venerdì 31 ottobre 2014

Atac, Marino boccia gli aumenti degli abbonamenti: "Penserei ad altre misure"
Il sindaco ai microfoni di Radio Radio ha dichiarato che avrà in merito una riunione con l'assessore alla Mobilità Guido Improta: "Secondo me il piano industriale deve partire dalle agevolazioni per i cittadini"

Non è convinto il sindaco Ignazio Marino degli aumenti alle tariffe degli abbonamenti Atac contenuti nel Piano industriale dell'azienda presentato ieri in commissione Mobilità. “Prima di pensare ad aumenti delle tariffe per chi usa l'autobus per andare a scuola o al lavoro, anche se sono ferme dal 2000, penserei ad altre misure” ha dichiarato ai microfoni di Radio Radio annunciando una riunione con l'assessore Improta. “Secondo me il piano industriale deve partire dalle agevolazioni per i cittadini”.

LE PROPOSTE - Marino avanza anche alcune proposte come “il biglietto notturno per i ragazzi o l'introduzione di una seconda persona affianco all'autista che non lasci conducente e autisti da soli. Voglio, insomma, mettere in atto misure che migliorino servizio” ha dichiarato. Tra le altre migliorie citate da Marino la "maggiore velocità di apertura o di chiusura dei tornelli alla metro, che ci ha consentito un aumento di quasi 50mila vidimazioni di biglietto in più che non prima non venivano pagati", e allo stesso modo "insisterò ancora con l'assessore per avere su alcune linee l'ingresso dalla porta anteriore almeno al capolinea, perché ho visto comitive di turisti che salgono sull'autobus e non pagano il biglietto: un italiano a Londra non potrebbe farlo, non capisco perché dovremmo consentirlo noi".

AUTO AL SENATO – Il sindaco si è poi soffermato sulle polemiche relative al parcheggio della sua auto al Senato spiegandone il motivo. “L'anno scorso quando sono stato eletto sindaco il prefetto mi chiese di accettare la scorta e la macchina della Polizia per protezione, io dissi di no, non volevo avere degli uomini che a spese dello Stato mi devono proteggere, non penso di avere questo pericolo” ha dichiarato. “Ci fu però comunque preoccupazione per la mia Panda, l'unica auto che possediamo a casa, e dissero che doveva stare in un posto sorvegliato dai Carabinieri, e il prefetto scelse questo posto, appunto vicino al Senato”. Poi ha aggiunto: “Ieri il prefetto ha detto che non esiste più nessun pericolo né per me, né per la mia famiglia e né per la mia macchina, e io sono strafelice. Se mi devo confrontare con il sindaco precedente, Gianni Alemanno, che a tutt'oggi ha un pericolo di vita e quindi il prefetto gli deve dedicare quattro uomini della Polizia di Stato, due ogni giorno, mentre il sindaco in carica non corre nessun pericolo, questa credo sia una notizia che posso festeggiare. Mi dispiace per Alemanno, ma sono strafelice per me che non corro alcun pericolo".

IL SONDAGGIO – Ai microfoni di Radio Radio poi Marino si è espresso anche in merito al sondaggio choc che ha bocciato la sua amministrazione. “Quello è un sondaggio che interessa solo le correnti dei partiti. L'altra sera sono stato quattro ore e mezza in un'assemblea affollatissima a Pietralata con 400 persone e abbiamo discusso della raccolta dei rifiuti, del decoro urbano, dei marciapiedi, della sicurezza nelle scuole e nessuno ha parlato di sondaggi o di correnti di partiti. Su queste ultime tra l'altro sono totalmente impreparato e se mi interrogassero sarei bocciato, ma credo che alle persone di questo non interessi assolutamente nulla: a loro interessa che noi lavoriamo sul migliorare i trasporti, i servizi e la qualità della vita delle romane e dei romani".

AREE PEDONALI IN PERIFERIA - “Non può essere così privilegiato solo il Centro storico di Roma, anche a Casal Monastero o al Laurentino 38 nasceranno zone e aree pedonali dove le persone potranno avere lo stesso livello di decoro urbano” ha poi detto il sindaco di Roma, Ignazio Marino, intervenendo a Radio Radio.


Alessandro in Lotta

Alessandro Verga

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Malasanità a Frosinone, morte sospetta in ospedale
Sul caso è intervenuto Francesco Storace (La Destra) che ha presentato un'interrogazione al governatore Nicola Zingaretti

Martedì 21 ottobre un uomo di 54 anni si reca presso il pronto soccorso dell’ospedale Spaziani di Frosinone per una insufficienza polmonare associata a febbre. Necessitava di ricovero, assistenza e cura presso il reparto di pneumologia, non presente nell’ospedale del capoluogo, ma il fax per richiedere presso altra struttura ospedaliera un posto letto sarebbe stato inviato soltanto al terzo giorno di degenza dietro insistenza dei familiari. L’uomo muore tre giorni dopo il suo ricovero, nella notte tra giovedì e venerdì.
Per questo motivo il Vice Presidente del Consiglio regionale e Capogruppo de La Destra, Francesco Storace, ha presentato una interrogazione urgente al Presidente della Giunta, Nicola Zingaretti, per sapere come intende intervenire per porre fine all’ennesimo caso di malasanità presso il pronto soccorso dell’ospedale “Spaziani” di Frosinone e pretendere, dal vertice aziendale della Asl di Frosinone, una rapida e precisa delucidazione sull’episodio verificatesi nei giorni che vanno dal 21 ottobre al 24 ottobre 2014, soprattutto per sapere se corrisponde a vero che il fax per la richiesta di un posto letto presso il reparto di pneumologia di un altro ospedale sia partito solamente al terzo giorno di ricovero. Eventualmente prevedendo una audizione, sulla cattiva gestione del pronto soccorso ciociaro, presso la Commissione Sanità del Consiglio Regionale.
“Sembrerebbe che presso il pronto soccorso – si legge nell’interrogazione - l’uomo sia stato tenuto per 3 giorni senza ricevere alcuna assistenza e alcuna terapia adatta alla patologia in essere. I medici sono stati avvisati del tipo di malattia in quanto una parente ha provveduto a portare con se tutte le sue cartelle cliniche. I medici avrebbero fatto presente alla famiglia del malato che a Frosinone non c'è il reparto di pneumologia. Di conseguenza, nell’attesa, i familiari avrebbero chiesto, sempre in maniera educata e considerando l’esperienza maturata nell’assistere da oramai 6 anni l’uomo, la somministrazione dell’antibiotico e del cortisone.
Dopo le insistenti richieste dei familiari – continua Storace nell’interrogazione - sembrerebbe che soltanto il giovedì (quindi al terzo giorno di ricovero) sia stato inviato un fax all'ospedale di Cassino per la richiesta di un posto letto presso il reparto di pneumologia. Inoltre, sempre il giovedì, all’uomo è stato trovato un posto presso il reparto di otorino dell’ospedale di Frosinone. Purtroppo nella notte tra giovedì e venerdì il paziente muore ed i familiari chiedono immediatamente la cartella clinica per avere notizie sulle cause del decesso, ma la stessa sarà disponibile tra circa 20 giorni.
Si spera, quindi, in un rapido e deciso intervento del Presidente della Giunta per fare chiarezza sull’accaduto, considerato che il sottoscritto – conclude Storace - ha presentato, venerdì 24 ottobre, una altra interrogazione su un gravissimo caso di malasanità avvenuto presso il pronto soccorso di Frosinone, dove una giovane donna ha rischiato la vita per una errata lettura di una tac ed un anno fa una mozione in cui veniva messo in evidenza la critica situazione in cui versa il pronto soccorso di Frosinone. Nella stessa si chiedeva l’impegno, da parte della Giunta e del Presidente della regione, a prendere in considerazione l’ipotesi di ripristinare il pronto soccorso di Ceccano che, garantendo assistenza a circa 80 mila persone l’anno, contribuirebbe concretamente a ridurre il congestionamento dello Spaziani di Frosinone. La mozione è stata approvata successivamente nell’Aula della Pisana”.
A poche ore dalla denuncia del capogruppo de La Destra, la Regione Lazio ha chiesto alla direzione generale dell'azienda locale di avere, nel più breve tempo possibile, una relazione dettagliata sulla vicenda.


Alessandro in Lotta

Alessandro Verga

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Per le calotte glaciali il punto di non ritorno è superato

"Le nostre osservazioni danno oggi la prova che un largo settore della calotta glaciale dell’Antartico Ovest è entrato in una fase di arretramento irreversibile. Il punto di non ritorno è superato". Ecco ciò che ha dichiarato recentemente il glaciologo Eric Rignot, professore dell’Università di California, Irvine, le cui proposte sono riportate dal New York Time (1).
Il professore Rignot coordina un programma di ricerche sull’evoluzione dei sei chiacciai che si buttano nel Mar di Amundsen (riva occidentale del continente antartico). La regione ha la forma di una ciotola, aperta dalla parte dell’oceano. Lo zoccolo roccioso sul quale i ghiacciai avanzano è situato sotto il livello del mare e non presenta asperità significative, capaci di frenarli. Per il riscaldamento delle acque, lo strato di ghiaccio va assottigliandosi verso il bordo della ciotola. Per questo fatto, le masse di ghiaccio situate a valle accelerano il loro scivolamento verso le acque più profonde, che accelera la loro fusione e aumenta il rischio di rottura.

Da 1,2 a 4 metri
La calotte glaciale dell’Antartico Ovest raggiunge fino a quattro kilometri di spessore. I volumi dei ghiacciai coinvolti sono pertanto enormi. Secondo l’equipe del professore Rignot, da sola, la scomparsa dei sei ghiacciai studiati farà salire il livello degli oceani di 4 piedi (1,2 metri) in qualche secolo. Non è tutto: questa scomparsa destabilizzerà molto probabilmente i settori adiacenti della calotta, in maniera che il livello dei mari potrebbe alzarsi, alla fine, di circa 4 metri.
Queste conclusioni sono confermate da un altro studio, i cui risultati sono stati scoperti simultaneamente. Diretto dal professor Ian Joughin dell’Università di Washington, esso analizza uno dei sei ghiacciai della regione, Thwaites, uno dei più importanti. Secondo questa equipe di ricercatori, la scomparsa lenta di Thwaites è inevitabile e irreversibile. Anche se le acque calde si disperdono in una maniera o nell’altra, ciò sarebbe “troppo poco, troppo tardi per stabilizzare la calotta glaciale” secondo Ian Joughin. E aggiunge: "non c’è meccanismo di stabilizzazione".
In effetti, ho avuto l’occasione di spiegarlo, un giorno, poco prima dell’uscita di questi studi (2); il solo meccanismo capace di stabilizzare la situazione, e anche di rovesciare la tendenza, sarebbe una nuova glaciazione. Ora, secondo gli astrofisici, questa non interverrà che prima di 30.000 anni…

35 anni di messa in guardia
Le osservazioni di Rignot e Joughin vanno a confortare le messe in guardia lanciate da parecchi anni da altri specialisti. Gli autori dell’articolo del New York Time riportano anche che un primo avvertimento rispetto alla fragilità della calotta glaciale l’aveva lanciata fin dal 1978 John H. Mercer, glaciologo dell’Università dello Stato dell’Ohio. Secondo Mercer, il riscaldamento dovuto alle emissioni di gas serra faceva pensare ad una "minaccia di disastro".
Questo pronostico era stato molto contestato all’epoca. Ma dieci anni più tardi, e un anno dopo la morte di Mercer, il climatologo in capo della NASA, James Hansen, lanciava lo stesso avvertimento davanti ad una commissione del Congresso degli Stati Uniti. E ancora dieci anni più tardi, nel 2008, Hansen e otto altri scienziati pubblicavano in Sciences un articolo che analizzava nel dettaglio la minaccia evocata per la prima volta da Mercer.
Mercer arrivava alla sua conclusione da un ragionamento teorico fondato da una conoscenza profonda delle caratteristiche dell’Antartico Ovest. Hansen e i suoi colleghi vi arrivano interrogando i paleologhi. La loro dimostrazione era impressionante: 65 milioni di anni fa, la terra era senza ghiaccio; la glaciazione dell’antartico si è prodotta all’incirca 35 milioni di anni fa; a questo punto, una soglia fu superata, caratterizzata da parametri precisi in termini di irraggiamento solare, di albedo, e di concentramento atmosferico di gas a effetto serra; paragonando i valori stimati di questi parametri oggi e nel passato, gli autori concludevano noi stavamo probabilmente superando la soglia nell’altro senso…

La conferma dall’osservazione
La novità degli studi che escono oggi è che essi si basano su osservazioni e misure, e non su ragionamenti. Eric Rignot ha fatto ricorso a osservazioni dal satellite, mentre Ian Joughin ha concepito un modello matematico dell’evoluzione del ghiacciao Thwaites. Il fatto che questi metodi differenti portano a risultati concordanti con le spiegazioni teoriche e non lasciano alcun serio dubbio sull’estrema gravità della situazione. Niente permette tuttavia di sperare che i decisori ne tireranno le conclusioni.
Quanto alle cause, Rignot e Joughin confermano il meccanismo già messo in luce da altri ricercatori prima di loro: non è il riscaldamento dell’aria ma quello dell’acqua che provoca la dislocazione della calotta. I negazionisti climatici al soldo delle lobbies petrolifere e carbonifere saranno soddisfatte evidentemente di questo elemento per gridare alto e forte che il cambiamento climatico non c’entra niente. I ricercatori, da parte loro, legano i due fenomeni nella maniera seguente: l’atmosfera al di sopra dell’Antatartico è mantenuta a una temperatura molto bassa da venti violenti che girano intorno al continente: per il fenomeno del riscaldamento, la violenza di questi venti si accresce, perché il differenziale di temperatura tra l’antartico e il resto del globo aumenta; e la forza del vento provoca un movimento delle acqua che "tira" per così dire le acque più calde dei grandi fondi verso la superficie.

Ecosocialismo o barbarie: è vero!
Conviene precisare che le proiezioni avanzate sopra per quanto riguarda l’innalzamento del livello dei mari (1,2 m. e vicino ai 4m. nel giro di alcuni secoli) vengono considerati solo i sei ghiacciai studiati e la zona circostante l’Antartico Ovest. Ora, la fragilità delle calotte mina anche altre regioni, in particolare, la Groenlandia e la penisola antartica – la regione del mondo dove il riscaldamento (e qui, si tratta certo di riscaldamento dell’aria) è più rapido (0,5°C per decennio). I ghiacci accumulati in queste regioni, se dovessero sparire totalmente, equivarrebbero rispettivamente a sei e cinque metri di aumento del livello degli oceani.
Conviene ricordare anche che, secondo il professore Kevin Anderson, direttore di uno dei più prestigiosi centri di studio del cambiamento climatico (Tyndall Center on climate change Research) il ritmo attuale di aumento della concentrazione atmosferica in CO2 ci mette sulla strada di un riscaldamento di 6°C da qui alla fine del secolo. Secondo Anders Levermann, uno dei "lead authors" del GIEC, ciò corrisponderebbe a un aumento del livello dei mari di una dozzinali metri nei prossimi mille o due mila anni (3).
Conviene infine e soprattutto ricordare che i meccanismi capitalisti immaginati da più di vent’anni (Rio, 1992) dai neoliberali (indennità, quote, diritti di emissioni scambiabili, tasse, e altre "internalizzazioni delle esternalità" - che servono da pretesto a una gigantesca ondata di appropriazione delle risorse) sono stati e sono impotenti a ridurre la curva delle emissioni di gas a effetto serra: al contrario esse aumentano più veloci nel tornante di questo secolo!
Questa impotenza non può che aumentare in avvenire. Per fare fronte alla situazione di urgenza assoluta la cui realtà viene confermata dai ricercatori, bisognerebbe:
1) che le emissioni dei paesi sviluppati diminuiscano immediatamente di almeno l’11% ogni anno;
2) che i responsabili capitalisti del disastro siano costretti a finanziare un gigantesco piano mondiale di adattamento, includendo chiaramente la protezione delle zone costiere.
E’ insensato credere che degli obiettivi così ambiziosi possano essere raggiunti nel quadro del mercato. Non possono essere raggiunti che con la fondamentale rimessa in discussione dell’accumulazione capitalista e la pianificazione della transizione ecologica. Riuscire in questo democraticamente e nella giustizia sociale necessita almeno dell’appropriazione collettiva del settore dell’energia, dell’espropriazione del settore del credito, della soppressione delle produzioni nocive e inutili, della localizzazione delle produzioni (con priorità agricola) del libero accesso alle tecnologie verdi, di una nuova organizzazione dello spazio e della mobilità, così come della riduzione radicale del tempo di lavoro, senza perdita di salario, con assunzione compensatoria e ribasso dei ritmi di lavoro.
.
Fratelli umani che dopo ci vivrete...
Non è facile concludere questo articolo senza sprofondare nella escatologia catastrofista. Perché la catastrofe è là in verità. E' in marcia, inesorabile. Se Rignot e Joughin hanno ragione – e credere che loro abbiano torto sarebbe il colmo della farneticazione! - niente può arrestarla, è irreversibile… per 30.000 anni almeno. Per limitarla al massimo, tiriamo le conclusioni che s’impongono. Rifiutiamo il nichilismo misantropico dei cretini per cui il ritorno alla vera natura, è la natura senza l’essere umano. Denunciamo il cinismo criminale di quelle e quelli che preferiscono immaginare la fine del genere umano piuttosto che la scomparsa del capitalismo. Chiediamo agli scienziati di uscire dalla loro torre d’avorio e scendere nell’arena sociale. Suoniamo la campana senza tregua né riposo, nelle nostre associazioni, nei nostri sindacati, dappertutto.
L’alternativa anticapitalista, ecosocialista, non è una posizione "ideologica" ma una necessità obiettiva, imperiosa, inevitabile. Agiamo insieme per trasformare questa necessità in coscienza prima che sia troppo tardi. Altrimenti, non ci resterà altro che implorare il perdono dei nostri discendenti, alla maniera di Francois Villon:
«Frères humains qui après nous vivez
N’ayez le cœur contre nous endurci
Car si pitié de nous pauvres avez
Dieu en aura plutôt de vous merci»
________________________________________
Notes
[1] « Scientists Warn of Rising Oceans from Polar Melt », New York Times, May 12. http://www.nytimes.com/2014/05/13/s...
[2] Discorso al meeting della LCR, 11 mai. http://www.youtube.com/watch?v=TzR6...
[3] http://www.lcr-lagauche.org/plus-de...
http://www.lcr-lagauche.org/

Traduzione di Giovanni Peta


Alessandro in Lotta

Alessandro Verga

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Acqua e beni comuni, il secondo scalpo di Renzi

Attra­verso la fami­ge­rata cop­pia nor­ma­tiva, for­mata dal decreto «sblocca Ita­lia» e dalla legge di sta­bi­lità, il governo Renzi sta ten­tando di por­tare un secondo scalpo al tavolo dei rigo­ri­sti euro­pei e al ban­chetto dei grandi inte­ressi finan­ziari: i ser­vizi pub­blici locali, a par­tire dall’acqua.

Il dise­gno sot­teso è quello di un pro­cesso di aggregazione/fusione che veda i quat­tro colossi mul­tiu­ti­lity attuali – A2A, Iren, Hera e Acea– già col­lo­cati in Borsa, fare man bassa di tutte le società di gestione dei ser­vizi idrici, ambien­tali ed ener­ge­tici, dive­nendo gli unici cam­pioni nazio­nali, final­mente in grado di «com­pe­tere» sui mer­cati internazionali.

Die­tro la pro­pa­ganda della ridu­zione del car­roz­zone delle società par­te­ci­pate e dei costi della «casta» — pro­blema reale, le cui solu­zioni, se affi­date ai cit­ta­dini e ai lavo­ra­tori dei ser­vizi, andreb­bero in dire­zione osti­nata e con­tra­ria agli inte­ressi delle lobby politico/finanziarie che domi­nano il paese– si cerca di met­tere una pie­tra tom­bale sull’esito della straor­di­na­ria vit­to­ria refe­ren­da­ria del giu­gno 2011 e sul suo pro­fondo signi­fi­cato di pro­nun­cia­mento di massa con­tro le poli­ti­che libe­ri­ste e di affer­ma­zione del nuovo para­digma dei beni comuni.

Con lo «sblocca Ita­lia» — piano di cemen­ti­fi­ca­zione deva­stante del paese, alla fac­cia delle lacrime di coc­co­drillo sul suo dis­se­sto idro­geo­lo­gico — si è impo­sto il con­cetto dell’unicità della gestione del ser­vi­zio idrico den­tro ogni ambito ter­ri­to­riale otti­male (Ato) in cui è diviso il ter­ri­to­rio, but­tando a mare il pre-esistente con­cetto di uni­ta­rietà della gestione, che per­met­teva di man­te­nere, inte­gran­dola, la plu­ra­lità delle gestioni esi­stenti in ogni territorio.

Se a que­sto si aggiunge il fatto che ogni regione sta ridi­se­gnando gli ambiti, ten­dendo sem­pre più spesso a farli coin­ci­dere con l’intero ter­ri­to­rio regio­nale, il risul­tato appare chiaro: al ter­mine di que­sto pro­cesso, vi sarà un unico sog­getto gestore per regione, e sarà gio­co­forza il pesce più grosso che annet­terà tutti i pesci più pic­coli. Rom­pendo defi­ni­ti­va­mente ogni legame con la ter­ri­to­ria­lità dei ser­vizi pub­blici locali e la pos­si­bi­lità, se non di una gestione par­te­ci­pa­tiva, almeno di un con­trollo demo­cra­tico affi­dato alle isti­tu­zioni locali.

In realtà, il dise­gno di fusione pro­gres­siva ha un pre­ciso obiet­tivo: la valo­riz­za­zione finan­zia­ria di società che, basan­dosi sulla red­di­ti­vità garan­tita dall’erogare ser­vizi essen­ziali — e quindi a domanda rigida — e sull’enorme liqui­dità perio­dica garan­tita dalle tariffe, se dimen­sio­nate su un numero signi­fi­ca­tivo di utenti-cittadini, pos­sono pro­durre, una volta col­lo­cate den­tro la rete delle grandi mul­tiu­ti­lity, un impor­tante valore aggiunto sui mer­cati finanziari.

Ciò che pre­vede lo «sblocca Ita­lia» è tut­ta­via solo la pre­messa di quanto dispo­sto dalla legge di sta­bi­lità, che si pre­figge il colpo finale per ogni idea di riap­pro­pria­zione sociale dei beni comuni e di gestione par­te­ci­pa­tiva e priva di pro­fitti da parte delle comu­nità locali.

Infatti, appro­fit­tando del pro­gres­sivo stran­go­la­mento degli enti locali, scien­ti­fi­ca­mente por­tato avanti negli anni attra­verso i tagli dei tra­sfe­ri­menti e l’applicazione di un patto di sta­bi­lità interno che ha reso pra­ti­ca­mente impos­si­bile il man­te­ni­mento di ogni fun­zione pub­blica e sociale (gli osan­nati «angeli del fango» della recente allu­vione a Genova, altro non sono che ragazzi sana­mente arrab­biati, i quali, avendo chiaro il totale stato di abban­dono in cui sono lasciati dalle isti­tu­zioni, deci­dono di fare da sé) , il governo Renzi regala ai Sin­daci il defi­ni­tivo ricatto, togliendo dai para­me­tri del patto di sta­bi­lità, quindi per­met­tendo loro di spen­dere, una parte delle cifre rica­vate dalla ces­sione di quote pub­bli­che delle società par­te­ci­pate di ser­vizi pub­blici locali e ren­dendo nel con­tempo, ancor più one­rosa, la scelta di una gestione pub­blica degli stessi.

Si chiede ai sin­daci, dun­que, di met­tere in ven­dita i beni comuni pri­mari delle pro­prie comu­nità di rife­ri­mento, per con­sen­tire loro di man­te­nere uno strac­cio di fun­zio­na­mento ordi­na­rio dell’ente locale
L’obiettivo delle élite politico-tecnocratiche dell’Ue è lo stesso di quando, dopo nep­pure un mese dalla pro­cla­ma­zione della vit­to­ria refe­ren­da­ria, scris­sero all’allora governo Ber­lu­sconi la famosa let­tera di dik­tat, in cui il punto n. 26 chie­deva «cosa intende fare il suo governo per la pri­va­tiz­za­zione dei ser­vizi idrici nel Paese, mal­grado l’esito del recente risul­tato referendario?».

L’obiettivo di Renzi è quello di dimo­strare di essere l’unico capace di por­tare a ter­mine un com­pito che nes­sun altro governo era sinora riu­scito a fare.

Il com­pito del movi­mento per l’acqua e dei movi­menti per i beni comuni è ancora una volta quello di dimo­strare che indie­tro non si torna, ria­prendo una forte mobi­li­ta­zione ter­ri­to­riale e nazio­nale che sap­pia par­lare a quella mag­gio­ranza di per­sone, inti­mo­rita dalla crisi ma non anni­chi­lita nella spe­ranza, che votando «sì» al refe­ren­dum ha sug­ge­rito la pos­si­bi­lità di un altro modello sociale, basato sulla riap­pro­pria­zione dei beni comuni e sulla loro gestione par­te­ci­pa­tiva, demo­cra­tica, territoriale.

E di far schie­rare i sin­daci, costretti, oggi più che mai, a sce­gliere se essere l’ultimo ter­mi­nale delle poli­ti­che rigo­ri­ste che dall’Ue ai governi nazio­nali pre­ci­pi­tano sui beni comuni della popo­la­zioni locali o se final­mente essere i primi rap­pre­sen­tanti del ter­ri­to­rio e delle per­sone che lo abitano.

Renzi non è che il pre­sente fine a se stesso, feroce e cinico come chi non con­serva memo­ria e non imma­gina futuro. Alle donne e agli uomini dell’acqua, che un futuro non solo l’hanno chiaro ma lo pre­ten­dono per tutte e tutti, l’obiettivo di fermarlo.

* Forum ita­liano dei movi­menti per l’acqua


Alessandro in Lotta

Alessandro Verga

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NO ALLA ORTE-MESTRE. A ORTE DUE GIORNATE DI INFORMAZIONE E MOBILITAZIONE

Sabato 20 e Domenica 21 settembre, dalle 15,30 al tramonto, presso i caselli autostradali di Orte, iniziativa di presidio e volantinaggio per opporsi al progetto della Orte-Mestre.
Il progetto di costruzione dell'autostrada Orte-Mestre (e, per quanto riguarda l'attuale superstrada E45 , la sua trasformazione nel tratto umbro della suddetta), nonostante abbia ricevuto un primo "stop" dalla Corte dei Conti, e nonostante gli scandali che puntualmente emergono per tali "grandi opere", è stato nuovamente rivitalizzato dal decreto "SBLOCCA ITALIA" del Governo Renzi, che se ne è fatto da sempre uno dei suoi più grandi sponsor, a tutela delle larghe intese e dei grandi affari trasversali che sono dietro di esso.
Tramite il decreto "SBLOCCA ITALIA" inoltre viene semplificata e forzata la stessa normativa nazionale, in deroga pure a qualsivoglia normativa di tutela ambientale e di legislazione antimafia.
Tutto ciò dimostra che non serviranno né procure, né ricorsi, né la Corte dei Conti a fermare scellerati progetti definiti "grandi opere", come la TAV, l'autostrada Orte-Mestre, la TAP, ecc., progetti dietro cui si celano grandi interessi privati e politicamente trasversali: la possibilità di ribaltare le devastazioni che si profilano, il nuovo sistema di furto di risorse economiche pubbliche a tutto vantaggio dei diversi gruppi privati di potere economico-politico, risiede nella mobilitazione dei comitati sociali ed ambientali, nelle popolazioni locali, nei semplici cittadini.
E' per questo motivo che, nell'ambito della due giorni di mobilitazioni (20 e 21 settembre) promossa dalla rete nazionale Stop Or-Me, come comitato della provincia di Terni terremo un PRESIDIO-VOLANTINAGGIO INFORMATIVO sui costi economici ed ambientali che la trasformazione della superstrada E45 in autostrads comporterebbe(si pensi solo all'introduzione del PEDAGGIO) in prossimità dei CASELLI AUTOSTRADALI di ORTE.


Alessandro in Lotta

Alessandro Verga

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BONANNI (CISL). DIETRO LE DIMISSIONI UNA PENSIONE D'ORO?

Le dimissioni di Raffaele Bonanni dalla guida della Cisl, sembrano avere un retroscena. Si tratterebbe di una pensione di tutto rispetto con qualche ombra sui tempi e le modalità. Secondo il Fatto Quotidiano, il sindacalista, sarebbe arrivato a guadagnare 336 mila euro l'anno nell'ultimo anno di contribuzione.
IL sostanzioso aumento ci sarebbe stato proprio nel 2011, anno in cui Bonanni avrebbe deciso di andare in pensione, evitando la micidiale riforma Fornero – che ha rovinato l'esistenza a milioni di lavoratori - contro cui Cgil Cisl Uil si limitarono a.... ben tre ore di sciopero.
Alcuni numeri, sono stati resi noti recentemente. L'importo della pensione dell'ex segretario della Cisl, dal 2012 percepisce 8.593 euro lordi al mese, pari a 5.391,50 euro netti.
Ma come si è arrivati a queste cifre? Secondo il Fatto gli aumenti di stipendio di Bonanni sono avvenuti negli ultimi anni di attività. Fino al 2006 era segretario confederale guadagnando 80 mila euro lordi all'anno. Diventando segretario generale, ha avuto diritto a un aumento del 30%. Nel 2009 Bonanni ha guadagnato 255.759 euro (+26% sull'anno precedente), nel 2010 è arrivato a 267.436 (+4%), e nel 2011 c'è un stato un ulteriore aumento del 25%, giungendo a 336.260 euro. Presentando la domanda prima della riforma Fornero, Bonanni si è così potuto basare sulle ultime cinque retribuzioni per il calcolo della propria pensione.

L'Usb nel dicembre del 2013, contestando l'ennesima assist del leader della Cisl a favore della previdenza integrativa, aveva diffuso un comunicato nel quale denunciava che Bonanni, 64 anni, prendeva già da un paio d'anni una pensione di 7 mila euro lordi al mese, circa 4.300 euro netti. Con questo pregresso – indubbiamente confortevole - Bonanni aveva proposto – per gli altri ovviamente - di rendere obbligatoria per legge l'adesione ai fondi pensione (costituiti su iniziativa delle associazioni imprenditoriali ma anche dei sindacati), al fine di favorire l'aumento della previdenza integrativa. Nel comunicato, Pierpaolo Leonardi,, dell'esecutivo della Usb, denunciava che “lui (Bonanni, ndr ) è andato in pensione con il sistema retributivo pochi giorni prima del varo della riforma Fornero (fine del 2011, ndr ) e con un assegno dell'Inps di 7 mila euro mensili lordi”. Bonanni, dicono, che si fosse infuriato parlando di grave violazione della privacy e rivendicando di aver versato 45 anni di contributi all'Inps. La pensione di Bonanni beneficia del vantaggioso metodo di calcolo retributivo, che con il massimo di anni di contribuzione, avvicina l'assegno agli ultimi anni dello stipendio. Nella puntata di Report del 26 ottobre 2008, cioè sei anni fa, affermò di guadagnare 90 mila euro lordi all'anno, in pratica un netto di circa 4.500 euro.


Alessandro in Lotta

Alessandro Verga

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ROMA: I RICERCATORI IRROMPONO NELLA SEDE NAZIONALE DEL PD

Alcune decine di lavoratori dell’INEA e del CRA, enti di ricerca pubblici in campo agricolo ed alimentare, stanno occupando la sede nazionale del PD, in via Sant’Andrea delle Fratte a Roma, per protestare contro lo smantellamento della ricerca pubblica nel settore ed i 210 licenziamenti annunciati entro fine anno.


L’articolo 32 della legge di stabilità chiude infatti l’INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) e sovraccarica il CRA (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura) di un debito circa 22 milioni di euro, prodotto non dai lavoratori, ma da 8 anni di gestione dell’ex DG Manelli, oggetto peraltro di indagini da parte della Magistratura.
“Renzi e la sua legge di stabilità producono i primi licenziamenti nella Ricerca”, spiega Claudio Argentini, dell’USB P.I. Ricerca che sostiene la protesta. “Sono tutti precari storici, ad alta professionalità, e sono solo i primi. Prevediamo infatti che i tagli contenuti nella norma e lo stato di indebitamento dell’INEA produrranno altri 300 licenziamenti nel CRA, e sempre di precari storici ad alta professionalità".
“E’ possibile che il partito che nel 2008 attaccava Brunetta per i licenziamenti dei precari oggi accetti che il governo, con il suo segretario come premier, si comporti nello stesso modo? Cosa è successo al ministro Madia – domanda ancora il dirigente USB - che da parlamentare scriveva interpellanze a favore del personale INEA ed oggi fa parte di un esecutivo che vuole licenziare quegli stessi lavoratori? Dove sono tutti i parlamentari del PD che durante il dicastero Tremonti si indignavano per la chiusura degli Enti di Ricerca? Chi urlava contro la Gelmini intende oggi votare provvedimenti del tutto analoghi?”.
“Per questo siamo qui a protestare, per spingere la Direzione nazionale del PD ad aprire una discussione e ritirare le norme. Questo governo, con le sue politiche sulla Ricerca e su tutto il mondo del lavoro, rischia di riportare il Paese indietro di un secolo”, conclude Argentini.


Alessandro in Lotta

Alessandro Verga

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giovedì 30 ottobre 2014

Miriam Ponzi: sparire e' facilissimo 200 dollari per un documento falso


L' INVESTIGATRICE


L' INVESTIGATRICE Miriam Ponzi: sparire e' facilissimo 200 dollari per un documento falso MILANO - Signora Ponzi, quante possibilita' ci sono per un investigatore di rintracciare lo "scomparso per scelta"? L' erede di Tom Ponzi non ha dubbi: "Chi vuole sparire, di solito, e' in vantaggio di 20 / 40 punti rispetto a chi lo cerca. Mi spiego: se un adulto prepara con cura la sua fuga, 100 volte su 100 riesce a portare a termine il piano. Chi viene incaricato di trovarlo ha invece il 60 / 80 per cento di chances di risolvere il caso". "In pochi anni e' raddoppiato il numero delle persone che volutamente fanno perdere le loro tracce - aggiunge -. La vicenda della famiglia Carretta, che conosco solo attraverso i giornali, non mi stupisce affatto. Sapesse quanti decidono di cambiare vita! E non parlo dei ragazzi che covano la fuga come un sogno. Mi riferisco a insospettabili professionisti, i quali, per i motivi piu' vari - debiti, guai col fisco, rotture sentimentali - compiono il gran passo. Che non e' improvviso, ma "organizzato", impiegando uno o due anni di preparativi". Miriam Ponzi, 44 anni, titolare della "Tom Ponzi Investigation" di Roma, svolge il suo mestiere da un ventennio. "La ricerca degli scomparsi - dice - e' una delle richieste piu' frequenti. Il prezzo della nostra prestazione? Dai 2 ai 25 milioni. Attenzione, pero' : diamo un termine di 3 mesi al cliente. Se la missione non va a buon fine in quel tempo, solo in casi eccezionali rinnoviamo il contratto". Sparire e rifarsi un' esistenza presuppone, naturalmente, buone possibilita' economiche o, quantomeno, riferimenti solidi nel luogo dove ci si vuole trasferire. Inoltre, per sicurezza, e' meglio cambiare generalita' . Lo hanno fatto anche i Carretta. "Niente di piu' facile - osserva Miriam Ponzi -. Si puo' perfino arrangiarsi da soli, se si e' dotati di una certa abilita' . Si comincia alterando un documento, poi si dichiara lo smarrimento, richiedendo quello nuovo con altri dati. Un paio di "lavaggi" e il gioco e' fatto. La via piu' rapida e' entrare in contatto con un giro malavitoso, frequentando i posti giusti. Risultato? Con 200 dollari si compra il documento "falso di pacca". Qual e' il percorso - tipo dell' investigatore alla ricerca dello scomparso? "Innanzitutto bisogna scoprire le motivazioni della fuga. Poi, da li' si procede. Anche il piu' bravo nello scomparire lascia sempre qualche traccia. Nulla va trascurato da chi conduce le indagini: dai movimenti bancari, all' acquisto insolito di un libro o di un vestito. E altri indizi, apparentemente banali".

http://archiviostorico.corriere.it/1996/novembre/28/Miriam_Ponzi_sparire_facilissimo_200_co_0_96112812115.shtml


Simone Caselli muore travolto da una valanga

Travolto da una valanga, muore sciatore modenese

Fuoripista fatale per Simone Caselli, 39enne test driver Ferrari, morto sabato pomeriggio sulle alpi torinesi in seguito a una sciata in una zona vietata. Denunciati per valanga colposa i suoi compagni sopravvissuti


 Simone Caselli muore travolto da una valanga
Simone Caselli muore travolto da una valanga
Travolto da una valanga causata da una sciata fuori pista effettuata da e lui e dai suoi tre amici. Così è morto il 39enne Simone Caselli, test driver fioranese per conto della Ferrari, inghiottito da una slavina staccatasi dal monte Fraiteve nel vallone del Rio Nero, a Sauze d'Oulx (Torino).

Simone Caselli muore travolto da una valanga
L'episodio si è verificato nel pomeriggio di sabato scorso. Il gruppo di quattro sciatori di cui faceva parte Caselli è stata colta alla sprovvista dalla valanga poco dopo le ore 15. Subito sono scattate le ricerche da parte della squadra piste dei Vigili del fuoco, la Polizia, il soccorso alpino con l'ausilio di un elicottero del 118 e delle unità cinofile del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza. Dopo quasi due ore di ricerche, è stato ritrovato il corpo senza vita di Simone Caselli. Sopravvissuti i suoi tre amici sciatori che, successivamente, sono stati denunciati per valanga colposa. Secondo gli accertamenti effettuati dalla Polizia sarebbero stati loro, assieme allo stesso Caselli, a provocare l'evento che ha portato alla tragedia, sciando fuori pista in una zona vietata.

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Povertà. 4 milioni di italiani soffrono la fame

povertà1-Redazione- Nonostante le rassicurazioni, la crisi continua ad affliggere l'Italia, facendola sprofondare nella povertà. 
Così, non possono che impressionare i nuovi dati diffusi da Coldiretti, secondo cui, nel 2013, sono state 4.068.250 le persone che si sono trovate costrette a ricorrere ad aiuti per sfamarsi. 
Il rapporto, basato sul Piano di distribuzione degli alimenti agli indigenti 2013 realizzata dall'Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea), evidenzia come, per effetto della crisi economica e della perdita di lavoro, si sia registrato un aumento esponenziale degli italiani senza risorse sufficienti a garantirsi pasti tutti i gioni.
Basti considerare che, nel 2010, erano 2,7 milioni; nel 2011, 3.3, e, nel 2012, 3.7.
In particolare, l'anno scorso, 303.485 persone si sono avvalse dei servizi mensa, mentre 3.764.765 poveri hanno preferito ricorrere ai pacchi alimentari. Inoltre, secondo quanto denuncia la Coldiretti, il 14,2 per cento degli italiani non riesce neanche permettersi una pasto con un contenuto proteico adeguato almeno una volta ogni due giorni.

http://www.articolotre.com/2014/10/poverta-4-milioni-di-italiani-soffrono-la-fame/

Le melon de Mélanie Laurent


Une vidéo virale du tumblr Mélanie is curious of everything compile les interviews les plus prétentieuses de l'actrice-réalisatrice-chanteuse Mélanie Laurent. 


VIDEO. Le melon de Mélanie Laurent
VIDEO. Le melon de Mélanie Laurent

REUTERS

Mélanie Laurent manquerait-elle de modestie? L'actrice-réalisatrice-chanteuse française de 31 ans, dont le nouveau film Respire sortira en salle le 12 novembre, semble avoir légèrement la grosse tête. C'est du moins ce que tendent à prouver quelques citations sorties de ses interviews et rassemblées dans un montage vidéo partagé par Les Inrocks et Brain. "Mon métier d'actrice évolue de manière assez impressionnante...", observe-t-elle, en toute simplicité, avant de crâner d'une voix de midinette: "En ce moment, je suis sur le prochain Tarantinooo avec Brad Piiiiit." "Moi, j'ai été adorée, mais presque trop", déclare-t-elle, blasée, au micro du site belge WAF!. "Tout est simple (dans ma vie), pff, c'est un bonheur", lache-t-elle encore sur Au Féminin. Un exemple d'humilité! 


http://www.lexpress.fr/styles/vip/video-melanie-laurent-sa-lecon-d-humilite_1615897.html?xtor=EPR-5013-[20141028_44_camp_edito_lexpress_melanie_laurent_melon_soir_000TF6]-20141028-[__002H6VM]-[RB2D106H001ECCUV]-20141028050400

mercoledì 29 ottobre 2014

Terni. Massacra la moglie a coltellate mentre i figli dormono, poi si costituisce

Secondo una prima indagine dei carabinieri il pensionato è stato spinto da motivi passionali.
Terni. Massacra la moglie a coltellate mentre i figli dormono, poi si costituisce-Redazione- Un pensionato di 66 anni è stato arrestato per l’omicidio della moglie, trentaseienne, trovata morta la scorsa notte nella loro abitazione. L'ennesimo caso di omicidio in famiglia è accaduto a Terni.

L’uomo si è presentato in carcere, dove si trova ora in stato di arresto per omicidio volontario. La donna è stata uccisa con due coltellate all’addome.  
"Ho ucciso mia moglie": sarebbero state le prime parole del pensionato da quando si è presentato alla polizia penitenziaria al carcere di Terni per costituirsi.

Nell’abitazione del delitto c’erano anche i due figli della coppia , di 2 e 7 anni, che però in quel momento dormivano e non si sarebbero accorti di nulla.
Prima di compiere il delitto l'uomo ha chiuso i figli in una stanza, quindi ha sfogato tutta la sua rabbia contro la donna colpendola con violenza all'addome.
Secondo le prime indagini dei carabinieri dietro l’omicidio ci sarebbero motivi passionali; sarebbe, infatti, stato mosso dalla gelosia. L'omicidio sarebbe avvenuto nel corso di una lite, probabilmente iniziata a causa della forte gelosia di lui.
Secondo quanto si è appreso, l'uomo aveva un altro matrimonio alle spalle concluso con una separazione.

http://www.articolotre.com/2014/10/terni-massacra-la-moglie-a-coltellate-mentre-i-figli-dormono-poi-si-costituisce/

I residenti di Greco non vogliono
il refettorio dei poveri per Expo

Lettera al cardinale Scola contro il progetto della Caritas: «Decisione imposta dall’alto»

di Paolo Foschini



Va bene tutto, ma i poveri vicino a un oratorio - addirittura a un asilo - no e poi no. È questa la posizione assai allarmata del «neo costituito comitato di cittadini Greco in Movimento per Greco»: i quali hanno scritto al cardinale Angelo Scola per chiedergli un incontro e dirgli che a loro il progetto del Refettorio ambrosiano con annessa Casa di accoglienza, da farsi proprio nel loro quartiere, non piace neanche un po’. E non perché sia troppo bello («con gli stessi soldi se ne poteva fare uno meno chic ma con più posti», era la riserva di altri): no, questi proprio non lo vogliono. Naturalmente precisano che «non si tratta di egoismo». Ma Greco «non è più in grado di sostenere altre iniziative - dicono - soprattutto se imposte dall’alto come ora ha fatto la Caritas». Spiegano, quelli del Comitato, che «aprire una mensa per i poveri e una casa di accoglienza ai lati di un oratorio e di un asilo nido, vicino a una scuola elementare, senza precauzioni per il mantenimento del decoro urbano e della sicurezza, potrebbe cagionare a Greco gli stessi disagi già sperimentati in altre zone».


Il Refettorio Ambrosiano

Il Refettorio Ambrosiano

Il Refettorio Ambrosiano

Il Refettorio Ambrosiano

Il Refettorio Ambrosiano


La replica
«Vorrei solo far osservare - è la risposta del direttore di Caritas Ambrosiana, don Roberto Davanzo - che progetti come questo portano ordine, non disordine. E che la vicinanza tra una iniziativa di carità e un oratorio, oltre che una scuola, è parte educativa non secondaria di questo progetto».


http://milano.corriere.it/notizie/politica/14_ottobre_29/greco-non-vuole-refettorio-poveri-de5fd390-5f45-11e4-a7a8-ad6fbfe5e57a.shtml

martedì 28 ottobre 2014

Stephen Paulus, Classical Composer Rich in Lyricism, Dies at 65



Stephen Paulus, right, and his son Greg, with whom he wrote a jazz concerto for the Minnesota Orchestra, accepting applause.CreditGreg Helgeson/Minnesota Orchestra

Stephen Paulus, an acclaimed American composer known for his melodic operas and choral works, including an operatic version of “The Postman Always Rings Twice” and an oratorio about the Holocaust, died on Sunday in Arden Hills, Minn. He was 65.
The cause was complications of a stroke he suffered last year, his family said.
Mr. Paulus received his first commission — for “The Village Singer,” a one-act opera he wrote for the Opera Theater of St. Louis — just after earning his doctorate in music composition from the University of Minnesota in 1978. He stayed busy over the next 35 years, composing more than 500 pieces, including 13 operas and at least 400 choral works.
His compositions were reliably accessible and often lyrical, if not boldly innovative, and he took pride in his versatility and broad appeal. It helped ensure him a select line of work: He was one of the few people to make a living solely by writing classical music.
He usually had 30 to 40 commissions waiting to be completed, and he never had to lean on a day job as a university professor or a music teacher to get by. He wrote in pen on manuscript paper, then scanned his work into a computer.
“You work at it every day, the same way a lawyer would work at a job every day or a physician or a carpenter, whatever,” he once told a group of music students. “And the more you work at it, the better you get.”
The Opera Theater of St. Louis commissioned five operas from him over the years, including “The Postman Always Rings Twice,” based on the 1934 crime novel by James M. Cain. It had its premiere in St. Louis in 1982, to mostly positive reviews, and continues to be performed around the world. He also wrote for the Minnesota Opera, the Chamber Music Society of Lincoln Center and the Juilliard School, and for organ competitions, youth choirs and private patrons.
While the music of some of his contemporaries could be atonal and elusive, his was often lush and extravagant. Joseph McLellan, the longtime classical music critic for The Washington Post, described his style as neo-romanticism.
“This means an effort to embody strong emotions in music, to return to melody and often to a sense of tonality,” Mr. McLellan wrote in 1988. “It also implies colorful orchestration and free-ranging imagination — in a word, music that tries to reach the average music lover, whether or not it conforms to academic procedures and criteria.”
Reviewing the 1985 premiere of Mr. Paulus’s opera “The Woodlanders” in St. Louis, Bernard Holland wrote in The New York Times that it succeeded, in part, by not trying too hard.
Based on a novel by Thomas Hardy, the opera “is perhaps most successful in its set pieces — arias and ensembles that are reminiscent of opera in earlier ages,” Mr. Holland wrote. “They rarely startle us with their original thrusts, but Mr. Paulus often finds melodic patterns that are fresh and familiar at the same time.”
Mr. Paulus composed several popular shorter pieces, including“Pilgrims’ Hymn,” which was performed at the funerals of Presidents Ronald Reagan and Gerald R. Ford, and “The Road Home.” Both were written with the librettist Michael Dennis Browne. Mr. Browne, an emeritus professor at the University of Minnesota, also wrote the lyrics for “To Be Certain of the Dawn,” Mr. Paulus’s Holocaust oratorio, which the Minnesota Orchestra recorded in 2008.
Stephen Harrison Paulus was born on Aug. 24, 1949, in Summit, N.J. His family moved to the Twin Cities area when he was a toddler, and he lived in St. Paul for most of his life. His father, Harry, a chemical engineer and later a manager at 3M, played the organ — according to family lore, he once broke into a church at night to play its organ and ran away just as the police arrived. His mother, the former Patricia Clark, was an interior designer.
Mr. Paulus received his bachelor’s degree in music from the University of Minnesota in 1971 before earning his master’s and doctorate.
His survivors include his wife, the former Patricia Stutzman; his sons Andrew, and Greg, a trumpet player, with whom he wrote a jazz concerto for the Minnesota Orchestra in 2011; a brother, Terry; and his mother.
In 1973, Mr. Paulus helped found the Minnesota Composers Forum, which is now the American Composers Forum, and from 1990 until this February he was the symphony and concert representative on the board of the Ascap.
In the 1980s, even as Mr. Paulus was becoming well known for his early operas, he took on small commissions, including a piece to celebrate the 15th anniversary of a Minnesota couple, Linda and Jack Hoeschler. His fee, he told them at the time, was $100 for each minute of music. They decided to pay for one minute for each year of their marriage. Eight months later, Mr. Paulus delivered “Courtship Songs for a Summer’s Eve.”
The couple went on to commission a piece from Mr. Paulus every five years, the cost rising as their marriage lengthened.
Mr. Hoeschler, a lawyer, said in a 2005 interview, “Linda said the marriage isn’t so good that you can do it every year.”

http://www.nytimes.com/2014/10/22/arts/music/stephen-paulus-classical-composer-rich-in-lyricism-dies-at-65.html?_r=0