*(AGENPARL)*- Roma, 30 Maggio 2026 - "La clamorosa fuga dei cavalli dell'Esercito, scappati nella notte durante
le prove della parata del 2 giugno tra le Terme di Caracalla e via
Cristoforo Colombo, non è un semplice incidente di percorso. È, a tutti gli
effetti, un gesto simbolico e involontariamente potente di disobbedienza
alla messa in scena della militarizzazione della nostra Repubblica".
Lo dichiara in una nota sarcastica Giovanni Barbera, Segretario della
Federazione di Roma e membro della Direzione Nazionale del Partito della
Rifondazione Comunista.
"Mentre le istituzioni – prosegue Barbera – continuano a investire risorse
pubbliche nella tradizionale esibizione di mezzi militari, blindati e
retorica bellicista — proprio mentre nel mondo si moltiplicano scenari di guerra — la natura ha offerto una sua inattesa lezione. È bastato il rumore
di alcuni petardi a ricordare che i cavalli sono animali liberi e
sensibili, che non intendono essere ridotti a comparse di una parata
militare.
Esprimiamo piena solidarietà di classe a questi splendidi "disertori" a
quattro zampe. La loro fuga tra le strade di Roma diventa, al di là delle
intenzioni, un gesto che interroga il senso stesso della celebrazione del 2
giugno e il suo progressivo svuotamento in chiave militarista.
Da anni ribadiamo che la Festa della Repubblica dovrebbe essere occasione
di attuazione dell'articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra, e
non una vetrina per l'industria bellica. Quest'anno, paradossalmente, è
stata la realtà a ricordarcelo nel modo più inatteso.
Chiediamo dunque, con il dovuto spirito ironico ma con una convinzione
politica reale, che a questi cavalli venga riconosciuto simbolicamente lo
status di obiettori di coscienza e garantita piena tutela da qualsiasi
forma di ritorsione o sanzione. Il 2 giugno l'Italia che ripudia la guerra
non sfila dietro i carri armati, ma corre libera insieme a chi, anche senza
saperlo, ha scelto la fuga come forma di libertà".
Giovanni Barbera

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