domenica 26 luglio 2026

Processo Aemilia, più di 700 anni di carcere per i 118 imputati dell’Appello: c’è anche l’ex calciatore Iaquinta

 


Due accuse di associazione mafiosa sono cadute mentre per tutti gli altri imputati condanne confermate o ridotte in parte, grazie anche alla riunificazione dei due riti di primo grado. La cosca di ’ndrangheta operante in Emilia Romagna, autonoma ed evoluta rispetto alla casa madre dei Grande Aracri di Cutro, esiste dunque anche per la Corte di Bologna e la sentenza di primo grado, fortemente contestata dagli avvocati difensori, regge alla verifica dell’Appello. Sconto di un anno per l'ex calciatore della nazionale 
 
Poco prima della sentenza, all’apertura dell’udienza, alcuni imputati avevano rilasciato le ultime dichiarazioni spontanee per ribadire la loro innocenza. Francesco Amato, l’uomo che dopo la condanna di primo grado a 19 anni aveva sequestrato cinque persone minacciandole di morte con un coltello all’interno di un ufficio postale a Reggio Emilia, ha citato i nomi dei giudici e dei pm del primo grado, aggiungendo quello del sostituto procuratore generale dell’appello Lucia Musti, per dire: “Questi sono la vergogna del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”. Alfredo Amato, condannato a 19 anni come il fratello in primo grado, è intervenuto subito dopo in sua difesa: “Perdonate mio fratello – ha detto – sembra cattivo ma non lo è. Come tutti noi che non siamo mafiosi è arrabbiato per essere stato condannato e in più lui soffre di disturbi mentali. Se fosse stato sano, non andava certo in Posta a sequestrare persone”. Sono le ultime parole del dibattimento al processo d’Appello di Aemilia. Sei ore dopo arriva la sentenza: Alfredo Amato è condannato a 17 anni, suo fratello Francesco a 16 anni e 9 mesi.
 
https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/12/18/processo-aemilia-piu-di-700-anni-di-carcere-per-i-118-imputati-dellappello-ce-anche-lex-calciatore-iaquinta/6040750/ 

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