Guardando il dibattito politico degli ultimi giorni viene un dubbio: stiamo seguendo la politica italiana o è improvvisamente tornato in edicola il Manuale della perfetta moglie, edizione 1950?
Prima arriva Antonio Tajani che, per spiegare alleanze e scelte politiche, tira fuori la figura del “buon padre di famiglia”: mica vorrete scegliere per vostro figlio una fidanzata appariscente con la gonna corta. Meglio una ragazza seria, che possa diventare una buona moglie e una buona madre. E già qui uno si domanda se stiamo parlando di politica italiana o se siamo finiti dentro una riunione di famiglia del 1957, con il nonno che deve approvare la fidanzata prima del matrimonio.
Poi, evidentemente deciso a non lasciare a Tajani il primato nella categoria “uomo che nel 2026 ci spiega quale donna dovrebbe piacere a un uomo”, arriva Roberto Vannacci. Intervistato da Giovanna Pancheri a Start su Sky TG24, se ne esce con: "A me non interessa gonna corta o gonna lunga, io la donna la preferisco senza gonna".
E così, nel giro di poche ore, siamo passati dalla ragazza da scegliere come buona moglie alla donna da scegliere in base a quanto è meglio che si spogli. Un progresso notevole: la politica italiana ha finalmente trovato una materia su cui destra e centrodestra possono offrirci una riflessione profonda e articolata. La gonna.
Il problema, però, non è soltanto la battuta. È il presupposto comune alle due uscite: l'idea che sia comunque lo sguardo maschile a stabilire quale donna sia rispettabile, desiderabile, seria o piacevole. Con la gonna corta non va bene perché non sarebbe abbastanza seria; senza gonna, invece, evidentemente va molto meglio perché piace di più a lui. La donna può scegliere liberamente, insomma, purché scelga qualcosa che piaccia agli uomini.
E se questo non è patriarcato, allora qualcuno mi deve spiegare che cosa lo è.
Perché nel frattempo noi potremmo anche parlare di sanità, scuola, lavoro, pensioni, salari, guerre, economia. Ma evidentemente erano temi troppo complicati. Molto più semplice discutere di come deve vestirsi una donna per risultare rispettabile o desiderabile.
A questo punto mi aspetto il prossimo passaggio: una commissione parlamentare sulla lunghezza regolamentare della gonna, con sottocommissione per il tacco e tavolo tecnico permanente sulla scollatura.
Cinquant'anni di emancipazione femminile dopo, eccoci ancora qui. E pensare che credevamo di essere arrivati al punto in cui una donna potesse decidere da sola quanto vestirsi, quanto spogliarsi e, soprattutto, chi deve trovarla piacevole.
Forse è proprio questo il concetto che ancora non è arrivato a tutti: non spetta agli uomini decidere come deve essere una donna. Nemmeno quando lo fanno con una battuta.
P.S. ad ascoltarla adesso questa canzone di Vecchioni fa proprio cagare

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