mercoledì 23 settembre 2026

Stranamente quel giornale di merda è in calo di vendite

 


🔴 Ieri ho ritenuto necessario prendere carta e penna per replicare a un editoriale pubblicato dal quotidiano La Verità a firma di Mario Giordano.


Mi sarei aspettato, nel rispetto del diritto di replica, la pubblicazione delle mie osservazioni. Non è accaduto ma Giordano fa di peggio, pubblica estratti della mia replica e censura i passaggi più scomodi che avrebbero evidenziato chiaramente le falsità precedentemente scritte da lui.


Per questo la pubblico qui integralmente: perché la risposta a Giordano è anche una risposta alle molte affermazioni false e deformate che da settimane circolano sul mio conto e della sinistra, a suo dire complici dei terroristi islamici.


La critica è legittima. La falsificazione dei fatti no.


A ciascuno, poi, la libertà di farsi la propria opinione.


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“Egregio direttore Belpietro, le scrivo dopo aver letto l'editoriale di Mario Giordano sull'edizione odierna de La Verità.


In merito mi permetto di inviarle alcune osservazioni partendo dal presupposto che le opinioni sono libere, i fatti un po’ meno. Temo che non troveranno spazio sul suo giornale ma vale la pena tentare. In caso contrario, fortunatamente, oggi esistono altri canali per renderle note.


Nell'articolo si può ironizzare su di me, peraltro incorrendo in diverse inesattezze, sulla mia storia politica, sui miei studi, sulla mia vita privata e perfino immaginarmi leader del centrosinistra. Fa parte del mestiere e non mi interessa replicare.

C’è però un limite: non si possono alterare i fatti, soprattutto quando riguardano una tragedia che ha colpito duramente la mia città e tante persone. Per dirla con le parole di Giordano, “non ne ha azzeccata una nemmeno per sbaglio”.


Si scrive che il giorno dopo l’attentato del 16 maggio avrei convocato una piazza «non per solidarietà con le vittime, ma contro l’islamofobia». È falso.


La manifestazione del 17 maggio fu convocata per stringere la città attorno ai feriti e alle loro famiglie e per ringraziare i cittadini che avevano fermato l’aggressore, le Forze dell’ordine, i sanitari e i soccorritori. Cinquemila persone si ritrovarono in Piazza Grande. Basta rileggere l’appello di quel giorno e le cronache. Il comunicato del Comune si intitolava, non casualmente, “No all’odio. L’abbraccio di Piazza Grande alle vittime e alle loro famiglie”.


Dissi anche che non avremmo permesso a nessuno di trasformare quella tragedia in odio indiscriminato contro intere comunità. Lo rivendico. Tanto più perché tra coloro che, rischiando la propria vita, contribuirono a fermare El Koudri c’erano anche cittadini di origine straniera. Trasformare una piazza di solidarietà alle vittime in una manifestazione «contro l’islamofobia» significa raccontare un’altra storia.

Si sostiene poi che io avrei «sentenziato subito» sulle motivazioni dell’attentato. Anche qui basterebbe consultare le fonti. La sera del 16 maggio dissi pubblicamente: “Fare supposizioni su quello che è accaduto adesso è troppo presto”, esprimendo contemporaneamente piena solidarietà ai feriti.


Il giorno successivo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dichiarò che, sulla base delle informazioni allora disponibili, il fatto sembrava collocarsi in «una situazione di disagio psichiatrico» e che non risultavano elementi sfuggiti alla prevenzione antiterrorismo. Il 18 maggio, riferendo al Consiglio comunale, io stesso invitai alla cautela e dissi che le indagini dovevano proseguire per accertare fino in fondo natura e motivazioni dell’attentato.


Al contrario, il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, ospite dello stesso Consiglio comunale, dichiarò: “Una drammatica vicenda provocata da una persona squilibrata con problemi mentali, purtroppo era difficile poter prevenire una azione simile: aveva la patente, era regolare, passaporto ed era cittadino italiano”.

Ingiustificata appare anche l'ironia sul fatto che io abbia definito El Koudri «italiano»: è nato a Bergamo ed è cittadino italiano dal 27 settembre 2009, da quando aveva quattordici anni. È un dato anagrafico e giuridico, non un’opinione politica.


Il fatto che dalle indagini di questi mesi siano emersi video, ricerche sull’Isis, riferimenti al jihadismo e contenuti di odio è un fatto serio che spetta a investigatori e magistratura valutare, anche per accertare l’eventuale finalità terroristica. Non l’ho mai negato e non ho alcun interesse a farlo. La perizia conclusiva sarà discussa il 2 ottobre e attenderei l’esito prima di trarre conclusioni che non spettano né a me né a lei.


Infine si scrive che, dopo l’attentato, anziché prendermela con i terroristi «me la sarei presa con le vittime». Questa non è più ironia: è una rappresentazione falsa smentita dai fatti.

Fin dalle prime ore ho espresso solidarietà ai feriti; il Comune ha aperto un fondo per loro e per le loro famiglie; abbiamo attivato il sostegno della Fondazione regionale per le vittime di reato; proclamato il lutto cittadino per Monica Esposito; promosso con il Vescovo una veglia in Duomo; partecipato ufficialmente al suo funerale e deciso di proporre l’onorificenza al Valor Civile per gli undici cittadini intervenuti il 16 maggio.


Su una controversia con un familiare di Monica Esposito ho già detto ciò che avevo da dire e saranno, eventualmente, le sedi competenti a stabilire torti e ragioni. Non utilizzerò il dolore di una famiglia per alimentare una polemica giornalistica e politica.

Una cosa, però, non accetto: che quel contrasto venga trasformato nell’accusa infamante di essere stato contro le vittime.


Io non ho mai avuto paura della verità. Voglio sapere fino in fondo che cosa è accaduto il 16 maggio, quali siano state le responsabilità, quale peso abbiano avuto il disturbo psichiatrico, l’odio, l’eventuale radicalizzazione e l’emulazione terroristica. Lo devono sapere Modena e soprattutto le vittime e i loro familiari. E voglio che l’attentatore paghi severamente per il suo crimine.

Ma cercare la verità significa rispettare il lavoro di magistratura e investigatori. Non scegliere prima una tesi e poi piegare i fatti perché vi entrino.


Su una tragedia come quella del 16 maggio si può discutere anche duramente. Ma almeno i fatti lasciamoli stare come sono.


Massimo Mezzetti

Sindaco di Modena”

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