venerdì 12 giugno 2026

“HO FATTO TUTTO QUELLO CHE VOLEVO FARE. NON RIMPIANGO NULLA”

 

“HO FATTO TUTTO QUELLO CHE VOLEVO FARE. NON RIMPIANGO NULLA” – SE NE VA A 88 ANNI NELLA SUA CASA DI LONDRA, DAVID HOCKNEY, IL PIÙ CELEBRE PITTORE CONTEMPORANEO - LE OPERE DIVENTATE ICONE POP COME "A BIGGER SPLASH" CHE RAFFIGURA GLI EFFETTI DI UN TUFFO. OPPURE "PORTRAIT OF AN ARTIST" CHE FERMA LA FINE DELL’AMORE DELL’ARTISTA CON PETER SCHLESINGER, IL SUO MODELLO. CON QUESTA TELA, VENDUTA DA CHRISTIE’S, A NEW YORK, PER 90,3 MILIONI DI DOLLARI, DIVENTA L’ARTISTA VIVENTE PIÙ QUOTATO DEL MONDO, POI SUPERATO DA JEFF KOONS - L’OMOSESSUALITÀ RICORRE IN OPERE COME "WE TWO BOYS TOGETHER CLINGING" – AFFASCINATO DALLE NUOVE TECNOLOGIE, HOCKNEY CONSIDERAVA COMUNQUE IL DISEGNO LA PRIMA SCINTILLA DELLA CREATIVITÀ…

david hockney  

Dario Pappalardo per repubblica.it - Estratti

 

“Ho fatto tutto quello che volevo fare. Non rimpiango nulla”. Lo poteva dire bene perché era il più grande pittore del mondo. David Hockney, morto all’età di 88, con il suo sorriso, gli occhialini tondi, la frangetta prima bionda via via ossigenata e poi candida, ha lasciato per sempre i tubetti di colore consumati in settant’anni di opere, di ritratti, di trasparenti piscine, di paesaggi del suo Yorkshire o dell’amata California.

 

david hockney

La stazione definitiva della vita è stata Londra, dove era tornato a causa delle condizioni di salute fragili e dove si è spento. Ma parte del suo cuore era nella casa sulle colline di Hollywood e in quella villa di campagna in Normandia, la Grande Cour, dove riceveva poche persone. Se ne stava per lo più nello studio a dipingere gli alberi e i fiori e l’alternarsi delle stagioni attorno a sé. Hockney ha consegnato alla storia dell’arte tutto quello che ha creato: dai primi disegni, al Royal College, fino ai dipinti realizzati con l’applicazione Brush dell’Ipad.

 

Ne aveva fatta di strada il ragazzino nato a Bradford, Yorkshire, il 9 luglio 1937 da una famiglia semplice che ogni tanto lo portava al museo per incontri folgoranti. “Ricordo la riproduzione di una strada dipinta da Cézanne appesa nella casa accanto alla nostra: per me era la cosa più bella vista da piccolo. Ma la vera scoperta è stata a Leeds, dove ho incontrato da vicino l'arte italiana, i francesi, Bonnard – raccontava – Ho sempre voluto fare l'artista: a 7 anni lo sapevo già. A 16 ero alla Bradford School of Art e a 18 mi sono trasferito a Londra”.

 

PORTRAIT OF AN ARTIST - DAVID HOCKNEY

Il successo arriva presto. Negli anni Sessanta Hockney si trova già a Los Angeles: la luce della California è la stessa che cattura sulle sue tele con le trasparenze delle piscine: un soggetto che finirà per essere indissolubilmente legato al nome del pittore: “Riuscire a rendere la trasparenza dell'acqua è una sfida complicata che mi elettrizza ogni volta”, dice.

 

david hockney a bigger splash

Lo fa in opere diventate icone pop come A Bigger Splash (1967), che raffigura semplicemente gli effetti di un tuffo: lo sbuffo dell’acqua, il trampolino vuoto che si inserisce tra le linee simmetriche del bordovasca. Oppure Portrait of an Artist (Pool with Two Figures, 1971), che ferma la fine dell’amore dell’artista con Peter Schlesinger, il suo modello. Con questa tela, venduta da Christie’s, a New York, per 90,3 milioni di dollari, il 16 novembre 2018 diventa l’artista vivente più quotato del mondo, poi superato da Jeff Koons.

 

L’omosessualità ricorre in opere precoci come We Two Boys Together Clinging (1961) e viene vissuta da Hockney con estrema naturalezza, senza militanza o vittimismo. Non c’è dramma nelle sue rappresentazioni del corpo maschile. Gran parte della sua fortuna è fatta dai ritratti, i cui soggetti sono quasi solo amici o personaggi che gravitano intorno al suo studio.

 

DAVID HOCKNEY - WE TWO BOYS TOGETHER CLINGING

Detesta le committenze: “Non accetto commissioni. Non faccio ritratti a chi me lo chiede perché non devo passare il tempo a pensare di realizzare un'opera gradevole per qualcuno. Non devo compiacere, ma soddisfare solo me”. Posano per lui, fra gli altri, Christopher Isherwood e il compagno Don Bachardy, Wystan Hugh Auden, lo stilista Ossie Clark e sua moglie Celia. Di questi Hockney è testimone di nozze: li fissa in un salotto borghese quando sono già in crisi, diventano i coniugi Arnolfini aggiornati al Novecento, in quella che oggi è una delle opere più riprodotte della Tate Britain di Londra.

 

david hockney

Hockney stesso fa da modello al suo collega più anziano, Lucian Freud, che ricambia il favore, fino a un certo punto. “Ho posato per Freud per tre mesi, ogni giorno – ricorderà l’artista – Mentre dipingeva facevamo molto gossip. Lucian amava recitare la parte del principe delle tenebre, incoraggiava questa idea di lui, ma in realtà era un timido. Ha ricambiato il favore posando per me solo un pomeriggio per poche ore. Ma va bene così. Quando fai il ritratto a un artista, conoscere il suo lavoro ti aiuta".

(…)

Nel 2025 la Fondation Vuitton di Parigi ha ospitato la sua mostra più grande di sempre, a sette decenni dagli esordi. Gli è stato concesso di disegnare una vetrata per l’Abbazia di Westminster. Affascinato dalle nuove tecnologie, Hockney considerava comunque il disegno la prima scintilla della creatività proprio come gli artisti del Rinascimento. “Il disegno resta importante. È un modo di vedere e comprendere meglio la realtà che hai davanti. È qualcosa che appartiene alla natura umana. Come cantare, ballare. Si può chiedere a un bambino di non disegnare?”. A lui, che rideva come un bambino con la sigaretta tra le dita, non si poteva chiedere mai.

https://www.dagospia.com/politica/ho-fatto-tutto-volevo-fare-non-rimpiango-nulla-se-ne-88-anni-david-477148 

 

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