✌🌹 Brescia cancella Mussolini. Lucio Pedroni, presidente provinciale ANPI: “Soddisfatti, finalmente”
Dopo 102 anni, il Consiglio comunale ha revocato la cittadinanza onoraria conferita al capo del fascismo nel 1924. Un voto — 17 favorevoli, 9 astensioni — che riafferma l’identità antifascista di una città Medaglia d’Argento al Valor Militare per la Resistenza e segnata dalla strage di Piazza della Loggia.
“Un atto politico e morale. In tanti volevamo esserci, e dopo oltre due ore di dibattito, la sala ha accolto l’approvazione con un lungo applauso”.
Ad assistere ai lavori dell'Aula c’erano cittadini, associazioni, studenti, compagne e compagni dell’ANPI. C’era Lucio Pedroni, presidente provinciale dell’Associazione, figlio di Lino “Modroz”, partigiano appena quindicenne. Ha seguito ogni parola, ogni tensione, ogni tentativo di spostare il discorso altrove.
E quando il voto è arrivato, dopo più di due ore di discussione, la sala ha applaudito.
Un applauso di sollievo, di memoria, di giustizia.
Pedroni lo ha detto con una lucidità che non si può ignorare: “Mai come oggi il pericolo del fascismo è così palpabile”.
E ha ricordato una verità che qualcuno tenta di confondere: “Fascismo e nazismo sono intrinsecamente violenti: nascono dalla violenza, vivono di violenza, e sono stati sconfitti dalla storia. Il comunismo, invece, al di là delle distorte applicazioni del Novecento, come ideale resta nobilissimo. Non puoi metterli sullo stesso piano”.
La storia, a Brescia, pesa. Nelle fabbriche dove nacquero le Brigate Garibaldi, nelle valli delle Fiamme Verdi, nei quartieri popolari dove la propaganda clandestina delle Matteotti rischiava ogni notte, nei ragazzi e nelle ragazze del Fronte della Gioventù.
Pesa nella Medaglia d’Argento al Valor Militare per la Resistenza. Pesa nella strage di Piazza della Loggia, dove il neofascismo colpì al cuore una città intera.
E pesa anche nel destino del Bigio, la statua fascista inaugurata dal duce in persona, con il lato B rivolto verso i portici come gesto di dominio.
Gli americani la rimossero nel 1945, non volevano lasciare in piedi un monumento del regime nel cuore della città libera.
Da allora è in un magazzino. E ogni tentativo di riportarla in piazza è stato respinto dalla Brescia antifascista, dalle Fiamme Verdi, dall’ANPI, da chi sa che la memoria è una scelta politica.
E oggi Brescia ha scelto un’altra volta.
E parla a tutta l’Italia.
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