martedì 28 luglio 2026

W il subcomandante Marcos

 


Una delle falsità neoliberiste consiste nel dire che la crescita economica delle grandi aziende porta con sé una migliore distribuzione della ricchezza e l'aumento dell'impiego. Ma non è così. Così come la crescita del potere politico di un re non ha come conseguenza un aumento del potere politico dei sudditi (anzi il contrario), l'assolutismo del capitale finanziario non migliora la distribuzione della ricchezza né procura maggior lavoro alla società. Povertà, disoccupazione e precarietà del lavoro sono sue conseguenze strutturali.

(... ) Ma l'incubo non finisce qui. Più ancora che la minaccia della disoccupazione, i lavoratori devono affrontare condizioni precarie di occupazione. Maggiore instabilità dell’occupazione, prolungamento delle giornate lavorative e svantaggio salariale sono conseguenze della globalizzazione in generale e della «terziarizzazione» dell’economia (cioè della crescita del settore dei «servizi») in particolare. Nei paesi dominati, la manodopera soffre di una precarietà multiforme: estrema mobilità, lavori senza contratto, salari irregolari e generalmente inferiori al minimo vitale, attività indipendenti non dichiarate, con guadagni aleatori, cioè servitù o lavoro forzoso.

Le conseguenze di tutto ciò si traducono in un vero e proprio collasso sociale globalizzato. Il riordino dei processi di produzione e di circolazione delle merci e la riorganizzazione delle forze produttive producono una eccedenza peculiare: esseri umani in più, che non sono necessari al "nuovo ordine mondiale", che non producono, non consumano, non sono soggetti di credito e, in sostanza, sono da buttar via.

Esplode pertanto il volume della popolazione eccedente, che non è solo sottomessa al giogo della povertà più estrema, ma che non conta nulla, è destrutturata e atomizzata, e la sua unica finalità è vagare per le strade senza uno scopo preciso, senza casa né lavoro, senza famiglia né relazioni sociali - almeno minimamente stabili - con l'unica compagnia dei suoi pezzi di cartone e sacchetti di plastica.

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Il testo è tratto da “Nella Tormenta”, libro che raccoglie testi del Subcomandante Marcos e dell’EZLN sulla guerra globale. La trovate seguendo il link nel primo commento.

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