A Caià Zeret ci sono ancora i resti delle oltre 900 persone infoibate dai soldati italiani.
Nella primavera del 1939 la Guerra d’Etiopia è formalmente conclusa da tempo, ma permangono alcune sacche di resistenza che il fascismo intende stroncare con la massima violenza. Per questo, nell’ambito di quelle che vengono definite “Grandi operazioni di polizia coloniale”, diversi reparti vengono mobilitati per accerchiare e distruggere i “ribelli etiopi”. All’inizio di aprile soldati e camicie nere al comando del colonnello Orlando Lorenzoni presso Caià (Gaia) Zeret, nella regione dello Scioa, accerchiano una colonna di etiopi composta da resistenti e dalle loro famiglie. Questi ultimi, incalzati, si rifugiano in una gigantesca grotta. Inizia così l’assedio delle truppe italiane che si risolve in un patetico fallimento. Artiglieria, mitragliatrici e persino lanciafiamme non riescono a stanare gli etiopi, che anzi infliggono diverse perdite.
I comandi italiani ordinano quindi al plotone chimico della 65a divisione fanteria “Granatieri di Savoia” di recarsi a Caià Zeret. Comandati dal tenente Alessandro Boaglio, che racconterà l’intera vicenda in un diario, gli uomini del plotone chimico fanno esplodere all’ingresso della grotta dodici barilotti di pieni di iprite.
Il gas irradia tutto l’anfratto provocando la morte di numerosi difensori e contaminando il laghetto interno, unica loro fonte di approvvigionamento idrico. Dopo un tentativo di rompere l’accerchiamento, l’11 aprile centinaia di etiopi si arrendono ed escono dalla grotta. Gli uomini sono tutti passati per le armi, mentre è impossibile stabilire quante donne e bambini siano sopravvissuti agli effetti del gas.
Secondo lo storico Matteo Dominioni, che per primo ha riportato alla luce la vicenda, fu il colonnello Gennaro Sora a ordinare l’intervento del plotone chimico. Catturato dagli inglesi nel 1941, Sora rientrò in Italia alla fine della guerra. Non subì alcun processo. Tuttora nel suo paese natale, è presente un monumento a lui dedicato.
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Da questa vicenda trae spunto uno dei racconti del nostro libro “Una storia di vendette”. Lo trovate seguendo il primo commento.

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