sabato 6 giugno 2026

Shigeaki Mori

 


Per 40 anni cercò i nomi di 12 soldati americani dimenticati dalla storia. Era sopravvissuto alla bomba di Hiroshima che li aveva uccisi.


Il 27 maggio 2016 il mondo osservava la storica visita di Barack Obama a Hiroshima. Le telecamere seguivano il presidente, la corona di fiori e il discorso destinato a entrare nei libri di storia.


Pochi notarono un anziano giapponese presente lì, in silenzio.


Si chiamava Shigeaki Mori.


Aveva otto anni quando la bomba atomica esplose su Hiroshima il 6 agosto 1945.


Quella mattina stava attraversando un ponte a circa due chilometri dall'epicentro. L'onda d'urto lo scaraventò in un corso d'acqua. Quando riuscì a uscire, si trovò davanti una scena che non avrebbe mai dimenticato.


Vide una donna gravemente ferita che gli chiedeva dove trovare un ospedale.


Era solo un bambino.


Spaventato, scappò.


Anni dopo avrebbe ricordato quel momento con dolore, sapendo che ormai non esistevano più ospedali in grado di aiutarla.


Mori sopravvisse alla guerra e costruì una vita normale. Lavorò per anni e mise su famiglia. Ma nel tempo libero coltivò una passione: la ricerca storica.


Negli anni Settanta un professore universitario gli mostrò un documento insolito.


Conteneva i nomi di dodici aviatori americani abbattuti in Giappone nelle settimane precedenti alla bomba atomica. Erano stati catturati e trasferiti in una sede della polizia militare di Hiroshima.


Si trovavano a poche centinaia di metri dal punto in cui sarebbe esplosa la bomba.


Morirono tutti.


E quasi nessuno parlava di loro.


Per decenni le loro famiglie avevano ricevuto soltanto una comunicazione ufficiale: dispersi in guerra.


Nessuna spiegazione.


Nessun dettaglio.


Nessuna risposta.


Mori decise di cercare lui quelle risposte.


E da lì cambiò tutto.


Per oltre quarant'anni trascorse i suoi fine settimana tra archivi giapponesi e documenti americani. Ricostruì date, trasferimenti, rapporti militari e testimonianze. Un nome dopo l'altro.


Quando riuscì a identificare i dodici uomini, iniziò a scrivere alle loro famiglie.


Molte di quelle lettere arrivarono oltre settant'anni dopo la loro morte.


Per la prima volta, parenti che avevano vissuto una vita intera senza sapere cosa fosse accaduto ai propri cari scoprirono la verità.


Nel 2008 Mori pubblicò le sue ricerche in un libro che ricevette importanti riconoscimenti in Giappone. Il suo lavoro contribuì anche al riconoscimento ufficiale, da parte delle autorità statunitensi, della sorte dei dodici prigionieri.


Quando Obama visitò Hiroshima nel 2016, volle che Shigeaki Mori fosse presente.


Durante il discorso ricordò anche quei dodici americani morti nella città giapponese.


Poi si avvicinò a Mori.


I due si abbracciarono.


La fotografia fece il giro del mondo.


Due anni dopo, all'età di 79 anni, Mori visitò per la prima volta gli Stati Uniti. Incontrò alcune delle famiglie che per decenni aveva cercato di aiutare e parlò alle Nazioni Unite della sua ricerca.


Qualcuno gli chiese perché avesse dedicato gran parte della sua vita a soldati appartenenti al Paese che aveva distrutto la sua città.


La sua risposta spiegò tutto.


«Il lavoro che ho svolto per oltre quarant'anni non riguardava persone di una nazione nemica. Riguardava esseri umani.»


Shigeaki Mori è morto a Hiroshima il 14 marzo 2026, all'età di 88 anni.


Era sopravvissuto alla bomba.


E aveva trascorso il resto della sua vita facendo in modo che nessuno dimenticasse quei dodici ragazzi morti lontano da casa.

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