Quella del
neo governatore è "un'ingiustizia politica e una bizzaria
istituzionale. Rispetti i partiti che lo hanno fatto vincere. Così si
intacca l'equilibrio della coalizione”. Ci scrive il sindaco di
Benevento
3 DIC 25
Foto ANSALo stop di Roberto Fico,
per la giunta regionale, a consiglieri eletti e candidati è non solo
politicamente sgrammaticato, ma alquanto ingiusto sotto il profilo etico
e morale. È una forma distorta di darwinismo. La selezione naturale, in questo caso degli assessori, punisce chi ha il consenso: un assurdo.
Un editto punitivo per chi si è gettato nella mischia di una
massacrante campagna elettorale, mettendoci la faccia e raccogliendo i
consensi: messa così è davvero un'ingiustizia politica.
La
mia lealtà verso il presidente Fico resta intatta per ora e per dopo,
ma questa deriva, che ha un carattere bonapartista, mi vede in profondo e
radicale disaccordo. Così non va, e il primo passo in Campania
del campo largo è un passo falso. Pensavamo fosse archiviata
definitivamente la logica tolemaica per cui si decide, sulla testa di
tutti, con la propria testa. La linea dello stop ai consiglieri
viola il principio della rappresentanza, offende gli elettori e nega
principi democratici universali: in Francia, patria di Montesquieu e
culla della divisione dei poteri, deputato e ministro non possono
coincidere, è vero. Ma gli eletti all'Assemblée nationale e al Senato
possono andare al governo perché è stato ideato, con lungimiranza
politica, l'istituto della supplenza. È una forma di rispetto necessaria
per la sovranità popolare che – come noto – Oltralpe ha una forma di
sacralità che a volte qui da noi sminuiamo e dequalifichiamo, aprendo
varchi alle peggiori e più deteriori forme di populismo e di
delegittimazione macchiettistica della politica e dei suoi
rappresentanti. Ma questo non è possibile. Peraltro senza attraversare
il confine di Ventimiglia, a Fico sarebbe sufficiente prendere esempio
dalla confinante Puglia: lì addirittura lo statuto regionale impone che 8
dei 10 assessori siano scelti tra i consiglieri eletti. Potrei
comprendere Fico, poi, se questo anatema per gli eletti fosse nel dna
del grillismo: ma non è neanche così.
I governi di Giuseppe Conte erano infarciti di parlamentari.
Allora non ci fu nessuna preclusione, eppure era il tempo del grillismo
in purezza. Si tira fuori questa forzatura oggi che i Cinque Stelle
hanno compiuto un percorso di realismo e mitezza, nelle scelte e nello
stile, che io per primo ho riconosciuto quando già dalla scorsa
primavera ho sponsorizzato fortemente e sostenuto l'opportunità della
candidatura di Roberto Fico, anche a dispetto e contro qualcuno che
arricciava il naso. Ma oggi la formula che ha in mente Fico è una bizzaria istituzionale, peraltro escogitata ex post:
le regole vanno stabilite prima del fischio d'inizio della partita, non
dopo. Tanto più che la vittoria in Campania è stato uno splendido
esempio di successo di squadra e ora mi sembra un controsenso
penalizzare a priori proprio i calciatori che hanno fatto gol, anche
affrontando rudezze di una campagna elettorale non facile. E comunque se
le porte in giunta sono aperte, come sembra, ai segretari nazionali e
agli ex ministri, provocatoriamente ho detto che il capo di "Noi di
Centro” sono io, dunque metto sul tavolo anche il mio nome e la mia
storia.
Il mito dei tecnici e dei prof che dal salotto sono paracadutati nelle
stanze della politica è caduto da un pezzo. Del resto abbiamo provato
sulla nostra pelle, proprio qui in Campania nel recente passato, che i
tecnici in giunta regionale non funzionano, poiché si svincolano dai
partiti e diventano meri fiduciari controllati dal presidente, del quale
in pratica diventano degli autentici prigionieri politici. Così si
intacca l'equilibrio della coalizione, indirizzando il potere esecutivo
verso una logica dell'uomo solo al comando, deleteria e da cui lo stesso
Fico in campagna elettorale ha detto di voler rifuggire con nettezza. Dico
al presidente Fico di rispettare il ruolo dei partiti e delle
formazioni che hanno contribuito in maniera decisiva a eleggerlo, e di
usare un metodo semplice che è sempre il più efficace e collegiale:
rispettare le indicazioni di chi ha composto la squadra vincente.
Non si tratta del manuale Cencelli, che pure era tutt'altro che una
blasfermia politica ma bensì una esemplificazione di saggezza politica e
collegialità, ma di riconoscere il giusto valore ai partiti che hanno
determinato l'elezione con un plusvalore politico ed elettorale che non
può essere mortificato. Ho detto alla vigilia del voto che la destra era
spacciata in Campania e che il combinato disposto delle vittorie in
Puglia e Campania, le due maggiori regioni del Mezzogiorno continentale,
sarebbe stato l'abbrivio di una plausibile remuntada nazionale verso le
politiche. Perché è la Campania il laboratorio del campo largo e
l'esempio lampante della formula vincente che tiene insieme centro e
sinistra per essere massimamente performanti e competitivi. Ma ciò a
patto che non ci siano colpi di testa e strappi: Fico rispetti i
partiti che lo sostengono e lo sosterranno realmente e receda da questo
diktat sugli esterni in giunta, che sarebbe una falsa partenza di cui
non si sente proprio il bisogno.
https://www.ilfoglio.it/politica/2025/12/03/news/mastella-a-fico-escludere-gli-eletti-dalla-giunta-e-ingiusto-il-primo-passo-in-campania-del-campo-largo-e-un-passo-falso--122420
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