domenica 30 agosto 2026

De Zerbi

 


Gli hanno comprato Tonali a 108 milioni, Mateus Fernandes 99 milioni, Van Hecke 60 milioni, Robertson, Senesi e Marnoush in prestito. Più altri calciatori.


Ha cacciato Vicario. 

Poi ha preso 3 sberle dal Brentford senza segnare alla prima giornata.


Gli hanno preso Savinho, e altri 88 milioni.


Ha preso altre 2 sberle in casa, dal Newcastle ieri, senza fare un gol


Il problema non è tutta di De Zerbi che allena, ma chi spende 400 milioni per uno come De Zerbi e soprattutto chi pensa che lui sia tra i migliori allenatori che ci siano. 


La sua carriera parla chiaro

Andatevela a vedere poi mi dite


Ah, in tutto ciò 4 anni di contratto a 14 milioni a stagione !!!


Dal post de Il punto Brillante

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BMW

 


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BORN TO BE WILD: L'inno che ha inventato l'Heavy Metal senza volerlo




Steppenwolf - 1968. Due minuti e mezzo che hanno messo in moto l'America.


Tutti la conoscono. Tutti l'hanno urlata in macchina. Pochi sanno che è stata scritta da un tizio senza moto, chiuso in un appartamento a Los Angeles.


L'autore che non c'entrava niente


Si chiamava Dennis Eugene McCrohan, in arte Mars Bonfire. Canadese, classe 1943, fratello del batterista degli Steppenwolf Jerry Edmonton. Faceva parte dei The Sparrows, il gruppo che poi è diventato Steppenwolf, ma se n'era andato prima del successo.


Un giorno vede un cartellone pubblicitario: una moto che strappa il disegno del poster e scappa fuori. Gli viene in mente una ballata folk lenta sulla voglia di scappare dalla città. La scrive così, quasi triste.


Poi la porta agli Steppenwolf. Loro la prendono, ci mettono il riff di chitarra più sporco del '68, la voce roca di John Kay e la trasformano in una bomba in America, un milione di copie.


Di cosa parla davvero?


Il testo è il mito americano puro:


Get your motor runnin' / Head out on the highway / Lookin' for adventure / In whatever comes our way.


È Kerouac in quattro versi. Prendi e parti.


La parte che ha fatto discutere per 50 anni è questa:


I like smoke and lightnin' / Heavy metal thunder / Racin' with the wind / And the feelin' that I'm under.


Nel 1968 tutti ci hanno letto un riferimento alla marijuana. "Smoke", "feelin' that I'm under" = essere fatti. John Kay ha sempre smentito: "Non stavamo invitando nessuno a drogarsi. Descrivevamo la velocità, il rombo del motore, la libertà totale". Che poi in quegli anni moto, rock e fumo viaggiassero insieme è un altro discorso.


E in quei due versi succede una cosa storica: per la prima volta nella storia del rock viene usata l'espressione "heavy metal thunder". Da lì i critici hanno iniziato a chiamare "heavy metal" quel nuovo suono duro e pesante. Senza quella frase, il genere si chiamerebbe in un altro modo.


Perché Easy Rider?


Nel 1969 Dennis Hopper cerca una canzone per il suo film su due biker che attraversano l'America in cerca dell'America vera. Sente Born to Be Wild e dice: è questa.


Da quel momento la canzone non è più solo una hit, diventa un simbolo culturale. È la colonna sonora di ogni chopper, di ogni partenza, di ogni "nato per essere libero" e non "nato per stare chiuso".


Non è una canzone sulla droga. È una canzone sulla voglia di andarsene. Che poi uno si accenda qualcosa mentre va, sono affari suoi.



Fenix

Arrestate questi eversori!

 

 




Biella, piazza Duomo.


La foto circola da un po' sui vari social.


Giovani balilla, seguaci di Vannacci, con il loro bell'opuscolo di Futuro Nazionale in mano e il braccio bello teso.


È stato ricostituito il partito fascista.


Vanno fermati prima che sia troppo tardi. Fra un po' spunteranno squadristi e manganelli, e se aspettiamo ancora marceranno su Roma.


Denunciate. 


Massimo Arcangeli 


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Le stronzate di Marattin

 Gli ucraini avevano piazzato un deposito di armi e munizioni in una zona densamente abitata alle porte di Kiev.


Quel deposito è stato bombardato dai russi (così come gli ucraini bombardano le infrastrutture militari in Russia), e a causa della vicinanza con i centri abitati sono morte 37 persone civili.


Zelensky avrebbe potuto dire che i russi non hanno certo bisogno di questo per attaccare e ammazzare deliberatamente civili innocenti, come hanno dimostrato 4 anni di aggressione criminale.


Invece ha definito un grave errore da parte ucraina piazzare un deposito militare in mezzo ai civili, ed ha ordinato l’apertura di un’inchiesta immediata per accertare le responsabilità e punirle.


Se pensiamo che, ad esempio, Hamas si fa un vanto di nascondere centri militari in scuole e ospedali, capiamo bene da che parte bisogna stare - in Ucraina come in Medio Oriente - per difendere libertà e democrazia.


Oggi ancora di più, Slava Ukraini.

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I responsabili della morte della bambina

 


Una bambina di quattro anni, non vaccinata, è morta di difterite. 


Una malattia che i vaccini avevano sostanzialmente cancellato è tornata a uccidere nel 2026.


Ecco, sono passati giorni. 


Eppure, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal vicepresidente Matteo Salvini e dal ministro della Salute Orazio Schillaci non è arrivata nemmeno una parola.


Questo silenzio è indecente. 


Perché negli anni della pandemia erano in prima fila quando c’era da soffiare sui dubbi, strizzare l’occhio ai No-Vax, trasformare vaccini e scienza in un terreno indegno di propaganda. 


Quando c’erano voti da raccogliere sfruttando le paure della gente, parlavano eccome. 


Adesso che una bambina è morta per una malattia prevenibile con la vaccinazione, improvvisamente tacciono.


Dovrebbero vergognarsi.


Chi ricopre le più alte responsabilità del Paese non può permettersi di sciacallare sulla salute delle persone e sulla scienza. 


Perché le parole pronunciate da un leader politico pesano e non restano confinate nei talk show o sui social: entrano nelle case e creano un clima in cui la prevenzione viene guardata con sospetto.


Oggi Meloni, Salvini e Schillaci avrebbero il dovere di dire senza un “ma”, senza un “però”, senza l’ennesima furbizia: vaccinate i vostri figli, i vaccini salvano vite.


E invece niente.


Davanti alla morte di una bambina di quattro anni, questo silenzio è pura vigliaccheria politica.


Chiedano scusa per le ambiguità del passato e facciano finalmente una cosa utile: difendano pubblicamente, con chiarezza e senza esitazioni, i vaccini e la scienza.


E la smettano di fare calcoli sul consenso persino sulla bara di una bambina di quattro anni.

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QUANDO UNA SOTTRAZIONE DIVENTA UN COMPLOTTO

 



C’è un video che gira con l’aria di chi ha appena trovato il dossier segreto nascosto dietro una lavatrice: foglio sfocato, tono grave, inquadratura tremolante e l’ordine solenne che ormai conosciamo tutti: “Leggete bene il modulo di consenso”. E noi lo abbiamo letto. Davvero. Tutto, con la data, il contesto e soprattutto con una calcolatrice che non appartiene al reparto profezie apocalittiche.


Nel video viene mostrato un modulo informativo della fase iniziale della campagna vaccinale e si sventolano due percentuali come fossero la prova del secolo: 99,95% nel gruppo vaccinato e 99,07% nel gruppo placebo. Il narratore sottrae, ottiene circa l’1% e annuncia: “Quindi il vaccino riduce il rischio solo dell’1%”. È una performance che sarebbe anche tenera, se non fosse una manipolazione statistica servita col sottofondo da film horror.


Nello studio Pfizer-BioNTech, quello vero, non quello spiegato con il pennarello sullo schermo, dopo due dosi si registrarono 8 casi di Covid sintomatico tra i vaccinati e 162 nel gruppo placebo. Il risultato fu una riduzione del rischio relativo di circa il 95%. Non 1%. Novantacinque. Il dato dell’1% racconta soltanto quanti casi sono stati evitati in quella specifica finestra temporale, con quella circolazione del virus e in quella popolazione. È un po’ come dire che l’estintore funziona poco perché, in un condominio senza incendi, ha salvato poche porte. Il punto è che quando l’incendio parte, la differenza tra averlo e non averlo è leggermente più importante della filosofia da commento Facebook.


Poi arriva la parola magica: “sperimentale”. Nel video, il fatto che la fase 3 proseguisse con il monitoraggio viene raccontato come se milioni di cittadini fossero stati arruolati di nascosto in un laboratorio sotterraneo. In realtà, il vaccino era stato autorizzato dall’EMA sulla base di dati ritenuti sufficientemente robusti su qualità, sicurezza ed efficacia; l’autorizzazione condizionata richiedeva ulteriore raccolta e valutazione di dati, come accade per controllare efficacia nel tempo ed eventi rari. Nel 2022 l’EMA ha poi convertito l’autorizzazione condizionata di Comirnaty in autorizzazione standard. Una notizia poco adatta al thriller, lo capiamo: le cavie, a quanto pare, non solo non sono morte tutte, ma hanno pure prodotto dati controllabili.


Il consenso informato viene poi venduto come una specie di liberatoria medievale: firmi e ti assumi da solo ogni conseguenza, mentre il sistema ti saluta dal finestrino con una risata malvagia. Peccato che il consenso serva a informare sui benefici, sui rischi noti, sulle alternative e sulle modalità per segnalare eventuali reazioni. Se hai un effetto indesiderato, il medico deve saperlo; non è un “arrangiati e buona fortuna”, non è una fuga dalle responsabilità e non trasforma nessuno in un concorrente di Hunger Games con il braccialetto sanitario.


La parte sulla gravidanza è forse la più istruttiva, perché dimostra come funziona la macchina del panico: si prende un foglio del 2020-2021, quando i dati diretti in gravidanza erano ancora limitati, lo si congela nel tempo e lo si usa nel 2026 come se da allora medici, ricercatori e intere popolazioni fossero rimasti in pausa caffè. I trial iniziali spesso non includevano donne incinte, per precauzione; ciò non significava che il vaccino rendesse infertili, danneggiasse il feto o trasformasse il DNA in una playlist di Bill Gates. Oggi l’EMA riporta che i dati raccolti su un’ampia popolazione di donne vaccinate non mostrano aumenti delle complicanze in gravidanza né del rischio di aborto spontaneo, e Comirnaty può essere utilizzato anche durante l’allattamento.


Poi c’è la cancerogenicità: il video legge “non valutata” e, con un salto acrobatico che meriterebbe una medaglia olimpica per il pattinaggio logico, arriva al sottotesto “allora può causare tumori”. No. “Turbo cancro” non è una diagnosi, non è una categoria oncologica, non è un termine nei registri tumori: è una parola grossa fatta per spaventare gente normale. L’mRNA del vaccino è transitorio, viene degradato e non entra nel nucleo delle cellule. Non esiste alcun segnale credibile che colleghi i vaccini mRNA a tumori accelerati. Se esistesse, lo vedremmo nei registri oncologici, nelle cartelle cliniche e negli studi di popolazione, non nei video con la musichetta da cospirazione e i fogli ripresi attraverso un acquario.


Questo non significa raccontare la favola opposta, quella del vaccino privo di qualunque rischio. I vaccini hanno effetti avversi, come ogni farmaco, e la medicina seria li ha dichiarati, monitorati e aggiornati nelle schede tecniche. Tra quelli rari, miocardite e pericardite sono state riconosciute e poste sotto sorveglianza. Ma anche qui il racconto si ferma sempre un attimo prima del dato scomodo: il Covid può provocare miocardite con un rischio da cinque a dieci volte superiore rispetto alla vaccinazione mRNA. Se hai paura dell’incendio, e scappi dall’estintore per abbracciare il lanciafiamme, forse non è prudenza: è sceneggiatura.


Nel frattempo, mentre i video contano decimali come se fossero criptogrammi massonici, i numeri sanitari fanno un lavoro più noioso ma decisamente più utile. In Italia, una stima ha calcolato che la campagna vaccinale contro il Covid ha evitato più di 52 mila morti nel 2021. Cinquantaduemila persone non hanno una faccia nei collage dei “malori improvvisi”, non hanno una musichetta inquietante e non producono commenti furiosi. Una vita salvata è una storia che non diventa virale: semplicemente continua.


Io, fossi nel complottaro medio, una domanda me la farei: com’è che il quotidiano che leggo per difendermi dal “sistema”, La Verità, ha incassato 827 mila euro di contributi pubblici all’editoria? Sipario.


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