lunedì 27 luglio 2026

Bret Hart vs Bam Bam Bigelow

 


Mentre mi trovavo con la mia classica tazza di cioccolata calda (che piace tanto a Il Drago), con un pacchetto di biscotti Oro Saiwa e la Tv sintonizzata su Tele+2 come ogni sacrosanto pomeriggio settimanale, la voce familiare di Dan Peterson fece un annuncio eccezionale.


La World Wrestling Federation sarebbe arrivata in Italia, subito dopo la nona edizione di WrestleMania, con un gruppo di atleti selezionati da pelle d'oca. 


In quel momento, WrestleMania non era ancora arrivata e quindi le incognite erano davvero molte, ma il coach era sicuro. Per la prima volta in Italia, con le telecamere della Tv accese per trasmettere l'evento, il campione del mondo WWF avrebbe difeso il titolo sul suolo tricolore.


Eh si, la deduzione di Peterson era giusta: nella scaletta dei protagonisti figuravano sia Bret Hart (campione in carica) sia il vincitore della Royal Rumble e suo sfidante nel main event di 'Mania, il mastodontico Yokozuna.


In un modo o nell'altro, avremmo avuto un campione, fosse stato il canadese o il giapponese (beh... giapponese per modo di dire, ma all'epoca per noi era a tutti gli effetti un vero e proprio lottatore di sumo nipponico!).


Non potevamo immaginare che a Las Vegas il buon vecchio Hulk Hogan ci avrebbe messo la sua manona nel main event, diventando per la quinta volta campione del mondo in un match improvvisato e - soprattutto - senza venire mai sulla nostra amata penisola per esibirsi.


Ma in quel momento, per noi ragazzini, fu un momento unico. L'anno prima la WWF era venuta, ma senza copertura televisiva ed in un'epoca in cui muoversi con la macchina e farsi centinaia di chilometri non era così scontato, per molti fan fu un vero boccone amaro: saperli lì, in casa nostra... ma senza nemmeno la possibilità di vederli.


Del resto, la WWF in Italia non appariva sugli schermi dal lontano 1989 e adesso era stato un fulmine a ciel sereno... ma di quelli che dopo ti regalano una giornata fresca e divertente!


Insomma, mi sarei goduto una sorta di "doppio super evento", prima WrestleMania e poi lo show e - lo so, sembra strano - all'epoca pensai che forse il titolo sarebbe passato di mano proprio qui da noi! 


È assurdo pensarlo oggi: era un classico "house show", di quelli dove non succede niente di eclatante, con qualche intervista e qualche bella azione, ma a 13 anni e senza social network, spoiler e centinaia di sedicenti esperti (tra cui il sottoscritto oggi) che si impegnano a spiegarti questo e quello di come "funziona" il pro wrestling, menandola con date esatte e un'accuratezza alla Dexter per pesi ed altezze, era tutto molto più ingenuo... ma - fidatevi, se non avete vissuto quel momento - molto più bello.


Quando arrivò quel giorno dello show a Milano, ormai i giochi al Caesar's Palace erano stati fatti e nessun campione sarebbe arrivato in Italia a difendere la sua cintura.


Un po' di delusione, certo, non vi nascondo albeggiava nel mio cuore. Ma ero comunque contento di vederli, anche se solo in Tv, sotto le luci di riflettori tutti tricolori, che mi davano la sensazione - reale, o con molta più probabilità per via della mia ingenuità - che tutto fosse più naturale, quasi come a poterli toccare con mano.


I cartelloni in lingua italiana, i volti dei ragazzi nostrani, le urla, il coro "Sce-mo! Sce-mo!" tutto rivolto ai cattivi, il promo dei Money Inc. ("The lira stops here!"), Yokozuna che per un errore del cameraman mastica un chewing gum come un buon americano e quel "un-der-ta-ker" che avrebbe fatto impallidire ogni buon insegnante di dizione di inglese, tutto ti trasportava in una atmosfera alla spaghetti e pizza.


Poi, ad un certo punto, l'evento si avvia alla conclusione e vede di fronte l'ex campione Bret Hart ed il gigantesco Bam Bam Bigelow.


All'epoca non era proprio tanto fan dell'Hitman campione del mondo. L'avevo adorato come campione intercontinentale, ma pensavo che il suo fisico ed il suo modo di fare wrestling non fosse adatto alla categoria pesi massimi, in cui ero abituato a vedere personalità come Hogan, Ultimate Warrior o Andre the Giant.


Ed il suo sfidante lo conoscevo molto poco: sicuramente un look impressionante, con quel cranio tatuato, le fiamme e l'aria minacciosa uniti ad una montagna di carne, ma anche lì - se devo essere sincero - le aspettative erano basse.


"Peccato chiudere un bell'evento con un match così" - pensai. Ma andava bene lo stesso, era stata una serata comunque piacevole.


Non so, la sensazione fu che in qualche modo, Bret e Bam Bam fossero con me davanti alla Tv. Avevano percepito il mio scetticismo e, guardandomi dritto in quegli occhioni di ragazzino che ancora credeva che il wrestling fosse tutto vero, sorridendo mi dissero "non crederai a ciò che stai per vedere".


Ed i minuti che seguirono ne furono l'esatta riprova.


Hart e Bigelow misero in piedi un incontro eccezionale, pieno di colpi di scena, di mosse spettacolari, una danza fatta di equilibrio e potenza, in cui alla fine il canadese uscì vincitore mentre un pubblico in evidente stato di eccitazione scandiva l'ultimo conto di 3 esausto ma contento di aver assistito a qualcosa di unico.


Ed il piccolo Francesco capì che il wrestling era proprio quello.


Senza bisogno di spiegare tutto, senza la necessità di avere incontri speciali o cinture titolate. Solo un puro e semplice duello a mani nude, intriso di quella che - più avanti lo avrei capito - chiamavano "psicologia". La capacità incredibile ed artistica di tenere un pubblico di migliaia di persone nel palmo delle proprie mani, smuovendo sentimenti, dando per una manciata di minuti la sensazione di stare assistendo a qualcosa di eccezionale, di irripetibile.


Non era così, ovviamente. Hart e Bam Bam se le dettero per tutto il tour europeo, con un canovaccio simile e portando quella chimica anche nel finale della prima edizione in pay per view di "King of the Ring" di quell'anno.


Ma io, questo, non lo sapevo.


Non c'erano documentari su Netflix a spiegarmi tutto, non c'erano newsboard o social a dirmi cosa e quando tutto era stato programmato.


C'ero solo io, con la mia ingenuità da tredicenne, la Tv in 4:3, l'amore di una tazza di cioccolata calda preparata da una madre che aveva paura che morissi di fame e tanta, tanta fantasia negli occhi e nel cuore.


Quella fantasia, oggi, che difficilmente troviamo in un ragazzo, perso tra mille tentazioni tecnologiche, che spesso parla di "mandare over", "decisioni di booking", "selling" ed altri termini inside... che ormai di "inside" hanno ben poco.


La magia di quello show, visto in Tv, me la porto ancora dentro, a distanza di oltre trent'anni (come trenta?), vivida, forte e sincera. 


Perché le emozioni - quelle vere, quelle che non si cercano ma che arrivano per caso, un calmo pomeriggio in casa, quando meno te l'aspetti - durano veramente per sempre.


#WWE #BretHart #BamBamBigelow #anni90 #wrestling #maestrozamo

Facebook 

Nessun commento:

Posta un commento