giovedì 12 febbraio 2026

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Per risalire ai primi santuari d'Italia, occorre tornare alle montagne, alle grotte e ai boschi liguri, dove il sacro dimorava prima che templi e cittΓ  ridisegnassero il paesaggio. In questa trama arcaica di rocce, vette e cavitΓ  costiere, emerge una popolazione che fece della natura un santuario diffuso. Ogni cima, sorgente o grotta diveniva un contatto col divino. La Liguria, con le regioni vicine, fu un grande laboratorio religioso pre-protostorico, dove l'idea di "santuario" nacque dall'incontro tra paesaggio e culto.


Considerati tra i popoli piΓΉ antichi dell’Italia nord-occidentale, e un tempo diffusi oltre l'odierna regione, gli antichi Liguri erano visceralmente legati alle alture. L’archeologia, tra Liguria e Francia, ha svelato un complesso sistema di siti sacri sulle Alpi Marittime: rocce incise, coppelle, canalette e vasche rituali, sovente associate a statue e stele raffiguranti divinitΓ , antenati o eroi divinizzati. Tali testimonianze delineano un vero e proprio culto delle vette, non semplice sfondo, ma fulcro di una religiositΓ  che percepiva la montagna come presenza viva, numinosa, sorvegliata da dΓ¨i celesti.


Cime come il Bego, il Beigua o il Penna, nell'Appennino ligure-emiliano, erano considerati poli di un'antica sacralità. Qui, incisioni rupestri, tracce di transumanza e percorsi rituali si sovrappongono. La stessa toponomastica, con la radice "penn", rimanda al dio Pennino o ad Albiorix, divinità celto-ligure protettrici delle altezze, incarnando l'austero carattere delle vette. Presso le cime, strutture e segni sulla roccia indicano che questi monti non erano semplici confini naturali, ma veri e propri santuari a cielo aperto, dove cielo, vento e nubi erano parte del rito. In questo ambiente aspro, i Liguri custodirono un culto così radicato da resistere persino ai tentativi dei Romani di imporre i propri modelli religiosi.


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Accanto al culto delle vette, un'altra dimensione sacra emerge: le grotte costiere. La Caverna delle Arene Candide a Finale Ligure Γ¨ un luogo chiave per comprendere le origini della religiositΓ  in Italia. Questo vasto antro marino vanta una frequentazione quasi ininterrotta dal Paleolitico superiore al tardo antico, con 10 metri di sedimenti che documentano cambiamenti climatici, economici e rituali. Nel Paleolitico superiore fu prevalentemente un luogo di sepoltura. Spiccano le tombe gravettiane ed epigravettiane, tra cui quella celebre del "Giovane Principe" (26.300 a.C.), il cui ricco corredo funerario, fatto di ornamenti e utensili, ne attesta l'alto rango e il profondo valore simbolico.


Con il Neolitico, la funzione delle Arene Candide si amplifica: la grotta diviene abitazione, ricovero per animali e, soprattutto, area funeraria, come testimoniano le numerose sepolture. I reperti, tra cui ceramiche Impresse e ossidiana, svelano una vasta rete di scambi tra Liguria, Sicilia, Puglia, Sardegna ed Eolie, elevando la grotta a nodo cruciale di comunicazione e culto nel Mediterraneo occidentale. In etΓ  romana, lo stesso luogo, pur mutando linguaggi e forme del sacro, mantenne un valore speciale, riutilizzato per attivitΓ  produttive e conservazione di derrate.


L'universo spirituale dei Liguri trascendeva monti e caverne: boschi, sorgenti e acque termali o minerali rivestivano pari importanza. Divinità legate alle acque e alle selve, come Belenus e Bormo, connesse alle sorgenti terapeutiche e alla forza benefica del sottosuolo, erano celebrate, come pure il culto delle ninfe, diffuso in alte valli e presso confluenze fluviali, attestato da altari e iscrizioni. In questo paesaggio, dove le vette simboleggiano la sfera celeste e le grotte rimandano al grembo terrestre, acque sacre e boschi consacrati completano la geografia dei primi santuari. La Liguria si configura così come una costellazione di luoghi rituali intrecciati alla quotidianità di pastori, pescatori e piccoli villaggi. Ne emerge il ritratto di un popolo "forte e rude", ma capace di una raffinata lettura del paesaggio come testo sacro, dove ogni segno, ogni sepoltura prestigiosa, ogni sorgente onorata testimonia la profonda fedeltà alle divinità delle altezze e degli abissi.


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