martedì 28 luglio 2026

Il massacro di No Gu Ri

 


Nel 1950 la Corea era un campo di battaglia tra il Nord, alleato di Cina e Unione Sovietica, e il Sud, supportato dagli USA. Durante la prima parte del conflitto la Corea del Nord aveva l’iniziativa: invase la Corea del Sud e occupò la capitale Seul. I nordcoreani avevano dalla loro una fitta rete di resistenze che afferiva al partito comunista sudcoreano, reso illegale negli anni precedenti e che era stato represso nel sangue. Questi miliziani riuscivano spesso a infiltrarsi alle spalle delle armate sudcoreane e americane, causando molti danni a questi ultimi. In questa situazione intervennero le forze americane, al fine di supportare la difesa e la successiva controffensiva della Corea del Sud. Le prime truppe americane giunte sul suolo coreano difesero la città di Yeongdong, che venne persa nel luglio 1950 dopo aspri combattimenti: migliaia di civili coreani si ritirarono allora verso sud, seguendo la linea del fronte. Ma l’esercito USA, temendo l’infiltrazione di centinaia di guerriglieri, decise di impedire il passaggio degli sfollati, o comunque di limitarne e controllarne gli spostamenti. Il 26 luglio centinaia di civili entrarono in contatto col 7° reggimento di cavalleria, arrivato sul fronte alcuni giorni prima, nei pressi del villaggio di No Gun Ri. Non c’è ancora la certezza piena di quanto accadde in quei giorni. Pare che dalle linee statunitensi partì un urlo: “Ammazzateli tutti”. I primi civili caddero sotto il fuoco delle armi leggere dei soldati. Nelle ore successive gli sfollati si accumularono e si ammassarono in un sottopassaggio ferroviario. Vennero quindi attaccati dall’artiglieria e dai bombardieri americani. Fu un massacro: il numero delle vittime varia da un minimo di 150 a ben 400, secondo i ricordi di alcuni superstiti. Nessuno chiese conto del massacro: la Corea del Sud era al collasso, e non poteva certo permettersi di criticare il suo potente alleato. Ma il silenzio durò per ben 50 anni: solo negli anni '90 la vicenda ritornò ad essere nota grazie ad un’inchiesta della Associated Press, a sua volta osteggiata con forza da chi giustificava il massacro indiscriminato di civili con le esigenze politiche e strategiche del momento.

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