lunedì 26 settembre 2016

ECCO CHI HA SPARATO A MORO!


  
di Gianni Lannes

L’assassino di Aldo Moro ha un nome e un cognome ben noti alle autorità italiane (governo Andreotti, ministro dell’interno Cossiga) già nel 1978. Altro che brigate rosse, sia pure telecomandate dall’estero e dintorni.




La specialità criminale dell'impunito Giustino De Vuono? I colpi a raggera attorno al cuore della vittima, gli stessi inferti allo statista italiano, come ha confermato l'autopsia.





Nel maggio di 38 anni fa, un rapporto informativo riservato sarebbe stato trasmesso dagli investigatori alla procura generale di Roma. Si tratta proprio del calabrese De Vuono,come ebbero a scrivere, allora, alcune fonti di stampa. A far pensare a De Vuono sarebbero state alcune modalità dell’esecuzione di Moro. E’ lui, un killer della ‘ndrangheta ma non solo, l’esecutore materiale dell’omicidio, riconosciuto anche in via Fani, e avvistato 55 giorni dopo in via Caetani. E' sua l'impronta rilevata nella Renault 5. Attualmente, l'ex legionario se la gode forse in Sudafrica?




Eppure, quel rapporto su De Vuono non è agli atti dell’inchiesta Moro. Ora, incrociando le risultanze delle varie perizie, si evince che la reale dinamica dell’assassinio fu decisamente diversa da quella inventata dalle br. Moro, infatti, fu ucciso mentre era seduto nella Renault 4, alle spalle del guidatore. De Vuono occupava il sedile anteriore destro e gli sparò a bruciapelo, con una Beretta bifilare calibro 7,65 Browning, all’incirca alle ore 04.30 del 9 maggio 1978. Dopo i primi 4 colpi Moro era ancora vivo. Pertanto fu tirato fuori dall’abitacolo, avvolto in una coperta e buttato nel bagagliaio dove gli furono sparati contro altri 8 colpi (in totale 12).





Insomma, è tutt’un’altra storia, ben diversa di quella propinata all’opinione pubblica, imbottita come al solito di menzogne e depistaggi. I servizi segreti italiani (Sismi e Sisde) lasciarono che Moro venisse sequestrato. In altri termini, il rapimento di Aldo Moro fu lasciato accadere. Inoltre, il governo italiano era ben al corrente dei luoghidi prigionia del presidente democristiano. E in ben due occasioni, come si intuisce dai documenti scampati alla distruzione del Viminale, con le operazioni “topazio” e “smeraldo”, un reparto speciale di incursori della Marina Militare, era pronto (il 21 marzo e il 21 aprile) a liberare il prigioniero sul litorale di Roma, ma al Comsubin giunse all'ultimo istante il contrordine. Moro vivo avrebbe comportato la fine politica quantomeno di Andreotti e Cossiga.



In ogni caso, l'unica persona che si impegnò concretamente per liberare Moro fu Paolo VI, con la mediazione di don Antonello Mennini, ma ad un soffio dal rilascio, Moro fu ucciso a tradimento in via Caetani, nel centro di Roma, a circa 50 metri dal luogo di rinvenimento del suo cadavere.










Il movente? Moro portando al governo i comunisti di Berlinguer avrebbe fatto saltare gli equilibri imperialisti di Yalta, dunque era scomodo a Washington come a Mosca; inoltre avrebbe impedito l’installazione degli euromissili nucleari, e avrebbe reso l’Italia indipendente dagli Usa, dopo aver aperto la via del petrolio, già solcata da Enrico Mattei.  

Oggi come allora l'Italia non è un paese sovrano: non aveva e non ha la forza politica, economica e morale, nonché la dignità nazionale per tirare fuori la verità, costantemente sepolta dai segreti e dalle ignobili ragion di Stato, checelano anche i veri moventi della strage di Ustica (trasferimento di tecnologia nucleare all'Irak inviso ad Israele) e della strage di Bologna (protettorato italiano su Malta con vendetta e ritorsione libica, per impedire un posizionamento della Sovmedron nell'isola).

riferimenti:




http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/06/ecco-chi-ha-sparato-moro.html?m=1

Tiziano, Ranuccio Farnese




https://www.facebook.com/

Olimpiadi, i numeri (tanti) dicono che è una vittoria da lasciar perdere

  scritto da  

In questi giorni la politica e i cittadini si dividono sulle motivazioni per cui sarebbe o non sarebbe stato giusto rinunciare alla candidatura olimpica. Andando al di là delle considerazioni e dei teatrini politici che hanno circondato questo evento, e della fallacia logica dei progetti-vetrina che “fanno bene al paese”, (quando fanno bene solo a qualcuno, nel paese, a spese di tutti), proviamo a vedere cosa dice la letteratura economica in merito.
Nel breve periodo le Olimpiadi sono spesso in perdita, ma questo non scoraggia chi le desidera, additando spesso benefici di lungo periodo “inquantificabili”. Per quanto le ricadute di lungo periodo in termini occupazionali, d’immagine, di soddisfazione siano difficili da quantificare, non è detto che questo non sia stato tentato. Diverse ricerche possono contribuire ad una discussione basata su dati e non su desideri.
Olimpiadi e infrastrutture
Com’è noto, le Olimpiadi sono costose: in media, fra il 1960 e il 2016 (esclusa Rio) le edizioni estive sono costate 5,2 miliardi di dollari, quelle invernali 3,1 miliardi. Queste stime considerano solo i costi legati allo sport: non includono i costi infrastrutturali, come ad esempio strade o aeroporti, che spesso raddoppiano la cifra.
In tutte le edizioni considerate dall’ampio studio di Flyvbjerg, Stewart & Budzier, 2016, il costo stimato è stato fortemente superato dal costo effettivo: in media, uno sfasamento del 156%. In 15 dei 19 casi considerati dallo studio, lo sforamento è stato superiore del 50%, in 9 casi oltre il 100%.
Schermata 2016-09-24 alle 10.46.48Perché avviene questo? In parte, è un macroscopico esempio di maledizione del vincitore: risultato degli eccessi di ottimismo nel partecipare alle aste. Ma il processo di partecipazione alla gara competitiva è già alterato da interessi particolari (imprese edili, comitati sportivi, albergatori) e dall’ego dei politici che verrebbe soddisfatto dalla realizzazione dei Giochi. Le stime ex antesono quindi spesso così irrealistiche perché distorte da interesse econfirmation bias: tendono a sottostimare i costi e a ingrandire le possibilità di guadagno proprio perché realizzate o commissionate da chi più spera in questi eventi. È forse questo il caso dello studio dell’Univestità Tor Vergata (che avrebbe ricevuto le infrastrutture delle Olimpiadi romane), finanziato dal CONI, che prevedeva con le Olimpiadi 4 miliardi di risorse aggiuntive, con una crescita del Pil stimata al 2,4% nel periodo 2017-2023, per la Regione Lazio e Roma Capitale.
Il fatto che il rapporto fra spese previste nell’analisi costi-benefici sia falsato è estremamente grave, perché porta a un’allocazione inefficiente delle risorse. Ma questa falsatura è particolarmente grave nel caso dei progetti olimpici. Per un’utile comparazione, di solito lo sforamento nei prognostici di costo per i progetti infrastrutturali è del 20% nel caso di strade, del 34% nel caso di ponti e tunnel, del 45% nel caso di ferrovie (Flyvbjerg et al. 2002): motivo per cui, se l’argomentazione pro-olimpiadi è quella delle infrastrutture, è meglio fare direttamente quelle.
Ora, mentre l’utilità di progetti infrastrutturali con analisi costi benefici errate può essere dibattuta, la letteratura economica è concorde nel considerare scarsi o nulli i benefici economici associati alla costruzione di stadi e arene sportive (Coates & Humphreys 2008). Inoltre, le Olimpiadi lasciano spesso alle città ospitanti infrastrutture sportive specializzate che trovano scarso utilizzo dopo i Giochi, imponendo quindi costi netti di mantenimento.
In un mondo di scarsità di risorse, l’organizzazione delle Olimpiadi non è un volano: anzi sottrae risorse a investimenti necessari per realizzare progetti con stime del tutto sballate, frutto di pianificazione concitata e mediatica.
Export e posti di lavoro
Un’ulteriore ragione addotta in favore delle Olimpiadi ha a che fare con l’idea che servano a segnalare al mondo che un’economia è solida, i suoi prodotti sono desiderabili, e che di consequenza questi eventi creano occasioni per il commercio internazionale che non si sarebbero create senza la vetrina delle Olimpiadi. Un paio di studi confermano questo effetto: Rose e Spiegel (2011) hanno rilevato un aumento dell’export di oltre il 20% per i paesi ospitanti; Brückner & Pappa (2015)hanno riscontrato simili variazioni positive in consumi, investimenti e output. Ma è bene non balzare a conclusioni. La correlazione, come si suol dire, non è causazione. Maennig & Richter (2012) e Langer, Maennig & Richter (2015) hanno scoperto che, mettendo a confronto i paesi candidati con paesi dall’economia simile, ma non candidati, la variazione in termini di benefici economici tende a scomparire. In altre parole, è un caso di self-selection: non sono le Olimpiadi a generare un aumento di export e benefici economici connessi, ma è la crescita di un paese, la sua prospettiva di futura solidità economica che rende un paese più propenso a candidarsi.
Altro argomento comune a sostegno dell’organizzazione delle Olimpiadi, è l’aumento di posti di lavoro nel lungo periodo. Baumann, Engelhardt, & Matheson (2012) fanno un interessante case study sulle Olimpiadi invernali del 2002 in Utah: analizzando i tassi d’occupazione generali e in settori di “indotto” dal 1990 al 2009, e controllando i livelli occupazionali degli stati adiacenti, notano che non c’è stato un aumento significativo nel lungo periodo, né negli anni di preparazione, né in quelli successivi. Solo per la durata dei Giochi si è verificata una variazione statisticamente significativa dell’occupazione. Ci sono stati fra i 4000 e i 7000 lavori: più o meno un quarto dei 35.000 posti di lavoro stimati negli studi commissionati dall’amministrazione per giustificare l’investimento. Un investimento considerevole: circa 342 milioni direttamente nell’organizzazione e almeno 1,1 miliardi in infrastrutture collegate. Quasi 300.000 dollari per lavoro creato: non esattamente un modo efficiente di utilizzare queste risorse.
Il turismo
roma_olimpiadi_viaUn altro degli argomenti tipici per promuovere questo tipo di eventi è che costituiscono una vetrina per il turismo internazionale. In alcuni casi è vero: Barcellona è il caso di scuola, passando da essere la 13° destinazione turistica in Europa nel 1990 alla 5° nel 2010, dopo i giochi del 1992 (Zimbalist 2015). Purtroppo questi risultati non si sono replicati in altre nazioni, indicando che questo ragionamento può essere valido solo per quel che riguarda città che già hanno attrazioni turistiche, ma sono sottovalutate nel contesto internazionale. Ad esempio, Calgary, che ospitò i giochi invernali nel 1988, registrò un aumento di turismo nel breve periodo, ma, senza alcuna abilità di attirare turisti, è poi rapidamente scomparsa.
Viceversa, Londra, con i suoi 18 milioni di visitatori internazionali per anno, era già fra le più popolari destinazioni turistiche al mondo, e di certo non ha beneficiato della fama creata dalle olimpiadi del 2012. Anzi: secondo l’UK Office for National Statistics (2015) il numero di visitatori scese a 6,174,000 durante i mesi delle Olimpiadi, contro i 6,568,000 dell’anno precedente. Allo stesso modo, Pechino ha dichiarato una riduzione del 30% dei turisti internazionali durante i mesi delle Olimpiadi rispetto all’anno precedente (Baade & Matheson 2016).
Ora, pare ragionevole assimilare il caso di Roma più a Londra che a Barcellona. Dal punto di vista del turismo, non è di certo la fama il problema di Roma: sono semmai le infrastrutture, la sicurezza, l’offerta di mobilità e di strutture ricettive, la gestione spesso inefficiente del patrimonio culturale. Sarebbe il caso di investire nelle aree problematiche, dato che non è la visibilità internazionale quello che manca alla capitale italiana.
Orgoglio nazionale, benefici intangibili
Ma non di soli soldi vive l’uomo! Come trascurare gli effetti intangibili, l’orgoglio nazionale, il piacere di partecipare alle Olimpiadi? Un sondaggio del 2012 della BBC riportava che l’80% degli intervistati si sentiva, dopo i Giochi, “più fiero di essere britannico”.
Molti studi hanno provato a valutare questo effetto con il metodo della valutazione contingente, ovvero un sofisticato questionario che permette di capire il valore monetario che gli individui darebbero a benefici immateriali. Un paio di studi hanno provato a calcolare l’utilità attesa di ospitare le Olimpiadi per i londinesi (oltre al beneficio di assistere agli eventi, internalizzato nel costo dei biglietti), e hanno stimato un beneficio psicologico pari a 2 miliardi di sterline. (Atkinson, Mourato, Szymanski, and Ozdemiroglu (2008) e Walton, Longo, and Dawson (2008).
Peccato che le Olimpiadi a Londra siano costate 18 miliardi di dollari le entrate per la città siano state solo 3,5 miliardi. Quindi i 2 miliardi di beneficio psicologico non riescono a giustificare razionalmente gli oltre 14 miliardi di deficit rimasto (Zimbalist 2015).
Anche perché, orgoglio nazionale o meno, ben poche persone derivano un’utilità psicologica dal pagare le tasse e i buchi di bilancio necessariamente zavorrano i governi negli anni successivi. Nel caso peggiore (quello di Sochi 2014) una zavorra di circa 1,2 miliardi per anno sulle finanze russe (Müller 2015).
Vista la situazione delle finanze pubbliche italiane, si tratta di una vittoria che possiamo tranquillamente lasciar perdere.

Twitter @rmbitetti

http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2016/09/24/olimpiadi-i-numeri-tanti-dicono-che-e-una-vittoria-da-lasciar-perdere/

Quinta mafia. La trasformazione delle organizzazioni criminali nel nuovo libro di Omizzolo

20 164750 107 06E’ forse riduttivo  parlare di “Quinta mafia” pensando di trattare un tema specifico legato ad attivita’ criminali. Il nuovo libro di Marco Omizzolo, sociologo, attivista dei diritti umani e ispiratore con le sue denunce del recente disegno di legge sul caporalato, illustra e sintetizza la trasformazione del processo mafioso dagli anni ottanta in poi – in un tempo in cui ancora non si poteva parlare di Quinta mafia – dimostrando come oggi questi processi sociali, economici e culturali abbiano realizzato un sistema alternativo a quello democratico che con esso convive minandolo di giorno in giorno alle basi.
La forza della ricerca storica di Omizzolo dimostra la presenza di tutte le mafie nel territorio pontino a partire dagli anni 80.
“ In sintesi - scrive il sociologo e giornalistale organizzazioni mafiose tradizionali presenti in provincia di Latina, considerate al vertice della consorteria mafiosa ( Quinta Mafia) sono alloctone ( cioe’ originarie di regioni a tradizionale presenza mafiosa); le seconde organizzazioni criminali invece, cioe’ quelle di servizio alle prime, sono autoctone, ossia gruppi criminali sorti direttamente nel territorio pontino, variamente organizzati ma privi di esperienze criminali di alto profilo e di una organizzazione adeguata. A questi si aggiungono i burocrati delle mafie, l’insieme di professionisti,  amministratori locali, impiegati pubblici, operatori delle forze dell’ordine e non solo, che ne agevolano con i propri servizi gli interessi diretti, i piani economici e politici, il loro radicamento territoriale a cui si aggiunge un network sociale dedito ad avvantaggiare tutti quegli affiliati e le loro famiglie considerate degne di sostegno”.
Omizzolo ripercorre e mette in relazione numerosi studi di Dalla Chiesa, di Arlacchi di Catanzaro e Santino con gli eventi di terra pontina a partire dagli anni 80. L’ azione dei sindacati e la reazione della Chiesa e in particolare ricorda il coraggioso convegno organizzato  dai giovani dell’Azione Cattolica di Formia e Gaeta in quegli anni e la mobilitazione contro le mafie suggerita dal vescovo  Farano nella lettera pastorale ai fedeli.
La guerra  delle mafie con sparatorie e attentati e’ presente in tutti questi anni ma poco raccontata soprattutto a livello di media nazionali cosi’  diventa di grande interesse scorrere nel libro i vari eventi che in molti desteranno sorpresa perche’ del tutto ignorati o solo in parte conosciuti .  Si descrive l’arrivo dei casalesi e la prima guerra di camorra ma anche le numerose e dettagliate relazioni delle diverse commissioni antimafia che gia’ in quegli anni avevano evidenziato le operazioni  dei Bardellino  e delle ‘ndrine calabresi. In particolare Omizzolo torna al 1982 “ anno in cui gli interessi delle mafie nel Pontino emergono in modo evidente- scrive l’autore- il 17 maggio del 1982 un commando uccide a Pomezia un pericoloso affiliato dell’ndrangheta, Ciccio Canale  alleato del clan camorristico di Raffaele Cutolo. Dalle indagini emerge che Canale controllava diverse cooperative edilizie a Fondi ed era vincitore nel Pontino di numerose gare d’appalto. E’ il segnale della presenza delle imprese criminali nel settore dell’edilizia…. Le ecomafie successivamente – scrive ancora Omizzolo-  si occupano della discarica di Borgo Montello e del Parco Nazionale del Circeo . Cipriano Chianese, avvocato dei casalesi, condannato nel luglio del 2015 a venti anni di reclusione per disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti con l’aggravante mafiosa aveva due lussuose ville a Sperlonga, paese nel quale godeva di rispetto  e considerazione ( prima della condanna  ndr).
In zona pontina ci sono tutti i personaggi piu’ pericolosi delle mafie tradizionali, alcuni giunti in soggiorno obbligato altri coinvolti negli affari della droga.
Il connubio tra imprenditoria e politica e’ l’humus nel quale gli affari dei clan si inseriscono per arrivare  alla realizzazione perfetta della Quinta Mafia.
Un sistema consolidato che nira non piu’ alla protezione degli affiliati o alla penetrazione nel tessuto politico ma direttamente al profitto. Un progetto realizzato in terra pontina con successo tanto da essere per gli studiosi come Omizzolo  un motivo  di impegno civile che va molto al di la’ della semplice ricerca e sfocia nella attuale condizione di vita del sociologo che vive in un regime di  costante tensione anche per le varie intimidazioni subite e sempre denunciate.
Ben piu’ pericolosa la Quinta Mafia e ancora sconosciuta ai piu’ perche’ divenuta parte di noi e cosi’ invisibile da fare scegliere a Omizzolo le parole indimenticabili di Falcone come prefazione al libro :” se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro ne’ pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia”.
Giovanni Falcone aveva capito prima del tempo. Ma il tempo rende giustizia e dopo tanti anni decine di persone sono pronte a cercare tra i propri simili per riconoscere chi, attraverso le complicita’ di molti, nega l’esistenza dei diritti fondamentali per tutti.
Dopo quasi dieci anni di denunce e dopo l’anno della sconfitta ovvero quello  del mancato scioglimento del Comune di Fondi (cosi’ come richiesto dalla commissione prefettizia istituita da Bruno Frattasi) la presenza- alla presentazione del libro di Omizzolo- del Questore  di Latina  De Matteis,del Prefetto Quarto, commissario a Sabaudia e della sottosegretaria di Stato Amici, e’ apparso un segnale forte da parte delle Istituzioni e una voglia di iniziare a considerare la Quinta Mafia come un pericolo grave per la tenuta del Paese.

articolo21.org

http://www.antimafiaduemila.com/home/rassegna-stampa-sp-2087084558/cronache-italia/62220-quinta-mafia-la-trasformazione-delle-organizzazioni-criminali-nel-nuovo-libro-di-omizzolo.html

Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private

MOSCA – C’è un caso analogo a quello di Diletta Leotta, in Russia. Dana Borisova, molto famosa nel paese di Putin, è stata vittima di hacker e anche in questa occasione le foto private di una donna bellissima sono finite su internet alla mercé dei cyber-voyeur. In questo caso la donna avrebbe individuato il presunto autore del gesto: secondo lei ci potrebbe essere l’ex marito, che oltretutto da quelle parti è molto conosciuto.
Dana è un ex modella di Playboy e allo stato attuale delle cose conduce lo show televisivo “Military Journal“: la donna, a quanto pare, avrebbe denunciato il furto di materiale fotografico realizzato da misteriosi pirati informatici.
Aggiunge il sito Today:
Ebbene sì, gli hacker prima le hanno cancellato dalla mail tutte le foto del suo matrimonio e non contenti, successivamente, hanno pensato bene di fare tesoro degli scatti più intimi di sua proprietà per pubblicarli in rete.
Dana, in realtà, qualche dubbio sull’autore del gesto lo avrebbe in quanto, a suo avviso, dietro questo furto potrebbe essere il suo ex marito, il potente uomo d’affari Andrey Tishchenko.
Per vedere altre foto hackerate di Dana Borisova pubblicate da siti russi clicca qui.

Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private
Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private2
Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private3
Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private4
Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private5
Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private6

Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private6

http://www.blitzquotidiano.it/pagina5-gossip/dana-borisova-hackerata-come-diletta-leotta-online-foto-private-2553877/attachment/dana-borisova-instagram/

A SOCCI NON JOVA

A SOCCI NON JOVA - ''SE JOVANOTTI È L'INTELLETTUALE DEL PRESENTE, SIAMO ALLA FRUTTA. PER I SUOI 50 ANNI LA 'LETTURA' DEL 'CORRIERE' GLI DEDICA 4 PAGINE DI APERTURA, LO STESSO GIORNALE DOVE TROVAVI PIRANDELLO, MONTALE, PASOLINI, MORAVIA, FALLACI'' - ''SIFFREDI NUDO SU 'LE MONDE', KIM KARDASHIAN, GIANLUCA VACCHI. EPPURE LA REALTÀ NE AVREBBE DI STORIE DA RACCONTARE...''


Antonio Socci per ''Libero Quotidiano''

Non è facile convincere i giovani che è necessario studiare sodo, imparare, sudare sui libri, fare master e tirocini sottopagati... Quando poi nelle Università italiane non ci sono spazi e così nei centri di ricerca ed è difficilissimo inserirsi nelle "corporazioni" professionali dei propri sogni. Che molti vanno a inseguire all' estero.

Per capire qual è la considerazione del lavoro intellettuale, in Italia, oggi, forse basta un flash, un piccolo episodio che mi ha colpito in questi giorni: il magazine culturale del Corriere della Sera, che si chiama La Lettura, questa settimana si apre con quattro paginone (quattro!) dedicate a... Jovanotti.
LORENZO JOVANOTTI SU LA LETTURALORENZO JOVANOTTI SU LA LETTURA

È un simpatico ragazzone, ma non credo che - lui stesso - si ritenga un gigante del pensiero universale.
Eppure si trova su un tale palcoscenico culturale per il solo fatto che compie 50 anni, un evento - a quanto pare - superiore al 750° anniversario della nascita di Dante, che non ricordo sia stato celebrato così.

Non ho nulla contro il cantante e trovo del tutto normale che se ne parli in una pagina di "Spettacoli". Ma un tempo sulla "Terza pagina" del Corriere - che era il salotto del pensiero nazionale - trovavi gli scritti di Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda, Gianfranco Contini, Giovanni Gentile, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Giovanni Testori, Franco Fortini, Oriana Fallaci, Lucio Colletti, Mario Luzi...

Oggi apri La Lettura e trovi Jovanotti che - sotto la didascalia: «Il dibattito delle idee» (nientemeno) - viene interrogato da Sandro Veronesi con queste argute domande: «Allora Lorenzo. Cinquant' anni. Com' è potuto succedere?». Risposta di Jovanotti: «Assurdo, eh? Anche pensando al nome d' arte che mi sono scelto». Ripresa dell' intervistatore: «Come la mettiamo?». Pensosa replica del cantante: «Eh, non lo so. È un problema». Non siamo proprio ad alti livelli... Queste battute ricordano quasi i dialoghi teatrali di Samuel Beckett ed Eugène Ionesco. Ma involontariamente...
JOVANOTTIJOVANOTTI

È solo un esempio di ciò che i media offrono in pasto al pensiero nelle pagine culturali. Le pagine di cronaca, poi, ce ne forniscono molti altri.
Da giorni - per esempio - sappiamo tutto della separazione di Angelina Jolie e Brad Pitt e c' è da prevedere che ancora molte puntate ci aspettano per il futuro. Siamo stati accuratamente informati sulle foto di Diletta Leotta e sulla spesa domenicale di Gianni Morandi, che ha scatenato tante accese discussioni.

Sappiamo tutto sulla dotazione fisica di Rocco Siffredi la cui foto, da nudo, ha conquistato addirittura la copertina del magazine di Le Monde, mentre il Festival del cinema di Venezia lo ha celebrato presentando un film a lui dedicato: Rocco. Potremmo aggiungere altri fondamentali personaggi che riempiono quotidianamente le cronache con le loro forme, come Kim Kardashian.

 E poi gli attuali protagonisti del Grande Fratello Vip e tutta la galleria di "miti" fabbricati dal circo mediatico (ultimo arrivato è un certo Gianluca Vacchi, assurto a gran notorietà non so perché). Si potrebbe poi parlare del fenomeno degli youtuber, una celebrità-fai da-te spesso raggiunta da baldi giovanotti con esibizioni assurde o infantili o goliardiche su Youtube, ma con ricadute economiche talora notevoli.
CECCHETTO JOVANOTTICECCHETTO JOVANOTTI

In questo turbinio di figurine che poi riempiono anche l' immaginario dei ragazzi - già popolato di cantanti, attori e calciatori - passa un messaggio: la cosa più importante della vita è apparire. Comunque e a ogni costo. Se appari, esisti e puoi pure far soldi. L' ideale della vita è essere qualcuno, non essere se stessi (che è un percorso durissimo, solitario e nella notte oscura).

Eppure, fuori dal mondo virtuale, fuori dalla caciara del teatro mediatico, la realtà ne avrebbe di storie da raccontare, che meriterebbero qualche attenzione. Potrebbero perfino incitare i ventenni di oggi a seguire il sentiero faticoso che porta in alta quota, piuttosto che discendere nell' ampia discesa delle apparenze o nella palude della rassegnazione. Sono storie di ingegno, di lavoro duro, storie di gente semplice e storie di geni, storie - anche - di eroismo quotidiano. A volte capita perfino che il mondo se ne accorga, sebbene si tratti di persone che hanno vissuto la loro vita in angoli sperduti del pianeta.

jovanotti mammaJOVANOTTI MAMMA
E allora è una felice eccezione che merita di essere segnalata.
È il caso di due donne, oggi ottantenni e finora sconosciute a tutti.
Due persone semplici che si trovano - inaspettatamente - candidate al Premio Nobel per la pace, ma che - essendo veramente grandi - sono profondamente umili e, stupite, affermano di «non aver mai fatto nulla di straordinario». Si tratta di due suore austriache, suor Marianne Stoeger e suor Margaret Pissar, che hanno passato la loro vita ad assistere e curare i lebbrosi in un Paese - la Corea - dove questa terribile malattia colpisce duramente.

jovanotti and familyJOVANOTTI AND FAMILY
La loro vicenda è stata raccontata due giorni fa in un bell' articolo di Vincenzo Faccioli Pintozzi sull' Osservatore romano. Nei Paesi dell' Oriente siamo di fronte a civiltà che non hanno avuto l' influsso millenario del cristianesimo, ma del buddismo e di altre filosofie simili, quindi hanno un approccio molto diverso alla malattia e alla sofferenza. «In Corea, così come in Giappone e in Cina», scrive l' Osservatore, «la malattia di Hansen (la lebbra) porta con sé uno stigma sociale connesso all' idea che si tratti di una sorta di punizione divina. Ancora oggi il lebbroso è considerato - in una società fortemente permeata dal concetto del karma - come una persona che in qualche modo "si merita quello che ha".

Per decenni, e in modo particolare durante gli anni dell' invasione giapponese, nell' Asia orientale sono sorti dei veri e propri lager dove venivano rinchiusi i malati. Abbandonati a loro stessi, sterilizzati per impedire loro di procreare, circa ventimila persone hanno vissuto come reclusi senza alcuna colpa. Incalcolabile invece il numero di coloro che sono morti per scarsità delle cure, isolamento e forse violenza. L' isola di Sorok è stata per anni uno di questi lager».
jovanottiJOVANOTTI

Le due suore, poco più che ventenni, arrivarono lì nel 1962 trovando una situazione terribile: «Le botte erano la regola, così come gli aborti forzati e le sterilizzazioni. Ci sono voluti decenni per cambiare le cose». Anzitutto le due giovani religiose cominciano a rifiutare l' uso di mascherine, guanti e tute protettive, adoperate dal personale dell' ospedale.

Preferiscono esporsi senza difesa, «persino quando sangue e pus dalle ferite infette le colpiscono in faccia», perché quei poveri malati non si sentano più dei reietti, ma esseri umani amati e assistiti. Insieme con le cure - che iniziano a guarire quegli infelici - l' obiettivo principale delle due religiose è ridare loro dignità di uomini: «Cercavamo di visitarli al mattino presto, quando non c' era nessuno, e parlavamo con loro».
jovanotti-la-gabbiaJOVANOTTI-LA-GABBIA

Poi mangiavano con loro, quindi cercavano e ottenevano, dalla loro patria, l' Austria, aiuti per migliorare la situazione. A poco a poco quell' inferno fu cambiato dall' esempio e dal lavoro delle due donne. A cui oggi tanti malati, che sono guariti, e i loro figli, sono infinitamente grati. Capire che la lebbra è una malattia da cui è possibile guarire è un passo avanti enorme per una società. Così oggi l' ospedale pubblico coreano ha candidato al Nobel le due suore austriache perché il loro lavoro quarantennale - hanno spiegato i dirigenti dell' ospedale - «dovrebbe divenire una pietra di paragone per questa nostra era, incentrata sul materialismo».

jovanotti ancona 7JOVANOTTI ANCONA 7
Le due giovani suore arrivarono in quell' inferno a un' età in cui oggi i nostri figli cercano ancora, faticosamente, la loro strada. Quelle due ragazze austriache erano mosse da un grande ideale, innamorate di un grande Amore e di sicuro non inseguivano il successo mondano. Ma di solito chi è come loro e ha lo sguardo fisso al Cielo fa anche grandi cose su questa terra.
lorenzo jovanotti al mare da gossipblitzLORENZO JOVANOTTI AL MARE DA GOSSIPBLITZjovanotti -gimme-five-remix-blow-upJOVANOTTI -GIMME-FIVE-REMIX-BLOW-UPjovanottiJOVANOTTIjovanotti soldatoJOVANOTTI SOLDATOjovanotti 4JOVANOTTI 4


http://www.blitzquotidiano.it/pagina5-gossip/dana-borisova-hackerata-come-diletta-leotta-online-foto-private-2553877/

Le 17 foto e il VIDEO che hanno reso Emily Ratajkowski il sogno erotico di tutti i maschi

La modella e attrice americana diventata, negli ultimi tempi, il sogno erotico degli uomini di mezzo mondo, grazie al suo fisico mozzafiato, alla sua particolarissima bellezza e a quegli occhi intriganti che ammaliano e fanno sognare.
Emily non si fa pregare e ci regala una nuova ed eccitante raccolta di scatti sexy.
Buona visione.
video-emi
Ecco la Galleria Fotografica che non trovi sul suo Social.
1
2
3
4
5
video-emi
7
10
11
12
http://www.notiziaincredibile.net/emily-diventata-famosa/