“SALVINI AL VIMINALE SUBITO” - PER CONTENERE VANNACCI, GIORGETTI VUOLE MANDARE SALVINI AL MINISTERO DELL'INTERNO PRIMA DELLE PROSSIME ELEZIONI (E POI STRONCA PIANTEDOSI: “QUANDO PARLA IN CONSIGLIO DEI MINISTRI NON SEMPRE LO CAPISCO”) – IL CONSIGLIO FEDERALE DEL CARROCCIO SI TRASFORMA IN UNO PSICODRAMMA CON SALVINI ASSEDIATO DAI GOVERNATORI DEL NORD E ZAIA CHE SCAZZA CON SIRI (“MA CHI E’, L’IDEOLOGO? “QUANTI VOTI HAI PORTATO? DIMMI!”) RILANCIANDO L’IPOTESI DELLA DOPPIA LEGA SUL MODELLO CDU-CSU - SALVINI INTIMA CHE NON “VUOLE PIÙ SENTIRE L’ESPRESSIONE DOPPIA LEGA”, PERCHÉ “NON SE N’È MAI PARLATO. E’ UNA FANTASIA”. ZAIA LO SMENTISCE: “QUESTO NON LO PUOI DIRE, PERCHÉ NE ABBIAMO PARLATO IO E TE”. LE TRATTATIVE SALTANO: LE NOMINE DEL DOGE E FEDRIGA COME VICESEGRETARI SONO RIMANDATE – IL PIZZINO DI GIORGETTI A SALVINI: “ABBIAMO BISOGNO DI LEADER CHE HANNO CONSENSO AL NORD” (E QUEL LEADER ADESSO È LUCA ZAIA)
Carmelo Caruso per “il Foglio” - Estratti
MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE
Si tengono Salvini, non vogliono Salvini. Niente. Un dramma. Quattro ore di Federale con Giorgetti e Romeo che gli suggeriscono: “Per contenere Vannacci devi andare al Viminale, ora!, così possiamo recuperare. Bisogna dirlo a Meloni”. Il Viminale è la loro perestrojka. Niente. E’ il mezzo golpe, il mezzo assedio: è il mezzogiorno delle (mezze) scope Lega.
Urla, porte sbattute da Attilio Fontana, il primo a lasciare, ad andare via. Le nomine di Fedriga e Zaia vice sono rimandate. Viene bocciata l’idea della doppia Lega, ma Zaia la rilancia e, dopo aver ascoltato Siri, chiede: “Ma chi è? L’ideologo?”. Giorgetti parla di Piantedosi: “Io non capisco quello che dice in Cdm”. Vannacci, il nero, li ha fatti imbiancare.
MATTEO PIANTEDOSI MATTEO SALVINI
Salvini assediato. Giorgetti: “Devi tornare al Viminale, ora!” Il Federale finisce con la promessa di un altro Federale, mercoledì prossimo, per presentare la nuova squadra, nuovi nomi e anche un sindaco della Lega in segreteria. Ancora una settimana, ma per fare cosa? La trattativa Salvini-Zaia-Fedriga salta prima di cominciare. Niente nomine.
(...) Si toccano vette altissime con Armando Siri che spiega, parlando di filosofia e cervello, che tornare alla Lega nord non è praticabile, e Zaia gli risponde: “Ma ti occupi di anatomia o di economia? Nella vita che hai fatto?” e Siri: “Sono l’inventore della più grande proposta economica della Lega, la flat tax”.
MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE
La linea è negare. Salvini fa un’introduzione di oltre mezz’ora, roba alla Elly Schlein quando si porta dietro il pc in direzione Pd, e si difende con: “E’ stato fatto molto, ma è stato comunicato male”. In Italia quando un leader è disarmato, si rifugia ancora nel “non abbiamo saputo comunicare”.
Non succede niente, succede tutto. Salvini non vuole la doppia Lega che propongono Zaia e Romeo perché, dice Salvini, “esiste solo la Lega attuale”. Ma quale, quella che Vannacci fa sembrare vecchia di quarant’anni? I giornalisti chiedono a Silvia Sardone, la vicesegretaria, se segue Vannacci, dato che a ogni Federale ripropone: “Bisogna fare come Vannacci”, ma Sardone smentisce l’addio perché “io resto con Matteo Salvini”, salvo ripetere a Salvini “fare come Vannacci!” e che Piantedosi è un disastro.
MATTEO SALVINI - LUCA ZAIA - FOTO LAPRESSE
La difesa più disperata del capo è sempre di Siri che attacca i governatori ed ex, Fedriga, Fontana, Zaia, “che non hanno aiutato il segretario, che non si sono candidati alle europee, ecco perché Salvini ha dovuto candidare Vannacci”, e continua con la solita sputazzata al governo Draghi. La sala esplode, batte i piedi, tanto che perde la calma perfino un arciduca come Fedriga. Zaia replica a Siri: “Quanti voti hai portato? Dimmi!”.
(...)
I leghisti del nord si danno di gomito e ridono. Quattro ore, quattro ora di Federale. Salvini intima che non “vuole più sentire l’espressione doppia Lega”, perché “non se n’è mai parlato. E’ una fantasia”. Zaia è costretto allora a smentirlo: “Questo non lo puoi dire, perché ne abbiamo parlato io e te”. Niente. Se non ottiene quello che vuole, Zaia non farà neppure il vice. Niente. Giorgetti, con i suoi toni, prova a far capire a Salvini che “abbiamo bisogno di leader che hanno consenso al nord” e vuole far capire che adesso è Zaia. Niente.
Zaia esce e cita Carducci: “La Lega è una come la mamma”. I salviniani fanno spirito: “Ma come? Un veneto che cita Carducci di Pietrasanta?”. La vera notizia non è più il futuro di Zaia ma quello di Salvini. Preferiscono mandarlo al Viminale piuttosto che accompagnarlo fuori e rischiano di avere Salvini ministro dell’Interno e ancora segretario. Al posto di Salvini-Zaia, rischiamo il ballottaggio Salvini-Vannacci al Viminale. Dalla “Notte delle scope” al notturno nazionale.


Nessun commento:
Posta un commento