mercoledì 29 luglio 2026

Bushido: non è il "libro dei samurai"

 



Quando senti "Bushido" pensi subito a samurai, katana, onore fino alla morte.  

Peccato che il Bushido come lo conosciamo noi non l’hanno scritto i samurai. L’ha scritto un giapponese per gli americani.


1. Chi l’ha inventato davvero

Il libro si chiama Bushido: L’anima del Giappone ed è del 1899.  

Autore: Inazō Nitobe. Era un accademico, cristiano, che aveva studiato negli USA. Non era un samurai e non aveva mai combattuto.


Nitobe all’inizio non voleva nemmeno pubblicarlo in Giappone. Si vergognava. Perché?  

Perché ha preso il codice dei samurai e l’ha "tradotto" usando concetti occidentali: cavalleria medievale, cristianesimo, etica vittoriana.  

Lui stesso disse che si era ispirato alla saga dei cavalieri europei per spiegare il Giappone all’Occidente.


2. I samurai non vivevano così

La realtà: i samurai erano una casta militare. Sì, rispettati, ma anche temuti e isolati.  

Vivevano di prebende, spesso erano burocrati, e fino all’800 molti non avevano mai combattuto.  

Erano una casta dura, con privilegi enormi e distaccata dal "popolo". Stimati? Non sempre. Amministravano la giustizia e riscuotevano le tasse. Figurati.


Il Bushido "romantico" dell’onore, lealtà assoluta e morte dignitosa era già in declino da 200 anni quando Nitobe lo scrisse.


3. Chi lo ha strumentalizzato

Qui casca l’asino. Nei primi del ‘900 i militaristi giapponesi hanno preso il libro di Nitobe, l’hanno tradotto al contrario e l’hanno usato come propaganda.  

Serviva per due motivi:

1. Far credere all’Occidente che il Giappone aveva una "etica cavalleresca" paragonabile alla loro

2. Far credere al popolo giapponese che morire per l’imperatore era la cosa più "samurai" del mondo


Così un testo scritto per spiegare il Giappone agli americani è diventato il manuale per mandare i kamikaze. Ironia della sorte.


Conclusione

Il Bushido non è un libro antico scritto da samurai. È un saggio del 1899, scritto da un intellettuale che voleva far bella figura con l’Occidente.  

Poi i militari l’hanno preso, ci hanno tolto le parti scomode e l’hanno usato per vendere l’idea del samurai perfetto al "popolo ignorante", come dici tu.


I veri samurai erano più politici e amministratori che eroi. Il mito è nato dopo.


Fenix 

COME SI MARCIA VERSO LA DITTATURA

 

 




e perché "Fratelli d'Italia" è sempre più chiaramente una forza eversiva, nemica della democrazia e dei valori di umanità 


Rilancio il post di Carlo Cunegato


COME NASCE UNA DITTATURA? QUANDO SI COMINCIA A PENSARE COME ACCETTABILE QUELLO  CHE ERA PRIMA INACCETTABILE.


DOBBIAMO TUTTI, DICO TUTTI, PRENDERE LE DISTANZE, CONDANNARE, EMARGINARE CHI DISCRIMINA, CHI AUSPICA I CECCHINI CHE SPARANO NELLE MANIFESTAZIONI. PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.


Come nasce una dittatura che nega i diritti e reprime ogni differenza o dissenso? Non nasce mai improvvisamente. Il dittatore non è un prodotto del caso, non cade dal cielo, viene spesso sostenuto dalla maggioranza. Una dittatura nasce quando, a poco a poco, si comincia a considerare accettabile quello che prima non lo era. 


Non lo so se rischiamo una dittatura. Tuttavia, per la prima volta sono preoccupato perché mi sembra che alcuni anticorpi democratici, alcuni argini morali minimi, stiano saltando. Nel discorso politico, discriminare le minoranze, minacciare di sparare sulle manifestazioni, essere razzisti, non appare più qualcosa di deprecabile e inaccettabile nello spazio pubblico e istituzionale. Anzi, appare qualcosa capace di suscitare consenso. Per l'appunto, ciò che era inaccettabile comincia a non essere più tale.


Beninteso, questo non significa che finora non ci siano state posizioni di destra estremamente razziste, misogene, omofobe, di criminalizzazione del dissenso. Tuttavia c'era un limite, oltre il quale anche i partiti di destra, almeno nello spazio pubblico, richiamavano i politici e prendevano le dovute distanze. Quando Joe Formaggio chiedeva una tassa per i gay per finanziare la famiglia tradizionale, Fratelli d'Italia prendeva le distanze, quando veniva condannato per razzismo, il partito prendeva le distanze e lo ammoniva.


Questo limite oggi appare saltato. Futuro Nazionale, il partito di Vannacci, ha distrutto ogni argine. Piuttosto, chi entra in questa fabbrica della ghettizzazione, fa a gara per apparire il demolitore di ogni confine valoriale, per diventare il campione della discriminazione. È quello che è successo l'altra sera con Bof. Prima leghista piuttosto mite, è arrivato a dire in diretta che bisogna usare i cecchini alle manifestazioni, per sparare ai facinorosi, per uccidere chi eccede. Lo stato che uccide è lo stato totalitario. Nessuno nel suo partito lo ha ammonito.


Succede così da mesi. Si può dire che il femminicidio non esiste, può ridirlo in consiglio regionale Valdegamberi e nessuno di loro prende le distanze. Si può dire che la Egonu non è italiana, che i gay non sono normali, che i bambini disabili devono essere ghettizzati nelle scuole speciali, che ci si ispira alla Decima Mas e nessuno in quel partito prende le distanze. Questo è quel partito. Ciò che era inaccettabile diventa accettabile, o forse diventa il modo per accrescere il consenso. Campanello d'allarme, che non dovremmo permetterci di non ascoltare.


C'è una cosa ancora più grave, che stiamo rischiando. In TV l'altra sera, nonostante io lo avessi chiesto, Baldan di Fratelli d'Italia e Conte della Lega non hanno preso le distanze. Questo è il pericolo che corriamo. Se Vannacci fa saltare ogni limite dello Stato di diritto e acquisisce consenso, non vorrei che Fratelli d'Italia e Lega lo inseguissero, il che sarebbe devastante, o che in qualche modo decidessero di fare finta di nulla o di sminuire le sue posizioni, magari per allearsi l'anno prossimo.


Come nasce una dittatura? A poco a poco. Prima tutti condividono dei valori democratici non negoziabili. Poi si finisce per avere al governo chi è l'erede di una certa tradizione, ma alcuni limiti li condivide. Poi arriva un partito che invece è apertamente oltre quei limiti, ma gli altri partiti prendono le distanze. Poi si va , a poco a poco, ancora oltre. Insomma, cosa vuoi che sia questo razzismo, questa omofobia, questa misoginia, insomma, in fondo, non è così sbagliato pensare che dei cecchini sparino alle manifestazioni. Poi, se per alcune becere esigenze di consenso anche questi partiti prima non prendono le distanze, poi addirittura finiscono per allearsi, succede il disastro.


Quando si tratto' di giudicare il gerarca nazista Eichmann, che aveva organizzato i trasporti degli ebrei verso i campi di concentramento, la filosofa Hannah Arendt deluse tutti quelli che volevano sentirsi dire che era un mostro. Perché definire qualcuno come un mostro comporta la nostra assoluzione. Autoassoluzione.Nessuno si considera un mostro. Eichmann era semplicemente un uomo che non pensava, che aveva dismesso lo spirito critico. Come tanti nel nazismo e nel fascismo, avevano barattato i loro valori per la carriera o la sicurezza economica. Così, a poco a poco, ciò che era inaccettabile diventava condiviso.


Chiunque oggi si considera un democratico deve ricostruire il limite. Deve prendere definitivamente le distanze dal partito di Vannacci, deve emarginarlo, deve escludere definitivamente ogni possibile alleanza con chi discrimina, con chi invoca i cecchini alle manifestazioni. Perché, come ha detto Primo Levi, "è accaduto e quindi può accadere ancora".

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Chi ha paura di questa busta di piscio?

 


Perché i ProPal hanno paura di me ?


Perché i propal si pisciano addosso quando li sfido ad un dibattito?


Vuoi sapere Perché i miei video sono sempre più virali? Perchè ad oggi nessuno è mai riuscito a confutare le mie argomentazioni.

Molti li ho visti piangere in live e la notte sono andati in ospedale perché hanno avuto una crisi esistenziale. Poveracci.


Molti durante il dibattito si sono addirittura pisciati addosso. Che sfigati.


E cosa gli rimane a sti poveracci? Solo presentarsi con un profilo fake e piangere perché li massacro ogni giorno.


Credi di poter battere un sionista con le argomentazioni? 

Allora fatti avanti. Organizziamo un dibattito e se riesci a confutare le mie argomentazioni dono 500€ ai bambini di Gaza. Ci stai ProPalluccio dalla mente debole?

#propal #palestina #gaza #Israele #sionismo

Principe Ciro

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☪️🇷🇺 LA RUSSIA E' UNO DEI PAESI A PIU' RAPIDA ISLAMIZZAZIONE

 


 (DITELO AI "SOVRANISTI PER L'UNIONE SOVIETICA")


In Italia c’è una certa destra molto poco informata o molto poco avveduta che considera la Russia un baluardo contro l’islamizzazione dell’Europa.


In Russia ci sono 25 milioni di musulmani, ovvero il 17 per cento della popolazione totale. Sono la maggioranza in 7 delle 21 repubbliche della Federazione. La Russia non ha soltanto una percentuale di musulmani di gran lunga maggiore di tutti i paesi europei (quasi il doppio del Regno Unito), ma la Cina e la Ummah islamica devono solo guardare la guerra in Ucraina e fare il tifo alternativamente per entrambe le parti in attesa che un fenomeno storico ignorato dai giornali italiani faccia il suo corso.


“Rybar”, alias Mikhail Zvinchuk, ex ufficiale russo con 1,3 milioni di follower fondatore di uno dei canali Telegram “Z” più seguiti, inserito nella lista nera dell’Unione Europea e del governo di Kiev, ha appena pubblicato un'analisi feroce dei cambiamenti demografici in Russia, usando il sobborgo moscovita di Kotelniki per illustrare il punto: “Nelle scuole, solo il 50 percento è russo”. Rispondendo a Rybar, Ria Katyusha, un altro canale nazionalista, ha paragonato la situazione a Kotelniki a “storie simili su Parigi, Amburgo o le città britanniche”. Boris Rozhin, un blogger con oltre 850.000 iscritti, dice che la trasformazione di Mosca ricorda i “quartieri dominati dalle minoranze di Marsiglia e Parigi”.

A San Pietroburgo nei giorni scorsi 150.000 musulmani si sono radunati per la preghiera presso le mura della moschea centrale, vicino alla stazione della metropolitana Gorkovskaya. La moschea non poteva accogliere tutti coloro che volevano venire, le strade sono state chiuse, apportate modifiche al funzionamento dei trasporti pubblici e il servizio tramviario sospeso.


Il politologo Yuriy Podorozhniy dichiara: “La popolazione musulmana della Russia sta crescendo. In un certo periodo, la percentuale di popolazioni slave e musulmane cambierà. La Russia si trasformerà naturalmente in un paese musulmano. Ecco perché Putin sta trattando con loro, questo sarà un argomento significativo in futuro”.


Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha dichiarato ai media che “i migranti sono una necessità”. “Il fatto è che stiamo affrontando una situazione demografica molto tesa. Viviamo nel paese più grande del mondo, ma siamo in pochissimi”.


Sergey Mironov della Duma a dicembre ha detto che i tassi demografici russi stanno portando il paese all’“estinzione”. Estinzione.


Ecco perché, allo scoppio della guerra in Ucraina, l’analista israeliano nato in Russia, Alexander Maistrovoy, mi disse: “La guerra rafforzerà l'impero cinese e l'Islam mondiale”.


Il massimo organismo islamico russo ha appena approvato un editto religioso che consente agli uomini musulmani di praticare la poligamia, in contraddizione con la legge russa che proibisce agli individui di contrarre più matrimoni registrati contemporaneamente. Il Consiglio dei religiosi islamici dell'Amministrazione spirituale dei musulmani della Russia (DUM) ha emesso una fatwa lo scorso 18 dicembre, che ora consentirà a un uomo musulmano di celebrare fino a quattro matrimoni contemporaneamente.


Attorno alla metà di questo secolo, la Russia potrebbe avere una maggioranza islamica.


Secondo Paul Goble, uno dei maggiori analisti di cose russe, Mosca sarà islamica nel giro di vent’anni.


Lo scorso anno in Russia sono arrivati ​​più di 8,5 milioni di migranti, di cui più di un milione provenienti dal Tagikistan. Senza contare il numero sempre più importante di russi convertiti all’Islam.


 La Russia ha importato 11 milioni di migranti tra il 1991 e il 2023 (ufficialmente ne servono altri 11 milioni entro il 2040), mentre la popolazione della federazione si è ridotta di 16,7 milioni.


L'Atlantic Council, un think tank statunitense, ha affermato: “La guerra di Vladimir Putin ha praticamente garantito che per le generazioni a venire la popolazione russa non sarà solo più piccola, ma anche più anziana, più fragile e meno istruita. Sarà certamente meno russa dal punto di vista etnico e più diversificata dal punto di vista religioso”.


Nel 1991, 120 moschee. In vent’anni, ne hanno costruite 8.000. La più grande moschea d’Europa è a Mosca.


E proprio l’imam della Grande Moschea di Mosca, Ildar Alyautdinov, ha dichiarato: “I musulmani hanno una grande missione demografica: a causa dell’alto tasso di natalità fare della Russia un paese a maggioranza musulmana”.


Ha ragione il giornalista Ralph Schoellhammer: “Il futuro della Russia è quello di un protettorato cinese semi-islamico, non una rinascita dell’impero di Pietro I”.


Un rapporto della Jamestown Foundation, dal titolo “Come l’Islam cambierà la Russia”, ha spiegato cosa accadrà: “Dati i cambiamenti demografici, entro il 2050 i musulmani rappresenteranno tra un terzo (secondo le stime più prudenti) e la metà (secondo le valutazioni più ‘allarmistiche’) della popolazione russa. Questa ‘islamizzazione’ della Russia avrà un impatto sia sulla situazione interna della Russia che sulle sue opzioni di politica estera a medio e lungo termine. La crescente importanza dell'Islam in Russia plasmerà il futuro del Paese in cinque direzioni: l'equilibrio demografico, la strategia di ‘normalizzazione’ del Caucaso settentrionale, la politica migratoria della Russia, il posizionamento della Russia sulla scena internazionale e la trasformazione dell'identità russa”.


Walter Laqueur, studioso della Russia putiniana, ha scritto: “Mosca è oggi la città con il più alto numero di musulmani in Europa. Il tasso di natalità musulmano è notevolmente più alto di quello russo. In diverse parti della Russia, il numero di reclute musulmane chiamate ogni anno al servizio militare raggiunge il 30 per cento. C'è il timore di una presa del potere da parte dei musulmani e di xenofobia”.


Già entro il 2035, un terzo di Mosca sarà islamica. A volte gioca la sensazione provocata da eventi particolari, come le riunioni di preghiera di musulmani che hanno riempito una grande via di Mosca, l’Olimpijskij Prospekt, dando l’impressione di una profezia apocalittica per il futuro della Russia.


Scrive il saggista russo Sasha Lensky sullo Spectator: “A Mosca, la popolazione musulmana è aumentata di cinque volte dalla fine degli anni '90. A San Pietroburgo, nel 2022, l'Eid, la festa musulmana, è stata celebrata da 160.000 persone; nel 2023 il numero è raddoppiato. Anche se i musulmani non costituiranno il 30 per cento della popolazione entro la fine di questo decennio, come ha affermato il Mufti, ce ne saranno abbastanza per cambiare lo ‘stile di vita russo’. Se le cose continueranno su questa strada, i miei figli potrebbero assistere a cambiamenti radicali - nella scuola, nella legislazione, nei codici di abbigliamento e così via - e i miei nipoti potrebbero studiare il Corano, piuttosto che Tolstoj e Dostoevskij”.


E come scrive Andrei Kazantsev-Vaisman in un paper per l’israeliano Begin Center, “l'influenza dell'Islam radicale, con le sue tendenze anti-occidentali e anti-semite, potrebbe espandersi in tutta la Russia e iniziare a influenzare la politica del governo federale. Questa situazione potrebbe rappresentare minacce significative per l'Europa e Israele”.


Giulio Meotti - Il Foglio


PS: chissà cosa ne pensano @RobertoVannacci e @MatteoSalvini

Osservazioni sulla Tirannide

Facebook 

DURA LA VITA DI DUROV! – LA RUSSIA HA EMESSO UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER IL CO-FONDATORE DI TELEGRAM, PAVEL DUROV. È ACCUSATO DI AVER “FAVORITO ATTIVITÀ TERRORISTICHE”

 

DURA LA VITA DI DUROV! – LA RUSSIA HA EMESSO UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER IL CO-FONDATORE DI TELEGRAM, PAVEL DUROV. È ACCUSATO DI AVER “FAVORITO ATTIVITÀ TERRORISTICHE” – SECONDO I SERVIZI DI SICUREZZA RUSSI, TELEGRAM NON HA RIMOSSO NUMEROSI CANALI, CHAT E BOT UTILIZZATI DAI SERVIZI SEGRETI UCRAINI E DA ORGANIZZAZIONI TERRORISTICHE ED ESTREMISTE PER PREPARARE E COORDINARE ATTI DI SABOTAGGIO, ATTENTATI E FRODI INFORMATICHE IN RUSSIA – DUROV NELL'AGOSTO 2024 ERA STATO ARRESTATO IN FRANCIA PER INSUFFICIENTE COLLABORAZIONE DI TELEGRAM NEL CONTRASTO AD ATTIVITA' CRIMINALI…

vladimir putin pavel durov  

 

RUSSIA: MOSCA EMETTE MANDATO CATTURA PER FONDATORE TELEGRAM DUROV

IL DITO MEDIO DI PAVEL DUROV A VLADIMIR PUTIN NEL 2011

(LaPresse) - La Russia ha emesso un mandato di cattura internazionale per Pavel Durov, co-fondatore di Telegram. L'uomo è accusato di aver "favorito attività terroristiche". Lo ha reso noto l'Fsb citato dalle agenzie russe.

 

In una nota si afferma che "in violazione della legge russa, l'amministrazione di Telegram non ha rimosso numerosi canali, chat e bot di questa app di messaggistica, che vengono attivamente utilizzati dai servizi segreti ucraini, da organizzazioni terroristiche ed estremiste per preparare e coordinare atti di sabotaggio e terrorismo, omicidi di massa e frodi informatiche nella Federazione Russa, le cui conseguenze hanno provocato numerose vittime, tra cui donne e bambini, nonché danni materiali per miliardi di dollari".

 

RUSSIA: FONDATORE DI TELEGRAM DUROV ACCUSATO DI FAVOREGGIAMENTO DEL TERRORISMO

pavel durov - telegram

(Agenzia_Nova) - Il cofondatore di Telegram, Pavel Durov, e' stato incriminato in Russia con l'accusa di favoreggiamento di attivita' terroristica ed e' stato inserito nella lista dei ricercati internazionali. Lo ha reso noto il Centro per le relazioni pubbliche del Servizio federale di sicurezza russo (Fsb).

 

"Il responsabile amministrativo di Telegram, Pavel Durov, e' stato incriminato nell'ambito di un procedimento penale ai sensi dell'articolo 205.1, comma 1.1, del codice penale russo ed e' stato inserito nella lista dei ricercati internazionali", ha dichiarato l'Fsb.

 

Pavel Durov

Secondo i servizi di sicurezza russi, l'amministrazione di Telegram non avrebbe rimosso numerosi canali, chat e bot utilizzati, a giudizio di Mosca, dai servizi segreti ucraini e da organizzazioni terroristiche ed estremiste per preparare e coordinare atti di sabotaggio, attentati, omicidi di massa e frodi informatiche in Russia.

 

L'Fsb sostiene che tali attivita' abbiano provocato vittime, tra cui donne e bambini, e ingenti danni materiali.

 

Pavel Durov

Pavel Durov, nato a Leningrado nel 1984, e' un imprenditore del settore tecnologico e cofondatore, insieme al fratello Nikolaj, di Telegram, piattaforma di messaggistica lanciata nel 2013 e particolarmente diffusa in Russia, Ucraina e negli altri Paesi dell'ex Unione Sovietica.

 

In precedenza aveva fondato nel 2006 il social network Vkontakte (Vk), divenuto il maggiore della Russia. Nel 2014 lascio' il Paese dopo essere stato estromesso dalla guida di Vk, sostenendo di aver rifiutato le richieste delle autorita' di chiudere comunita' dell'opposizione e di consegnare all'Fsb i dati di utenti ucraini coinvolti nelle proteste di Euromaidan. Anche Telegram e' stato oggetto per anni di pressioni da parte delle autorita' russe.

 

pavel durov

Nel 2018 un tribunale ne ordino' il blocco dopo il rifiuto della societa' di fornire ai servizi di sicurezza gli strumenti necessari ad accedere ai messaggi cifrati degli utenti. Il divieto, rivelatosi in larga parte inefficace, fu revocato nel 2020.

 

Nel febbraio 2026 Mosca ha aperto una nuova indagine contro Durov, accusando Telegram di essere utilizzato per attivita' terroristiche, sabotaggi e operazioni riconducibili ai servizi ucraini. Durov ha respinto le contestazioni, presentandole come un tentativo di comprimere la liberta' di espressione e la riservatezza delle comunicazioni. Durov vive prevalentemente a Dubai e possiede, oltre a quella russa, anche la cittadinanza francese, emiratina e di Saint Kitts e Nevis.

 

Al di fuori della Russia ha inoltre problemi giudiziari in Francia, dove nell'agosto 2024 e' stato arrestato e successivamente incriminato nell'ambito di un'inchiesta sulla presunta insufficiente collaborazione di Telegram nel contrasto ad attivita' criminali commesse attraverso la piattaforma.

https://www.dagospia.com/cronache/russia-emesso-mandato-cattura-internazionale-per-co-fondatore-telegram-482063

“QUESTA È LA NAZIONALE DEL CIRCOLO ANIENE E DELLA ROMANITA’. LE SCELTE? NEL NOME DELL’AMICHETTISMO, DEL PADEL E DEL CALCETTO”

 

I PRESIDENTI DI SERIE A SONO DELUSI PER LA NOMINA DI MANCINI E RANIERI: “QUESTA È LA NAZIONALE DEL CIRCOLO ANIENE E DELLA ROMANITA’. LE SCELTE? NEL NOME DELL’AMICHETTISMO, DEL PADEL E DEL CALCETTO” - I CLUB DI A, GRANDI ELETTORI DI MALAGÒ, SONO FURIOSI (A INIZIARE DA MAROTTA, PRESIDENTE DELL’INTER). CONTESTANO IL METODO CON CUI SI È ARRIVATI A SCEGLIERE IL CT E IL DIRETTORE TECNICO. SI ERANO DETTI DISPONIBILI ANCHE A CONTRIBUIRE A PARTE DELL’INGAGGIO DI CONTE, RITENUTO IL TECNICO IDEALE PER IL RILANCIO. MALAGÒ AVEVA TENUTO LE SOCIETA’ ALL’OSCURO DELLE SUE INTENZIONI. COSÌ QUANDO IERI IN CONSIGLIO FEDERALE GIOVANNINO HA PROPOSTO MANCINI, IL PRESIDENTE DELLA LEGA DI A, EZIO SIMONELLI, HA STRONCATO L’IDEA. I PRESIDENTI PIÙ BELLICOSI NON ESCLUDEVANO DI SFIDUCIARE “MEGALO’”. POI SI E’ ARRIVATI A UNA TREGUA ARMATA - IL NUOVO PRESIDENTE DELLA FIGC È FINITO SOTTO LA LENTE DELLA PROCURA FEDERALE CHE HA APERTO UN FASCICOLO, SU SEGNALAZIONE DELLA PROCURA DEL CONI. L’OBIETTIVO È FAR LUCE SU UNA...

malago mancini ranieri simonelli marotta 

Monica Colombo per corriere.it - Estratti

giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt084

«È stato il trionfo della romanità e del circolo Aniene». Il consiglio federale si è da poco concluso e le agenzie stanno battendo all’impazzata la notizia relativa alla nomina di Roberto Mancini come prossimo allenatore della Nazionale e di Claudio Ranieri nuovo direttore tecnico.

 

Giovanni Malagò, con il suo completo color tabacco, ha appena sciolto i dubbi dopo una notte di apparente riflessione. 

 

(...)«Nasce la Nazionale, sezione Roma Nord» è una delle battute più gettonate nel primo pomeriggio di martedì quando i presidenti della serie A, attoniti, hanno preso atto della scelta avvenuta. «Nel nome dell’amichettismo, del padel e del calcetto» fa notare qualcuno.

 

 

I club sono furiosi: hanno guidato la candidatura di Malagò a presidente federale e si sono spesi per trascinare le altre componenti a fargli vincere il confronto con Giancarlo Abete. Come minimo, dopo un endorsement del genere, si sarebbero aspettati di essere coinvolti in un processo decisionale così delicato e che avrà effetti per i prossimi quattro anni.

 

ezio simonelli foto mezzelani gmt 142

I presidenti si erano detti disponibili anche a contribuire a parte dell’ingaggio di Antonio Conte, ritenuto il tecnico ideale per il rilancio del calcio azzurro. Invece, in questo pasticcio in cui a vincere è il Mancio, fuggito nel 2023 all’inseguimento dei petrodollari, le società sono state spettatrici come tutti gli altri.

 

Lunedì sera Malagò aveva ancora una volta tenuto le componenti all’oscuro delle sue intenzioni nel corso del vertice preparatorio che era andato in scena a Roma: nessun nome era uscito dalla sua bocca. Così quando ieri in consiglio federale ha proposto Mancini, il presidente della Lega di A, Ezio Simonelli, ha stroncato l’idea. Non tanto per il nome in sé dell’allenatore che viene considerato affidabile dal punto di vista tecnico, ma proprio per il metodo con cui è stato scelto.

 

CAIRO MAROTTA

Malagò ha abbozzato spiegando più o meno che sarebbe stato necessario procedere celermente alla nomina del c.t. dopo il tempo già perso inseguendo Guardiola e Pirlo. Il disappunto della Lega non è scemato, anzi. Simonelli ha fatto notare che è prerogativa del presidente nominare il c.t., ma anche diritto dei consiglieri fornire suggerimenti. Poi è stata diffusa una nota nella quale è emerso il senso di responsabilità dei club.

 

Rivolgendo gli auguri di buon lavoro a Mancini e a Ranieri la Lega ha ritenuto che «dopo ore intense e certamente non semplici», la decisione sia ora «appoggiare la bontà della scelta». Si volta pagina. «È importante adesso guardare avanti con unità e spirito di collaborazione». Vediamo quanto durerà.

 

rossi malago zazzaroni ranieri paratici

Va detto che nella notte precedente al consiglio c’era stato uno scambio fitto di messaggi fra i presidenti, i più bellicosi dei quali non escludevano di sfiduciare Malagò, che già si trova in difficoltà per gli attacchi della politica. Spetta al nuovo presidente federale cancellare l’amarezza che regna in Lega, cercare di riallacciare i rapporti e scongiurare così il rischio di una possibile futura sfiducia. Del resto, il nuovo presidente della Figc è già finito sotto la lente di ingrandimento della Procura federale che ha aperto un fascicolo, su segnalazione della Procura del Coni.

 

L’obiettivo è far luce su un’ipotetica irregolarità della documentazione presentata per la candidatura alle elezioni federali. Secondo l’art.29 dello statuto della Figc bisogna essere tesserati alla Federcalcio prima di presentare formale candidatura. Dopo il caso «pantouflage», una nuova seccatura.

giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt078malago zazzaroni ranieri paratici 43CLAUDIO RANIERI GIOVANNI MALAGOgiovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt083giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt081giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt070roberto mancini e giovanni malago foto mezzelani gmt109giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt074MALAGO MANCINI PARDO PADELGIOVANNI MALAGO E ROBERTO MANCINIgiovanni malago roberto mancini. . partita del cuore 2026 foto lapressegiovanni malago roberto mancini partita del cuore 2026 foto lapressegiovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt082

 

https://www.dagospia.com/sport/serie-vs-malago-questa-e-nazionale-circolo-aniene-dell-amichettismo-482062 

 

“POCHE ORE DOPO ESSERE ENTRATI IN CARCERE I MAFIOSI VENGONO MUNITI DI CELLULARI, UN DETENUTO NE AVEVA SETTE”

 

“POCHE ORE DOPO ESSERE ENTRATI IN CARCERE I MAFIOSI VENGONO MUNITI DI CELLULARI, UN DETENUTO NE AVEVA SETTE” - IL PROCURATORE DI PALERMO MAURIZIO DE LUCIA, CHE AVEVA DETTO CHE NEGLI ISTITUTI PENITENZIARI COMANDANO I BOSS, PARLA DEI 297 SEQUESTRI DI TELEFONI E LANCIA UN NUOVO ALLARME – “SAPPIAMO DI UN INTERESSE DI COSA NOSTRA VERSO L’ACQUISTO DI DRONI LANCIAMINE, ARMI DA CUI NON SIAMO PREPARATI A DIFENDERCI” - LA REPLICA ALLE ACCUSE DI NORDIO: "IL MIO RISPETTO PER LA POLIZIA PENITENZIARIA NON PUÒ ESSERE MESSO IN DISCUSSIONE"

de lucia carceri 

LARA SIRIGNANO per repubblica.it - Estratti

 

Di cellulari negli istituti di pena siciliani in cui è stato detenuto gliene hanno fatti avere sette. Mafioso agrigentino di grosso calibro, trafficante di droga, James Burgio per mesi ha conversato amabilmente in videochiamata con i «colleghi» ristretti in altri penitenziari e dato ordini ai suoi uomini. Tutt’altro che un’eccezione visto che di dispositivi mobili, in 18 mesi, la Procura di Palermo ne ha sequestrati 297.

 

MAURIZIO DE LUCIA

E solo nelle celle del capoluogo. Che le carceri siano un colabrodo è cosa nota. Maurizio de Lucia, capo dei pm del capoluogo siciliano, in un dibattito pubblico una settimana fa lo aveva detto chiaramente attirandosi gli strali del ministro della Giustizia che l’aveva accusato di essere «fuori controllo».

 

Ieri ha ribadito il concetto nel corso di una lunga audizione davanti alla commissione Antimafia, stavolta, però citando casi e fornendo dati. Un’analisi, quella fatta dal magistrato, che lancia un allarme serio sullo stato delle carceri italiane, «controllate» ormai dalla criminalità (...)

 

Per mesi Palermo è stata ostaggio di un gruppo di estortori, telecomandati da un detenuto, che hanno terrorizzato i commercianti a colpi di kalashnikov.

 

«Abbiamo trovato armi comprate nel Salento e la cui provenienza è l’area balcanica, cioè l’ex Jugoslavia, ma sappiamo di un interesse di Cosa nostra verso cose più sofisticate: quelle ad esempio del mercato nero che si è sviluppato con la guerra tra Russia e Ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci», ha raccontato de Lucia, accompagnato in audizione dai procuratori aggiunti Carlo Marzella e Vito Di Giorgio. E in un contesto in cui le cosche, pur non avendo un vertice, continuano a «dialogare» e collaborare tra loro e mirano a rafforzare esercito e arsenale, le falle negli istituti di pena assumono un peso ancor maggiore.

DE LUCIA CARCERI

 

«Anche perché questo stato di cose — ha spiegato — rende inefficace una custodia cautelare che finisce per cautelare ben poco e indebolisce la credibilità dello Stato nelle persone a cui chiediamo collaborazione».

 

Il riferimento è alle vittime del racket. I rimedi? De Lucia distingue quelli a brevi termine, come i rafforzamenti di organico della polizia penitenziaria «a cui va tutto il mio rispetto» — ha tenuto a precisare — e quelli a lungo termine. «Nelle carceri teniamo gente che non ci dovrebbe stare. Non tutte le pene devono essere detentive, ma un ragionamento del genere implica prendere in mano il codice penale e ragionare», ha spiegato ai commissari.

 

DE LUCIA NORDIO

Alle parole del procuratore ha risposto a distanza il leader del M5S Giuseppe Conte. «Se foste il ministro della Giustizia voi cosa fareste? Accogliereste questo allarme per interventi immediati e mirati, immagino. Invece Nordio, che probabilmente non conosce bene la situazione, nei giorni scorsi ha attaccato in maniera sguaiata de Lucia», ha scritto sui social. Una critica dura al Guardasigilli espressa nel corso dell’audizione del magistrato anche dai deputati pd.

 

DE LUCIA IN PARLAMENTO

Estratti da “Il Fatto Quotidiano”

 

DE LUCIA NORDIO

“Poche ore dopo essere entrati in carcere i mafiosi vengono muniti di apparecchi telefonici. Questa è una situazione che riguarda tutti gli istituti di pena”. In audizione di fronte alla Commissione parlamentare Antimafia, il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia torna a denunciare la situazione “fuori controllo” dei penitenziari italiani,

 

nonostante la reazione rabbiosa avuta nei giorni scorsi dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Quando gli arrestati entrano in carcere, nel giro di poche ore vengono muniti di apparecchi di comunicazione con l’esterno“, afferma De Lucia nell’aula di palazzo San Macuto. Questi dispositivi, spiega, “fino a qualche tempo fa erano microcellulari (…)

 

La replica alle accuse di Nordio: "Il mio rispetto per la Polizia penitenziaria non può essere messo in discussione"

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