domenica 28 giugno 2026

Sciopero contro la Disney

 


Nel maggio 1941 i fumettisti e gli addetti all’animazione della Disney entrarono in sciopero. A scatenare l’agitazione il licenziamento di alcuni lavoratori e le promesse disattese del patron Walt Disney in merito a condizioni di lavoro e aumenti salariali. Negli anni precedenti infatti i lavoratori della Disney avevano sputato il sangue per la produzione di Biancaneve facendo una montagna di ore di straordinario non pagate.

Walt Disney aveva promesso di saldare il debito e offrire ingenti bonus se il film d’animazione avesse avuto successo. Biancaneve realizzò profitti immensi e catapultò l’azienda verso un successo immenso, ma la proprietà tradì tutte le promesse.

Così iniziò uno sciopero radicale, con un presidio di centinaia di lavoratori davanti ai cancelli degli studi. A sostenere gli scioperanti vi erano i colleghi della Warner Bros, i ristoratori vicini che gli offrirono pranzi e cene, e persino una delegazione meccanici della Lockheed accorsi con chiavi inglesi in mano quando circolò la voce che dei picchiatori erano stati assoldati per disperdere il presidio.

Lo sciopero funzionò e Walt Disney, che aveva cercato di mettere benzina sul fuoco, capitolò. I fumettisti ricevettero un aumento del 50% dello stipendio e diversi licenziati furono reintegrati. Per vendicarsi, in pieno maccartismo, Disney testimoniò che lo sciopero era stato organizzato dai comunisti e che c’erano spie sovietiche tra i leader dello sciopero. Ovviamente era tutto falso, ma molti finirono nelle liste nere dell’HUAC.

In ogni caso gli scioperanti avevano vinto, e dato l’esempio ai lavoratori del settore che si sindacalizzarono in massa.

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