giovedì 30 luglio 2026

L'eccellenza Italiana




Una bambina italiana di quattro anni, che vive con la famiglia negli Emirati Arabi Uniti, rischiava di vedere il suo cuore danneggiarsi in modo irreversibile.

Era nata con una grave malformazione della valvola mitrale, la valvola che regola il passaggio del sangue tra atrio e ventricolo sinistri. Il flusso era fortemente ostacolato, il cuore aveva già iniziato a dilatarsi e le bastavano pochi passi per restare senza fiato.

I genitori hanno cercato il parere dei migliori specialisti. Si sono rivolti anche al direttore della Cardiochirurgia della Columbia University di New York. È stato proprio lui a indicare come centro di riferimento la Cardiochirurgia pediatrica dell'Azienda Ospedale-Università di Padova.

L'intervento è stato eseguito senza aprire il torace. I chirurghi sono entrati attraverso una piccola incisione di appena tre o quattro centimetri sotto l'ascella destra. L'operazione è durata circa due ore.

La parte più delicata era la dimensione della valvola: in una bambina di quattro anni misura appena un centimetro e mezzo. Nei pazienti così piccoli, inoltre, non è possibile sostituirla con una protesi.

"Una protesi non cresce insieme al bambino e costringerebbe il paziente a nuovi interventi durante lo sviluppo", spiega Vladimiro Vida, direttore della Cardiochirurgia pediatrica. "Il nostro obiettivo è sempre quello di conservare la valvola naturale."

I medici sono riusciti ad allargarla senza sostituirla, preservando il tessuto originale.

"Se avessimo aspettato ancora sei mesi o un anno, il danno ai polmoni avrebbe potuto diventare irreversibile. Siamo intervenuti nel momento giusto", aggiunge Vida.

Oggi la valvola funziona normalmente e la bambina, secondo i medici, ha ottime probabilità di condurre una vita del tutto normale, senza dover affrontare altri interventi chirurgici.

La tecnica utilizzata a Padova è ormai consolidata: il centro ha già eseguito oltre 1.200 interventi mini-invasivi di questo tipo. Il ricovero dura in media tre o quattro giorni e quasi un paziente su due arriva da fuori Veneto, confermando il ruolo dell'ospedale come punto di riferimento nazionale e internazionale.

Fonte: Il Gazzettino

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