di Roman Konstantinidis
Il dibattito sull'immigrazione di massa extraeuropea è ipocrita e incompleto. Tutti parlano di sbarchi, ma pochi guardano al vero motore economico che alimenta questo sistema.
La sinistra insegue un'utopia ideologica. Parla di un villaggio globale arcobaleno sempre in festa. Ma dietro la facciata buonista, spesso si muove una strategia cinica:
naturalizzare i nuovi arrivati per creare bacini di voti e consenso clientelare.
Il gioco di sponda della destra di governo
invece è
solo quello di un '
opposizione di facciata ,
grida contro l'immigrazione clandestina per raccogliere consensi, ma poi spalanca la porta principale con i decreti flussi.
Nei fatti, cede alle pressioni di chi vuole manodopera a basso costo.
La distinzione tra regolare e irregolare, in questo contesto, serve solo a pulire la coscienza dei politici e a soddisfare il mercato.
La grande menzogna è quella data dalle lobby imprenditoriali ,
il vero cuore del problema sono le lobby degli imprenditori ,
ci raccontano la favola che l'Italia ha bisogno di nuovi immigrati perché ci sarebbero "lavori che gli italiani non vogliono fare" , ma questa è una menzogna colossale.
Non esistono lavori che gli italiani non vogliono fare.
Esistono solo lavori non adeguatamente pagati.
Finché permetteremo alle aziende di usare l'immigrazione come leva per mantenere i salari al minimo e calpestare la dignità dei lavoratori (sia italiani che stranieri), il problema non si risolverà mai.
L'Italia e l'Europa non hanno bisogno di altra immigrazione, regolare o meno, ma di giustizia sociale , salariale e di una politica che difenda i lavoratori anziché i profitti di pochi cialtroni
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