Se un produttore vinicolo battezza "Nero di Predappio" un vino nato dalle uve del paese emiliano non può poi lamentarsi, qualunque sia la sua giustificazione, se gli si dà del nostalgico.
Se un generale manifestamente neofascista posta una bottiglia di quel vino, accompagnandola col commento "Il nero in purezza", non può poi stupirsi, qualunque sia la sua reale intenzione (se di provocare, se di distogliere l'attenzione dalle sue ripetute magre figure, se di trastullarsi con giochi infantili...), se viene inondato da una selva di commenti disgustati o indignati.
Prima o poi la moltiplicazione dei chiari segnali di una ricostituzione di fatto del partito fascista gli si rovescerà contro, e sarà allora l'inizio della tragicomica fine di un personaggio che ci fa vergognare di essere italiani.
Massimo Arcangeli

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