giovedì 4 giugno 2026

Pedocin

 


A Trieste c’è una spiaggia che sembra uscita da un’altra epoca.

Non perché sia lontana dal centro.

Anzi: è a due passi da Piazza Unità.


Il suo nome ufficiale è La Lanterna.

Ma per tutti è il Pedocin.

E già questo dice molto: quando un posto cambia nome così, vuol dire che nella testa della città è diventato qualcosa di più di uno stabilimento balneare.


Qui la cosa che colpisce non è solo il mare.

È il muro.


Un muro bianco, lungo 74 metri e alto tre.

Parte dalla sabbia e arriva fino al mare.

Sta lì da così tanto tempo che ormai fa parte del paesaggio.

Non è un’idea per far scena.

Non è una trovata moderna.

È una separazione vera, concreta, vecchia, ma ancora in piedi.


Da una parte gli uomini.

Dall’altra le donne.

Semplice così.


Eppure, proprio questa semplicità spiazza.

Perché noi siamo abituati a pensare alle spiagge come a posti tutti uguali: teli, ombrelloni, bambini che corrono, gente che entra e esce dall’acqua senza pensarci troppo.

Al Pedocin no.

Qui entri e sai che stai entrando in un posto che ha una regola diversa.

Una regola che oggi sembra strana a tanti, ma che a Trieste è rimasta lì, ferma, come certe abitudini di famiglia che non se ne vanno mai del tutto.


Lo stabilimento esiste dal 1903.

Allora Trieste era sotto il dominio austriaco.

E quei bagni nacquero in centro proprio per dare alla città un accesso al mare più comodo, senza costringere tutti ad allontanarsi troppo.

Nel tempo sono cambiate le mode, il modo di vestirsi, il modo di stare in spiaggia.

Ma quel muro è rimasto.


Ed è proprio questo che rende il posto così famoso.

Non perché sia un capriccio.

Non perché sia una stranezza da cartolina.

Ma perché racconta una città che ha tenuto insieme cose difficili da tenere insieme: il mare e la disciplina, la tradizione e la vita di tutti i giorni, la normalità e un dettaglio che normale non è affatto.


C’è anche un lato molto umano in tutto questo.

Per qualcuno il Pedocin è libertà.

Per altri è abitudine.

Per altri ancora è memoria.

C’è chi lo frequenta da sempre e non ci vede niente di speciale, proprio come succede con i posti di casa.

E poi c’è chi arriva per la prima volta e resta fermo un attimo a guardare quel muro, come se volesse capire se sta scherzando davvero o no.


Ma no.

Non scherza nessuno.

A Trieste esiste ancora una spiaggia in Europa dove uomini e donne stanno separati da un muro vero.

E questa, oggi, è una di quelle cose che fanno dire: ma guarda un po’, esistono ancora posti che non si sono lasciati portare via dal tempo.


Ed è proprio per questo che il Pedocin resta in testa.

Perché non urla.

Non si mette in mostra.

Stà lì.

E basta guardarlo una volta per capire che certe stranezze, a volte, sono anche il modo più onesto di conservare un pezzo di città.


💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve

👉 1903: apertura dello stabilimento La Lanterna, detto Pedocin

👉 74 metri: lunghezza del muro che divide la spiaggia

👉 3 metri: altezza del muro

👉 uomini da una parte, donne dall’altra

📚 Fonti: triestemetro, dire, sindacatobalneari

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