Willy non tornerà mai a casa.
“Non l’ho toccato neanche con un dito. Il mio desiderio è tornare a casa e poter crescere mio figlio. Non sono più quel ragazzo che, sei anni fa, ha varcato le porte del carcere.”
Parole che fanno discutere. Ma prima di qualsiasi dibattito sulla pena, sul cambiamento o sulla possibilità di riscatto, c’è una verità che non dovrebbe mai essere dimenticata: Willy Monteiro Duarte non può più parlare.
Quaranta secondi di violenza sono bastati per uccidere un ragazzo di 21 anni. Quaranta secondi che gli hanno portato via tutto: il futuro, i sogni, la possibilità di costruire una famiglia, di diventare padre, semplicemente di vivere.
A suscitare amarezza sono state anche alcune dichiarazioni della madre dei fratelli Bianchi. Oltre ad aver affermato che i suoi figli «non sono i mostri che avete descritto» e che «non sono stati loro a ucciderlo, una mamma certe cose le sa», arrivò a dichiarare: “Si parla di Willy come se fosse morta la regina Elisabetta”.
Una frase che ha sconvolto molte persone per la sua apparente mancanza di empatia e di consapevolezza della tragedia. Perché Willy non era un simbolo astratto né un personaggio lontano. Era un ragazzo di 21 anni, con una famiglia, degli amici, dei sogni e una vita davanti. Una vita spezzata per sempre.
Difendere i propri figli è umano. Ma minimizzare la morte di una vittima o lamentarsi dell’attenzione che le viene riservata significa perdere di vista l’essenziale: un giovane è stato ucciso e una famiglia è stata condannata a convivere per sempre con quel dolore.
Ancora oggi colpisce quella che molti percepiscono come una mancata piena assunzione di responsabilità. Chi sostiene di essere cambiato dovrebbe, prima di tutto, riconoscere fino in fondo la gravità di ciò che è accaduto. Il cambiamento non si dimostra soltanto con le parole, ma con la consapevolezza, con l’ammissione sincera delle proprie responsabilità e con il rispetto dovuto alla vittima.
Si parla del desiderio di tornare a casa, di crescere un figlio, di ricominciare una vita. Ma Willy non avrà nulla di tutto questo.
Come disse sua madre, Lucia Monteiro Duarte: ”Io so soltanto che ho perso un figlio, che non si è ucciso da solo”.
Ed è questo il punto che non dovrebbe mai essere dimenticato: Willy non avrà una seconda possibilità. Non tornerà mai a casa.
La memoria di Willy merita rispetto. Sempre.
Soumalia Diawara

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