mercoledì 10 giugno 2026

Giacomo Matteotti

 


Non furono solo le botte, le sprangate ed infine le coltellate ad uccidere Giacomo Matteotti. Fu quel sistema marcio che prendeva il nome di fascismo. Un sistema che si reggeva sullo sfruttamento dei lavoratori italiani, sul sostegno dei grandi capitali nazionali, sul finanziamento di latifondisti e industriali. Un sistema in cui la corruzione, il dossieraggio, i ricatti, i brogli erano eretti a monumento civile e strumento quotidiano dell'agire politico.

Quando Giacomo Matteotti venne rapito ed ucciso da Amerigo Dumini, già picchiatore e assassino, stava infatti sia per pronunciare l'ennesimo discorso contro i brogli elettorali e le violenze fasciste, sia per denunciare il malaffare e la corruzione che il nascente regime si stava impegnando a diffondere in tutto il Paese.

In particolare il deputato socialista avrebbe denunciato il pagamento di cospicue tangenti che la compagnia Sinclair Oil avrebbe pagato ad esponenti fascisti, tra cui il fratello del Duce, Arnaldo, per ottenere lo sfruttamento esclusivo dei potenziali giacimenti fossili presenti in Emilia e Sicilia.

Che l'omicidio, come riportano alcune fonti, sia avvenuto per volontà diretta dello stesso Duce oppure sia stata un'azione autonoma di alcune camicie nere, non è ancora chiarito perfettamente. Sul piano storico il fatto va approfondito, su quello politico cambia poco: il fascismo ha ucciso Matteotti perché rappresentava un pericolo per la sua stabilità.

Il deputato infatti avrebbe mostrato a tutti come il regime, ben lungi dal difendere gli irreali interessi di tutti, difendeva i privilegi dei ceti apicali italiani e al tempo stesso svendeva risorse "nazionali" in cambio di tangenti.

Chiudiamo quindi con le parole dello stesso Matteotti, che bene aveva inquadrato il ruolo del fascismo nel dopoguerra.

"L'economia e la finanza italiana nel loro complesso hanno continuato quel miglioramento e quella lenta ricostruzione delle devastazioni della guerra, che erano già cominciati ed avviati negli anni precedenti; ma ad opera di energie sane del paese, non per gli eccessi o le stravaganze della dominazione fascista; alla quale una sola cosa è certamente dovuta: che i profitti della speculazione e del capitalismo sono aumentati di tanto, di quanto sono diminuiti i compensi e le più piccole risorse della classe lavoratrice e dei ceti intermedi, che hanno perduta insieme ogni libertà e dignità di cittadini".


Alla violenza fascista abbiamo dedicato uno dei nostri almanacchi, Ventennio di Sangue. Info nel primo commento.

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