Luca Zaia, ex Presidente del Veneto, leghista, ha dato una risposta straordinaria all’ex generale Vannacci - senza per altro mai citarlo - sul suo delirio negazionista della parola femminicidio.
Sono parole potenti e necessarie quelle pronunciate a margine della discussione sul report dell’Osservatorio sulla violenza di genere, e arrivano da un leghista.
Dimostrando che possano esistere rispetto, umanità e senso delle istituzioni anche a destra.
Che può esistere anche un’altra destra oltre a Vannacci e Salvini.
“Chi nega il femminicidio, o vorrebbe cancellare questa parola dal nostro linguaggio civile, abbia almeno il coraggio di andare davanti ai familiari delle vittime, davanti ai loro figli, magari ancora bambini, e dire loro che tutto questo non esiste. Li guardi negli occhi e provi a spiegare che la morte della loro madre, uccisa perché donna, sarebbe solo un fatto di cronaca come un altro.
Il femminicidio è una parola nata per descrivere una realtà precisa: donne uccise dentro relazioni segnate dal possesso, dal controllo, dalla sopraffazione, dall'incapacità di accettare la loro libertà. Cancellarla non significa fare chiarezza: significa rimuovere il problema, annacquarlo, renderlo invisibile.
È una vergogna che ci siano alcuni uomini, anche con ambizioni politiche nazionali, che avanzino una simile proposta. Mi vergogno profondamente per chi pensa che negare il femminicidio sia una battaglia culturale. La vera battaglia culturale è impedire che altre donne vengano uccise.
Davanti a tutto questo le istituzioni regionali, ma anche quelle nazionali, hanno il dovere di stare dalla parte giusta, senza ambiguità e senza arretrare”.
Ci dividerà moltissimo da Zaia, e non cambia e resta, ma non posso non riconoscerne che, rispetto a Vannacci e alla stragrande maggioranza dei salviniani, sembra uno statista. E non è la prima volta che accade.
Grazie per averlo detto.
Lorenzo Tosa

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