“MATTEO SALVINI? LASCIAMO STARE. HA INFILATO UN DISASTRO DOPO L’ALTRO. LA NOSTRA LEGA NON ESISTE PIÙ” – L’EX MINISTRO ROBERTO CASTELLI E LA NOSTALGIA PER BOSSI E IL VECCHIO CARROCCIO: “D'ALEMA ANDAVA IN BARCA, NOI CI BATTEVAMO PER I DIRITTI DELLA GENTE QUALUNQUE. AVEVAMO LA CONSAPEVOLEZZA DI POTER CAMBIARE DAVVERO LA COSTITUZIONE E, QUINDI, IL PAESE. LO IMMAGINAVAMO DIVISO IN TRE MACROREGIONI: NORD, CENTRO E SUD. CON LE GRANDI QUESTIONI, STILE STATI UNITI, CHE SAREBBERO STATE GESTITE DALLO STATO CENTRALE - LA CANOTTIERA INDOSSATA DA BOSSI PER ANDARE A INCONTRARE BERLUSCONI, IN SARDEGNA, NELL’ESTATE DEL 1994? QUEL GIORNO, CON QUELLA FOTO, QUELLA SPLENDIDA PROVOCAZIONE, IL MITO DI BOSSI DIVENTA DEFINITIVO. E LA LEGA, FORTISSIMA”
Fabrizio Roncone per corriere.it - estratti
ROBERTO CASTELLI UMBERTO BOSSI
Poi racconteremo di quell’estate pazzesca a Villa Certosa, in Sardegna, quando Umberto Bossi si presentò in canottiera (provate a immaginare la faccia di Silvio Berlusconi mentre gli va incontro nel patio).
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«Furono estati indimenticabili»: questa è la voce di Roberto Castelli, 80 anni, ex ministro della Giustizia (nei governi Berlusconi II e III) e, attualmente, segretario del Partito Popolare del Nord. «Avevamo la consapevolezza di poter cambiare davvero la Costituzione e, quindi, il Paese».
Come ve lo immaginavate? «Diviso in tre macroregioni: Nord, Centro e Sud. Con le grandi questioni, stile Stati Uniti, che sarebbero state gestite dallo Stato centrale. Mentre i territori avrebbero pensato ciascuno al proprio sviluppo». Era il grande teorema di Gianfranco Miglio. «Guardi: s’è detto che fosse il nostro ideologo. Ed è vero. Ma posso assicurarle che, se interpellato, la sua risposta era una soltanto: “L’Umberto ha sempre comunque ragione”».
Eravate di sinistra? «È noto che la classe operaia votò in massa per noi. Le feste della Lega erano identiche a quelle dell’Unità. Stesse facce, stessi gnocchi fritti e salamelle. Mentre D’Alema andava in barca, e che barca, noi ci battevamo per i diritti della gente qualunque. Infatti, con un gesto geniale, Umberto indossò proprio una canottiera per andare a incontrare Berlusconi, in Sardegna, nell’estate del 1994».
Racconti. «Quel giorno, con quella foto, quella splendida provocazione, il mito di Bossi diventa definitivo. E la Lega, fortissima». Ciò che ne resta, adesso, è nelle mani di Matteo Salvini. «Lasciamo stare. Un uomo ambizioso che ha infilato un disastro dopo l’altro. La nostra Lega non esiste più».
Quella notte dell’hotel Mirella appare molto lontana. L’11 marzo del 2004, Bossi viene colpito da ictus in circostanze su cui si è molto ricamato. Ripresa complicata, parola incerta, braccio che pende. È fragile, ma non molla. Nel 2008 è di nuovo ministro delle Riforme. Solo che, quattro anni dopo, lui e la sua famiglia vengono travolti dall’inchiesta sui rimborsi elettorali. Segue la celebre «Notte delle scope», evocate da Maroni per ripulire il partito. Poi, un lento tramonto: la Lega, negli ultimi sondaggi, è sotto il 5%, superata da Futuro nazionale del generale Vannacci.
I funerali di Umberto Bossi, deceduto a 84 anni, si sono tenuti lo scorso 26 marzo nell’abbazia di San Giacomo, a Pontida. Salvini fu accolto da fischi e insulti (per l’occasione, s’era persino rimesso la camicia verde).
https://www.dagospia.com/politica/castelli-salvini-lasciamo-stare-infilato-disastro-dopo-l-altro-lega-non-481177




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