domenica 28 giugno 2026

Morta Annunziata Verità, chi era la «partigina dei due mondi»: riuscì a sopravvivere a una fucilazione nazifascista.

 


Aveva scelto di fare la partigiana perché voleva «libertà e «odiava i fascisti»

È morta a Faenza Annunziata Verità, conosciuta come la partigiana «che visse due volte» perché era sopravvissuta a una fucilazione nazifascista nel 1944. Staffetta partigiana, ha compiuto cento anni il primo febbraio, occasione festeggiata con la comunità della sua città con un grande abbraccio collettivo. Aveva scelto di fare la partigiana perché voleva «libertà» e «odiava i fascisti». Tutto cominciò da ragazzina, aveva raccontato in una video intervista rilasciata tre anni fa e pubblicata sul portale «Noi partigiani - Memoriale della Resistenza italiana». Giocava con le sei amiche nel borghetto e un giorno incontrò un uomo in carrozzina. «Era un antifascista», reduce dal confino, poi rimasto paralizzato in seguito a un pestaggio. Poi, a far scattare l'azione, il fidanzamento 17enne con Marx «Max» Emiliani, militante dei Gruppi di azione patriottica. Cominciò a fare la staffetta, portando per lo più messaggi ai militanti, coi bigliettini nascosti nelle mutande.

La condanna a morte

Il suo Max fu ucciso dai fascisti il 30 dicembre 1943. Poco meno di un anno dopo finì in un rastrellamento fascista. Fu «processata» e condannata a morte. Il suo destino sembrava segnato e all'alba del 12 agosto 1944 fu fucilata dalle Brigate Nere insieme ad altri quattro giovani a Villa San Prospero, che era divenuto centro logistico di fascisti e protettori nazisti nella fase finale del regime. Tutti morirono mentre lei rimase ferita soltanto alle braccia e di striscio alla fronte. 

i salvò solo perché finita sotto la catasta dei compagni morti. Riuscì a scappare, slegandosi coi denti dalla corda che la teneva legata agli altri. Trasfigurata quasi, nella sua rocambolesca fuga «tra i monti» si imbatté in altri partigiani, altri militanti dei Gap. Faenza fu liberata il 17 dicembre 1944. Dopo la Guerra, fu attiva anche nei processi, con le sus testimonianze, e riuscì pure a trovare tre del suo plotone di esecuzione.

Il silenzio del dopoguerra

Non l'avevano risparmiata nemmeno le recenti alluvioni, col Lamone che aveva allagato Faenza, per le quali era stata «sfrattata» due volte, nel 2023 e nel 2024. Da diverso tempo viveva in una casa famiglia, ad accudirla due nipoti. Per una vita intera - Nunziatina rimase sempre a Faenza, fu per 25 anni bidella del liceo scientifico e non si sposò mai, ebbe solo un altro compagno, ex partigiano - non raccontò mai nulla. Nemmeno alla sua famiglia. Fino all'incontro col giornalista Claudio Visani, ex capo delle cronache regionali dell'Unità, al quale Nunziatina cominciò a raccontare la sua storia, finita nel romanzo «La ragazza ribelle». Ieri Annunziata ha accusato dei problemi di respirazione ed è stata portata anche in Pronto soccorso. Tornata a casa si è spenta nel suo letto intorno a mezzanotte. I funerali si terranno mercoledì mattina a Faenza (camera ardente da martedì), al cimitero, con una cerimonia pubblica, laica, organizzata da Comune e Anpi. «Rimarrà esempio e guida per tutte e tutti noi», la ricorda il governatore Michele de Pascale.

https://www.leggo.it/italia/cronache/28_giugno_2026_annunziata_verita_morta_partigiana_chi_era-9619958.html 

 

 

 

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