IL CINEMA? SOLO UN PRETESTO PER SCOPARE - IL RACCONTO DI UNA 20ENNE, ASPIRANTE ATTRICE, CONTATTATA DA CLAUDIO MARINI, SEDICENTE REGISTA CONDANNATO DALLA CASSAZIONE PER VIOLENZA SESSUALE: "CI INCONTRAMMO A GENNAIO IN UN BAR DI ROMA. MI FECE LEGGERE LE SCENEGGIATURE PIÙ SPINTE (TIPO QUELLA IN CUI DUE RAGAZZE DIVENTANO SCHIAVE SESSUALI DI LORO ZIO)" - ALL'EPOCA, MARINI ERA ANCORA A PIEDE LIBERO, IN ATTESA DELL’ULTIMO GRADO DI GIUDIZIO: "NON SI PRESENTÒ CON IL SUO NOME, MA DURANTE LA CONVERSAZIONE GLI SFUGGÌ. CERCAI SU GOOGLE E VIDI LA SUA FACCIA NELLE NOTIZIE DI CRONACA" - DURANTE I CASTING, MARINI SALTAVA ADDOSSO ALLE ATTRICI DICENDO: "LO SO CHE LO VUOI ANCHE TU..."
Estratto dell’articolo di Giulia D'Aleo, Andrea Ossino per www.repubblica.it
«Voleva convincermi a partecipare al suo contest. Poi mi ha parlato di provini assurdi e di shooting di intimo». C’è anche Delia (nome di fantasia), tra le ragazze che Claudio Marini, sedicente regista condannato a maggio dalla Cassazione per violenza sessuale durante finti casting, avrebbe tentato di convincere a provare sceneggiature sessualmente spinte.
Vent’anni, aspirante attrice, a fine gennaio viene invitata a un incontro dal vivo a Roma, quando Marini è ancora a piede libero in attesa dell’ultimo grado di giudizio. «Non si presentò con il suo nome, ma durante la conversazione gli sfuggì. Quando tornai a casa cercai su Google e vidi la sua faccia nelle notizie di cronaca».
Come siete entrati in contatto?
«La mia agenzia mi aveva candidato al suo concorso, Star of the Year. All’inizio, in realtà, sembrava un provino per un catalogo retribuito, poi in una mail spiegarono che si trattava di un contest e che per partecipare avrei dovuto pagare. Non avevo soldi e decisi di non rispondere. Qualche giorno dopo mi scrisse lui su Whatsapp».
Cosa le disse?
«Che aveva altre opzioni da propormi e che potevamo vederci per parlarne. Mi sembrò strano, ma sono ancora all’inizio della mia carriera e mi fidai».
Dove vi siete visti?
«In un bar a Roma. Tentò di convincermi a partecipare al suo contest, mi parlò di gare e sfilate in costume. In alternativa mi propose uno shooting di intimo o di fare la hostess in uno showroom di moto. Solo alla fine mi fece leggere le sceneggiature che aveva con sé».
Di che parlavano?
«Un ragazzo dà una pozione d’amore alla protagonista e lei diventa talmente ossessionata da lui che, alla fine, hanno un rapporto sessuale. In un altro, due amiche trascorrevano le vacanze a casa dello zio e finivano per diventare le sue schiave sessuali. Ricordo che in una scena le puniva sculacciandole: scelse di farmi leggere le più esplicite. Ero a disagio. E ogni volta che i camerieri passavano smetteva di parlare».
Le ha anticipato come si sarebbero svolti i provini?
«Mi disse che ci sarebbe stato anche lui e che ne stava facendo diversi, voleva convincermi che fosse una cosa seria. Poi mi ha parlato di una liberatoria».
Di che tipo?
«Avrei dovuto firmarla prima dei casting: si diceva che lui mi aveva sconsigliato in tutti i modi di provare quelle scene spinte, ma che io avevo insistito. Disse che di questi tempi c’è tanta gente che denuncia il falso e che doveva tutelarsi. Ho chiesto se ci sarebbe stato almeno un coordinatore di intimità, ma ha detto di no». [...]




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