso per Marty, e che possa un giorno trovare il suo posto nella Hall of Fame, per tutti i momenti incredibili che ci ha regalato quando, insieme a Michaels, volava da una corda all'altra del ring.


#MartyJannetty #Rockers #anni90 #wrestling #maestrozamo

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Hulk Hogan

 


Hulk Hogan è forse il più famoso wrestler della storia ad aver travalicato le tre corde di un ring per entrare nella case delle famiglie d'America con le sue apparizioni in spettacoli per la tv, serie d'azione e film al cinema, oltre a presenziare a galà dello show business, far parte di pubblicità e persino rendersi un pò ridicolo ma sempre col sorriso per i suoi piccoli "Hulkamaniacs", come in questa foto.


Basta fare un breve giro sulla pagina dell' Hulk Hogan Fans Club Italia per rendersi conti di quante volte la leggenda del wrestling è stata ospite in programmi che col wrestling non c'entravano proprio nulla: dall' A-Team al fianco di Mr.T, alle sue ospitate al Saturday Night Live dall'ingresso di Hollywood Hogan in un film dei Muppets  fino alla sua particolare abilità nel convincere i Gremlins a smettere di rovinare la visione in sala al cinema, il buon "Titan Morgan" Manuele Poli, probabilmente il fan numero uno al mondo del colosso in giallo e rosso, ha collezionato storie su storie sulla sua incredibile carriera che potete trovare nella sua fantastica pagina.


Ma forse anche il mio grande amico Manuele non avrà fatto caso ad una particolarità: c'è uno show a cui Hulk Hogan non ha mai partecipato.


Il "Late Night with David Letterman", infatti, ha visto protagonisti decine di lottatori, da André Andre the Giant al famoso momento con Andy Kaufman e Jerry "The King" Lawler.


Ma allora... perché non l'Hulkster?


A quanto pare perché Letterman era semplicemente terrorizzato di buscarle dal 6 volte campione del mondo WWE!


Pare infatti, come raccontato dallo stesso Hulkster ai microfoni di Chris Jericho, che una sera, mentre era fuori a cena al ristorante presumibilmente con delle amiche, la bellissima ex moglie di Hulk, Linda, fu approcciata da Letterman con l'intento di provarci spudoratamente.


Una mossa forse non molto intelligente da parte dello showman.


Una volta tornata a casa e raccontato il fatto al marito, Hulk iniziò a vedere rosso come un toro nell'arena.


Hulk andò subito da Dick Ebersol, responsabile esecutivo della NBC, chiedendo dove fosse Letterman, con un'unica intenzione: prenderlo a calci nel sedere!


Ci volle un po' prima di calmare il gigante di Tampa ma alla fine gli animi si placarono.


Hulk ovviamente ha seppellito da allora l'ascia di guerra... ma probabilmente Letterman ha pensato che forse non era troppo il caso di fidarsi di un gigante biondo infuriato di 2 metri e con le braccia grosse come cavi d'acciaio!


#HulkHogan #Hulkamania #DavidLetterman #anni80 #wrestling #maestrozamo

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Mr Wonderful

 


Tra i protagonisti del wrestling anni 80 che non hanno mai ricevuto un titolo, nonostante abbiano contribuito enormemente alla crescita del business in quegli anni così intensi, c'è sicuramente lui, l'odiatissimo - dal pubblico - "Mr.Wonderful" Paul Orndorff.


Un fisico al limite della perfezione, un discreto carisma, la presenza (in seguito) al suo fianco del viscido Bobby "The Brain" Heenan e la sua affiliazione, nel 1985, con i cattivissimi "Rowdy" Roddy Piper e "Cowboy" Bob Orton, lo catapultarono immediatamente nel primo main event di WrestleMania contro due stelle assolute come Hulk Hogan e Mr.T.


Ed è proprio contro Hulk Hogan che Orndorff ha avuto il suo più epico scontro, sormontato da una miriade di persone che lo schernivano chiamandolo "Paula" (ricordiamoci che siamo in un'epoca in cui il "politicamente corretto" ancora non esisteva) ed imbracciando con lui una sfida quasi alla pari e di sicuro la più credibile in termini di battaglia di fisici muscolosi dell'epoca.


Una vita dedicata al wrestling, non solo davanti al pubblico, ma anche dietro le quinte, come road agent prima e come trainer di nuove stelle in seguito, soprattutto in una WCW nei suoi ultimi anni di vita.


Quel desiderio di urlargli contro, di tifare il buono contro di lui, di appellarlo con ogni epiteto era il modo atipico di ogni fan degli anni 80 per dirgli che apprezzavano il suo lavoro sul ring... e questo Paul lo sapeva bene.


Ma mai la sua famiglia avrebbe pensato, nel 2018, che quell'amore lo avrebbe aiutato in uno dei momenti più bui della sua vita.


Sulla pagina Facebook di "Wrestling Turnbackle Magazine" apparve una richiesta di richiesta fondi da parte della famiglia del campione.


Molto spesso queste operazioni vengono guardate con malcelato scetticismo, un pò perché non si sa se sia vero o meno, un pò perché - dopo aver visto simili stelle troneggiare in Tv in prima serata - il pensiero umano è quello di credere che sia praticamente impossibile che una celebrità abbia bisogno dei soldi da parte dei propri fans.


Nella maggior parte dei casi - purtroppo - è una costatazione vera, e per quei performer che si sono bruciati soldi ed averi in eccessi di ogni genere, è davvero complicato chiedere l'empatia da parte di quei fan che per comprare un biglietto solo per vederli in azione magari hanno lavorato duramente nel loro quotidiano.


A far luce sulla questione fu però il presidente del Cauliflower Alley Club, Brian Blair, anche lui ex-wrestler WWF, che promuovendo la suddetta richiesta fece luce su quanto stava accadendo: Orndorff era vittima di un cancro al 4° stadio, uno di quelli più tremendi da combattere, e che i costi da sostenere erano davvero pesantissimi. L'ex Mr.Wonderful stava lottando per rimanere in vita, ma nel processo la famiglia era incappata in un tracollo finanziario, e la sua casa era a serio rischio di essere espropriata.


Non solo, Orndorff aveva manifestato anche sintomi evidenti di demenza associati alla sua carriera nel wrestling, e senza le dovute medicine ogni giorno un pezzetto della sua memoria svaniva per sempre.


Con soli 640$ racimolati dal GoFund, ormai Paul e la sua famiglia stavano per suonare la proverbiale campanella e cedere contro un avversario più forte e cattivo di loro.


Ma come gli aveva insegnato il suo vecchio amico/nemico sul ring, quando il braccio sta per cadere per la terza volta, è lì che la mano si alza ed indica il gesto del "non oggi, amico!"


In poco più di 24 ore, il tweet di Brian Blair divenne virale, e con esso la richiesta di fondi della famiglia Orndorff. Migliaia di fan fecero passare la notizia, condivisa anche da vecchi compagni di backstage e siti del settore.


Diamond Dallas Page, Chris Jericho, Afa dei Wild Samoans ed almeno 200 altri donatori si misero sotto e fu raggiunta l'eccezionale quota di 10.000 dollari in un solo giorno, senza accennare a smettere.


La cifra arrivò a numeri alti, tanto che i debiti pregressi furono azzerati e con essi svanì il rischio di perdere la casa.


Con ciò che restava, Orndorff ha potuto vivere nella casa dove si aggrappava ai suoi ultimi ricordi ed a curarsi come meglio poteva data la sua condizione clinica, fino a quel triste 12 Luglio del 2021, quando ha lasciato l'arena della vita per l'ultima volta.


Così il figlio Travis su Instagram "Molti di voi lo ricorderanno per il suo fisico. Tanti per la sua intensità. Ma se solo potessi farvi capire e vedere il suo cuore. Sarà per sempre papà per noi di casa. Per quanti di voi lo hanno odiato come wrestler, lui vi ha amato alla follia per questo."


#PaulOrndorff #MrWonderful #anni80 #wrestling #maestrozamo

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1 - 2 - 3 Kid

 


Non molti danno a Sean Waltman il giusto credito per essere stato un elemento fondamentale nella crescita della categoria pesi leggeri.


Eppure, Waltman è esploso nel mondo del pro wrestling agli inizi degli anni 90, la stessa epoca in cui i giganti come Hulk Hogan ed Ultimate Warrior erano le principali stelle della World Wrestling Federation.


Prima di approdare nella promotion di Stamford, Waltman era già stato tra i più talentuosi cruiserweight nel panorama del wrestling indipendente, con la vittoria di alcuni titoli e match che erano rimasti impressi nella memoria di chi aveva avuto la fortuna di vederli.


Probabilmente l'eco di quegli stessi incontri raggiunse qualche agente di Vince McMahon che lo consigliò al boss come nuovo punto di forza e sorpresa inaspettata per il suo nuovo programma, Monday Night Raw.


E, se ci pensate bene, in termini di "impatto", Waltman ha centrato l'obiettivo ben due volte su due per quanto riguarda il debutto delle sue gimmick: la prima, come "1-2-3 Kid" con quel devastante moonsault con cui chiudeva inaspettatamente al conto di 3 una stella come Razor Ramon e cinque anni dopo (ed un'esperienza altalenante in WCW) come "X-Pac", quando, microfono alla mano ed in piena era "Attitude", sparò a zero su Eric Bischoff e sulla sua conduzione della World Championship Wrestling in diretta Tv, facendo schizzare gli ascolti.


Eppure, Waltman, non viene mai ricordato come uno dei "grandi" del passato e se escludiamo la sua affiliazione (che peraltro ho trovato sempre un po' forzata) nella nWo, non ha mai nemmeno ricevuto una candidatura per la Hall of Fame della WWE, nonostante sia amico del boss Paul "Triple H" Levesque e di Shawn Michaels.


Molto probabilmente il tutto è dovuto alla sua lunga storia di battaglie contro demoni come le pillole e l'alcool, che l'hanno trasportato in meandri oscuri nel corso della sua carriera, dal film a luci rosse amatoriale con la compianta Chyna (all'epoca sua compagna) ai numerosi momenti in Tv in cui appariva l'ombra di sé stesso.


Waltman ha però raccontato che era l'ambiente dell'epoca che l'aveva trasformato. Nel mondo delle indipendenti aveva provato degli anabolizzanti un paio di volte, ma il suo stile sul ring non prevedeva grossi bicipiti, bensì mosse acrobatiche.


Fu solo quando arrivò nello spogliatoio della World Wrestling Federation che le cose cambiarono: i ritmi forsennati, i km in auto ed i controlli nonostante lo scandalo steroidi pochi mesi prima abbastanza scialbi, erano una tentazione continua per il peso leggero.


Ma c'era una sostanza che assolutamente era vietata: la maria.


Per qualche ragione non meglio comprensibile la piantina anti stress più famosa del mondo era tra i pericoli numero uno secondo i dettami delle nuove linee guida della Federazione... e si sa, il "proibito" era ciò che suscitava la tentazione. 


In tutti gli spettacoli messi in scena negli States poteva apparire un cartello che, attaccato ad una parete, indicava che quello era il giorno in cui ti sottoponevi al test. E non è che si potesse fare molto, in quanto Vince, oltre al dottore, aveva anche munito i controlli di un membro del personale che osservava attentamente che l'urina uscisse dell'organo genitale del lottatore (chiamato in gergo, tra i ragazzi, l' "osserva-c**zo").


Waltman, in qualche modo, riusciva sempre a scamparla. Si nascondeva, non faceva la doccia ed usciva subito dall'arena e mille altri sotterfugi del genere.


Ma la sera della Royal Rumble 1995 Dave Hebner, storico arbitro e dirigente della WWF, chiese a Waltman di raggiungerlo nel suo ufficio per parlare di nuove idee sul suo personaggio... e quando Waltman arrivò si rese conto di essere stato fregato: in quella stanza c'era solo un dottore, pronto per il suo test.


Peccato che Waltman avesse fumato alla grande proprio il giorno precedente... e adesso doveva trovare una scusa in tutti i modi.


"Mah... ora... non ho voglia... non mi viene... l'ho fatta prima..."


Il dottore capì subito l'antifona, ma la sua risposta prese in contropiede 1-2-3 Kid:


"Se hai 200 dollari da darmi ci penso io"


Per usare le stesse parole di Waltman, "quei 200 dollari non uscirono mai più così velocemente dal suo portafoglio". Pratica chiusa, e Waltman poté continuare ad esibirsi nella WWF.


Purtroppo per lui, la maria era davvero l'ultimo dei suoi problemi. Una spirale di vizi ogni oltre eccesso gli ha precluso forse una migliore carriera, anche se Waltman, tutt'oggi, continua ad esibirsi ed è sempre molto migliore di tanti giovani ragazzi che entrano nel mondo della cruiserweight division.


#SeanWaltman #123Kid #WWE #wrestling #maestrozamo

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Vedo scemi dappertutto

 


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Essere fieri di seguire un cialtrone

 


Futuro Nazionale con Roberto Vannaci si fonda sulla difesa dell’identità italiana, della sicurezza nazionale, della famiglia, del lavoro, della giustizia sociale e della valorizzazione delle nostre tradizioni, della nostra cultura e delle comunità locali. Promuove la partecipazione dei cittadini alla vita politica e l’amore per la Patria, nel rispetto dei valori di libertà, merito e coesione territoriale.

Sono fiera di far parte di questo nuovo percorso politico, che ogni giorno vede nascere nuovi comitati pronti a coprire l’intero territorio nazionale. Con passione, determinazione e spirito di servizio porteremo avanti i progetti e i valori che rappresentano la vera identità di questo movimento, un’identità che mette al centro l’Italia e gli italiani.

Crediamo in una Patria da amare, difendere e valorizzare. Per questo invitiamo tutti i patrioti che condividono questi ideali a unirsi a noi. Insieme possiamo costruire un futuro nel quale ogni cittadino possa tornare a sentirsi orgoglioso di essere italiano. ✋🏻🇮🇹

 Maurizio Imbrogno Giuseppina Impedovo  Teresa Miglio Marco Cirolla Vincenzo Francese

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Governo inefficiente all'ennesima potenza!

 


Quello che è successo a Firenze è assurdo, ma non ci stupisce. Il governo aveva il dovere di chiudere i reparti ormai invivibili di Sollicciano e invece ha fatto l'unica cosa che gli riesce davvero, decidere di non decidere. Così a sequestrarli ci ha dovuto pensare la magistratura, con il conseguente trasferimento di oltre 200 persone.

Sono anni che denunciamo la situazione di quell'istituto: 600 detenuti per poco più di 360 posti realmente disponibili, in condizioni tra le peggiori d'Italia, con un numero altissimo di persone che si sono tolte la vita.

Il problema è che i 9 milioni per riqualificarlo erano già stati stanziati e la progettazione aggiudicata a maggio. I soldi c'erano: il governo e il Ministero della Giustizia hanno scelto di non usarli. Chi ha lasciato marcire quel posto dovrebbe risponderne, invece di scaricarne il prezzo su chi viene trasferito e su chi in quelle sezioni lavora ogni giorno.

E c'è un aspetto che ci riguarda tutti: tenere delle persone in condizioni disumane viola direttamente l'articolo 27 della nostra Costituzione, secondo cui la pena non può mai calpestare la dignità umana. E su questo punto, a settembre, la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi. Se lo Stato viola le sue stesse regole sulla dignità dei detenuti, la pena che stanno scontando può ancora essere considerata legittima?

Ilaria Cucchi

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La sconfitta del cancro è sempre più vicina

 


È uno dei risultati più significativi presentati al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology, il più importante appuntamento mondiale dell'oncologia. Un vaccino personalizzato a mRNA, abbinato all'immunoterapia standard, ha ridotto del 49% il rischio di recidiva o di morte nei pazienti affetti da melanoma in stadio avanzato.

Lo studio di fase 2b, condotto dal Perlmutter Cancer Center di New York, ha seguito i pazienti per cinque anni. I risultati: quasi il 69% di chi ha ricevuto la terapia combinata è rimasto senza cancro, contro il 49% di chi aveva ricevuto solo immunoterapia. La terapia combinata ha inoltre ridotto del 59% il rischio di metastasi.

Come funziona? Il vaccino viene costruito sui dati genetici del tumore di ciascun paziente, stimolando una risposta immunitaria altamente specifica contro le cellule malate. Una terapia su misura, letteralmente. 🔬🧬


Lo sapevate che i vaccini a mRNA vengono già studiati anche contro i tumori?


#Melanoma #VacciniMRNA #Oncologia #Ricerca #Prevenzione #Tumori #TantaSalute #Salute

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Solo un leghista può scrivere queste stronzate!

 


✔️La Russia ha vinto l'arbitrato internazionale sui diritti degli Stati costieri nel Mar Nero, Mar d'Azov e Stretto di Kerch, dopo un procedimento durato 10 anni. 


🔘Il Ministero degli Esteri russo ha annunciato che l'arbitrato dell'Aia ha respinto tutte le richieste dell'Ucraina, tra cui la contestazione della sovranità russa sulla Crimea e le acque adiacenti, la richiesta di dichiarare lo Stretto di Kerch "internazionale" e quella di smantellare il ponte di Crimea. Nessuna compensazione per Kiev. 


💬"Sconfitta sensibile per l'Ucraina e l'Occidente nella loro guerra legale contro la Russia", ha concluso Mosca.


In altre parole, la guerra fa il suo corso ma tutte le battaglie legai internazionali le sta vincendo la Russia, a dimostrazione che in punto di diritto ha ragione Putin. 


E l’Unione Europea, non può nemmeno fare vittimismo bieco,  perché il tribunale internazionale dell’Aia è dentro il perimetro istituzionale dell’Europa.

Alessandro Pagano 

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Anche la Fondazione Dalla sfancula Vannacci

 


La famiglia di Lucio Dalla ha detto no a Vannacci.


Nessuno aveva chiesto loro il permesso. L'hanno scoperto la sera stessa, ad assemblea finita: Roberto Vannacci che dal palco di Futuro Nazionale si prende la canzone "Futura" e la nomina inno del suo partito. "Una bellissima canzone di Lucio Dalla", dice dal palco.


La Fondazione Lucio Dalla è cascata dalle nuvole: "Siamo rimasti spiazzati, non abbiamo mai consentito che di Dalla si facesse un uso in contesto politico", ha detto Daniele Caracchi, della storica casa discografica del cantautore. 


Poi è arrivata la cugina, Dea Melotti, vicepresidente della Fondazione, che ha aggiunto: "Non ci è stata chiesta alcuna autorizzazione, e se quello da parte di un partito politico è sempre un uso improprio delle canzoni di Dalla, è ancora più spiacevole se avviene da chi è così lontano dal pensiero e dal mondo di Lucio".


Tradotto: giù le mani.


E hanno ragione. Perché "Futura" è una canzone d'amore. Due ragazzi che si amano all'ombra del Muro di Berlino, immaginano una figlia e decidono che la chiameranno Futura. È un inno alla speranza, alla vita, alla tenerezza, a un futuro più bello.


Questa è "Futura", un brano che guarda lontano. A un domani che assomiglia a chiunque, tranne che a Vannacci.

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Solo gli idioti e gli ignoranti possono votare sta gente

 


I due geni del male che vedete nell'immagine si chiamano Bryan Rojas e Socorro Zaragosa.


Lui, 34 anni, montava dischi freno in una fabbrica del Wisconsin a 29 dollari l'ora, promosso a caposquadra. 


Lei, 22 anni, cresciuta in una famiglia che adora Donald Trump. 


Si sposano. E per il viaggio di nozze decidono di recarsi a Miami. Il sogno? Far vedere il mare a Socorro per la prima volta e, magari, intravedere lui, il Presidente. Perché Socorro è una sua fan. Una vera. "Credo che Trump sia un buon presidente", dice.


E allora quale meta più romantica del Trump National Doral, ossia il resort del gangster americano?


Quale posto più sicuro, per un trumpiano, della casa di Trump?


E qui la storia diventa poesia. Perché durante i controlli, Bryan viene fermato. Nella sua auto trovano una pistola softair e un macinino per l'erba.


Poi guardano i suoi tatuaggi: una corona, un dragone cinese, qualche simbolo del dollaro e lo accusano di far parte di Tren de Aragua, un organizzazione criminale transnazionale di origine venezuelana. 


Risultato: viene deportato nel centro di detenzione di Miami. Un mese intero senza poter sentire la moglie. 


A distanza di tre mesi, è notizia di questi giorni, Bryan è stato rilasciato su cauzione. Ad aspettarlo trova il permesso di lavoro scaduto, la patente che nessuno gli rinnova, la casa in vendita, l'auto venduta, il fondo pensione prosciugato e 80.000 dollari di debiti. Prossima udienza: 2028. 


Socorro, intanto, resta una fan di Trump: "Non penso niente di male di lui. Non è stata colpa sua. È stata colpa nostra". Aggiunge solo una postilla: "Quello che fa ai migranti è ingiusto, quello che hanno fatto a noi è ingiusto".


Perché la scoperta arriva sempre così, in ritardo: quando la ruspa che applaudivi cambia strada e ti entra nel giardino di casa.


Bryan e Socorro volevano celebrare l'amore al cospetto del loro idolo. Il loro idolo, per tutta risposta, ha fatto festeggiare a lui la luna di miele in galera.


Auguri agli sposi.

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Anche il Papa sfancula Vannacci

 


Hanno chiesto a Papa Leone di dire la sua sulla remigrazione.


Sulla parola d’ordine che Roberto Vannacci ha messo al centro di Futuro Nazionale, il partito che promette di rispedire a casa milioni di stranieri al grido di “l’Italia agli italiani”.


E il Papa ha risposto così:


“La remigrazione? Ribadisco quello che ho detto alle Canarie, in merito al rispetto per la persona: molte volte non riconosciamo le ragioni per cui queste persone sono dovute andare via dai loro Paesi, violenza, guerra, conflitti. Semplicemente dire ‘li mandiamo via’, lavandocene le mani, come se non fosse un nostro problema, non mi sembra la risposta più cristiana”.


Rileggetela bene, quell’ultima riga. Perché a pronunciarla è il capo della Chiesa cattolica.


La stessa Chiesa che Vannacci e i suoi tirano in ballo a ogni comizio. Quelli delle radici cristiane, quelli che si ergono a custodi dei valori cristiani, ma solo quando conviene. Quelli che usano la religione come manganello contro gli altri.


E oggi i valori cristiani, quello veri, glieli ha spiegati il Papa in persona: lavarsene le mani è il gesto più anticristiano che esista.


Qualcuno avvisi Vannacci. E i vannacciani di ogni ordine, grado e miseria.

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I disagiati del 5G

 


Da Prato ci mandano questa foto, risalente a 2-3 giorni fa.


Ora, ogni mattina milioni di italiani si svegliano e fanno una cosa pericolosissima: vivono.


Aprono la finestra, escono di casa, prendono il sole. Il sole emette raggi ultravioletti e i raggi UV sono classificati dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro come cancerogeni per l’uomo. Non significa che ogni raggio di sole sia una condanna a morte, significa una cosa più semplice: la dose e il tempo di esposizione contano.


Poi si fanno la donna e si asciugano i capelli con un phon che, a pochi centimetri dalla testa, genera campi elettromagnetici molto più intensi di tanti campi ambientali misurati vicino alle antenne. Certo, sono frequenze diverse, meccanismi diversi, grandezze diverse. Ma il punto resta: la distanza da una sorgente conta.


Eccome se conta.


Mettono in tavola salumi, alcol, magari carne rossa. I salumi e l’alcol sono classificati come cancerogeni per l’uomo, la carne rossa come probabilmente cancerogena. Anche qui: non è che una fetta di prosciutto ti fulmina al tavolo della cucina, però nessuno organizza fiaccolate contro il tagliere misto, nessuno occupa le piazze contro il bicchiere di vino, nessuno urla al complotto del capocollo.


In alcune case ci sono materiali naturali, come certi graniti, che possono contenere tracce di radioattività naturale o rilasciare piccolissime quantità di radon. 


Prendono l’aereo per le ferie e durante il volo ricevono una piccola dose di radiazione cosmica ionizzante. Piccola, normalmente non preoccupante per chi vola ogni tanto. 


Fanno la lastra dal dentista, la TAC in ospedale, cioè esami che usano radiazioni ionizzanti, capaci di interagire con gli atomi, danneggiare il DNA e aumentare, in misura di solito molto bassa ma non inesistente, il rischio nel corso della vita. 


Poi però arriva il 5G. E improvvisamente partono complottismi di ogni genere.


Il 5G è un’onda radio. Sta nella grande famiglia delle radiofrequenze, insieme alla radio, al Wi-Fi, al Bluetooth, ai telefoni cellulari, ai baby monitor, ai telecomandi. 


Sono onde non ionizzanti: non hanno l’energia sufficiente per rompere direttamente i legami chimici del DNA. A livelli altissimi possono scaldare i tessuti ed è proprio per questo che esistono limiti, controlli, norme, misurazioni. Ma l’idea che un’antenna dall’altra parte della strada “buchi le cellule” appartiene alla fantascienza.


Ora, l’antenna sta a decine o centinaia di metri. Lo smartphone invece sta a due centimetri dalla tempia, incollato all’orecchio, in tasca, sul comodino, sotto il cuscino. E infatti, se proprio uno vuole ridurre l’esposizione personale alle radiofrequenze, la prima cosa sensata non è urlare contro il palo lontano, ma non dormire abbracciato al telefono come fosse un peluche.


La paura però è selettiva: il palo fa paura, il telefono no. L’antenna è il mostro, lo smartphone è l’estensione naturale della mano.


Lo stesso smartphone con cui si filma la protesta contro il 5G. Lo stesso con cui si carica il video. Lo stesso che, per funzionare, ha bisogno esattamente di quelle antenne lì.


Quindi facciamo così: chi è davvero convinto che il 5G lo stia avvelenando, da domani sia coerente. Spenga il telefono. Stacchi il router. Rinunci al Wi-Fi. Non usi il cellulare per denunciare “le onde”. Non faccia dirette contro le antenne usando le antenne.


Rinunci al sole, ai taglieri, all'aereo. Torni alla radio a valvole e alla cabina telefonica all'angolo.


Così, giusto per coerenza.



P.s. Lo stupido al centro è consigliere comunale!

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