sabato 13 giugno 2026

“MELONI NON HA OPPOSIZIONE A SINISTRA, MA ORA C’È UN’ALTERNATIVA. A DESTRA”

 

“MELONI NON HA OPPOSIZIONE A SINISTRA, MA ORA C’È UN’ALTERNATIVA. A DESTRA” – GIANNI ALEMANNO IL 24 GIUGNO USCIRÀ DAL CARCERE E TROVERÀ AD ASPETTARLO ROBERTO VANNACCI, A CUI L’EX SINDACO DI ROMA E MOLTI EX MISSINI DURI E PURI SI AFFIDANO DOPO IL “TRADIMENTO” DI GIORGIA MELONI: “IL GENERALE DIVENTERÀ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ENTRO DIECI ANNI. DODICI ANNI FA GIORGIA MELONI ERA ALL’1,9 PER CENTO” – “STA FACENDO DEGLI ERRORI CLAMOROSI. FACEVA L’OPPOSIZIONE A DRAGHI E POI HA SCELTO COME MINISTRO DELL’ECONOMIA LO STESSO MINISTRO DI DRAGHI, CIOÈ GIORGETTI” – “IL VENTO, IN EUROPA, TIRA PER I SOVRANISTI. IN FRANCIA A BREVE CI POTREBBE ESSERE UN PRESIDENTE LEPENISTA. IN GERMANIA AFD È PRATICAMENTE IL PRIMO PARTITO. E MELONI FA LA CONSERVATRICE MODERATA E LIBERALE. MI SEMBRA FUORI DALLA STORIA” 

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci  

Estratto dell’articolo di Salvatore Merlo per “il Foglio”

 

gianni alemanno roberto vannacci

Il 2 dicembre 2014 Gianni Alemanno chiama Giorgia Meloni al telefono. Deve dirle che si autosospende dal partito: i carabinieri sono arrivati a casa sua con l’accusa di associazione mafiosa. E’ un dirigente di Fratelli d’Italia, fa parte del comitato esecutivo, ha contribuito in maniera determinante a dare la Fiamma alla fondazione del partito. Il telefono squilla. Lui aspetta. Lei risponde.

 

“Sa che cosa mi ha detto Giorgia mentre in pratica le dicevo che sarei potuto andare in carcere? Mi ha risposto: ‘Sì, va bene, grazie’. Click”, telefono muto: la racconta così Alemanno.

 

GIANNI ALEMANNO - CONSIGLIO COMUNALE DI ROMA NEL CARCERE DI REBIBBIA

Sono passati dieci anni. Ed eccolo, l’ex ministro, l’ex sindaco di Roma. Mi raggiunge in una stanzetta anonima del carcere di Rebibbia. Maglietta nera, pantaloncini corti neri, scarpe da ginnastica. Nere. E’ molto dimagrito ma ben conservato (“mi alleno con i pesi quasi tutti i giorni”), leggermente abbronzato (“faccio arti marziali in cortile, essenzialmente Bodo, ‘l’arte della guerra’”), un filo di barba bianca.

 

Sulla maglietta c’è scritto “Freedom”, libertà. Un augurio. Un auspicio. “Me l’hanno regalata qua”.

 

[...]

 

Esce il 24 giugno, Alemanno. Roberto Vannacci ha detto che sarà fuori dai cancelli ad aspettarlo. “Mi è venuto a trovare mesi fa. C’erano i carcerati che facevano la fila per farsi autografare il suo libro. Non molti lo sanno, ma la popolazione carceraria è prevalentemente di destra”.

 

giorgia meloni gianni alemanno

E lei tornerà in Parlamento?

“Non è un bel lavoro pigiare tasti in Aula, glielo assicuro. Non scalpito”.

 

Si immagina di tornare al governo, di fare ancora una volta il ministro?

“Non con la condanna che ho avuto. Ma potrei dare una mano”.

 

Con Vannacci.

“Vedrete che se non fa errori il generale diventerà presidente del Consiglio entro dieci anni. Dodici anni fa Giorgia Meloni era all’1,9 per cento. Meloni non ha opposizione a sinistra, ma ora c’è un’alternativa. A destra”.

 

Gli italiani un giro lo fanno fare a tutti a Palazzo Chigi?

GIANNI ALEMANNO SINDACO DI ROMA

“Meloni sta facendo degli errori clamorosi”, dice Gianni Alemanno. “Sulla sicurezza, sull’immigrazione, sulla politica estera, sulle politiche familiari di cui non si occupa. Faceva l’opposizione a Mario Draghi e poi ha scelto come ministro dell’Economia lo stesso ministro di Draghi, cioè Giancarlo Giorgetti. E inoltre il vento, in Europa, tira per i sovranisti. In Francia a breve ci potrebbe essere un presidente lepenista. In Germania AfD è praticamente il primo partito. E Meloni fa la conservatrice moderata e liberale. Mi sembra fuori dal mondo e dalla storia”. Ma continua ad avere consensi. “Perché la sinistra è quello che è. E perché a destra fino a ieri non c’era che lei. Ora c’è Roberto Vannacci”.

 

 

 

IGNAZIO LA RUSSA - ITALO BOCCHINO - GIANNI ALEMANNO - - FOTO LAPRESSE

[...]  Perché non ha chiesto la grazia? “Perché un po’ significava ammettere di essere colpevole. E io sono innocente”. Anche se c’è un punto fermo: ed è la sua condanna definitiva. Gli chiedo allora se considera ingiusta la sua detenzione. “L’accusa di associazione mafiosa è caduta nel 2014. La condanna per corruzione è stata spazzata via dalla Cassazione. Quel che resta, alla fine, è il traffico di influenze. Una vicenda in cui il mio presunto complice, il famoso Panzironi, è stato condannato per tutta una serie di altri reati di cui io non sono stato nemmeno indagato”. Pausa. “Ritengo di essere qui ingiustamente, sì. Ingiustamente”.

 

roberto vannacci assemblea costituente di futuro nazionale foto lapresse 2

E allora ecco perché non ha chiesto la grazia. L’ha chiesta invece per altri insieme a Fabio Falbo, e tiene a che il nome compaia: “E’ stato essenziale, le chiedo di citarlo”. Falbo, che è un compagno di Alemanno in carcere, è dentro da sedici anni, condannato per concorso in omicidio, sempre dichiaratosi innocente.

 

A Rebibbia si è laureato in giurisprudenza, e da quella laurea ha ricavato una forma di impegno civile: scrive istanze, difende chi non sa difendersi, calcola e ricalcola le pene sbagliate. Lo chiamano lo scrivano di Rebibbia. Insieme, i due hanno costruito una specie di desk legale per i detenuti: “Vengono a chiederci consigli, a portarci le loro storie. Cerchiamo di aiutare chi può essere aiutato”.

 

GIANNI ALEMANNO E FABIO FALBO - L EMERGENZA NEGATA

La grazia l’hanno chiesta per tre detenuti anziani, un uomo di 88 anni ancora dentro per un vizio burocratico, uno di 78 distrutto dalle malattie e un ergastolano di 82 che comincia a perdere il filo. “Il Quirinale concede la grazia, ma poi il dipartimento penitenziario rallenta tutto. E’ terribile. Di fronte a uomini così, avere sei mesi in meno mi sembrava una cosa meschina da chiedere”.

 

 E Nicole Minetti? “Poteva tranquillamente ottenere un beneficio per via ordinaria, rivolgendosi al tribunale di sorveglianza, la stessa strada che ho percorso anch’io”. E Alemanno, con quel “tranquillamente”, forse dà per scontato ciò che scontato non è: perché la grazia è arrivata prima, e non sappiamo come sarebbe finita con il tribunale di sorveglianza.

 

Gli chiedo se, in tutti questi anni, si sia mai sentito tradito dal mondo da cui viene, dalle persone con cui ha condiviso una stagione intera della sua vita. “Sì”, risponde di getto. “Quando è cominciata la vicenda giudiziaria sono stato lasciato solo, per mesi, se non per anni”. Ed ecco il racconto che Alemanno fa della telefonata a Giorgia Meloni, nel 2014. Poi il silenzio lungo degli anni che seguono.

 

volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse

Quando è stata l’ultima volta che ha parlato con Meloni?

 “Quando la criticai sull’Ucraina. Quando lei si è impantanata in una guerra che non è dell’Italia. Mi ha detto così”, sostiene Alemanno: “‘Gianni, sei libero, vai per la sua strada. Non posso darti spazio in questo partito, non posso accettare la tua posizione’”.

 

Esiste l’amicizia in politica?

“Certo. E’ molto difficile, perché ci sono gli interessi, le ambizioni, le strade che divergono. Ma esiste. E ci sono anche gli aiuti, nei momenti in cui non te li aspetti. In carcere sono venuti a trovarmi Ignazio La Russa, Francesco Storace, Fabio Rampelli e Alfredo Mantovano”.

GIANNI ALEMANNO E ISABELLA RAUTI

 

Su Storace si sofferma. La voce gli si incrina appena, un lampo nello sguardo, poi subito un tono improvvisamente allegro: “Una persona con cui ho fatto delle litigate mostruose”.

 

Rampelli?

 “Nonostante tutto, l’amicizia è rimasta”. Una pausa. “Rampelli che stia ancora lì a fare il vicepresidente della Camera, rispetto alla qualità media di questo governo, è una follia. Meritava di più”.

 

Mantovano?

GIANNI ALEMANNO - CONSIGLIO COMUNALE DI ROMA NEL CARCERE DI REBIBBIA

“E’ il migliore nella squadra di governo. Se la coalizione e l’esecutivo si tengono insieme è anche merito suo. Al prossimo giro è il candidato ideale per la presidenza della Repubblica. E’ un uomo integrale”.

 

Giovanbattista Fazzolari?

 “Non ci ho mai parlato in vita mia”.

 

E a questo punto ad Alemanno si chiede di Isabella Rauti, sua ex moglie, sottosegretario alla Difesa. Parla di lei con una tenerezza inattesa, come di qualcosa che si è salvato dall’involuzione generale delle cose.

 “Avevamo rotto completamente, non ci parlavamo più. A un certo punto ha preso coraggio, è venuta a trovarmi. L’ho trovata straordinaria. E in quella stanzetta è riemerso qualcosa che credevamo sepolto. Non so come chiamarlo, forse la parte più vera di quello che siamo stati”.

 

[...]  Alemanno si trova altrove. Da tre anni ha rotto con Fratelli d’Italia sulla guerra, ha fondato un movimento, e quel movimento è confluito nell’orbita di Roberto Vannacci. E così l’ex ministro, l’ex sindaco di Roma, parla di politica come chi ha smesso di avere qualcosa da perdere.

 

Daniela Memmo con Gianni Alemanno, Dino Gasperini, Mario de Simoni nel 2012 (Ansa).

“Gli errori più gravi di Meloni sono due”, e li enuncia con la precisione di chi ci ha riflettuto a lungo. Il primo è l’Ucraina, già detto. Il secondo è l’Europa. “Firmare il nuovo patto di stabilità è stata una follia, come fu una follia il fiscal compact ai tempi di Berlusconi. Sono accordi costruiti sulla misura della Germania. Per economie come la nostra, che hanno bisogno di flessibilità fiscale, sono un cappio. Non possiamo fare investimenti strategici sulla sanità, sul patrimonio industriale, sulla difesa del territorio. E Meloni, invece di affrontare questo nodo, fa protagonismo personale – con Trump, con questo, con quell’altro. E’ protagonismo personale, non protagonismo politico”.

 

roberto vannacci assemblea costituente di futuro nazionale foto lapresse 1

Sulla Palestina, ma anche sull’Iran è netto: “Siamo un paese immerso nel Mediterraneo, e paghiamo ogni giorno il prezzo di questa guerra. Fare qualcosa di più per la pace non è solo un dovere morale, è un interesse nazionale”.

 

Anche se si può obiettare: qual è davvero l’interesse nazionale? Quanto al rapporto di Meloni con gli Stati Uniti, Alemanno preferisce non usare la parola sudditanza. “Più che sudditanza c’è stata una volontà di fare i furbi. Trump, appena insediato, aveva come primo obiettivo concludere la guerra in Ucraina. L’Italia non solo non ha fatto niente, non si è nemmeno messa di traverso. Alla fine ci ritroviamo a non stare da nessuna parte. Ed è l’effetto naturale di questa contraddittorietà”.

 

crosetto alemanno meloni la russa rampelli

E allora com’è possibile immaginare un’alleanza politica tra Meloni e Vannacci, se la pensate così?

“Il problema non è fare un accordo. Il problema è su cosa farlo. Non si costruisce una maggioranza mettendo insieme i simboli e sperando che funzioni. Bisogna chiarire i nodi prima: l’Europa, la famiglia, la politica estera. Nel programma del centrodestra c’era scritto ‘quoziente familiare’. Non se n’è fatto niente”.

 

 

[...]  “Sì, con Forza Italia c’è una distanza probabilmente irriducibile. Ma Meloni deve capire che Vannacci non è uno a cui dare un contentino. E’ uno con cui bisogna discutere sul serio. Se la pretesa di Meloni è che lei può fare quello che vuole e a destra nessuno la può contestare, è una pretesa insostenibile”.

fini alemanno la russa meloni

 

Giovedì alla Camera ha criticano i vannacciani, che hanno tradito il centrodestra e fanno gli interessi della sinistra.

“Quando si accorgerà che con questa faccia feroce non riesce a fermarlo, si troverà in un problema ancora più grande. Meloni deve capire che Vannacci è uno con cui bisogna discutere sul serio. Per questo se non ci sono le condizioni, si va da soli. Anche Meloni è partita da sola, dall’opposizione. Ed è arrivata al governo”.

 

GIANNI ALEMANNO

Su Vannacci, Alemanno vuole che si capisca una cosa che quasi nessuno ha capito, dice lui.

“Vannacci ha tre lauree, parla cinque lingue, ha fatto una ventina di comandi in giro per il mondo. Ha un background che gli esponenti di questo centrodestra se lo sognano. Magari in questa fase tende a semplificare il messaggio. Ma ha uno spessore che va molto al di là di quello che si vede. E’ l’ex comandante della Folgore, la quinta essenza della destra”.

 

E il vento in Europa, aggiunge Alemanno, soffia dalla sua parte.

“In Gran Bretagna Farage è di nuovo sulla breccia. L’Europa sarà rifatta, sì, ma dai sovranisti”.

[...]

https://www.dagospia.com/politica/gianni-alemanno-vannacci-diventera-presidente-consiglio-entro-dieci-anni-477270 

 

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