lunedì 28 settembre 2026
Nero di Predappio
Se un produttore vinicolo battezza "Nero di Predappio" un vino nato dalle uve del paese emiliano non può poi lamentarsi, qualunque sia la sua giustificazione, se gli si dà del nostalgico.
Se un generale manifestamente neofascista posta una bottiglia di quel vino, accompagnandola col commento "Il nero in purezza", non può poi stupirsi, qualunque sia la sua reale intenzione (se di provocare, se di distogliere l'attenzione dalle sue ripetute magre figure, se di trastullarsi con giochi infantili...), se viene inondato da una selva di commenti disgustati o indignati.
Prima o poi la moltiplicazione dei chiari segnali di una ricostituzione di fatto del partito fascista gli si rovescerà contro, e sarà allora l'inizio della tragicomica fine di un personaggio che ci fa vergognare di essere italiani.
Massimo Arcangeli
Altro pagato da Netanyahu
Il Tg1 entra nei tunnel di Hamas e mostra la verità: più di 500 km di tunnel, un investimento gigantesco, soldi sottratti alla popolazione per costruire un’arma micidiale contro Israele, preparare il massacro del 7 ottobre, proteggere i terroristi dalla reazione israeliana e usare i civili come scudo.
Cose note, ammesse persino da Hamas: «abbiamo costruito i tunnel per proteggerci dagli aerei. Combattiamo da dentro i tunnel. Proteggere i civili è responsabilità delle Nazioni Unite» (Mousa Abu Marzouk, ufficio politico di Hamas, Russia Today, 27 ottobre 2023).
E il sindacato dei giornalisti Rai aggredisce l’autore del servizio Giovan Battista Brunori, accusandolo di piegare il Servizio Pubblico ai temi della propaganda.
Sono giornalisti senza morale, senza rispetto per la loro professione, senza alcuna deontologia professionale. Aggrediscono un collega perché non propala le menzogne del genocidio a Gaza e si ostina a non distorcere la realtà, ma prova a rappresentarla.
Da Setteottobre
Lion Udler
Le quattro giornate di Napoli
Per rispondere a chi dice senpre che la storia la scrivono i vincitori. I vinti, di solito, inventano chiamandolo revisionismo.
Quel libro esiste davvero, non è una provocazione recente su internet.
Il libro:
Titolo completo Napoli 1943. Le quattro giornate che non ci furono", di Enzo Erra, edito Longanesi nel 1993. 5105
Chi era l'autore:
Erra 1926-2011, giornalista e scrittore napoletano. Da giovane volontario nella RSI, poi uno dei fondatori del MSI, direttore de Lotta Politica. Lo storico Giuseppe Parlato lo definisce "uno dei più lucidi intellettuali del mondo missino". Ha sempre rivendicato una linea revisionista della storia del fascismo e della Resistenza. a181
Cosa sostiene nel libro:
La descrizione ufficiale dice:
"Davvero Napoli insorse contro i nazisti nel 1943? Davvero ci furono le quattro giornate raccontate dalla storia resistenziale ed esaltate dal cinema? Facendo appello ai ricordi personali e comparando testimonianze dirette e indirette, documenti inediti e analisi obiettive, Erra rievoca le tre settimane dell'occupazione tedesca..."
La sua tesi in sintesi:
1. La Divisione Hermann Göring non fu "cacciata", stava già eseguendo l'ordine di ritirata verso nord
2. Quella ritirata "fu turbata da scontri disordinati con gruppuscoli partigiani, passati alla storia come le quattro giornate di Napoli"
3. Contesta le date ufficiali: lapidi e medaglia d'oro parlano di 27-30 settembre, ma poi si è parlato di 28 settembre - 1 ottobre, con incoerenze
4. Cita come indizio il fatto che a liberazione avvenuta 7.000 napoletani presentarono domanda per ottenere la qualifica di "patriota" e i relativi sussidi
Perché fa discutere:
È catalogato come saggio di revisionismo.
La storiografia maggioritaria non lo segue: le Quattro Giornate sono riconosciute come prima insurrezione di una grande città europea contro i tedeschi, hanno portato alla prima capitolazione tedesca di fronte a civili e sono valse a Napoli la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Esiste una bibliografia enorme sull'argomento, da Aldo De Jaco a Battaglia, Aragno ecc.
Se vuoi farti un'idea bilanciata, ti conviene leggerlo in parallelo con un classico pro-Resistenza come La città insorge: le quattro giornate di Napoli di Aldo De Jaco, che è anche il libro da cui è tratto il film di Nanni Loy del 1962 candidato all'Oscar.
Fenix







