Era la notte tra il 6 e il 7 giugno 1981 quando le campagne di Scandicci, alle porte di Firenze, divennero teatro di uno dei delitti più agghiaccianti della storia criminale italiana. Giovanni Foggi, trent'anni, e la sua fidanzata Carmela De Nuccio, ventuno, erano appartati in macchina in una strada isolata. Non tornarono mai a casa. Quella notte segnò l'apice di una serie di orrori iniziata anni prima e che il Paese avrebbe continuato a subire per altri quattro anni, senza riuscire a dare un nome certo al responsabile.
Mostro di Firenze, la verità mai trovata
Il caso del Mostro di Firenze è, ancora oggi, la vicenda di cronaca nera più lunga, più controversa e più dolorosa del dopoguerra italiano. Non solo per la ferocia dei delitti - ogni volta la stessa arma, una Beretta calibro 22, quasi sempre un coltello, quasi sempre mutilazioni sul corpo delle donne - ma per il labirinto giudiziario che ne è seguito: processi, condanne, assoluzioni, morti sospette, piste abbandonate, e una verità che si è sempre sottratta all'ultima stretta.
La storia di Giovanni e Carmela
Carmela De Nuccio era una pellettiera originaria di Nardò, in Puglia. Trasferita a Scandicci con la famiglia, aveva trascorso la serata a casa con i genitori e il suo fidanzato. Giovanni Foggi, trent'anni, dipendente dell'Enel, abitava a Pontassieve ma quella sera aveva cenato a casa di lei per la prima volta. I due si conoscevano da tre o quattro mesi, ma si erano fidanzati ufficialmente soltanto da una quindicina di giorni.
Verso le ventidue, ventidue e un quarto, uscirono. I genitori di Carmela diedero un ordine preciso: rientro entro mezzanotte. I ragazzi promisero. Forse andarono a prendere un gelato, non è mai stato accertato con certezza. Poi Giovanni imboccò con la sua Fiat Ritmo color rame via dell'Arrigo, a Mosciano di Scandicci, e si fermò su una strada sterrata in mezzo agli ulivi. Una zona frequentata dalle "coppiette". Non tornarono mai.
Il ritrovamento dei cadaveri
All'alba del 7 giugno i genitori di entrambi si presentarono alla caserma dei carabinieri di Scandicci. Dino Foggi, padre di Giovanni, si recò anche a casa dei De Nuccio, dove Vito, il padre di Carmela, aveva vegliato tutta la notte in attesa del ritorno della figlia. Per ore non si ebbe notizia dei due ragazzi.
Fu il figlio del brigadiere Vittorio Scifone a trovarli, quasi per caso. Stava percorrendo quella strada con il padre quando chiese di fermarsi per raccogliere dei fiori. Scifone notò prima la Ritmo parcheggiata al sole con una borsa a terra vicino allo sportello del guidatore, poi il corpo di Giovanni, ancora seduto al posto di guida con la testa reclinata verso l'interno dell'abitacolo. Carmela non era accanto a lui.
Il corpo di lei fu ritrovato nel campo di ulivi a pochi metri dall'auto. L'assassino aveva sparato attraverso il finestrino, uccidendo Giovanni con tre pallottole nella zona cranica e nel torace, e inferto poi due coltellate al collo. Carmela aveva cercato di difendersi sollevando le braccia: era stata raggiunta da più colpi. L'assassino l'aveva poi trascinata fuori dall'auto e sul corpo aveva compiuto una mutilazione. Era la prima volta nella serie del Mostro.
La svolta del delitto De Nuccio
Il delitto di Scandicci segna un cambiamento cruciale nel modus operandi del killer: per la prima volta, dopo gli omicidi del 1974 a Borgo San Lorenzo, l'assassino aggiunge al suo rituale la mutilazione post-mortem.
Questo elemento diventerà la firma riconoscibile dei delitti successivi, e sarà al centro di tutte le teorie — dal profilo del serial killer solitario all'ipotesi dei mandanti esotericizzanti — che si sono alternate per decenni nelle indagini.
Non furono rinvenute impronte digitali né sull'auto né sui corpi. L'arma, una Beretta calibro 22 con proiettili Winchester serie H, non è mai stata trovata.
Il primo delitto e la lunga ombra del 1968
Ufficialmente, la storia del Mostro inizia la notte del 21 agosto 1968 a Castelletti di Signa. Barbara Locci e Antonio Lo Bianco, una coppia di amanti, vengono uccisi a colpi di pistola mentre si trovano in un'auto in una zona isolata. Con loro, sul sedile posteriore, dorme il figlio di sei anni di lei, Natalino Mele, che sopravvive e cammina fino al casolare più vicino per dare l'allarme. Per quel delitto viene condannato Stefano Mele, marito di Barbara, che ammette, poi ritratta, poi riconfessa.
Per anni il caso sembra chiuso. Ma nel 1982, riesaminando i fascicoli, un maresciallo dei carabinieri nota qualcosa di inquietante: i bossoli e i proiettili repertati a Signa nel 1968 sono stati sparati dalla stessa arma usata nei delitti degli anni successivi. Il Mostro non era arrivato dal nulla: era già lì, quattordici anni prima.
Il modus operandi sempre uguale
Per anni le colline attorno a Firenze diventano un luogo di paura collettiva. Le coppie smettono di appartarsi. Le strade di campagna di notte si svuotano. I giornali seguono ogni sviluppo con un'intensità che alimenta l'angoscia più che lenirla. Il termine "Mostro" — coniato dalla stampa — finisce per dare un nome all'innominabile: qualcosa di non umano che agisce nell'oscurità, che sceglie le vittime con una logica perversa e coerente, che non lascia tracce utili.
Il modus operandi è sempre lo stesso: coppie giovani, luoghi isolati, orario notturno. L'aggressore spara attraverso il finestrino dell'auto, poi colpisce con un coltello. Sulle donne vengono praticate mutilazioni, sempre le stesse. Non c'è mai un testimone diretto. Non c'è mai l'arma, mai ritrovata in oltre cinquant'anni.
Il caso che non vuole chiudersi
A quasi quarant'anni dall'ultimo omicidio, la vicenda del Mostro di Firenze è tutt'altro che archiviata. Nel 2024 l'ultimo fascicolo ancora aperto in procura - quello relativo a una cartuccia trovata nell'orto di Pacciani - viene archiviato. Per la prima volta, la Procura di Firenze non ha più nessun fascicolo aperto sul caso. Eppure la storia non si ferma.
Nell'agosto 2024 l'avvocato Vieri Adriani, che rappresenta alcune famiglie delle vittime, chiede la riesumazione dei corpi di due vittime per effettuare analisi del DNA con tecnologie oggi impensabili all'epoca dei delitti. L'unica speranza concreta, dice, per sciogliere i nodi rimasti.
Nel dicembre 2024 un altro legale, Alessio Tranfa, presenta alla Procura una memoria difensiva con un nuovo potenziale sospettato, mai formalmente iscritto nel registro degli indagati, basandosi su un dossier elaborato a suo tempo dall'Arma dei carabinieri e mai pienamente esplorato in sede giudiziaria.
Nel gennaio 2025 i legali del nipote di Mario Vanni avanzano richiesta di revisione del processo, portando nuove testimonianze che metterebbero in dubbio la presenza di Vanni su almeno uno degli ultimi omicidi, e uno studio entomologico sulle larve rinvenute sui cadaveri di Scopeti che anticiperebbe la data della morte di quarantotto ore rispetto a quanto stabilito in sentenza.
E nell'ottobre 2025 Netflix trasmette "Il Mostro", una serie di Stefano Sollima che ricostruisce la vicenda concentrandosi sulla pista sarda, riportando il caso all'attenzione di milioni di italiani e riaccendendo il dibattito. Pochi mesi dopo, nel dicembre 2025, emerge un documento consegnato da un'ex suora al podcast di Fedez: un foglio datato 1974, con otto nomi di persone che negli anni erano state tutte, in vario modo, coinvolte nell'orbita delle indagini.
Gli otto duplici omicidi: la cronologia
- 1968, 21 agosto a Signa. Barbara Locci e Antonio Lo Bianco. Prima comparsa del Mostro.
- 1974, 14 settembre a Borgo San Lorenzo. Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore. Primo delitto riconosciuto come "seriale" a posteriori.
- 1981, notte tra il 6 e il 7 giugno a Scandicci. Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio. Poi ottobre: Stefano Baldi e Susanna Cambi a Calenzano.
- 1982, giugno a Baccaiano (Montespertoli). Paolo Mainardi e Antonella Migliorini. Testimoni casuali impediscono le mutilazioni per la prima volta.
- 1983, settembre a Giogoli (Scandicci). Horst Meyer e Uwe Rüsch, due turisti tedeschi di sesso maschile: il killer uccide per errore una coppia dello stesso sesso.
- 1984, suglio a Vicchio. Pia Rontini e Claudio Stefanacci. L'arma è sempre la stessa.
- 1985, 8 settembre a Scopeti (San Casciano). Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili, due turisti francesi. Ultimo delitto del Mostro. Un lembo di pelle viene recapitato al magistrato.
https://www.leggo.it/schede/07_giugno_2026_carmela_de_nuccio_giovanni_foggi_mostro_firenze_mutilazione_delitto_cose_e_successo-gli_otto_duplici_omicidi_la_cronologia-8-9577523.html

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