giovedì 11 giugno 2026

Il mondiale di merda firmato Trump

 


Ce l'ha fatta anche stavolta.


Il re Mida al contrario, quello col ciuffo arancione e l'abbiocco facile, è riuscito a trasformare in cacca anche i Mondiali di calcio.

Oddio, non che ci volesse molto, dopo l'imbarazzante passerella qatarina, con i suoi operai schiavi e le donne benvenute allo stadio purché accompagnate da un uomo.


Ma lui è riuscito a far peggio.


Giocatori fermati alla frontiera per sette ore, l'arbitro somalo ricacciato indietro pur se con il passaporto diplomatico e il visto valido.


La FIFA protesta con la veemenza di un lichene calpestato da un'alce, visto che la sua credibilità se l'era giocata inventando il premio della pace mondiale da conferire indovinate a chi? Proprio lui, quello con le dita di cacca.


Verrebbe da dire, con tutto quello che succede nel mondo, estiqaatsi dei mondiali di calcio, estiqaatsi della FIFA, estiqaatsi anche dell'arbitro somalo.


Peccato che quello a cui stiamo assistendo sia un piccolo assaggio di ciò che quotidianamente subiscono migliaia di cittadini americani o aspiranti tali, quelli prelevati da casa in piena notte perché il visto era traballante, quelli ricercati strada per strada dall'ICE, quelli sposati a un/una citizen che scoprono improvvisamente di essere diventati (o di essere sempre stati) immigrati clandestini e indesiderati.


E allora ben venga la visibilità del Mondiale, se serve ad aprire gli occhi a qualcuno sull'assurdità dei tempi che stiamo vivendo.


Perché se neppure il miglior arbitro dell'Africa, invitato negli USA per la più importante manifestazione calcistica è sicuro di poter entrare, nessuno può sentirsi sicuro in qualsiasi situazione, specialmente se lontano dai riflettori.


In molti lo sapevamo già.

Agli altri, pur con un po' di ritardo, benvenuti nel club.

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