“BIBI” SI PRESENTA DA TRUMP CON UN REGALINO – NETANYAHU ARRIVA OGGI A WASHINGTON E ANNUNCERA’ UFFICIALMENTE CHE ISRAELE AUTORIZZA I SOLDATI DEL BOARD OF PEACE A ENTRARE A GAZA – UNA DECISIONE POCO PIU’ CHE SIMBOLICA, CON MOLTE LIMITAZIONI, COMUNQUE UN PRIMO PASSO PER SBLOCCARE IL PIANO DI PACE SBANDIERATO DAL TYCOON. MA IL RITIRO DELL’ESERCITO ISRAELIANO, PREVISTO DAL BOARD, RIMANE UN MIRAGGIO: LA STRISCIA RESTA PER OLTRE IL 60% DEL TERRITORIO OCCUPATA DALLE FORZE DELLO STATO EBRAICO...
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”
Benjamin Netanyahu Donald Trump
A Benjamin Netanyahu, che oggi arriva a Washington per un incontro con Trump che cercava da mesi, serviva un risultato da blandire come gesto di buona volontà per facilitare un confronto che sull'Iran rischia di non andare liscio.
E la concessione arriva su Gaza. Ieri il gabinetto di sicurezza israeliano, dopo mesi di stallo, ha finalmente approvato l'ingresso della Forza di stabilizzazione e del Board of Peace nella Striscia, una decisione più che altro simbolica, con molte limitazioni e caveat, ma comunque un primo passo per sbloccare il piano di pace di Trump.
FOTO DI GRUPPO - PRIMA RIUNIONE DEL BOARD OF PEACE
Troppo per il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, leader della destra estremista israeliana, che ha votato contro.
Le prime truppe straniere a entrare nell'enclave saranno di Paesi che hanno rapporti diplomatici e buone relazioni con Israele come Marocco e Uganda, secondo Haaretz. Il Marocco è stato tra i primi firmatari degli accordi di Abramo che hanno normalizzato le relazioni tra Gerusalemme e quattro paesi arabi.
striscia di gaza - linea gialla imposta da israele
I soldati, circa 200, opereranno in un'area limitata di Rafah, nel sud dell'enclave, dove dovrebbero nascere anche le prime strutture di accoglienza per gli sfollati. Avranno l'immunità ma saranno comunque sotto scrutinio israeliano.
[...]
Il piano Trump prevedeva inizialmente il ritiro progressivo di Israele da Gaza, l'ingresso nella Striscia di una forza di stabilizzazione internazionale, il disarmo di Hamas e l'autogoverno palestinese affidato all'Autorità di Abu Mazen.
benjamin netanyahu donald trump mar a lago 2
Nulla di questo è avvenuto, e per molti mesi lo stallo è stato totale. Neppure il valico di Rafah, che doveva essere riaperto nella fase uno, è ancora pienamente funzionante. Le pressioni dell'Egitto e degli alleati arabi degli Stati Uniti sembrano aver contribuito a sbloccare in parte l'impasse, insieme al bisogno di Netanyahu di offrire a Trump un gesto di buona volontà.
Agli inizi di luglio, anche Hamas ha fatto la sua mossa simbolica, annunciando le dimissioni del suo governo locale, ma continua a rifiutare il disarmo se prima non ci sarà il ritiro totale degli israeliani. Lo sfarzoso piano Kushner per fare di Gaza una piccola Dubai, con torri avveniristiche e resort di lusso, sembra essere stato accantonato: oltre alla volontà politica, non ci sono i soldi per realizzarlo.
DONALD TRUMP SI ADDORMENTA DURANTE LA PRIMA RIUNIONE DEL BOARD OF PEACE
Al suo posto, gli israeliani consentiranno per ora la costruzione di due campi per i palestinesi, "aree residenziali temporanee", nella zona arancione, cioè sotto il loro controllo. Uno dovrebbe essere finanziato dagli Emirati. All'interno, la sicurezza dovrebbe essere garantita dalla polizia palestinese addestrata in Egitto. Ma gli agenti sono pochi e Israele non consente agli altri di uscire dall'enclave per l'addestramento. [...]


Nessun commento:
Posta un commento