mercoledì 30 settembre 2026

Quei tempi ritorneranno se non lottiamo

 


Poche ore dopo questa fotografia, la Gestapo arrivò a casa loro.


Era il 21 agosto 1944. Felice Schragenheim ed Elisabeth “Lilly” Wust avevano trascorso alcune ore sulle rive dell’Havel, a Berlino. Nelle immagini rimaste di quella giornata apparivano vicine, sorridenti, mentre si guardavano negli occhi.


Sembravano fotografie di una normale giornata d’estate.


Non lo erano.


Felice aveva 22 anni ed era ebrea. Dal 1942 viveva in clandestinità dopo aver ricevuto un ordine di deportazione. Utilizzava documenti falsi, cambiava rifugio e si muoveva con estrema cautela, sapendo che un semplice controllo avrebbe potuto portarla all’arresto.


Lilly, invece, era una donna tedesca non ebrea, madre di quattro figli. Quando conobbe Felice, nel 1942, le loro vite sembravano appartenere a due mondi completamente diversi.


Eppure si innamorarono.


Tra loro nacquero anche due soprannomi destinati a diventare inseparabili dalla loro vicenda: Lilly era Aimée, “l’amata”. Felice era Jaguar.


Felice le portava fiori, le scriveva poesie e trovava continuamente nuovi motivi per tornare a trovarla.


All’inizio Lilly non sapeva che Felice fosse ebrea.


Quando Felice le rivelò la propria identità, Lilly non si allontanò.


La accolse nella propria casa.


Nel giugno del 1943 le due donne scrissero persino un proprio contratto matrimoniale. Si promisero amore, fedeltà e condivisione di ciò che possedevano.


Quel documento non aveva alcun valore legale nella Germania nazista.


Per loro, però, quelle firme e gli anelli che si scambiarono rappresentavano qualcosa di reale.


Per più di un anno vissero nella casa di Lilly, insieme ai suoi figli.


Felice continuava a utilizzare una falsa identità e cercava di non attirare l’attenzione.


La minaccia, però, rimaneva costante.


Bastavano una denuncia, un controllo o una visita inattesa perché tutto finisse.


Eppure, nei documenti e nelle fotografie rimaste di quel periodo, comparivano anche momenti di normalità: passeggiate, lettere, fiori, giornate trascorse insieme e brevi istanti nei quali la guerra sembrava restare fuori dalla porta.


Poi arrivò il 21 agosto 1944.


Felice e Lilly presero le biciclette e raggiunsero l’Havel.


Trascorsero alcune ore vicino all’acqua, fecero il bagno e utilizzarono una macchina fotografica con autoscatto per ritrarsi insieme.


Quelle immagini le ritraevano sorridenti e rilassate, apparentemente lontane dal pericolo che incombeva su di loro.


Poi tornarono a casa.


La Gestapo era lì.


Felice venne arrestata.


Lilly fu interrogata, ma non venne deportata.


Quella stessa sera iniziò a scrivere un diario. Tra le prime parole annotò una preghiera affinché fosse protetta la donna che amava.


Nei giorni successivi riuscì ancora a visitare Felice mentre era detenuta a Berlino.


Le due si videro per l’ultima volta all’inizio di settembre.


Poco dopo Felice venne deportata a Theresienstadt.


Lilly tentò persino di raggiungerla. Si spinse fino nei pressi del campo, ma non le permisero di entrare.


Continuò allora a inviarle pacchi con cibo e vestiti.


Il 9 ottobre 1944 Felice venne trasferita ad Auschwitz.


Successivamente fu trasferita nel sistema dei campi di Gross-Rosen e nel sottocampo di Kurzbach.


Durante l’inverno, mentre l’Armata Rossa avanzava, migliaia di prigionieri furono costretti ad abbandonare i campi e ad affrontare marce estenuanti in condizioni estreme.


Felice non tornò mai.


Le circostanze precise della sua morte non vennero mai ricostruite con certezza. Secondo le ricostruzioni successive, potrebbe essere morta durante una delle marce di evacuazione oppure dopo essere arrivata a Bergen-Belsen, nei primi mesi del 1945.


Lilly continuò ad aspettarla anche dopo la fine della guerra.


Conservò le fotografie, le lettere, le poesie e quel contratto matrimoniale scritto nel 1943.


Negli ultimi mesi del regime nazista aiutò anche altre donne ebree, nascondendole nella propria abitazione.


Nel 1995 Yad Vashem la riconobbe come Giusta tra le Nazioni.


Lilly morì nel 2006, all’età di 92 anni.


Per decenni conservò anche le fotografie scattate sull’Havel il 21 agosto 1944.


Quando Felice e Lilly si misero davanti alla macchina fotografica, volevano soltanto conservare il ricordo di una giornata trascorsa insieme.


Poche ore dopo furono separate.


Felice non tornò più.


E quelle immagini rimasero come una delle ultime testimonianze della loro vita insieme: due donne sorridenti davanti all’acqua, senza sapere che quella sarebbe stata la loro ultima giornata di libertà insieme.

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